Archive for the 'Goebbels. 11 tattiche di manipolazione oscura' Category

11 tattiche di manipolazione oscura


Il libro di Gianluca Magi è un testo prezioso. È costruito in modo pulito, essenziale. E proprio questa capacità di condensare (distillare, scrive l’autore) un contenuto possente e poderoso in un volume agile e sferzante è un grande punto di forza.

Il punto di partenza è Goebbels, naturalmente. Il braccio destro di Hitler, vero autore della costruzione del consenso (enigma del consenso, lo definì Ian Kershaw) al nazismo e al suo leader.

Magi scava nel mare di scritti di e su Goebbels e ne torna in superficie con 11 principi, formule, tattiche. Che spiega, dopo una prima parte del testo dedicata alla biografia del Ministro della propaganda e al suo ruolo nelle vicende tedesche dalla metà degli anni Venti alla fine della seconda guerra mondiale, con uno schema ripetuto, cadenzato.

Il principio viene introdotto, in ogni capitolo, con citazioni da Goebbels stesso. Viene poi spiegato nella pratica del regime, ma soprattutto se ne individua la applicazione, mutatis mutandis, nelle nostre democrazie (in crisi).

Capitolo dopo capitolo il parallelo si fa sempre più calzante, pressante, soffocante verrebbe da dire. Alla spiegazione segue, in ogni capitolo, un esperimento di psicologia sociale (alcuni molto noti, altri meno) in cui appare in filigrana la dinamica che i meccanismi di manipolazione sfruttano a vantaggio del potere (politico o economico). A conclusione, di nuovo di ogni capitolo, un elenco di consigli cinematografici.

La sensazione è di essere avvolti in una rete. Presi singolarmente, i diversi aspetti descritti in questo libro sono certo inquietanti, ma affrontabili.

La magia di Magi (pessimo gioco di parole, ma di questo si tratta) è la combinazione di questi elementi in una unica trama narrativa e argomentativa.

E tuttavia ciò che prima facie si presenta come soffocante, questa tela senza smagliature, è invece liberatorio. Perché costringe a pensare a una via di uscita ancora tutta da scrivere.

Come si esce da un sistema in cui ogni opzione è predeterminata?
Se l’opinione pubblica, invece che vivificata, è cristallizzata e piegata dall’alto da internet e dai social, come è pensabile che emerga un pensiero critico? Nella solitudine? Nell’abbandono degli strumenti tecnologici? Nel tradire il proprio schieramento creando ponti con quello avversario per far saltare la contrapposizione fasulla e strumentale?

La lettura di questo testo lascia con molte domande aperte. Ma non è proprio questo già un passo verso l’uscita dalla manipolazione oscura?

P.S. Un grazie speciale ad Anna Mazzone per il consiglio di lettura.

Gianluca Magi, Goebbels. 11 tattiche di manipolazione oscura, Prefazione di Jean-Paul Fitoussi, Piano B, 2021: https://amzn.to/3umkWUn
È uno dei saggi più venduti in Italia nonostante la censura preventiva iniziale subita e il successivo silenziamento da parte dei mass media nazionali.

Oggetti bizzarri


Secondo il quotidiano la Repubblica nelle manifestazioni di protesta dei lavoratori colpiti duramente dal bloccaggio e che chiedono di lavorare, si annida un pericoloso mostro. È stato fotografato e compare in prima pagina il 7 aprile per la notizia delle proteste.
L’aumento della tensione è provocato da un uomo con le corna.
All’aumento della povertà secondo i dati Istat, il 3 aprile “la Repubblica” ha anche dedicato la prima pagina: ci aspetterebbe il rischio di tensioni sociali, rabbia e malcontento. Così come abbiamo letto fin dalle elementari sui libri di storia.
Ed invece è sufficiente la comparsa di un uomo con le corna per spostar prontamente l’attenzione dalla notizia di una sana condivisione collettiva al piano dello scontro ideologico.
Quali sofisticate strategie ideologiche elabora l’uomo con le corna?
Un uomo con le corna è un uomo con le corna. Un segno, un simbolo? Qual è il significato? E l’origine del significato è attribuita dallo stesso o da altri?

