Archive for the 'Immaginazione' Category

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Arrivederci lì,
Gianluca Magi

Grimorio: Letta e il negromante


Un’antica leggenda esumata da un polveroso volume narra di un negromante che, possedendo le leggi del mondo, si dilettava nel riportare in vita i morti e nell’insufflare l’anima negli oggetti inanimati.
Sopravvissuto allo stesso polveroso libro, all’età di 947 anni diviene preda della tracotanza. Un progetto ambizioso, in grado di sfidare le stesse meccaniche dell’universo, acquista terreno nella sua mente: far rinascere il PD.
La formula dell’oscuro incantesimo: “IL PD RIPARTA DA”.

La squilibrata idea – forse non sua? – nell’istante in cui prende il pieno possesso della sua mente, intimorisce lo stesso stregone. Ma si sa bene che certe idee – al pari del PD – sono come un uovo di cuculo in un nido di passero: distrutto quel che trova, vi si stabilisce e prospera.

A quel punto il negromante abbacinato dal narcisismo dei riflettori mainstream che già prefigurava puntati su di sé, si abbandona al nefasto sortilegio.
Nel calderone magico, che ribolle per evocare la presenza sulla poltrona di segretario di partito, getta le unghie dei piedi di Veltroni, la pappagorgia di Zingaretti, i baffi di D’Alema, i capelli di Bersani, la dentiera di Prodi, il cuore di Renzi, gli occhiali all’ultimo grido di Bonaccini.
Ma con sommo sgomento, dal calderone magico non emerge nulla, se non un zaffata di odore equivoco.
Turatosi il naso, con costernazione prende atto del primo fallimento della sua lunga prestigiosa carriera occultistica.

Lo stregone non è certo il tipo da darsi per vinto. E in una notte dei primi giorni di marzo, gli viene in soccorso un incubo profetico. È visitato in sogno da un arcano suggerimento:
«Il PD non se ne fa nulla né di un volto nuovo né di progetti di umano buon senso. Ripesca dai tetri fondali! Prendi a prestito un cadavere e rifondigli lo spirito».
Ecco la soluzione dell’enigma! Così vicina a lui e alla sua arte di evocare i defunti. L’evocazione di un morto e sepolto. Da tutti dimenticato e ignorato. Un rinnovamento di facciata per immettersi nuovamente in campo, per trovare nuovo credito tra gli elettori e guadagnarsi una credibilità svanita nel totale nulla, mentre in realtà lo spirito rifuso rimane quello vecchio.
Lo stregone comprende all’istante quale salma resuscitare: Enrico Letta, che “sta sereno” rinchiuso nel sepolcro della sua cripta. Insediare sulla poltrona un futile prestanome che come un Golem neo-progressista viene governato da dietro le fila.

In un silente cimitero inondato di luminosa bruma, il negromante ricorre a tutte le sue arti magiche per insufflare vita al morto. Sforzi titanici per riuscire nell’intento. Sino al momento tanto agognato: la nascita del Golem!

Lo stregone ha ora tra le mani quel fagotto antropomorfo. È al colmo della soddisfazione. Lo voltola. Ed ecco la tragica scoperta: è un homunculus dai piedi di terracotta. Scruta quindi la fisiognomica del suo volto per trarne una divinazione del suo futuro. Il negromante precipita così nell’abisso della disperazione: Letta, faustiana creatura dall’infausta sorte, è l’uomo sbagliato nel momento sbagliato nel luogo sbagliato. Un vuoto incartato che nel segreto della cabina elettorale neppure la madre avrebbe il coraggio di votare.

Il potente negromante prende così consapevolezza che nessun uomo, per quanto potente, può sfidare le leggi del mondo, del Fato e dell’umano buon senso.
Prende quindi la decisione di attendere le elezioni. Ma preso atto che queste non arriveranno mai, il negromante capitola e risolve di far ritorno nel polveroso libro da cui era stato egli stesso esumato.
Non lasciando traccia alcuna.

