Ci siamo trasferiti su www.incognita.online


Ci trovi ogni giorno su www.incognita.online con nuovi articoli sulle novità e sulle iniziative.
Arrivederci lì,
Gianluca Magi

Con questo articolo ci trasferiamo direttamente su www.incognita.online.


Incognita è un piccolo vascello Space Age transdisciplinare, atterrato nel cuore antico di Pesaro. Progetto di un’idea avanzata di conoscenza nell’età planetaria. Fondato da Gianluca Magi e Franco Battiato (1945-2021).
È concepito come il successore dei Circoli letterari parigini del XVII secolo, del Cabaret Voltaire dadaista di Zurigo e del programma televisivo “Bitte, keine Réclame” curato da Franco Battiato e Manlio Sgalambro che, in quattro punti cardinali, ospitava filosofia, psicologia, scienza, spiritualità e arti in una singolare sintesi non omologata, transdisciplinare e immaginativa.

Incognita abbraccia anche passioni di tipo tecnologico e non disdegna l’utilizzo del web.
Con incognita.online nasce un portale sulla Bellezza che è Etica.

È al riparo dal rumore e non conteggia lo scorrere del tempo di lettura. 
Proviene da un tempo magico: quello del pensiero divergente, delle immagini che si generano oltre i monitor.
Cresce con l’apporto di contenuti propri del lettore in un contesto di commenti non convenzionali, che non rispettano le abitudini anguste e frettolose dei soliti social. Al riparo dagli automatismi indotti a sangue freddo dalla cultura egemonica onnipresente sui dispositivi e che emana luce verdognola. 
C’è la versione Mobile, meno confortevole come lo è tutto ciò che passa da un piccolo rettangolo. Per potersi ritagliare anche un momento all’aperto, a patto che si tratti di una consultazione ad ampio campo prospettico. 
Prendersi il tempo non è una scusa per chi “non ha tempo”, prendersi il tempo è dilatare all’infinito anche una manciata di minuti: avviene quando l’erotica della conoscenza è presente nel proprio quotidiano. L’erotica della conoscenza a salvaguardia dalla mutazione transumana del tecnoerotismo e della disattenzione, derive del pensiero omologato.

Incognita.online è un luogo appartato in cui accendere il proprio ardore (tapas) per oltrepassare la costruzione distorta della realtà che ci invade attraverso i monitor. 
Fino ad entrare in contatto in corpore vivo tenendo d’occhio gli eventi a Pesaro, nello Space Age di Incognita • Advanced Creativity
Ed allora sì, consentirsi di accedere collettivamente ad una visione non ordinaria, per farsi strada verso la reale conoscenza.

Il sito è stato realizzato da Gianluca Magi e Fabio Costantino Macis. Due architetti passionali, che hanno attraversato per giorni e giorni, coraggiosamente, i tempestosi parametri limitanti imposti sul web, per scrivere una delle pagine della storia collettiva di Incognita.

Ne faranno parte quanti ne condivideranno in rete i contenuti. In sintonia.

Un ringraziamento speciale all’instancabile Gianluca Magi per averci dato la possibilità di raccontare come nasce Incognita.online
Un’esperienza estetica venutaci incontro. Da ricordare. Sempre.

Il nuovo sito è tra noi: www.incognita.online

Il Partigiano Reggiano


Questa mattina mi son svegliato e ho deciso di sfogliare un quotidiano. Non so perché una inusuale voglia mattutina di farmi due amare risate mi ha portato a leggere la prima pagina de Il Resto del Carlino.
Forse a causa della strana risonanza lessicale, lo sguardo si indirizza nell’articolo a piè pagina dal titolo “Murales Partigiano Reggiano pericoloso“. Non nascondo di aver pensato ad un servizio di denuncia sul famoso formaggio emiliano, vista l’attuale polemica sulla dieta mediterranea, ma dopo averso riletto capisco che la “forma” è ben diversa.
Nell’articolo si racconta dell’efferato eccidio di otto partigiani durante un rastrellamento nazifascista sul finire della seconda guerra mondiale e del dipinto sulla parete della loro casa natale che ne ricorda il drammatico evento. Ma più che altro l’articolo parla della diatriba tra l’associazione Istoreco, artefice del murales, e la società Autostrade che vorrebbe eliminarlo perché troppo visibile dalle carreggiate dell’A1 e quindi pericoloso per i passanti.

Non intendo certo scrivere queste righe per prendere una posizione sulla questione, che francamente non riesce a raccogliere più di tanto il mio interesse. Ma qualche riflessione mi piacerebbe condividerla.

