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Propaganda! Il triangolo velenoso


La capacità di Goebbels d’identificare i meccanismi di suggestione della mente umana, di creare efficaci tattiche di manipolazione per dare al regime l’idea di coesione popolare, è tale che nella Germania nazista i cittadini diventeranno parte di un progetto politico patologico, e si sentiranno portatori di verità universali.
Questo machiavellico genio del male, dalle ambizioni sfrenate, dalla sconfinata e morbosa vanità, dal sarcasmo violento e odioso che non risparmiava nessuno, dallo charme che nascondeva perfidia velenosa, dall’insolenza che oggi ha tanto appeal sull’elettore incerto, dall’intelligenza malvagia quanto fertile, che non lascia mai nulla al caso, è uno dei primi strateghi della comunicazione e delle pubbliche relazioni della storia, in compagnia dell’altrettanto cinico e spregiudicato Edward L. Bernays, uno dei padri statunitensi della scienza moderna della persuasione di massa, assolutamente convinto che qualsiasi idea possa essere “venduta” alle masse, purché ben confezionata e inserita in messaggi ripetuti centinaia di volte.

Il dottor Goebbels è un grande ammiratore del lavoro di Bernays, il quale negli Stati Uniti è già da più parti considerato un Goebbels americano, un avvelenatore professionale della coscienza pubblica, le cui tecniche propagandistiche sono paragonate a quelle dei nazisti.

Karl von Wiegand, corrispondente statunitense dei quotidiani del gruppo Hearst e analista della politica europea, nel settembre 1933 incontra Goebbels che gli mostra la sua biblioteca di propaganda, la migliore mai vista.
Goebbels dice a Wiegand di essere stato ispirato da Bernays, e che stava utilizzando il suo libro del 1932 Crystallizing Public Opinion come base per la sua campagna deliberata e pianificata di distruzione degli ebrei in Germania, avviata il 1° aprile […]

Piccola parentesi sulla portata delle tecniche di persuasione di massa e dell’ingegneria del consenso di Edward L. Bernays – personaggio che rincontreremo nel Principio tattico III, Volgarizzazione.
Saranno sufficienti due rapidi esempi per comprendere le modalità di condizionamento dell’opinione pubblica messe in pratica da Bernays.

Il suo primo importante incarico lo riceve dagli Stati Uniti: si tratta di convincere – anche obtorto collo – il popolo americano, isolazionista e recalcitrante, a un coinvolgimento diretto nella Prima guerra mondiale. Assieme al Creel Committee, un gigantesco laboratorio della moderna propaganda bellica, Bernays sfrutta tutti i media allora disponibili, tra i quali i poster, il più noto dei quali raffigura lo Zio Sam con il dito puntato: «I want you for US Army». Propala pseudoeventi, cioè produzioni mediali per catturare e dirigere l’attenzione dei media – quando non vere e proprie menzogne infamanti antigermaniche, anche cinematografiche – che accusano i soldati tedeschi di deliranti efferatezze. Diffonde una vera e propria isteria collettiva assetata di vendetta, che pretende di «rendere il mondo sicuro per la democrazia grazie agli USA».Bernays riesce perfettamente nell’intento: il 6 aprile 1917 vede l’ingresso USA nella Prima guerra mondiale.

Alcuni anni dopo, per aumentare i profitti del suo cliente “American Tobacco Company”, s’impegna nella clamorosa impresa di convincere le donne a fumare anche in pubblico, allora vietato nonostante l’emancipazione femminile fosse già in atto.
A New York, per la tradizionale parata di Pasqua delle suffragette, organizza la “Fiaccolata della Brigata della Libertà”: a un segnale convenuto le donne estraggono il pacchetto di sigarette nascosto e iniziano a fumare, come accattivante simbolo di liberazione femminile.
Ne deriva una pubblicità clamorosa: le vendite di sigarette si triplicano e da allora le donne si sentono tranquille nel riempire di fumo i loro polmoni in pubblico, al pari degli uomini.

Bernays ha sempre preteso di svolgere un servizio morale per l’umanità. Nel suo libro Propaganda descrive il pubblico come un «gregge che ha bisogno di venir guidato» specie in un regime democratico:
«La manipolazione scientifica dell’opinione pubblica è necessaria per superare il caos e il conflitto».

Qui chiudiamo la parentesi Bernays e apriamo quella Ivy Lee. In un prossimo articolo.

– estratto da: Gianluca Magi, Goebbels. 11 tattiche di manipolazione oscura, Prefazione di Jean-Paul Fitoussi, Piano B, 2021, pp. 40-42: : https://bit.ly/3x8tgtp

Il libro – nonostante la censura prima e il silenziamento dei mass media dopo – è uno dei saggi più venduti in Italia in questi mesi, al 1° posto Bestseller ibs “Psicologia”:
3 ristampe in meno di 3 mesi grazie al tam-tam dei Lettori.
Una risposta chiara e forte a chi ha deciso che questo libro non dovete leggerlo. Una riprova che la Libertà pulsa nel cuore di tutti noi.
Conoscere è difendersi ed evolversi.