Da alcuni mesi è in atto un Flash mob di mattoni sui profili Twitter e contestualmente sta rimbalzando sul web il manifesto del mattonismo. Dal manifesto, datato 8 marzo 2021, intriso di Romanticismo velleitario e fantasticherie post-newage, leggiamo:
«3.6.2. I mezzi espressivi attraverso i quali il mattonismo trasforma e ribalta le categorie esistenti sono la post-ironia, lo Shitposting e i MeMe, forma d’arte pura e libera, quindi del popolo.
4.2. La realtà imita i MeMe. I MeMe dunque scrivono la realtà».
Tale manifesto, che conta ben 57 punti, non è scritto secondo l’originaria scatologia stilistica (Shitexting), benché dichiarata come mezzo espressivo scelto. 
È colmo di figure retoriche atte a convogliare un variegato complesso ideologico gregario.
Si tratta della fase di diffusione per indurre questo meccanismo: individuato un meme qualsiasi – ad esempio l’uomo con le corna – si può attribuire al gesto espressivo un’argomentazione ideologica, una fede politica di Alt-right, l’ignoranza e la violenza. 

Per interpretare le proteste, al quotidiano la Repubblica servono solo slogan e concetti vuoti. Una guerra mediatica che è essa stessa, in ultima analisi, Shitposting totalitario contro Shitposting ideologizzato. Il primo principio tattico di “Semplificazione e nemico unico” elaborato da Goebbels viene così applicato ad una modalità espressiva dalla quale si vorrebbero far derivare tutti i mali.

Il fenomeno del “Caccapostaggio” si è diffuso nella sua forma primigenia come tentativo di sfuggire all’espressione di se stessi, al giudizio e alla valutazione degli altri. Una reazione patogena assimilata dal contesto per annichilire il processo di individuazione, per sabotare il principio interiore, per privare del diritto ad argomentare correttamente un discorso di senso compiuto.
In termini psicoanalitici freudiani: è una fissazione espulsiva, ossia un’eccessiva gratificazione libidica del sadismo anale. Disordine, distruttività e tendenza alla manipolazione.
Come potrebbero d’altronde i meme e lo shitposting, recenti frontiere del marketing, essere persuasivi su TiK Tok?

Ciò che si vorrebbe attribuire all’espressione dell’individuo attraverso l’etichetta, altro non è che il tentativo psicopatico – scissione interna ed esterna – di relegarla in un orizzonte da minus habens. L’individuo non deve aver accesso all’arte della persuasione, al dialogo argomentato come pratica sociale; deve solo soccombere al potere ammaliante della parola (e del meme) e all’autocensura.
In special modo è temuta la figura retorica dell’ironia, che in questo modo perde spontaneità.
Anche qui più principi tattici di manipolazione combinati ci vengono in soccorso. Con il IV principio tattico “Orchestrazione” si sfrutta l’immagine-etichetta che col passare del tempo si consolida e si presenta come reale, seppur nata da supposizioni, impressioni, apparenze, menzogne. Con il III principio tattico “Volgarizzazione” si priva il pensiero di una struttura concettuale, della sua capacità di creare metafore per sostituire l’emotività alla logica e all’argomentazione.

Fonti:
Gianluca Magi, Goebbels.11 tattiche di manipolazione oscura, prefazione di Jean-Paul Fitoussi, Piano B, 2021: https://amzn.to/3umkWUn
Wilfred Bion, Trasformazioni. il passaggio dall’apprendimento alla crescita, Armando Editore, 2012.