Ammetto che il rapporto tra me e l’epopea partigiana non è mai stato idilliaco in passato. Vuoi per la principale indifferenza verso storia e politica in fase adolescenziale, accentuata da una vaga ideologia più incline a destra che annusavo in famiglia. Colpa forse la prolissità narrativa delle eroiche gesta dei compagni, enfatizzate da una moltitudine di amici e coetanei sedicenti comunisti e alimentate da rassegne musicali e testi di canzoni.
E fra un “Bella Ciao” di qua e “Il partigiano John” di là, come non citare le parole di un gruppo musicale che di ritmo ne capisce: «La musica balcanica è bella e tutto quanto ma alla lunga rompe i coglioni…».

Ma il tempo passa e fortunatamente anche la testa cambia.
Confutare oggi il valore che i partigiani con le loro azioni hanno avuto nel liberarci dall’abominevole regime nazifascista sarebbe un errore madornale. Cosi come non è possibile dimenticare quanti hanno sacrificato la loro vita per la riconquista delle innumerevoli libertà soppresse dalle dittature totalitarie. E se la definizione di Stato Italiano racconta di una Repubblica democratica fondata sul lavoro con sovranità appartenente al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione, lo dobbiamo soprattutto a loro.
Appurate queste sacrosante verità assiomatiche, un po’ di domande ora mi sorgono spontanee.

Dove sono finiti oggi i tanto tifosi partigiani che per tutta l’adolescenza mi hanno riempito le gonadi con le loro storie?
Come può accadere che non riesca a sentire l’eco delle loro voci in questo particolare momento storico in cui a turno chi ci governa è riuscito a calpestare in un solo anno gran parte degli articoli fondamentali della Costituzione?
Perché non odo più canzoni con versi e ritornelli inneggianti a libertà di espressione e difesa di diritti sociali che già da mesi sono stati visibilmente cancellati?
Non sarà che forse è più facile decantare la lotta partigiana all’interno di manifestazioni musicali, feste di partito o seduti comodamente sul divano fumando quel che c’è, solo per boriarsi ipocritamente?
È possibile che la vecchia guardia di sinistra non si accorga di ciò che sta accadendo?
Davvero il popolo italiano è convinto che nel 2021 una dittatura governativa possa esistere solo se si presenta in veste militare e armata di Luger P08?
Le lotte sociali di un partigiano del ’44 trasportato nel presente si ridurrebbero alla conquista del DDL Zan?
Può un rispetto verso coloro che hanno combattuto fino alla morte per liberarci dalle catene dittatoriali, dispiegarsi candidamente in uno stupido dibattito su un murales che li ricorda?

Queste domande per codardia le rigiro a voi…
Perché personalmente mi vergogno di ciò che Virgilio, Guglielmo, Gino, Aldino, Alfeo, Ferdinando, Remo e Ulderico potrebbero rispondermi se lo chiedessi a loro. Avrebbero ragione e non basterebbero le mie infinite scuse per cambiare la narrazione.

Fonti:
• Il Resto del Carlino “Murales Partigiano Reggiano Pericoloso”, 21 maggio 2021.
• Elio e le Storie Tese, “Complesso del Primo Maggio”: https://g.co/kgs/B6ckt4
• Gianluca Magi, Goebbels. 11 tattiche di manipolazione oscura, prefazione di Jean-Paul Fitoussi, Piano B, 2021: https://bit.ly/3yGoios

Giù le mani dai bambini!


Un’intervista del prof. Frajese, docente universitario all’Università di Roma “Foro Italico” specializzato in endocrinologia, al team di medici inglesi Unite4Truth, denuncia i gravi pericoli per il sistema immunitario di bambini e adolescenti a cui è stato somministrato il vaccino Covid-19.

Gravi pericoli documentati che, oltre ad essere ignorati da molti operatori sanitari, dai rappresentanti politici e dagli organi di governo, pongono i denuncianti in stato di censura quando non di licenziamento.

I medici Unite4Truth documentano come bambini sani abbiano pochissime possibilità di contrarre il Covid-19, con un rischio di morte di 1 su 2,5 milioni. Nessun bambino precedentemente sano di età inferiore ai 15 anni è morto durante la pandemia nel Regno Unito. I ricoveri in ospedale, estremamente rari.
Inoltre l’immunità sviluppata naturalmente da bambini e ragazzi darà un’immunità generale più ampia e duratura rispetto a quella acquisita con la vaccinazione.