Ioan Petru Culianu. Argonauta della 4a dimensione


Trent’anni fa, il 21 maggio 1991, si concludeva tragicamente l’esistenza terrena del professor Ioan Petru Culianu, assassinato in modo vile all’età di 41 anni, all’interno dell’Università di Chicago dove insegnava — crimine tuttora senza colpevoli.

Rumeno di nascita, cittadino del mondo e del mundus imaginalis, Ioan Petru Culianu è stato un brillantissimo studioso delle religioni, esperto di gnosticismo e magia rinascimentale. In pochi anni di frenetico lavoro divenne un autore affermato, stimato per la quantità e l’originalità delle sue pubblicazioni, nonché per la vastità di orizzonti del suo pensiero. Armato di straordinaria erudizione e intelletto mercuriale, si è mosso con destrezza in ambiti disciplinari distanti tra loro, riuscendo a fare dialogare storia delle religioni ed etnografia, critica letteraria e teoria della relatività, storiografia e cibernetica. La sua carriera accademica raggiunse l’apice alla prestigiosa Divinity School di Chicago, dove insegnò dal 1986 fino alla prematura scomparsa nel 1991. Ancora oggi, i suoi scritti restano riferimenti imprescindibili nella storia del sacro e delle sue implicazioni teologiche, metafisiche, sociologiche, cognitive.

Uno dei temi ricorrenti dell’opera di Culianu è l’importanza dell’Immaginario e del suo potenziale rispetto alla configurazione della realtà. Con esattezza archeologica ha ricostruito le vicissitudini storiche che hanno portato ad una mutazione dell’Immaginario nel passaggio dalla società rinascimentale basata sulla magia, alla società moderna basata su un’ideologia scientifica. Affrancando la magia dalle intepretazioni “primitive” tipiche di una certa tradizione antropologica ed etnologica, Culianu l’ha restitiuta alla sua dimensione cognitiva principale: la magia è uno strumento di conoscenza, una tecnica di investigazione del mondo e di se stessi, capace di dare forma alla realtà. Illuminante, a riguardo, un frammento dal celebre Eros e magia nel Rinascimento:

«Hanno avuto torto gli storici nel concludere che la magia sia scomparsa con l’avvento della ‘scienza quantitativa’. Quest’ultima si è semplicemente sostituita ad una parte della magia, continuandone i suoi sogni e scopi attraverso le risorse della tecnologia. L’elettricità, i mezzi di trasporto veloci, la radio e la televisione, l’aereo, il computer hanno solo realizzato delle promesse che la magia aveva formulato per prima, e che rientravano nell’arsenale dei procedimenti soprannaturali del mago: produrre la luce, spostarsi istantaneamente da un luogo all’altro, comunicare con remote regioni dello spazio, volare nell’aria e disporre di una memoria infallibile. La tecnologia, si può ben dirlo, è una forma di magia democratica, che permette a chiunque di godere delle facoltà straordinarie di cui si vantava il mago».

La magia, dunque, non è mai scomparsa, ha solo cambiato forma. E il ruolo del mago, grazie al sapiente uso dell’Immaginazione, è quello di accedere allo “spazio mentale” — un Altrove parallelo e infinito, di valore ontologico pari alla realtà consensuale — e riportare sulla Terra ciò che ha visto e appreso. Forte della consapevolezza delle leggi di interdipendenza e interferenza che esistono tra mondi paralleli e coesistenti, il mago è in grado di riprogrammare la realtà, operando cambiamenti in linea col proprio volere.

Contrappunto della rigorosa attività scientifica è stata la sua produzione narrativa — provocatoria e ricca di suggestioni. Con l’estro e la vivacità di un trickster intento a “iocari serio“, Culianu ha disegnato labirinti interdimensionali, dove i concetti ordinari di spazio e tempo diventano elastici ed evanescenti, e la linea di demarcazione tra realtà e finzione è molto meno netta di quanto faccia comodo credere.