Altre fonti: 
navigazione tra mefitici miasmi, che non consiglio a nessuno. Digitando le parole chiave è possibile accedere facilmente a tutti i riferimenti. Sono lì appositamente per farsi trovare. Ancora per poco, perché la follia è sempre una strada dimenticata.
Wired, Quarz ed altri blog trattano l’argomento a partire dalla definizione del termine “Shitpost” fornita da American Dialect Society, che l’ha nominata parola digitale dell’anno 2017. Peccato però che le definizioni alle parole – come ad esempio per “Fake news” (altra parola da questi eletta per lo stesso anno 2017) – siano colme di contenuti inutili o irrilevanti, con lo scopo di far deragliare dal significato o per provocare reazioni politiche. 
Per “Shitpost” troviamo [ibidem] questa definizione: «Pubblicazione di contenuti inutili o irrilevanti, con lo scopo di far deragliare una conversazione o provocare gli altri».

Goebbels e le 11 tattiche di manipolazione oscura spiegate da Gianluca Magi


Prosegue la nostra riflessione insieme su quanto sta accadendo in questi mesi, alla luce del libro di Gianluca Magi Goebbels. 11 tattiche di manipolazione oscura, Prefazione di Jean-Paul Fitoussi, Piano B, 2021: https://amzn.to/3umkWUn​ .

La morte corre sul fiume


Unica regia dell’attore americano Charles Laughton, “The night of the Hunter” (1955) è una pellicola in B/N tratta dall’omonimo romanzo di Davis Grubb.
Di primo acchito ci addentra nello spaccato dell’America anni ’30, bigotta e tradizionalista, attraverso un sedicente predicatore evangelico, Harry Powell, col vizio di dare la caccia a vedove danarose.
Allo sguardo che si addentra in profondità, il film regala una visuale a 360° sulla natura umana, con molteplici livelli di lettura.

Il falso predicatore (Robert Mitchum) è un uomo disturbato, inquietante. Sulle dita della mano destra porta tatuata la parola LOVE; HATE sulla quella sinistra. Sa recitare molto bene la parte dell’uomo gentile e premuroso; sa esercitare il suo diabolico fascino sulle folle, che lo seguono acclamandolo, e sulle donne che cadono nelle sue trappole. Il suo appeal non è solo tipico dello psicopatico e del narcisista, ma è lo specchio attuale della nostra società disorientata, delle multinazionali che attraverso i media contrabbandano immagini di se stesse e del mondo edulcorate e scintillanti (la famigliola del Mulino bianco, le fattorie con animali che vivono felici, le miracolose medicine che salvano l’umanità dalle malattie), salvo poi coprire con questa propaganda nefandezze di ogni genere perpetrate a danno dell’ecosistema, degli animali e degli esseri umani.

Questa doppiezza che offusca è – per intenderci – la stessa immagine perturbante sulla copertina dell’ultimo libro di Gianluca Magi, con un Goebbels che fa bella mostra di sé vestito a puntino, sorridente – ma è un compiaciuto ghigno sardonico – e con un bel mazzo di fiori in mano.
Cito questa copertina perché la dissonanza cognitiva dell’immagine, tratteggiata come fosse tremula, è dirompente e lumeggia quella doppiezza in cui cadiamo come facili prede.

La vedova Willa (l’attrice Shelly Winters) è l’ultima conquista del falso predicatore: ella cade nella sua mefistofelica ragnatela, lo sposa, cedendo all’umana debolezza, al giudizio dell’opinione altrui o forse cedendo alla convinzione di non potercela fare da sola; ad un certo punto, ma troppo tardi, comprende di essere stata raggirata e paga con la vita il suo ridestarsi alla consapevolezza: Powell la uccide e getta l’automobile col cadavere di Willa nel lago.
L’immagine del cadavere della donna sott’acqua, con i capelli che ondeggiano come alghe, è una scena così potente che sarà citata a più riprese nella storia del cinema.