Il 13 maggio, l’MHRA ha ricevuto un totale di 224.544 eventi avversi (reazioni individuali al farmaco non desiderabili) tra cui 1.145 morti in associazione con vaccini SARS-CoV-2, nella sola Inghilterra. Le segnalazioni di ictus dovuti a trombosi venose cerebrali erano inizialmente in numero limitato, ma con l’aumentare della consapevolezza, molte altre segnalazioni hanno portato alla conclusione che il vaccino non deve essere assolutamente usato per adulti sotto i 40 anni di età.

Gli eventi avversi è probabile siano dovuti alla proteina Spike.
In Israele, dove i vaccini sono stati ampiamente distribuiti a giovani e adolescenti, il vaccino Pfizer è stato collegato a diversi casi di miocardite nei ragazzi, e sono state sollevate preoccupazioni circa le segnalazioni di cicli mestruali alterati e sanguinamento anomalo nelle ragazze dopo il vaccino.

La cosa più preoccupante per quanto riguarda la possibile vaccinazione dei bambini è la recente segnalazione di un numero preoccupante di decessi (4178), associati alla vaccinazione, segnalati al sistema VAERS negli Stati Uniti. America’s Frontline Doctors sta facendo causa al governo e ha raccolto 672.952 firme per fermare l’uso dei vaccini sperimentali. In Israele sono al momento stimati 1600 decessi per la stessa causa.

Tutti gli studi di fase 3 sul vaccino Covid-19 sono in corso e non dovrebbero concludersi prima della fine del 2022/inizio 2023. I vaccini sono, pertanto, attualmente ancora sperimentali con solo un numero limitato di dati sulla sicurezza degli adulti a breve termine, e assolutamente nessun dato a lungo termine disponibile.Inoltre, la tecnologia di vaccino a mRNA è completamente nuova e non è mai stata precedentemente approvata per l’uso negli esseri umani.
Il mRNA è un profarmaco e non si sa quanta proteina spike produrrà un individuo. Potenziali effetti a insorgenza tardiva possono richiedere mesi o anni per diventare evidenti. I limitati studi sui bambini intrapresi fino ad oggi sono del tutto sottodimensionati e non possono escludere effetti collaterali gravi, anche se non comuni.

I sistemi immunologici e neurologici dei bambini sono ancora in fase di sviluppo, rendendoli potenzialmente più vulnerabili agli effetti avversi rispetto agli adulti. Sono già stati evidenziati collegamenti con malattie autoimmuni e possibili effetti sulla fertilità. Un documento pubblicato di recente ha sollevato la possibilità che i vaccini a mRNA Covid-19 possano innescare malattie neurodegenerative, basate sui prioni. Ma la cosa più importante è che tutti i rischi siano essi potenziali, conosciuti e sconosciuti, devono essere considerati sul piatto della bilancia contro i rischi del Covid19 stesso.

Unite4Truth chiede quindi ai governi e alle autorità di non vaccinare i bambini contro il Covid-19.

• Qui la petizione per bloccare la sperimentazione sui bambini: https://bit.ly/3wEUKFJ
• Qui l’articolo completo e la lista dei medici di Unite4Truth: https://bit.ly/2RV3sRB

MASSIMA DIFFUSIONE DELL’ARTICOLO DA PARTE DI TUTTI.
NON SOLO DI GENITORI DI BAMBINI O DI ADOLESCENTI.
BENSÌ DI TUTTI.

Grimorio: Letta e il negromante


Un’antica leggenda esumata da un polveroso volume narra di un negromante che, possedendo le leggi del mondo, si dilettava nel riportare in vita i morti e nell’insufflare l’anima negli oggetti inanimati.
Sopravvissuto allo stesso polveroso libro, all’età di 947 anni diviene preda della tracotanza. Un progetto ambizioso, in grado di sfidare le stesse meccaniche dell’universo, acquista terreno nella sua mente: far rinascere il PD.
La formula dell’oscuro incantesimo: “IL PD RIPARTA DA”.

La squilibrata idea – forse non sua? – nell’istante in cui prende il pieno possesso della sua mente, intimorisce lo stesso stregone. Ma si sa bene che certe idee – al pari del PD – sono come un uovo di cuculo in un nido di passero: distrutto quel che trova, vi si stabilisce e prospera.