In occasione del trentennale dalla scomparsa, la rivista Antarès dedica allo studioso il numero monografico Ioan Petru Culianu. Argonauta della Quarta Dimensione: https://bit.ly/3fDcjPP
Frutto della dedizione di Horia Corneliu Cicortaș, Roberta Moretti e Andrea Scarabelli, con un’introduzione della Prof.ssa Grazia Marchianò, il volume raccoglie scritti inediti di Culianu, saggi e approfondimenti sulla sua opera, testimonianze di amici e colleghi, carteggi e interviste. Una pubblicazione che celebra l’opera di uno studioso dalle molteplici latitudini, il cui spirito è ancora vivo e il cui pensiero è ancora vibrante. Che sia anche un invito per le nuove generazioni di esploratori della conoscenza, a proseguire quei viaggi nel mundus imaginalis di cui Ioan Petru Culianu è stato pioniere e apripista.

Incognita in lutto


Cittadinanza cinese


Gli incontri di questi ultimi mesi tra Angela Merkel e Vladimir Putin erano di fatto convocazioni del Presidente russo per far visionare alla Cancelliera tedesca tutte le prove della consegna dell’Italia alla Cina.

Angela Merkel si era precedentemente rivolta al Presidente russo per indagini e verifiche circa la neutralità dei rapporti Europa-Cina e sul ruolo in questi giocato da Ursula von der Leyen, Presidente in carica della Commissione Europea dal dicembre 2019. La Merkel non immaginava minimamente di trovarsi dinanzi a fatti in stato avanzato di attuazione. Anche Emmanuel Macron, Presidente della Repubblica Francese è stato informato sulle prove fornite da Putin.

Una mole sterminata quella dei documenti fuoriusciti dalla piattaforma russa sul Deep Web alle ore 7.00 di questa mattina e scomparsi circa un’ora dopo. Vi si trovano esplicitate le motivazioni della Blacklist di Putin che vieta l’ingresso in Russia ad esponenti dell’Unione Europea, quali il presidente del Parlamento europeo David Sassoli e Vera Jourova, vicepresidente della Commissione europea per i Valori e la trasparenza, e molti altri.

Dai dati in nostro possesso emerge che la digitalizzazione delle aziende private e della Pubblica Amministrazione in Italia è stata sollecitata dalla Cina per procedere al cambio di nazionalità di tutti i cittadini italiani.

Tra le misure urgenti richieste dalla Cina è stato indicato come assolutamente necessario anche il riconoscimento facciale (biometric face detection). Procedura velocizzata sia attraverso le telecamere della multinazionale cinese Hikvision, sia attraverso i termoscanner della Zhejiang Dahua Tecnology, società di Hangzhou quotata alla borsa di Shenzhen.
La prima operante nei luoghi dell’organismo di controllo chiave del nostro Paese: il palazzo di Giustizia, sede della Corte suprema di cassazione e del Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Roma.
La seconda agisce direttamente dall’interno di Palazzo Chigi e non solo. La Zhejiang Dahua Tecnology, ha infatti da diversi anni contatti con i Musei Vaticani e il Festival del Cinema di Venezia, così come in tanti altri luoghi commerciali e in molte aziende private.
Il tecnosistema della Huawei, Oppo, Vivo, ZTE, Lenovo, TLC, Meizu e della Xiaomi, con smartphone, orologi, pc, elettrodomestici, domotica, monopattini elettrici, ecc… a completare la raccolta di tutti i dati necessari al passaggio alla cittadinanza cinese.