I figli di Willa sono due bambini, che in virtù del loro essere bambini, vedono la realtà senza filtri e comprendono fin da subito che non possono fidarsi del nuovo patrigno. Fuggono con la bambola di pezza nella quale il padre naturale aveva nascosto un bottino in denaro con la promessa di non rivelarne a nessuno l’esistenza. Per i bimbi mantenere il segreto è un vincolo sacro. La loro fuga notturna su una barchetta lungo il fiume è raccontata in modo splendido dal regista: immagini in B/N fiabesche e oniriche, con una fotografia gotica ed espressionistica che rapisce lo spettatore.
I bambini sono i grandi depositari dell’immaginazione e del sesto senso: con pochissimi condizionamenti, sono in grado di leggere la realtà con franchezza, di allearsi coi minerali, vegetali e animali e di tesoreggiare la forza della verità e del principio interiore.

Ed ecco farsi largo nel film una meravigliosa figura femminile: l’anziana Mrs Rachel Cooper. Ella accoglie i bambini in fuga, non si fa abbindolare dal falso predicatore, lo decifra all’istante: Harry Powell è un essere diabolico.
Mrs Rachel Cooper è una donna che ha sofferto, ma che ha riconquistato una saggezza originaria, il buon fiuto del cane da tartufo e che sa circondarsi solo di chi è in grado di comprenderla, tenendosi distante dalle folle.

Il mistificatore verrà infine smascherato, arrestato, rischiando il linciaggio della folla inferocita, la stessa che lo aveva acclamato poco tempo prima.

Questa fiaba in pellicola, ricca di archetipi, è stata messa in scena in modo mai banale o retorico, intrecciando vari livelli di comprensione e mille sfumature sulla natura umana.
Niente è come sembra. Tutti i personaggi incontrati sono anche l’esatto loro contrario.

Nessuno può restare indifferente alla visione di questo capolavoro del regista Charles Laughton. Che sospinge a confrontarci con la nostra ombra.
L’ombra ci insegue lungo il fiume della vita e continuerà a farci paura sinché non la affronteremo e le daremo riconoscimento.
Il diabolico in noi può così passare la sua ultima “notte da predatore”.

Fonti:
• “La morte corre sul fiume” (1955) regia di Charles Laughton.
• Gianluca Magi, “Goebbels. 11 tattiche di manipolazione oscura”, Prefazione di Jean-Paul Fitoussi, Piano B, 2021: https://amzn.to/3umkWUn

La società della sorveglianza


• A partire dal libro Goebbels. 11 tattiche di manipolazione oscura, Prefazione di Jean-Paul Fitoussi, Piano B, 2021: https://cutt.ly/RxGCEvG​ – libro prima censurato e poi silenziato dai media mainstream – riflettiamo insieme sul significato di quanto sta accadendo in questi mesi, a livello globale.
Sulle strategie di addomesticamento, di controllo sociale, di manipolazione e massificazione ancora oggi in vigore. Gianluca Magi tratteggia un inquietante scenario – la società della sorveglianza – mostrando come ancora in questi mesi la massa sia condizionata, addomesticata e strumentalizzata, mentre la consapevolezza ed il tentativo di osservare criticamente la nostra realtà dovrebbero essere i punti cardine della nostra vita.

• Ogni giorno trovi gli articoli di Incognita Quotidiana alla pagina FB: https://www.facebook.com/incognita.online
o nel Blog: https://giocodelleroe.wordpress.com
Buona visione,
www.incognita.online

Evento. La rana bollita. A che punto di cottura è?


Goebbels. 11 tattiche di manipolazione oscura è al contempo un manuale di auto-difesa psicologica e un’analisi critica e fattuale delle strategie di addomesticamento, controllo sociale, manipolazione e massificazione oggi in vigore.
Grazie all’individuazione di undici principi chiavi attinti dalle oltre trentamila pagine dei diari di Joseph Goebbels – il “diavolo zoppo“, il ministro della Propaganda della Germania nazificataGianluca Magi tratteggia un inquietante parallelo con il nostro tempo, mostrando come quel sistema di condizionamento, addomesticamento e strumentalizzazione, lungi dall’appartenere a un passato ormai tramontato, sia ancora oggi implacabilmente utilizzato dagli odierni “padroni dell’umanità” e dai loro mezzi di manipolazione di massa.
Scopo di questo libro, dunque, non vuol essere solo un’analisi storica, ma il tentativo di osservare criticamente la nostra realtà alla luce del lavoro propagandistico di Goebbels, al fine di fornire al lettore strategie efficaci per salvarsi dalla Trinità del Potere: il Male, la Stupidità e la Menzogna.
Prefazione di Jean-Paul Fitoussi.