A quel punto il negromante abbacinato dal narcisismo dei riflettori mainstream che già prefigurava puntati su di sé, si abbandona al nefasto sortilegio.
Nel calderone magico, che ribolle per evocare la presenza sulla poltrona di segretario di partito, getta le unghie dei piedi di Veltroni, la pappagorgia di Zingaretti, i baffi di D’Alema, i capelli di Bersani, la dentiera di Prodi, il cuore di Renzi, gli occhiali all’ultimo grido di Bonaccini.
Ma con sommo sgomento, dal calderone magico non emerge nulla, se non un zaffata di odore equivoco.
Turatosi il naso, con costernazione prende atto del primo fallimento della sua lunga prestigiosa carriera occultistica.

Lo stregone non è certo il tipo da darsi per vinto. E in una notte dei primi giorni di marzo, gli viene in soccorso un incubo profetico. È visitato in sogno da un arcano suggerimento:
«Il PD non se ne fa nulla né di un volto nuovo né di progetti di umano buon senso. Ripesca dai tetri fondali! Prendi a prestito un cadavere e rifondigli lo spirito».
Ecco la soluzione dell’enigma! Così vicina a lui e alla sua arte di evocare i defunti. L’evocazione di un morto e sepolto. Da tutti dimenticato e ignorato. Un rinnovamento di facciata per immettersi nuovamente in campo, per trovare nuovo credito tra gli elettori e guadagnarsi una credibilità svanita nel totale nulla, mentre in realtà lo spirito rifuso rimane quello vecchio.
Lo stregone comprende all’istante quale salma resuscitare: Enrico Letta, che “sta sereno” rinchiuso nel sepolcro della sua cripta. Insediare sulla poltrona un futile prestanome che come un Golem neo-progressista viene governato da dietro le fila.

In un silente cimitero inondato di luminosa bruma, il negromante ricorre a tutte le sue arti magiche per insufflare vita al morto. Sforzi titanici per riuscire nell’intento. Sino al momento tanto agognato: la nascita del Golem!

Lo stregone ha ora tra le mani quel fagotto antropomorfo. È al colmo della soddisfazione. Lo voltola. Ed ecco la tragica scoperta: è un homunculus dai piedi di terracotta. Scruta quindi la fisiognomica del suo volto per trarne una divinazione del suo futuro. Il negromante precipita così nell’abisso della disperazione: Letta, faustiana creatura dall’infausta sorte, è l’uomo sbagliato nel momento sbagliato nel luogo sbagliato. Un vuoto incartato che nel segreto della cabina elettorale neppure la madre avrebbe il coraggio di votare.

Il potente negromante prende così consapevolezza che nessun uomo, per quanto potente, può sfidare le leggi del mondo, del Fato e dell’umano buon senso.
Prende quindi la decisione di attendere le elezioni. Ma preso atto che queste non arriveranno mai, il negromante capitola e risolve di far ritorno nel polveroso libro da cui era stato egli stesso esumato.
Non lasciando traccia alcuna.

Un granello di sabbia nell’ingranaggio


La piega che stanno prendendo il presente e il futuro della democrazia sono molto preoccupanti. Siamo in tanti ad essere in allarme per un futuro politico, sociale, civico, economico e psicologico che si profila terrificante.

In questo senso, considero questo mio libro di pubblica utilità.
Per scriverlo ho lavorato per cinque anni su un’importante quantità di documenti raccolta in dieci anni di ricerca. Documenti, in gran parte, in lingua tedesca, inglese e francese, inediti in Italia.

Il mio concetto di pubblica utilità e di quello delle migliaia di Lettori che dalla fine di gennaio mi hanno scritto, non coincide evidentemente con il concetto di pubblica utilità dei grandi editori – che avevano censurato preventivamente il libro (sarebbe dovuto uscire a maggio 2020) – e dei mass media mainstream – che continuano a osteggiare la conoscenza di questo saggio e a ostracizzarmi.
Da “scrittore di successo” sono passato, come per incanto, a “scrittore non gradito al sistema”.
Il che la dice lunga anche sullo stato avanzato di putrefazione della grande editoria e della totale assenza di dignità dei mass media mainstream che se ne fregano di quel che pensa la gente e dell’oggettività dei fatti.

Attenzione! Nessuno si senta al riparo.
Come il sistema ha colpito me, ha colpito anche i medici, infermieri e sanitari che obiettano, ha colpito quei pochi giornalisti che ancora sono i controllori del potere e non i controllati dal potere, ha colpito altre categorie e ne colpirà altre ancora.
Non ci sono intrugli salvifici che tengano.
Ripeto: nessuno si senta al riparo. Neppure i collaborazionisti e il lacchè del sistema. Neppure gli indifferenti. Neppure le categorie che si sentono illusoriamente protette dal sistema: quando non saranno più funzionali e strumentali al sistema, saranno soverchiate e gettate via come un paio di scarpe vecchie. Non come quelle nobilitate nel dipinto di Van Gogh.
Se non facciamo rete, resistenza e disobbedienza nessuno sarà al riparo da questa situazione coercitiva.
Se non alziamo le barricate, niente sarà come prima. E niente andrà tutto bene.