Tra i documenti, comparsi e subito spariti oggi dal web, anche il file audio dell’intercettazione ambientale di un ex presidente – a noi noto per le sue comunicazioni in diretta con i cittadini – e un Pubblico Ministero.
Le informazioni trapelate sono sconcertanti. Emerge anche l’effettivo ruolo svolto dal marito di una soubrette della tv italiana degli anni ’80, come se fosse Antani.
Augurandoci di ritrovare la notizia già da domani sotto i riflettori di tutti i media nazionali e di poterne seguire gli ulteriori sviluppi, rispondiamo al dovere di cronaca di anticiparla.
Perché c’è rischio che si perda l’origine temporale della sua fuoriuscita.
Per ora riportiamo solo la breve trascrizione dal lungo file audio, nelle parti in cui si ode quella voce chiaramente distinguibile:

«Si! All’inizio sembrava uno scherzo riuscire ad organizzarci […] Draghi me l’ha appoggiato, ma poi, con le cose fatte in fretta, non siamo riusciti e quando la Merkel ha girato le spalle […] Sai, all’inizio ci riuscivamo con lei grazie alla posizione di Ursula, ma poi eravamo meno distesi […] Avevamo cambiato anche […] poi qualche luce di troppo […]
Comunque adesso è tardi […] prematurata […] Se ci ritiriamo va tutto a rotoli lo stesso, comunque non salviamo neanche il salvabile, e chi glielo dice? […]
Abbiamo tirato troppo la corda […] Scappellato […] anche con Erdogan, guarda che casino! Gli ha detto: dittatore! Il bue che dà del cornuto all’asino […] mi tanto fa ridere».

Stiamo valutando se condividere l’intero file audio e i documenti che siamo riusciti a salvare prima della cancellazione dal Deep Web e rischiare così la chiusura della pagina Facebook “Gianluca Magi – Incognita“, già più volte segnalata da anonimi, memori dello scandalo innescato dai file di Snowden.
È troppo per essere sottaciuto.
Da domani avremo il quadro più completo di questa anticipazione Shock.

– Giuliana Resta

I nuovi ologrammi pubblicitari in Cina


Applicazione tecnologica del VII stratagemma «Creare qualcosa dal nulla». Che sempre più influenzerà le nostre vite.
Utilizzando apparenze ben congegnate ma prive di fondamento, s’indurrà a credere a ciò che non è, a confondere la realtà con la falsità. A confondere il giudizio e il movimento.
Il termine cinese “wu” nel contesto dell’arte della guerra designa il bluff, la messinscena volta a confondere. Per prendere il falso per vero e il vero per falso.
Conoscere è difendersi ed evolversi.
– tratto da: Gianluca Magi, 36 stratagemmi. L’arte segreta della strategia cinese, BUR, 2019: https://amzn.to/3t2epgH
• Gianluca Magi, Goebbels. 11 tattiche di manipolazione oscura, Prefazione di Jean-Paul Fitoussi, Piano B, 2021: https://amzn.to/3umkWUn

La Liberazione, ovvero l’uccisione di Remo


Giorni fa, è stato il 21 aprile, Anniversario del Natale di Roma, come vuole una tradizione ormai consolidata, in debito con Varrone, Plutarco e Velleio Patercolo, data che precede, di poco, il 25 aprile, Anniversario della Liberazione d’Italia. Tutto ciò ha dato il via ad alcune riflessioni, permettendoci di ordinare talune idee che confusamente scorrevano nella nostra mente.

Della narrazione “ufficiale” delle origini dell’Urbe, ciò che ha sempre turbato gli osservatori moderni è proprio l’episodio relativo alla uccisione di Remo, nella versione (ne esistono almeno un paio) che lo vede perire per mano del gemello, avendo oltrepassato il pomerium, il Sacro Solco tracciato dallo stesso Romolo, dopo che questi ebbe pronunciato le seguenti parole: «Così, d’ora in poi, possa morire chiunque osi scavalcare le mie mura».

Certo, all’uomo moderno, positivista e moralmente condizionato, un atto come l’omicidio, pur se rituale, appare esecrabile e da condannare senza attenuante alcuna. A nostro avviso, al contrario, occorrerebbe guardare tale evento nella sua valenza metaforica, in quanto un episodio mitico, proprio perché estratto da un racconto sacro, consta, solitamente, di quattro livelli di lettura, da quello letterale a quello anagogico, passando per l’allegorico e il morale. È d’uopo, dunque, oltrepassare il livello letterale di tale vicenda, per allargare lo sguardo al suo valore simbolico, cogliendone così il contenuto spirituale. Solo in questo modo l’anima è in grado di armonizzarsi con quella dimensione spirituale difficile da cogliere se si rimane ingabbiati nella materialità.