Questo libro, come denuncia l’autore da mesi, ha prima subito censura preventiva – sarebbe dovuto uscire a maggio del 2020 – e poi scientemente silenziato dai media nazionali mainstream.

Ne parlerà direttamente Gianluca Magi in diretta online:
venerdì 2 aprile alle ore 18.00
https://www.facebook.com/LibreriaUbikTrieste

«Questo è un libro raro e prezioso di un Autore che è un punto di riferimento per noi psicologi già da molti anni.Si tratta di un’opera senza tempo: sarà attuale fra 50 anni come lo era 100 anni fa. Comprendere quali sono le tattiche di manipolazione, utilizzate nello specifico nella propaganda nazista, ci permette di leggere l’attualità con un pensiero critico. È un libro (ma potrei dire tranquillamente: “IL LIBRO”) che dischiude le barriere mentali del lettore. Siamo costantemente sotto il giogo della manipolazione e di comunicatori occulti che ci portano a scegliere fra opzioni illusorie. La conoscenza ci renderà liberi. IMPERDIBILE!»
– Dr. Marco Pangos

Gianluca Magi è uno storico delle idee e delle religioni, filosofo, orientalista e conoscitore di dottrine esoteriche.
È stato docente all’Università di Urbino di materie legate alle filosofie, psicologie e religioni tra Oriente e Occidente.
È uno degli autori italiani che ha maggiormente contribuito alla elaborazione teorico-pratica e alla diffusione della psicologia transpersonale.
Ha fondato a Pesaro “Incognita”, laboratorio transdisciplinare che dirige con Franco Battiato.
È direttore scientifico, con Grazia Marchianò, responsabile del Fondo Scritti Elémire Zolla, di “AC Mind Seminars”.
Autore di diversi bestseller, tra cui “36 stratagemmi” (BUR), “Gioco dell’Eroe” (Punto d’Incontro). Alcuni suoi libri sono tradotti in 33 Paesi.
È uno degli autori delle voci della “Enciclopedia filosofica” della Fondazione Centro Studi Filosofici di Gallarate (Bompiani, 12 voll.; Corriere della Sera, 2010).
Il suo libro Goebbels. 11 tattiche di manipolazione oscura, Prefazione di Jean-Paul Fitoussi, Piano B, 2021 è il risultato di uno studio protrattosi per dieci anni.

Venerdì 2 aprile alle ore 18.00 diretta online:
https://www.facebook.com/LibreriaUbikTrieste

La velocità del fiore


«La lentezza, è questo il segreto della felicità».

Con queste poche e semplici parole pronunciate da Monsieur Ibrahim, interpretato da un ispirato Omar Sharif nel film “Monsieur Ibrahim e i fiori del corano”, il regista Francoise Dupeyron lascia delicatamente risuonare sullo spettatore una riflessione sulla tematica del tempo di non immediata assimilazione, se non nel suo più superficiale contenuto linguistico.

Seguendo invece l’intero riverbero delle onde generate dalla visione di questo lungometraggio, si comincia a scorgere la complessità e la profondità del tema. È qui che inizia a farsi strada la possibilità, ad oggi completamente inattuale, di vivere un’esistenza che ci permetta di collegarci a quello slancio mistico relazionale con la divinità, accolta nell’attenzione della presenza, che ci faccia scorgere paradossalmente uniti e divisi dal tutto, come in una illuminante storia sufi sulla dualità della realtà (raccontata da Gianluca Magi nel libro Il tesoro nascosto a pag. 138).
Lo sforzo verso questa consapevolezza, nella sua finalità realizzativa, inizia a rendere l’uomo libero dalla meccanicità delle sue azioni e “ricordandosi di sé”, per dirla con Gurdjieff, egli può intraprendere l’osservazione delle azioni automatiche che guidano ogni istante e che gli infliggono l’illusione di avere il controllo della propria vita.