A differenza dei libri di storia o di comunicazione, questo libro non spiega cosa significò ieri la propaganda del ministro nazista Joseph Goebbels, ma spiega come e perché quella propaganda oggi “funziona”: cioè tratta la propaganda del “diavolo zoppo” del Terzo Reich come un orologio da smontare per osservare i meccanismi psicologici e comunicativi della manipolazione e gli incastri psicosociali dell’ingegneria del consenso.
Per comprendere come difendersi dalla applicazione di quella stessa propaganda oggi in vigore.

Il concetto di “pubblica utilità” di questo studio deriva dal fatto che queste undici tattiche vanno assolutamente conosciute da più persone possibili. Per avere risorse attive – strategiche, psicologiche, sociali e civiche – di difesa. Per smascherare gli scopi distruttivi della propaganda ed evitare di farsi contagiare.

Tra le migliaia di mail, commenti ai post, ai video e messaggi che mi sono giunti in questi quattro mesi, desidero riportarvi quella di un gruppo di studio di giovani. Il fatto che sono giovani, mi dà gioia e conforto:

«Nel nostro gruppo stiamo leggendo il suo libro “Goebbels. 11 Tattiche di manipolazione oscura”.
Non esagero nel dire che siamo tutti impressionati dal lavoro di ricerca e dalla semplicità di esposizione dei contenuti.
L’argomento è notevole come è notevole l’audacia nel pubblicarlo.
Non si stupisca se tale lavoro la metterà alla berlina dall’attuale sistema mediatico, il contenuto del libro mette a nudo i meccanismi e gli ingranaggi che muovono questa famelica Bestia, rendendola di fatto vulnerabile…
Una sorta di “Pillola Rossa di Matrix” che permette di vedere al di là della cortina fumogena con cui l’abile governante nasconde i suoi reali intenti. Non è poco.
Non è poco per il mainstream ma non è poco nemmeno per il comune cittadino che se dovesse aprire gli occhi di fronte a tali meccanismi si troverebbe di fronte ad un baratro senza fine».

Quando un granello di sabbia entra nell’ingranaggio, può bloccare il micidiale motore della macchina del potere e dell’asservimento.
E – recita un’antica massima di strategia bellica – «Tanti granelli di sabbia insieme formano una grande pagoda».

Conoscere è difendersi ed evolversi.
Spargete la voce. Alzate il segnale.
Sempre in alto il cuore e la mente!

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Gianluca Magi, Goebbels. 11 tattiche di manipolazione oscura, prefazione di Jean-Paul Fitoussi, Piano B, 2021: https://bit.ly/3yGoios
È tra i saggi più letti e apprezzati nel 2021 – cinque ristampe in quattro mesi – solo grazie al passaparola dei Lettori.

Il punto non è più “se” ma solo “quanti”


Il dibattito scientifico internazionale, che troppo spesso segue a ruota quello politico-mediatico, inizia ora a interrogarsi sul livello di accettabilità dei decessi da Covid nel mondo post-vaccinazione di massa.
Si ammette ormai chiaramente che i vaccini non sono la soluzione, che anche in futuro le persone si ammaleranno di Covid e che altri moriranno malgrado i vaccini.
Il punto non è più “se” ma solo “quanti”. E se il numero apparirà tollerabile per la pubblica opinione.

All’inizio, molti Paesi paragonarono l’epidemia alla influenza spagnola, che tra il 1918 e il 1920 falcidiò almeno 50 milioni di persone. Ora invece si sa che circa 3,2 milioni di persone sono morte di Covid e che la cifra finale non sarà mai così alta come nel 1918-20.
Inoltre da allora la percezione della pubblica opinione è cambiata radicalmente, poiché le persone bilanciano i rischi del Covid con considerazioni come l’aumento esponenziale della disoccupazione. Disoccupazione che in Italia ha raggiunto livelli spaventosi.

Il che ci riconduce sempre e comunque alla questione di fondo completamente trascurata dalla bolla comunicativa autoreferenziale italiana: dal Covid si esce imparando a curarlo secondo le migliori esperienze già oggi disponibili, come attesta per esempio la grande esperienza dei medici volontari del Movimento Ippocrate.

