Archivio per febbraio 2012

Divertissement nell’antro del Magio


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Ha coraggio solo chi…


Per chi vuole tenere o avere tutto sotto controllo…


Ciò che vedi a occhi chiusi è ciò che conta veramente


Il potere dei condizionamenti



Una storia sufi (tremenda) che amava narrare il buon Gurdjieff
ai suoi allievi
[in: Gianluca Magi, Il dito e la lunapp. 95-96]
Buona lettura!
ilMagio

C’era una volta, non tanto tempo fa, uno stregone che possedeva un gregge di pecore. Poiché era molto avido non aveva pastori che si occupassero degli ovini. Così, per evitare che si perdessero ogni volta che pascolavano sui monti, ipnotizzò l’intero gregge. A ogni pecora inculcò una convinzione diversa dalle altre.

A una pecora disse:
«Tu non sei una pecora, ma un leone dalla folta criniera dorata!».

A un’altra disse:
«Tu non sei una pecora, ma un’aquila dalle ali e dal becco potenti, che può spiccare il volo nell’alto del cielo!»

A un’altra ancora disse:
«Tu non sei una pecora, ma un uomo! Così non temere di essere macellata al pari delle altre. Loro sono pecore, ma tu no! Torna quindi serenamente all’ovile dopo il pascolo».

E così via per tutte le pecore del gregge.
Da quel giorno, lo stregone poté rimanere tranquillo, in quanto tutte le pecore cominciarono a comportarsi secondo il messaggio ipnotico che aveva inculcato loro.

Poiché lo stregone era molto ghiotto della loro carne, ogni giorno poteva scannare una pecora in tutta tranquillità.  Le pecore non erano più impaurite come un tempo quando una di loro veniva sacrificata e non rabbrividivano più di paura all’idea che l’indomani fosse il loro turno. Non si chiedevano più quanto tempo restava loro da vivere. Non fuggivano più dal gregge per evitare il macello. Ora, invece, credendosi chi un’aquila, chi un leone, chi un uomo, volgevano uno sguardo spensierato verso il mattatoio, pensando che quella era la fine di tutte le pecore.

Da quel giorno in poi, il gregge attese tranquillamente la macellazione.

Stati di gioia



Tecniche di apprendimento



Da un po’ di tempo gli insegnamenti del maestro [1] erano seguiti da molti  allievi. Ma, tra loro, ce n’era uno particolare: un vecchio brontolone, sempre di cattivo umore, che non smetteva mai di criticare ciò che veniva insegnato.

«Questo maestro non è che un ciarlatano!», sbottava insofferente, «I suoi metodi non hanno la minima base scientifica! Più che un maestro mi pare uno stregone!».

Gli allievi male sopportavano  quella presenza fastidiosa. Mentre il maestro sembrava non preoccuparsene.

Un giorno, il vecchio brontolone non si fece più vedere alle lezioni. Tutti gli allievi si sentirono immediatamente sollevati da quella assenza.

«Finalmente, il vecchio rompiscatole se ne andato!», ripetevano tra loro contenti. «D’ora in poi le lezioni saranno sicuramente più tranquille e produttive senza quel brontolone!».

Ma, con grande stupore, vennero a sapere che il maestro si recò a casa del vecchio pregandolo di tornare a frequentare le lezioni. Ma furono ancora più stupiti quando seppero che il vecchio accettò di assistere alle lezioni solo dietro lauto compenso da parte del maestro.

Il malcontento si diffuse tra gli allievi che non riuscivano a capacitarsi del fatto che il loro maestro ricompensasse qualcuno che, oltre a non aver appreso nulla, lo criticava sempre aspramente.

«In realtà», fu la risposta del maestro a tale malcontento, «io lo pago non per seguire le mie lezioni, ma affinché lui continui a dare le sue lezioni!».

«Come?», insistettero gli allievi sconcertati, «Ma se lui non fa altro che criticare le cose che dici!».