Oggetti bizzarri


Secondo il quotidiano la Repubblica nelle manifestazioni di protesta dei lavoratori colpiti duramente dal bloccaggio e che chiedono di lavorare, si annida un pericoloso mostro. È stato fotografato e compare in prima pagina il 7 aprile per la notizia delle proteste.
L’aumento della tensione è provocato da un uomo con le corna.
All’aumento della povertà secondo i dati Istat, il 3 aprile “la Repubblica” ha anche dedicato la prima pagina: ci aspetterebbe il rischio di tensioni sociali, rabbia e malcontento. Così come abbiamo letto fin dalle elementari sui libri di storia.
Ed invece è sufficiente la comparsa di un uomo con le corna per spostar prontamente l’attenzione dalla notizia di una sana condivisione collettiva al piano dello scontro ideologico.
Quali sofisticate strategie ideologiche elabora l’uomo con le corna?
Un uomo con le corna è un uomo con le corna. Un segno, un simbolo? Qual è il significato? E l’origine del significato è attribuita dallo stesso o da altri?

Da alcuni mesi è in atto un Flash mob di mattoni sui profili Twitter e contestualmente sta rimbalzando sul web il manifesto del mattonismo. Dal manifesto, datato 8 marzo 2021, intriso di Romanticismo velleitario e fantasticherie post-newage, leggiamo:
«3.6.2. I mezzi espressivi attraverso i quali il mattonismo trasforma e ribalta le categorie esistenti sono la post-ironia, lo Shitposting e i MeMe, forma d’arte pura e libera, quindi del popolo.
4.2. La realtà imita i MeMe. I MeMe dunque scrivono la realtà».
Tale manifesto, che conta ben 57 punti, non è scritto secondo l’originaria scatologia stilistica (Shitexting), benché dichiarata come mezzo espressivo scelto. 
È colmo di figure retoriche atte a convogliare un variegato complesso ideologico gregario.
Si tratta della fase di diffusione per indurre questo meccanismo: individuato un meme qualsiasi – ad esempio l’uomo con le corna – si può attribuire al gesto espressivo un’argomentazione ideologica, una fede politica di Alt-right, l’ignoranza e la violenza. 

Per interpretare le proteste, al quotidiano la Repubblica servono solo slogan e concetti vuoti. Una guerra mediatica che è essa stessa, in ultima analisi, Shitposting totalitario contro Shitposting ideologizzato. Il primo principio tattico di “Semplificazione e nemico unico” elaborato da Goebbels viene così applicato ad una modalità espressiva dalla quale si vorrebbero far derivare tutti i mali.

Il fenomeno del “Caccapostaggio” si è diffuso nella sua forma primigenia come tentativo di sfuggire all’espressione di se stessi, al giudizio e alla valutazione degli altri. Una reazione patogena assimilata dal contesto per annichilire il processo di individuazione, per sabotare il principio interiore, per privare del diritto ad argomentare correttamente un discorso di senso compiuto.
In termini psicoanalitici freudiani: è una fissazione espulsiva, ossia un’eccessiva gratificazione libidica del sadismo anale. Disordine, distruttività e tendenza alla manipolazione.
Come potrebbero d’altronde i meme e lo shitposting, recenti frontiere del marketing, essere persuasivi su TiK Tok?

Ciò che si vorrebbe attribuire all’espressione dell’individuo attraverso l’etichetta, altro non è che il tentativo psicopatico – scissione interna ed esterna – di relegarla in un orizzonte da minus habens. L’individuo non deve aver accesso all’arte della persuasione, al dialogo argomentato come pratica sociale; deve solo soccombere al potere ammaliante della parola (e del meme) e all’autocensura.
In special modo è temuta la figura retorica dell’ironia, che in questo modo perde spontaneità.
Anche qui più principi tattici di manipolazione combinati ci vengono in soccorso. Con il IV principio tattico “Orchestrazione” si sfrutta l’immagine-etichetta che col passare del tempo si consolida e si presenta come reale, seppur nata da supposizioni, impressioni, apparenze, menzogne. Con il III principio tattico “Volgarizzazione” si priva il pensiero di una struttura concettuale, della sua capacità di creare metafore per sostituire l’emotività alla logica e all’argomentazione.

Fonti:
Gianluca Magi, Goebbels.11 tattiche di manipolazione oscura, prefazione di Jean-Paul Fitoussi, Piano B, 2021: https://amzn.to/3umkWUn
Wilfred Bion, Trasformazioni. il passaggio dall’apprendimento alla crescita, Armando Editore, 2012.

Altre fonti: 
navigazione tra mefitici miasmi, che non consiglio a nessuno. Digitando le parole chiave è possibile accedere facilmente a tutti i riferimenti. Sono lì appositamente per farsi trovare. Ancora per poco, perché la follia è sempre una strada dimenticata.
Wired, Quarz ed altri blog trattano l’argomento a partire dalla definizione del termine “Shitpost” fornita da American Dialect Society, che l’ha nominata parola digitale dell’anno 2017. Peccato però che le definizioni alle parole – come ad esempio per “Fake news” (altra parola da questi eletta per lo stesso anno 2017) – siano colme di contenuti inutili o irrilevanti, con lo scopo di far deragliare dal significato o per provocare reazioni politiche. 
Per “Shitpost” troviamo [ibidem] questa definizione: «Pubblicazione di contenuti inutili o irrilevanti, con lo scopo di far deragliare una conversazione o provocare gli altri».


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