I vaccini non sono la soluzione, anche negando la possibilità – non inverosimile – che siano parte del problema stesso.
E in Italia che si dice?
Francesco Boccia, del PD, chiede a gran voce – amplificata dai megafoni mediatici con accompagnamento di fanfare di rito – che si discuta in parlamento dell’obbligo di vaccinazione di tutta la popolazione italiana, perché le persone (a suo dire, incomprensibilmente) non aderiscono in modo spontaneo e in numero adeguato.

Chi non si rende conto della reale situazione, non ha ancora afferrato fino in fondo la questione. Oppure è in mala fede. Oppure è disposto, come un suddito, ad accettare tutto supinamente.

Fonti:
Smriti Mallapaty, “How many COVID deaths are acceptable in a post-pandemic world?”, “Nature”, 6.V.2021:
https://www.nature.com/articles/d41586-021-01220-7

Karman. La scala delle rinascite


Karman” è un termine sanscrito il cui significato letterale è quello di «azione» ma dall’ampia varietà di significati in base al contesto filosofico in cui è inserito.
Il karman, pilastro di tutto il pensiero e la spiritualità fioriti in India, è l’intuizione del principio a cui soggiace la realtà e che regola i rapporti che passano tra l’azione, il sentimento, la parola e il pensiero prodotti dall’uomo che, per un tramite che appartiene alla sfera dell’«invisibile» (adṛṣṭa), fruttifica in un evento a cui l’uomo stesso soggiace, essendone il responsabile.

La concezione indiana di rinascita si fonda su precisi presupposti metafisici che implicano un’ipotesi di sovratemporalità dell’essere (ātman), che, al momento della morte, non segue il destino entropico che conduce il corpo a una progressiva degradazione, ma trapassa da una forma di vita all’altra in modo progressivo o regressivo.

In questo modello dell’universo, il sé individuale dell’uomo (ātman), riflesso del Sé universale (brahman), è come il filo che tiene insieme una collana di perle, che si conserva attraverso tutta la serie delle vite.
L’idea di un divenire ciclico (saṃsāra) fatto di nascite e morti in successione si fonda sul fatto per cui ogni azione (karman) compiuta durante l’esistenza – azione che può essere di natura fisica, mentale o linguistica (anche solo intenzionale) – deposita nell’uomo i propri semi che maturano non solo nella vita in cui le varie opere sono state compiute, ma anche in quelle successive come tracce mnesiche karmiche (vāsanā), memorie inconsce delle vite passate, facendolo rinascere nei gradi più alti o più bassi nella gerarchia degli esseri viventi.

Le tracce mnesiche karmiche sono impressioni di qualunque cosa resti nella mente in forma inconscia, la coscienza presente di percezioni passate (fantasia, immaginazione, idea, nozione, falsa nozione, errore); una sorta di brama, di fame rimasta inappagata nella vita presente spinge oltre la barriera della morte in una nuova rinascita.
L’eccessivo attaccamento alle cose del mondo, l’incapacità di lasciare le cose incompiute e i torti invendicati, la riluttanza al distacco sospingono alla rinascita.

Il karman è dunque strettamente legato alla illusione: è ciò che ci spinge a sbagliare, che rende incapaci di vedere al di là dell’inganno del mondo.
Così un altro individuo si forma, ma non è né lo stesso di prima, né diverso da prima, non è la stessa cosa, ma non è nemmeno distaccato; è come quando da una candela accesa se n’avvicina un’altra e si accende un’altra fiamma: la fiamma della seconda candela non è la fiamma della prima, ma ne dipende.

Questo scorrere incessante di cicli di vita, morte e rinascita, dove l’individuo a ogni giro muta corpo e personalità come se gettasse abiti consunti per indossarne di nuovi, illumina la grande responsabilità dell’uomo in tutte le sue azioni (non soltanto per la vita particolare ma anche per quelle seguenti). Questa continuazione karmica è sentita nel pensiero indiano tradizionale come un circuito senza fine che non porta a nulla, in cui il sigillo della sofferenza vi s’imprime in modo incisivo e dal quale si aspira a svincolarsi.
La metafora del bove dagli occhi bendati che gira in tondo tutto il dì per azionare un argano che cava acqua da un pozzo ritrovandosi al crepuscolo a punto daccapo ne rende plasticamente l’idea.