È proprio sfruttando questa immedesimazione inconsapevole con l’”io meccanico” che la contemporaneità tecnologico-algoritmica si insinua nella vita quotidiana, promuovendo e inculcando il mito della velocità del progresso che si alimenta copiosamente del superfluo desiderio legato alla maniacalità del consumo, dove persone più simili ad androidi sono proiettate e programmate ad ingolfarsi di oggetti, esperienze, materiale, viaggi, ricordi, vissuti e soprattutto informazioni che a getto continuo bombardano la mente che annaspa cercando momenti di riflessione in mezzo ad una vera e propria tempesta cognitiva.

Nel V principio tattico di manipolazione oscura di Goebbels, denominato “Continuo rinnovamento”, questo fenomeno viene equiparato ad un “maelström informativo” che prelude alla passività nell’obbedienza. Con sguardo lucido, oltre il velo che ci viene tenuto con forza sugli occhi, si scorgono scenari inquietanti di un presente che comincia a prendere pericolosamente le sembianze di un futuro che credevamo potesse essere tenuto in cattività soltanto sublimandolo nella migliore letteratura e filmografia di fantascienza.

La velocità esalta la meccanicità così da rendere impossibile l’assimilazione consapevole dei vissuti, frastornando il pubblico/popolo per renderlo cieco. Ma se, come ci insegna Monsieur Ibrahim, il segreto della felicità risiede nella presenza e nella lentezza, perché stiamo accelerando?

E se la crescita di un fiore in primavera, se compresa, potesse salvarci l’esistenza?

Fonti:
• “Monsieur Ibrahim e i fiori del corano” (2003) regia Francoise Dupeyron, 2003.
• Gianluca Magi, “Il tesoro nascosto”, Sperling & Kupfer, 2017: https://cutt.ly/kxLWLbN
• Gianluca Magi, “Goebbels e le 11 tattiche di manipolazione oscura”, Piano B, 2021: https://cutt.ly/RxGCEvG
• P.D. Ouspensky, “Frammenti di un insegnamento sconosciuto”, Astrolabio, 1976.
• “The social dilemma” (2020) regia di Jeff Orlowsky.

Manipolazione, censura, autocensura e propaganda


Conversazione con Gianluca Magi attorno al libro di Gianluca Magi, Goebbels. 11 tattiche di manipolazione oscura, Prefazione di Jean-Paul FItoussi, Piano B, 2021: https://cutt.ly/RxGCEvG
Libro prima censurato e poi silenziato dai media mainstream.
Buona visione!
www.incognita.online

Le invasioni barbariche


Nonostante si trovasse in uno dei momenti di massimo splendore politico, amministrativo e militare, l’Impero romano crollò. Perché?
Perché sotto l’impero del lusso erano prosperate corruzione e decadenza dei costumi.
Gli imperatori confondevano «l’ordine delle stagioni», facevano «ministri mimi e ballerini».
I costumi dei romani si rammollivano: non lavoravano più e la coltura dei campi era abbandonata agli schiavi.
Già nel II sec. a.C. Marco Porcio Catone ammoniva i suoi contemporanei verso i pericoli del lusso sfrenato e della corruzione tipica dell’ellenismo.
Roma, mantenuta dalle tasse delle colonie, rivolgeva gran parte dell’attenzione a giochi e passatempi.
Una volta sbiaditi i valori dell’Impero, neppure l’autoritarismo istituzionale e l’esercito poterono contrastare le invasioni barbariche.
La mollezza dei costumi fu l’inizio della fine.

Quando una civiltà smarrisce i valori su cui si è edificata, rafforza inevitabilmente la violenza autoritaria che sfocia nel controllo e nella privazioni delle libertà personali.
Ma ciò può essere sufficiente a salvare una nazione in declino?