«Appunto!», commentò   il maestro, «Senza questo vecchio vicino a voi, fareste molta fatica a comprendere che cosa sono l’impazienza, l’intolleranza, la rabbia e la mancanza di compassione. Lui, invece, ci fa da esempio vivente! Mostra come tali sentimenti possano rendere la vita di una comunità un inferno! In questo modo l’apprendimento è più rapido. Voi mi pagate per imparare a vivere in armonia e io ho assunto lui per aiutarmi a insegnarvelo adottando il cammino   opposto!».



[1]
Si tratta del maestro di origine greco-armena, Georges Ivanovitch Gurdjeff (1877-1949), una delle personalità esoteriche più intriganti del secolo scorso. I suoi insegnamenti, che riprendono anche il pensiero sufi adattandolo alla mentalità occidentale, incoraggiano l’uomo a intraprendere un cammino evolutivo.

Saggezza


 

«Il saggio si burla di se stesso.

Il beffato si beffa del burlone».

– Gianluca Magi

Rivelazione esoterica


Ogni essere vivente ha un nucleo esoterico, un’intelligenza che lo plasma, lo regge, lo guida e lo incanta (intelligenza formante oggi divenuta irraggiungibilmente interna, diffamata, esoterica; così, ti bisbiglio all’orecchio: «La parola russa Intelligencija deriva dagli enti angelici convocati nei cenacoli martinisti»).

A uno sguardo esoterico (come quello offerto nell’incisione “Anima nel labirinto del mondo”di Boethius von Bolswart), il mondo si mostra come un enorme campo di trappole, un immenso labirinto brulicante di vittime, di ciechi che condotti da cani credono di divincolarsi dai raggiri dl labirinto. Lo sguardo esoterico aggira il labirinto, salta al di là per cercare l’animante. Stando alla metafora del labirinto, afferra la fune dell’Angelo del Faro. Ma se per l’esoterico il creato è un labirinto d’inganni, per lui è vero anche che ogni raggiro svela l’essenza della Grande Illusione (“illudere” = in-ludus, in gioco) cosmica, come il Gioco dell’Oca è la spirale del nautilus e d’ogni feto, come nel saltare a rimpiattino i bambini disegnano alberi sefirotici, piani di cattedrali gotiche.

In noi dobbiamo appurare la forza più intrinseca, che ci suggestiona e regge, anche soprattutto a nostra insaputa, che ci vela e rivela a suo modo la realtà. Questa forza è la nostra più intima fede. Gesù insisteva su una rivelazione esoterica: tutto è fede, la fede è in grado di spostare le montagne. La mostrava volgendosi a un malato, lo guariva e mentre quello toccava esterrefatto le membra risanate, di colpo gli scoccava la rivelazione sfolgorante: «Sei stato tu stesso a guarirti, con la fede che hai proiettato su di me ed io ho riflesso su di te». Così per chi si addentra nel Gioco dell’Eroe. Per rientrare in possesso dei poteri che – secoli di conformismo religioso, di prossenetismo culturale, d’idolatria politica e di miserabilismo – hanno confiscato all’uomo.

[scritto in risposta alla domanda di un caro amico/allievo esoterico in margine al suo sogno dell’opera di B. von B.]

Piccolo dodecalogo del falso altruista


1. Far del bene per vanagloria.
2. Controllare (come dei Savonarola) la condotta morale altrui.
3. Aderire ad una associazione umanitaria per poter dire di
esserne membro.
4. Sacrificare il benessere della società per quello dei propri figli.
5. Amare i propri figli per appagare il proprio Io.
6. Trattenere gli altri dal sperimentare le conseguenze delle
proprie azioni.
7. Impedire che gli altri si perfezionino attraverso il dolore,
quando questo è necessario.
8. Appoggiare una istituzione o una religione in cui non si crede.
9. Massacrarsi di lavoro per l’appagamento o il piacere altrui.
10. Rinunciare a se stessi diventando una zavorra per gli altri.
11. Soffocare gli altri per una forma di santità egoistica.
12. Venerare dio come un atto di propaganda sociale.


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