Ora, contrariamente ai moderni, chiunque segua un “cammino spirituale”, espressione oggi quanto mai abusata, può agevolmente intravvedere in Remo l’autore di un sacrilegio. Egli rappresenta quella parte, sempre presente nel dissidio di ogni iniziando (ma anche di molti iniziati e sedicenti tali) che nega, continuamente, il Sacro. Infatti, ad una lettura simbolica dell’episodio del suo assassinio, Romolo, tracciando prima il confine quadrato della città e poi il Cerchio Sacro al suo interno, simboleggia proprio la quadratura del cerchio, la raffigurazione del contatto tra Cielo e Terra. Ciò individuando nel quadrato la materia che incontra, nel cerchio, il Trascendente non tangibile, né visibile ma pur sempre presente, anche nella fisicità. La stessa divinità che prende forma umana, sia essa Cristo, Dioniso o Krishna, è cerchio che si fa quadrato e che vede la sua sintesi terrena nell’ottagono, come evidente dalla stessa pianta delle fonti battesimali, ad esempio, divenendo così visibile agli uomini.

Ecco allora che, ad una lettura anagogica, la Roma quadrata, tracciata da Romolo, diviene il bagliore dell’equilibrio interiore che possiede il “Pius”, colui che è in consonanza con la divinità, il quale, a sua volta, rappresenta il riflesso dell’armonia cosmica, in quel gioco di corrispondenze che l’iniziato, come ogni bambino, ben conosce. Di più, sotto tale prospettiva simbolica, la stessa Roma non ritrarrebbe altro che la fondazione fisica, sulla Terra, di quell’Ordine Sacro che dovrebbe albergare nel cuore di ogni iniziato e che prende, in questo caso, forma esteriore di città. Motivo “esoterico” per il quale gli stessi Romani, dalla Repubblica al Tardo Impero, puntano continuamente, per ordinare i loro domini, sulla fondazione di colonie-città in tutti i territori conquistati, anche se, forse, sempre meno consapevolmente.

Romolo, dunque, è l’eudaemon, l’emblema dell’equilibrio interiore, laddove Remo rappresenta il cacodaemon, lo spirito deteriorato che sbeffeggia il Sacro, non fidando nel rito di fondazione romuleo e decretando, così, la sua morte. Romolo è, perciò, il simbolo della volontà superiore di distruggere quelle inutili negatività che vengono partorite dalla mente umana. Tutto ciò è magistralmente formulato nell’VIII Arcano maggiore dei Tarocchi, la Giustizia, che impugna una bilancia (equilibrio interiore) nella mano sinistra ed una spada nella destra, simbolo del taglio netto con tutto ciò che è inutile o avverso all’equilibrio interiore, necessario all’elevazione dello spirito.

Ecco, dunque, la vera Liberazione dell’uomo, agli antipodi da quel patetico spettacolo offerto alle ultime vestigia di una giovane, seppur martoriata, Repubblica, da un pugno di manifestanti, che imbavagliati ed opportunamente distanziati, condannano gli echi di un lontano regime, tacciando di fascismo tutti coloro che a tale gioco non si son prestati.

Fonti:
• G. Magi, Gioco dell’Eroe. 2° Livello, pubblicazione a circolazione interna ai Circoli GdE.
• G. Magi, Goebbels. 11 tattiche di manipolazione oscura, Piano B: https://amzn.to/3umkWUn
• G. F. Carpeoro, Summa Symbolica (parte II, Studi sugli archetipi, volume 1), Edizioni L’Età dell’Acquario.
• G. Barbera, “La fondazione di Roma sui sette colli”: http://www.ereticamente.net.
• M. Eliade, Immagini e Simboli, Jaca Book.
• M. M. Lenzi, Forme dell’Invisibile, Clinamen.