Oggi la Cancel Culture, il Disrupt Texts – l’eliminazione dai programmi scolastici e universitari dei pensatori classici avvertiti come non in sintonia con una certa ideologia – e altre forme estremiste di masochismo e odio di sé dell’Occidente avvelenano il corpo dell’Occidente tutto.

La deriva disturbata a cui può giungere il capitalismo è sintetizzata da una celebre frase di Lenin:
«Il capitalismo ci venderà la corda con cui lo impiccheremo».

La deriva del politicamente corretto, promosso dalle nostre élites finanziarie e culturali divide anziché unire e sta regalando – anziché vendere – questa corda del patibolo alla Cina comunista di Xi Jinping che, da una Beijing sempre più vicina, resta a guardare pazientemente e ad agire sottotraccia.

Come può l’Occidente sopravvivere se i suoi capi, amplificati dagli apparati mediatici, considerano malvagi i propri valori?

Mentre noi bisticciamo su quale statua sia più giusto decapitare e quale pilastro letterario sia più etico abbattere e cancellare dai programmi scolastici e universitari, la Cina ne approfitta per inculcare al suo popolo l’idea che la storia Occidentale sarebbe solo una grande menzogna: è di questi giorni infatti la notizia del professore Huang Heqin di Belle Arti alla facoltosa Università di Zhejiang che sostiene che le Piramidi, il Partenone, il Foro romano e altri baluardi della cultura occidentale siano solo “fake” per offuscare lo splendore della Cina, unica vera civiltà mondiale.

Quello che può sembrare un semplice delirio si trasforma in vera e propria propaganda anti-occidentale amplificata dall’enorme bacino di studenti ad ogni corso: 60.000.

Fonti:
• The Wall Street Journal, 22 marzo 2021: https://vsit.site/8tktc
• Atlantico, 20 marzo 2021: https://vsit.site/smca3
• Taiwan English News, 11 febbraio 2021: https://vsit.site/nok3i
• Gianluca Magi, “Goebbels. 11 tattiche di manipolazione”, Piano B, 2021.

Finte soluzioni alla deriva della creatività


«L’autolesionismo interessa il 20% degli adolescenti in Italia: i suicidi sono la seconda causa di morte tra i 10 e i 25 anni in Europa. E la pandemia con il lockdown ha peggiorato la situazione e fatto crescere gli accessi al pronto soccorso per questa ragione», dice Stefano Vicari, direttore dell’Unità Operativa Complessa di Neuropsichiatria Infantile dell’IRCCS e Professore Ordinario di Neuropsichiatria Infantile, in una dichiarazione del dicembre 2020; prosegue: «La scuola riveste un ruolo fondamentale, perché consente a bambini ed adolescenti di conoscersi attraverso le relazioni, sperimentare le proprie capacità ed i propri limiti… Gli adolescenti sono i veri dimenticati di questo periodo, ci stiamo preoccupando solo del loro apprendimento e delle loro competenze, ma non della loro conoscenza del mondo… questi ragazzi vivono con grande preoccupazione l’incontro con l’altro».

Un altro studio del mese in corso dell’Istituto Neurologico Nazionale della Fondazione Mondino mostra un aumento rispetto all’anno passato del 50% di ricoveri fra gli adolescenti per autolesionismo e tentato suicidio correlati alle restrizioni pandemiche. La dott.ssa Amanda Thompsell, presidente della facoltà di Psichiatria Geriatrica del Royal College of Psychiatrists, ha dichiarato di essere preoccupata per il numero crescente di gravi tentativi di suicidio da parte di anziani che non vedevano fine al loro isolamento a causa della “protezione” durante il lockdown e oltre.
Le percentuali precise attuali riguardo gli anziani scarseggiano, ma basti pensare che ben tre studi sull’impatto psicologico dell’epidemia di SARS del 2003 (Nikell et al., 2004: Tsang et al., 2004; Yip et al., 2010), in cui non c’era stato di certo neanche la mole di restrizioni attuali, «hanno rilevato l’aumento del 30% dei suicidi nelle persone con età superiore a 65 anni» (Rapporto ISS Covid19 n. 23/2020).