Nello spirito della tradizione, la dottrina del karman non è deterministica, ma sottolinea come le azioni determinino il modo della rinascita, ma non le azioni future; il karman presenta solo la situazione, non la risposta alla situazione.
Per tale ragione il concetto di karman si è legato a quell’idea, diffusasi in India già da tempi molto antichi, per cui l’universo (fisico, psichico e spirituale) è retto da un principio basilare, fondamento della virtù, dell’etica e della vera natura dell’individuo.
In tal senso, l’individuo seguendo fedelmente il «proprio dharma» (svadharma) – autentico elemento connaturato che lo legittima a rivestire una certa posizione nel mondo e ad avere una determinata natura fisica, psichica e spirituale – può emanciparsi dal divenire delle rinascite (saṃsāra).

Questa possibilità di svincolarsi dal ciclo delle rinascite è ciò che tradizionalmente si chiama Liberazione (mokṣa) dall’incantesimo dell’Illusione (māyā).

– Estratti da:
• Gianluca Magi, “Karman”, lemma in: “Enciclopedia filosofica”, vol. VI, pp. 6011-2, Bompiani, 2006.
• Gianluca Magi, Uscite dal sogno della veglia, Edizione privata per Bibliofili, illustrata a colori (esacromia), numerata a mano e firmata dall’autore, 2008, pp. 19-20.

Il rumore oggi. Ti sei chiesto che funzione ha?


Oggi la maggior parte di persone ama il rumore o è indotta ad amarlo.
Perché il rumore, per qualche tempo, impedisce all’ansia e all’insoddisfazione di manifestarsi.

C’è chi stende il tappeto rosso al rumore.
Perché il rumore sovrasta il nostro istintivo avvertimento del pericolo.
Non di rado, chi teme se stesso e i propri intimi avvertimenti, cerca frastuono, compagnie rumorose, notizie chiassose. Per scacciare i demoni interni.
I primitivi non si servivano a questo scopo di urla, baccano, tamburi, scampanii, fuochi d’artificio?
Con un tale chiasso insopportabile nessun demone avrebbe osato far capolino.

Il rumore infonde un illusorio senso di sicurezza. Come la folla.
Per questa ragione c’è chi lo ama insaziabilmente, teme di contrastarlo «per paura di scoprire libertà che non vuol avere» (cit.)
Un incantesimo emana dal rumore.

Il rumore distoglie dalla possibilità di riflettere, ci illude che stiamo tutti quanti insieme.
È un caso che i totalitarismi ricorrano all’infodemia? Cioè a quella circolazione straripante e rumorosa d’informazioni contrastanti che c’impediscono di poter riflettere, di dire o fare qualsiasi cosa se non consegnarci nelle grinfie dell’Autorità che ha promosso tale circolazione di rumore.

Avete mai fatto caso a quell’istante in cui ad un ricevimento cessa il brusio costante?
C’è chi dice o fa qualcosa, chi tossisce, mormora, fischietta, canticchia. Finché non torna il brusio costante.
Temiamo il silenzio.
(Ci sono vari gradi e tipi di silenzio; ma su questo aspetto torneremo in un altro articolo di IQ)

Il rumore è così immediato, così prepotentemente reale che tutto il resto impallidisce.
Non ci sarebbe rumore se, sotto sotto, non lo volessimo.
Senza accorgercene, il rumore svolge la funzione di reprimere l’ansia, l’insoddisfazione di fondo. Nel silenzio infatti l’ansia e l’insoddisfazione di fondo c’indurrebbero a riflettere.
Come sappiamo, la riflessione è sorella della libertà. E il silenzio, il loro fratello.

Che cosa affiora alla tua coscienza negli attimi di silenzio?

– Lettura consigliata:
• Gianluca Magi, “Goebbels. 11 tattiche di manipolazione oscura”, Prefazione di Jean-Paul Fitoussi, Piano B, 2021: https://amzn.to/3umkWUn

Simboli. Questi sconosciuti


Poco tempo fa, ho avuto il piacere (se così si può dire) di partecipare ad una “room online” in cui è stata intervistata un’artista italiana emergente che si sta aprendo un varco nel mefitico mondo del mercato d’arte. Non citerò il nome, ne andrebbe della dignità di questa riflessione, ma dirò solamente che il suo lavoro trae ispirazione dalla “cultura pop” degli anni ‘80 e ‘90: cartoni, fumetti e così via.
Ciò che mi ha lasciata perplessa è stato il suo non sapere cosa dire a proposito delle sue rappresentazioni. Cioè, non c’è alcun significato dietro a queste “creature”, sono disegnate e basta. Come se lei fosse una sorta di “canale” (passatemi il termine) attraverso cui queste figure prendono vita.
Preciso subito che con quest’ultima frase non do adito a questo tipo di arte, anzi.
Comunque, ciò che mi ha portato alla riflessione scritta è stata l’evoluzione delle opere: da piccole tele con figure solitarie e mash-uppate (da mash-up termine che a livello d’arte significa ricomporre elementi presi da vari contesti) a grandi formati invasi da branchi di orrende creature, realizzando dei “contemporanei” last judgement o inferni. Dei nuovi “mondi”, delle “isole” come si diceva nell’intervista.

Ora, questi ultimi lavori mi hanno riportata per un millesimo di secondo alle grandi tele dei Giudizi Universali passati, in cui i grandi simboli della storia si combinavano tra loro e prendevano vita attraverso un linguaggio figurato comprensibile a tutti. O almeno così è stato, quelle grandi composizioni “parlavano” allo spettatore in maniera profonda.
Oggi, siamo diventati sordi.
E questo accade anche difronte ad opere più recenti: il “Trittico della Guerra” (1927-1928) di Otto Dix, nonostante il linguaggio crudo e diretto volto a mostrare gli orrori delle guerra, rimane comunque muto ai nostri occhi.

Oggi, per poter “arrivare alle persone” vengono utilizzate creature splatter riprese da fumetti e cartoni animati. Proprio come fa questa presunta “artista”.
E qui qualcuno furbescamente potrebbe obiettarmi: «Beh, dove sta la differenza? In fin dei conti, lei utilizza il linguaggio contemporaneo per mostrare altro.»
Mi rendo conto con grande amarezza che potrebbe essere vero, e, lo dico con una tristezza infinita, che , se prima avevamo raffigurazioni simboliche che prendevano spunto dal quotidiano e dall’immaginario (vedi Hieronymus Bosch o qualsiasi artista fiammingo), adesso i mostri che ci fustigheranno saranno quelli dei cartoni animati. Un Giudizio Universale per bambini, insomma.
Allora mi domando: come e quanto queste figure hanno contaminato il nostro inconscio? Fino a quale profondità si sono spinte? E perché un’artista, o almeno così definita, non si ponga il quesito della provenienza di queste immagini ma resti in superficie? Non saprei, sicuramente la bombola d’ossigeno della critica e della teoria le farebbero comodo. Ma, ahimè, ad una emergente non è concesso questo privilegio.
Ricordo, o almeno così imparai studiando, che il lavoro dell’artista è quello di dare una forma a qualcosa di intangibile: da un’idea a un concetto; da una parola ad un simbolo. Un lavoro estremamente complesso, se svolto in maniera “autentica”.

Poi mi è tornata alla mente l’affermazione di Joseph Beuys (1921-1986), quell’artista che si cospargeva di grasso animale dentro ad un bozzolo di feltro: «Ogni uomo è artista».
E, finalmente, ho capito quanto questa baggianata si sia radicata nelle generazioni tanto che oggi basta fare una caricatura di Spongebob Squarepants per diventare un demiurgo del 2021.

Quindi, il nostro potere di concepire il simbolico si è così rinsecchito? La nostra immaginazione è stata così tanto impregnata da queste figure inutili e vuote che si è mortificata a tal punto da non poter più decifrare il grande? Oppure è il grande che sta schifando questa rozzaggine?

Allora, mi sorge spontaneo dire, che sia giusto che la “banana” di Cattelan diventi il nuovo idolo per i seguaci di quest’arte definita contemporanea. E magari troveremo la redenzione difronte al “Made in Heaven” di Jeff Koons.

Questa violenza di immagini puerili che cosa ha tolto alla nostra immaginazione più profonda? Forse, la capacità di comprendere simboli ben più potenti che hanno la capacità non solo di aprire la strada verso un pensiero divergente ma anche alla conoscenza profonda del mondo.

La riflessione la chiudo con una domanda: saremo mai più in grado di connetterci con quel simbolico così alto ed etereo? O verremo pietrificati difronte alla forza dirompente di questo mondo sotterraneo?
A voi le critiche.

Fonti:
• Jean Clair, “L’inverno della cultura”, Skira, 2011.
• Jean Clair, “De Immundo”, Abscondita, 2016
• Gianluca Magi, “Goebbels. 11 tattiche di manipolazione oscura”, Piano B, 2021: https://amzn.to/3umkWUn
• Gianluca Magi, “Gioco dell’Eroe. La porta dell’Immaginazione”, Presentazione di Franco Battiato, con file audio per il download, Punto d’Incontro, 2019: https://amzn.to/328mmWp

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