Allora, la Cina?


Un giorno un uomo che amava la sua vita e quella degli altri comunque fosse ma non si guardava mai allo specchio, uscendo dal bagno si vide un attimo e gli bastò quell’attimo per capire tutto. Allora rientrò, accese con coraggio e calma tutte le luci e si guardò negli occhi. (Goffredo Parise, 1972)

Ai tempi delle gite scolastiche in visita ai musei dal monitor di casa, il richiamo ad elevarsi sopra la schiavitù del quotidiano si fa sempre più intenso.
Ripenso a marzo 2020, alla velocità folle degli eventi in corso che assumono le sembianze del più temuto tra i futuri possibili: la nuova normalità della società della sorveglianza.
Leggo di «donne e uomini della cultura, del lavoro, dell’arte, dello sport, della scienza» – così hanno avuto l’ardire di autodefinirsi – «dare sostegno politico e solidarietà al ministro della sanità Speranza», in un clima di pseudo-democrazia che ha contribuito a condurre il paese alla fame.

Ho un capogiro al pensiero di un essere umano che si reca al Wet Market di Wuhan a fare la spesa.
E ritrovo che è ancora la Natura, irresponsabilmente violata dagli atteggiamenti predatori, a suggerirmi un tempo differente di riflessione, ad indicarmi alternativi percorsi di trasduzione dagli appunti di viaggio dalla Cina di Roland Barthes e Julia Kristeva, di Goffredo Parise.
Il ritmo si fa più lento, procede a ritroso fino al periodo della Rivoluzione Culturale maoista. Quella rivoluzione ch’ebbe inizio nel 1966, che causò un numero imprecisato di vittime, le cui stime oscillano tra 300.000 e 7 milioni di persone, e durante la quale furono distrutti i volti delle statue dei Buddha.

Roland Barthes, saggista, linguista e semiologo francese, si recò in Cina tra l’11 aprile e il 4 maggio 1974 in compagnia di una delegazione della rivista comunista “Tel Quel” tra cui Julia Kristeva. L’invito ufficiale ai viaggiatori giunse dall’ambasciata della Repubblica Popolare Cinese. Si ritrovarono così a viaggiare all’interno di un circuito chiuso, appositamente strutturato per evitare qualsiasi contatto diretto con cittadini cinesi al di fuori di esso; strutturato per essere sommersi ad ogni tappa dagli slogan della campagna chiamata “Pilin Pikong”, critica a Lin Biao e a Confucio, in quei giorni in corso.

In questo clima ostile ad una visione stereoscopica ed allo spirito di un viaggiatore degno di questo nome, lo sguardo di Roland Barthes non guardò nulla. Trattenne dentro di sé il suo amore e la sua paura. Fotografò i dettagli: i colori pallidi, i paesaggi, i piccoli gesti della vita quotidiana, i poster, i cliché propagandistici nelle danze. Con didascalia umoristica. Trascrisse ciò che studenti e guide del circuito chiuso gli dicevano con gli occhi in cerca della sua conferma di assenso. Gli appunti sui suoi 3 taccuini di viaggio sono stati pubblicati solo nel 2015.

Probabilmente, l’idolo comunista storicamente irresistibile fu riconosciuto dall’europeo nella sua veste di persuasore dell’opinione pubblica. Riconobbe la disponibilità mentale volubile (“de la fadeur”: mitezza) di una parte del pubblico che, una volta manipolata, condiziona il resto del popolo. Si trovò al cospetto della presenza indiscutibile che mostra un’apparenza di forma e ordine.
Ma cosa scelse di riportare al pubblico dei lettori francesi della sua esperienza politica di viaggio? Pubblicò qualcosa che potesse dar luogo alla condivisione di soffi di realtà maggiori?
Un articolo su Le Monde il 24 maggio 1974, dal titolo: “Alors, la Chine?”, che non riuscì lo stesso a risparmiargli qualche critica:
«Allora ci lasciamo alle spalle la turbolenza dei simboli, ci avviciniamo a un paese molto vasto, molto antico e nuovissimo, dove il significato è discreto fino alla scarsità. Da questo momento si scopre un nuovo campo: quello della delicatezza, o meglio ancora (rischio la parola, anche se vuol dire riprenderla più tardi): la mitezza».

• Roland Barthes, “Alors, la Chine?”, Le Monde, 24 maggio 1974.

Gianluca Magi: Il Futuro dipende dall’immaginazione


Che cosa sono l’intelligenza convergente e divergente?
Perché quest’ultima è fondamentale, ma non viene sviluppata?
Perché la facoltà psichica dell’Immaginazione oggi è trascurata?
Partiamo da un aneddoto capitato a Gianluca Magi a New York.

Libri dell’autore consigliati durante la conversazione:
• “101 burle spirituali”, S&K, Presentazione di Alejandro Jodorowsky: https://amzn.to/3aQhydp
• “Il tesoro nascosto”, S&K: https://amzn.to/3eoIMbZ
• “Gioco dell’Eroe”, Presentazione di Franco Battiato: https://amzn.to/3tWPlsw

Sul DDL Zan


Il DDL Zan è l’ennesimo tentativo di autodistruzione del fronte progressista. È persino emblematico perché raccoglie in un sol colpo tutti i tic che, in questa fase storica, infilano sistematicamente i progressisti in un vicolo cieco.

In questi mesi obiezioni su questo testo sono state sollevate da ambienti disparati. Due sono i nodi teorici su cui si sono concentrate le critiche.

Il primo è il confine, sempre sottile e rischioso, tra necessaria e vitale difesa della libertà di opinione e giusta e corretta tutela da attacchi e campagne di odio. Ovvero il pericolo è trasformare in una censura preventiva del dibattito pubblico la mannaia di un florilegio di procedimenti penali per reati di opinione.

Il secondo è la centralità nel testo della cosiddetta identità di genere. Un tema complesso e controverso, perché nella sua formulazione (che qui diviene testo di legge) la questione della identità sessuale diventa fenomeno di percezione, di autopercezione, mentre il dato biologico viene relegato come secondario.

Come si può ben comprendere, anche solo attraverso questo sunto estremo, ciò che divide non è affatto volere o non volere proteggere da omofobia e transfobia individui o gruppi di individui.

E infatti moltissime delle posizioni critiche sul ddl Zan provengono da voci influenti del femminismo, da pensatori e pensatrici laici, da un pezzo rilevante del movimento omosessuale (Arcilesbica), e anche da politici del PD e del M5S (I due partiti più impegnati nel sostenere il ddl Zan).

Come rispondono a queste critiche Zan e i suoi sostenitori?
Con la “reductio ad Pillonum“.
Se non sei a favore del DDL Zan, sei come Pillon: ultraconservatore, leghista, cattolico integralista, per la famiglia tradizionale ecc ecc.

Si tratta, con tutta evidenza, di una difesa sgonfia, persino priva di valore. E tuttavia funziona nell’immediato per silenziare obiezioni da parte dei meno corazzati. Nessuno, a sinistra, vuole essere Pillon e quindi meglio evitare di far funzionare il cervello.

Solo che, agendo così, si compie un doppio danno.

Da una parte si rischia di condurre in porto una legge sbagliata, con molte falle che potenzialmente aprono a ulteriori storture.
Dall’altra, come capita sempre più spesso a questa disgraziata famiglia progressista, per aderire a un conformismo di area si lascia il fronte delle obiezioni (anche quelle di buon senso) ad altri.

Insomma alla fine rimarranno solo i cantanti e gli attori con la scritta sulla mano. Sempre gli stessi, anzi sempre meno.


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