Ognuno di questi studi si basa su tentativi conclamati e quindi conosciuti, ma non vanno dimenticati tutti gli altri tentativi che ci sono stati e che per svariati motivi non sono pervenuti, esclusi a valle dalla statistica e che aumenterebbero quelle percentuali per ora parziali.
L’OMS tramite le ricerche su Google delle parole “covid-19 come affrontare il suicidio” consiglia vari comportamenti da assumere per favorire il benessere in casi di pensieri suicidari, delle soluzioni comportamentali pronte all’uso. Le categorie: fermati, respira, rifletti; connettiti con gli altri; conserva abitudini sane; rispetta te stesso e gli altri; chiedi aiuto, se ne hai bisogno. Fra le sotto-categorie l’ancora più comico “cura l’igiene personale”. Ovvero: se sei frustrato per le restrizioni lavati!”.
Sempre l’OMS promuove un libro con illustrazioni per bambini creato dal Inter-Agency Standing Committee “My hero is you, Storybook for Children on COVID-19” in cui s’insinua della mente bambini, con tènere lusinghe, la legittimità dell’idea che restrizioni e privazioni siano qualcosa di normale, bello e amorevole con un fare da «miele sulle labbra, pugnale alla cintola».

Nel mentre: vietato volgere lo sguardo sulla realtà. Riuscire a trovare spiragli di luce anche nel bosco più scuro è sicuramente una capacità umana salvifica, tranne nella sua deriva, quando ci si illude di vedere spiragli anche quando non ci sono all’insegna del #andràtuttobene.
Le privazioni imposte dall’esterno possono anche portare a riscoprire parti meravigliose del nostro mondo interiore. Il fatto però che una persona torturata riesca ancora a gioire anche solo di un suo pensiero durante la tortura non toglie il fatto che quella tortura in atto ci sia e che qualcuno la stia infliggendo. Nonostante i vari tentativi (indotti o autondotti) di volgere lo sguardo altrove, il contesto privativo attorno continua ovviamente ad esserci. La parte più profonda ha sempre più fame di vita e i primi (ma non gli unici) a mostrarne i segni sono le fasce più vulnerabili.
Restare in vita significa vivere?

Dopo questi dati sconcertanti svanisce sempre più il dubbio che isolare il corpo di una persona (e terrorizzarla) per questa paradossale salvaguardia della sua “salute”, inneggiata da responsabili-parziali abili nel rendersi mai responsabili, come se quella persona fosse solo un ammasso di carne, ossa e nervi, non abbia nulla a che vedere con il prendersi cura di essa e della sua vita, nemmeno della sua parte strettamente fisiologica.
Dire di prendersi cura di qualcuno con parole dolci proponendo pseudo soluzioni, non significa prendersi effettivamente cura di quel qualcuno, ma volerne solo vincolare il suo affetto in modo manipolatorio.
La parola non è il contenuto.

Fonti:
• Repubblica – https://cutt.ly/FzMlH6w
• Fanpage – https://cutt.ly/xzMlTL4
• Istituto Neurologico Nazionale a Carattere Scientifico – https://cutt.ly/pzMk6qv
• OMS – https://cutt.ly/4zMkkrw | https://cutt.ly/RzMkdap | https://cutt.ly/RzMkdap
• The Telegraph – https://cutt.ly/jzM2U07
• Istituto superiore di Sanità – (Rapporto ISS Covid19 n. 23/2020) https://cutt.ly/TzMkDsJ
• Gianluca Magi, 36 stratagemmi, BUR, 2019; in particolare “X Stratagemma: Celare un pugnale dietro un sorriso”.
• Gianluca Magi, Goebbels 11 tattiche di manipolazione oscura, Piano B, 2021
» Libro prima censurato e poi silenziato dai media mainstream «
• Gianluca Magi, video Youtube “Le finestre di Overton”: https://cutt.ly/4z1q7jF


Categorie


<span>%d</span> blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: