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Dalla manipolazione della comunicazione al male istituzionale


Gianluca Magi è uno scrittore nato a Pesaro nel 1970, che si è specializzato nello studio delle filosofie orientali e della storia delle religioni. Ha insegnato Storia delle religioni in Cina e Storia della filosofia all’Università di Urbino (https://it.wikipedia.org/wiki/Gianluca_Magi).
Joseph Goebbels è stato un giornalista tedesco e il ministro della Propaganda del Partito Nazionalsocialista dei Lavoratori di Hitler, e si è suicidato il primo maggio 1945, poco dopo Hitler, all’interno del bunker di Berlino (https://it.wikipedia.org/wiki/Joseph_Goebbels).

Questo saggio molto originale ha richiesto ben dieci anni lavoro, per sintetizzare in maniera magistrale le oltre trentamila pagine dei diari di Goebbels (dal 1923 al 1945), e le vaste pubblicazioni internazionali relative alla sua figura politica. E veniamo subito al cuore della questione: la volontà di potenza e l’arte dell’inganno sono due i mestieri maschili più antichi del mondo. Però la gestione della manipolazione della comunicazione è una questione molto recente. Goebbels confessò al giornalista americano Karl von Wiegand di ispirarsi al famoso pubblicitario Edward L. Bernays (nipote di Sigmund Freud). Questi due personaggi furono i primi due spin doctor della storia, cioè i primi grandi esperti di comunicazione che lavorarono al servizio di uomini politici di primo piano (https://www.agoravox.it/Bernays-le-pubbliche-relazioni-e.html).

Un manipolatore della comunicazione agisce sulle emozioni proponendo una qualsiasi idea o ideologia come una questione di fede. I contenuti realistici sono molto ridotti o assenti, e si lavora sulle immagini mentali primarie, molto vicine agli archetipi culturali della popolazione di riferimento (la famiglia, le radici territoriali della patria, gli antenati, eccetera). Il pensiero critico deve essere evitato e ostacolato con il silenzio forzato. In un certo senso fare propaganda è una cosa relativamente facile, che si basa sul narcisismo individuale e sociale (nazionalismo). In realtà “è molto più facile ingannare la gente, che convincerla di essere stata ingannata” (Mark Twain).

In ogni persona esiste una pulsione sociale più o meno gregaria, e “la maggior parte della gente è terribilmente a disagio a meno che non segua la stessa linea dei propri simili” (p. 90). L’angoscia umana di sentirsi esclusi è probabilmente la paura più perturbante dopo quella della morte. Del resto un proverbio arabo afferma che “La vittoria si ottiene non contando quanti ne hai uccisi, ma quanti ne hai spaventati” (p. 148). In estrema sintesi il cuore della propaganda si può sintetizzare con queste parole di Erich Fromm: “Un’illusione condivisa da tutti diventa realtà” (p. 151).

Le parole che rappresentano meglio gli undici principi tattici di Goebbels sono le seguenti: semplificazione (creare un solo nemico), deresponsabilizzazione, verosimiglianza, orchestrazione, esagerazione, travisamento, distrazione, trasposizione, contropropaganda, silenziamento, ripetizione, unanimità (apparente), inondazione, celebrazione dell’autorità e creazione di una realtà pilotata attraverso l’infodemia da sovraccarico di notizie vere, dubbie e false.

Comunque l’esempio più rappresentativo della propaganda nazista fu quello che fece scatenare la Seconda Guerra Mondiale. “Per incolpare la Polonia dello scoppio delle ostilità, la dirigenza nazista fa inscenare dalle SS un falso attacco polacco alle linee difensive tedesche… per tutta la durata delle operazioni belliche la campagna propagandistica non farà mai pronunciare ai quotidiani tedeschi l’espressione “guerra alla Polonia”, bensì “risposta al fuoco polacco” (la Polonia viene occupata in poco più di un mese). Per Goebbels la semplicità di stampo popolare era fondamentale, l’intuito era molto importante e la sintesi era più potente dell’analisi (p. 120).

Invece una forma di propaganda molto utilizzata ai giorni nostri è quella basata sulla verosimiglianza scientifica e sulla manipolazione dei dati statistici, che “consiste nel far credere che questi dati supportino una certa verità o interpretazione della verità quando invece la verità è un’altra, oppure ci sono altre dieci interpretazioni legittime alla luce di quegli stessi dati” (p. 166). Ogni realtà umana è soggetta a numerose interpretazioni e la vera scienza si crea con il confronto trasparente e leale tra i vari punti di vista. Purtroppo questa cosa non sta accadendo a livello mediatico e politico quando si parla dei vari fenomeni legati all’attuale emergenza sanitaria.

Oggi il potere della propaganda si riflette nelle grandi manipolazioni finanziarie, mediatiche e accademiche. Da moltissimi anni la propaganda pubblicitaria e politica ha condizionato i nostri modelli comportamentali, trasformando i cittadini in consumatori passivi, nei piccoli ingranaggi di un vasto sistema commerciale. Ogni lavoratore dipendente dipende dagli ordini di una persona collocata in un livello gerarchico superiore. Chi è al livello inferiore in molti casi non conosce gli scopi reali di quello che esegue. A volte li può intuire, ma fa finta di non sentire e di non vedere (e si tappa la bocca). Ogni lavoratore indipendente è costretto a seguire le leggi economiche di un mercato avariato e pilotato a livello finanziario e a livello politico (nazionale e internazionale).

Naturalmente gli innumerevoli condizionamenti finanziari e commerciali riguardano anche il mondo sanitario: “La globalizzazione dell’intelligence sul consumatore [anche farmacologico] richiede una combinazione di fortuna, furbizia e forza bruta” (William Davies, L’industria della felicità. Come la politica e le grandi imprese ci vendono il benessere, p. 178). I capi delle grandi multinazionali conoscono benissimo la legge delle Finestre di Overton, con le sei tappe di comunicazione e di persuasione che permettono di “introdurre idee e fatti sociali non ancora accettati dalla società” (p. 102). L’ingegneria sociale è l’apice della nuova burocrazia. Le cose prima impensabili diventano radicali, poi accettabili, poi ragionevoli, poi diffuse, infine legalizzate.

Oggi ci stanno addestrando come si addestrano i cani. Il vero scopo progettuale del coprifuoco è quello di renderci dipendenti dalle certificazioni burocratiche statali e dalle varie autorizzazioni. La coerenza comportamentale e le verità scientifiche sono le ultime cose che interessano a chi gestisce le leve del potere. L’obbedienza totalmente acritica è il necessario preludio al nuovo regime di libertà limitata, condizionata e vigilata. Ai politici che hanno svenduto i diritti fondamentali dei cittadini ricordo queste parole di Abraham Lincoln: “Potete ingannare tutti per qualche tempo e qualcuno per sempre, ma non potete ingannare tutti per sempre”. 

Possiamo ancora difendere la Libertà insieme ai veri avvocati e ai veri magistrati. “L’educazione predispone alla libertà. La libertà, come tutte le cose umane, funziona validamente solo in un contesto di abitudini acquisite” (p. 12). Il coprifuoco serve a eliminare l’abitudine più indigesta ai potenti. Nei secoli scorsi in molti paesi i servi della gleba e i lavoratori agricoli, fissi o stagionali, dopo aver lavorato, venivano rinchiusi all’interno delle case coloniche, dal tramonto fino all’alba.

Comunque Gianluca Magi riesce ad attualizzare lo studio della propaganda, creando un piccolo manuale molto chiaro, fluido e snello, che può garantire una buona predisposizione all’autodifesa psicologica (vengono citati molti film e le principali ricerche della psicologia sociale che esemplificano come agiscono gli undici principi della manipolazione più o meno oscura).

Infine dedico quattro righe ai capi della propaganda dei nostri giorni: voi volete fare in modo che esistano solo le vostre parole. Così noi non possiamo usare le nostre parole per descrivere quello che sentiamo e quello che vediamo. Qualcuno ci vuole come clienti addomesticati e vaccinati dalla culla alla tomba. Qualcuno è nato libero e vuole morire libero. Chi vivrà vedrà, chi vincerà.
 
Gianluca Magi è stato tradotto nelle principali lingue di tutto il mondo. Per avere una panoramica delle sue pubblicazioni vi lascio questo link: www.ibs.it/libri/autori/gianluca-magi (Rizzoli, Einaudi, Sperling, eccetera). Per ascoltare due interviste molto approfondite sul suo ultimo libro: https://www.byoblu.com/2021/04/07/goebbels-e-le-11-tattiche-di-manipolazione-oscura-spiegati-da-gianluca-magi; https://www.fcom.it/tag/gianluca-magi (con Beatrice Silenzi). Per altri approfondimenti: https://www.youtube.com/watch?v=D4RyWpl95ik, http://incognita.online; https://giocodelleroe.wordpress.com. Per trovare alcuni riferimenti a due delle più importanti ricerche psicosociali citate nel libro: https://www.agoravox.it/La-nazione-delle-piante-e-le.html (naturalmente in fondo al breve saggio di Magi troverete una bibliografia molto approfondita).

Nota spirituale – “In futuro, elimineremo l’anima con la medicina. Con il pretesto di un ‘punto di vista scientifico’, ci sarà un vaccino con il quale il corpo umano verrà trattato il prima possibile direttamente alla nascita, in modo che l’essere umano non può sviluppare il pieno pensiero dell’esistenza, dell’anima e dello Spirito.” (Rudolf Steiner). In realtà le anime si annullano in prima battuta con il pensiero unico: https://www.youtube.com/watch?v=DS9pIqRhuR0 (Giulietto Chiesa, dicembre 2019, morto il 26 aprile 2020, in modo poco sospetto, in una data molto sospetta; https://www.youtube.com/watch?v=jo70OwJ9IwQ). Per fortuna l’esistenza è un fenomeno strano e “la consapevolezza cresce di più perdendo un’illusione che ritrovando una verità” (p. 116). Quando i decreti leggi vanno contro i diritti umani inizia la prima resistenza civile: https://rumble.com/vfw26n-aprite-tutti.html (Rosanna Spatari, la barista attivista di Chivasso).

Nota storica – Su circa cinquantamila direttive inviate da Goebbels alla stampa, il 25 per cento erano istruzioni di silenziamento tramite la censura o una distrazione: “Nel 1935, mentre la persecuzione antisemita scandalizzava l’opinione straniera, Goebbels lanciò sulla stampa tedesca e internazionale una campagna contro la persecuzione inglese dei cattolici irlandesi e contro la loro crudeltà in India” (p. 157).

Nota personale – Per capire meglio un fatto fondamentale della Seconda Guerra Mondiale, vi lascio un link a un documentario lampo di sette minuti sulla morte poco documentata di Mussolini, https://www.youtube.com/watch?v=W_EfnL6-GCM. Poi vi lascio un secondo link, con un altro video con diverse testimonianze: https://www.youtube.com/watch?v=Su9maP5exRM (autore: http://www.larchivio.com/xoom/enzocicchino.htm). E una domanda sorge spontanea: che fine hanno fatto i discendenti delle grandi famiglie industriali che hanno finanziato, che anno assecondato, e che hanno guadagnato con le due principali dittature europee?
Nota aforistica – “Il potere corrompe e il potere assoluto corrompe in modo assoluto. Gli uomini di potere sono quasi sempre malvagi” (Lord Acton); “Tutto per noi e niente agli altri” (il motto dei padroni del mondo secondo Adam Smith); “La propaganda è un’arte, non importa se questa racconti la verità” (Goebbels); “Noi governiamo con l’amore, non con la baionetta” (Goebbels); Ripetete una menzogna mille volte e diventerà una verità (attribuita a Goebbels); “Tutto ciò che è accaduto, dunque può accadere di nuovo” (Primo Levi, internato ebreo e scrittore italiano).

Nota tombale – Di solito, chi non viene ingannato, e ha potere mediatico, viene eliminato (con la censura o la morte): https://vcomevittoria.it/covid-19-il-killer-dei-capi-africani (Dr. Leopoldo Salmaso). Comunque consiglio un breve corso di autodifesa dalla propaganda (36 minuti): https://www.luogocomune.net/27-media/5748-piccolo-corso-di-autodifesa-dalla-propaganda (Riccardo Pizzirani, http://www.911truth.it). Infine consiglio una serie di articoli molto interessanti sui probabili scenari futuri: http://www.lintellettualedissidente.it/author/federico-nicola-pecchini.

Gianluca Magi, Goebbels. 11 tattiche di manipolazione oscura, Prefazione di Jean-Paul Fitoussi, Piano B, 2021: https://amzn.to/3umkWUn

[Originariamente pubblicato su “AgoraVox”: https://bit.ly/3dQqGAm]

Propaganda! Il triangolo velenoso


La capacità di Goebbels d’identificare i meccanismi di suggestione della mente umana, di creare efficaci tattiche di manipolazione per dare al regime l’idea di coesione popolare, è tale che nella Germania nazista i cittadini diventeranno parte di un progetto politico patologico, e si sentiranno portatori di verità universali.
Questo machiavellico genio del male, dalle ambizioni sfrenate, dalla sconfinata e morbosa vanità, dal sarcasmo violento e odioso che non risparmiava nessuno, dallo charme che nascondeva perfidia velenosa, dall’insolenza che oggi ha tanto appeal sull’elettore incerto, dall’intelligenza malvagia quanto fertile, che non lascia mai nulla al caso, è uno dei primi strateghi della comunicazione e delle pubbliche relazioni della storia, in compagnia dell’altrettanto cinico e spregiudicato Edward L. Bernays, uno dei padri statunitensi della scienza moderna della persuasione di massa, assolutamente convinto che qualsiasi idea possa essere “venduta” alle masse, purché ben confezionata e inserita in messaggi ripetuti centinaia di volte.

Il dottor Goebbels è un grande ammiratore del lavoro di Bernays, il quale negli Stati Uniti è già da più parti considerato un Goebbels americano, un avvelenatore professionale della coscienza pubblica, le cui tecniche propagandistiche sono paragonate a quelle dei nazisti.

Karl von Wiegand, corrispondente statunitense dei quotidiani del gruppo Hearst e analista della politica europea, nel settembre 1933 incontra Goebbels che gli mostra la sua biblioteca di propaganda, la migliore mai vista.
Goebbels dice a Wiegand di essere stato ispirato da Bernays, e che stava utilizzando il suo libro del 1932 Crystallizing Public Opinion come base per la sua campagna deliberata e pianificata di distruzione degli ebrei in Germania, avviata il 1° aprile […]

Piccola parentesi sulla portata delle tecniche di persuasione di massa e dell’ingegneria del consenso di Edward L. Bernays – personaggio che rincontreremo nel Principio tattico III, Volgarizzazione.
Saranno sufficienti due rapidi esempi per comprendere le modalità di condizionamento dell’opinione pubblica messe in pratica da Bernays.

Il suo primo importante incarico lo riceve dagli Stati Uniti: si tratta di convincere – anche obtorto collo – il popolo americano, isolazionista e recalcitrante, a un coinvolgimento diretto nella Prima guerra mondiale. Assieme al Creel Committee, un gigantesco laboratorio della moderna propaganda bellica, Bernays sfrutta tutti i media allora disponibili, tra i quali i poster, il più noto dei quali raffigura lo Zio Sam con il dito puntato: «I want you for US Army». Propala pseudoeventi, cioè produzioni mediali per catturare e dirigere l’attenzione dei media – quando non vere e proprie menzogne infamanti antigermaniche, anche cinematografiche – che accusano i soldati tedeschi di deliranti efferatezze. Diffonde una vera e propria isteria collettiva assetata di vendetta, che pretende di «rendere il mondo sicuro per la democrazia grazie agli USA».Bernays riesce perfettamente nell’intento: il 6 aprile 1917 vede l’ingresso USA nella Prima guerra mondiale.

Alcuni anni dopo, per aumentare i profitti del suo cliente “American Tobacco Company”, s’impegna nella clamorosa impresa di convincere le donne a fumare anche in pubblico, allora vietato nonostante l’emancipazione femminile fosse già in atto.
A New York, per la tradizionale parata di Pasqua delle suffragette, organizza la “Fiaccolata della Brigata della Libertà”: a un segnale convenuto le donne estraggono il pacchetto di sigarette nascosto e iniziano a fumare, come accattivante simbolo di liberazione femminile.
Ne deriva una pubblicità clamorosa: le vendite di sigarette si triplicano e da allora le donne si sentono tranquille nel riempire di fumo i loro polmoni in pubblico, al pari degli uomini.

Bernays ha sempre preteso di svolgere un servizio morale per l’umanità. Nel suo libro Propaganda descrive il pubblico come un «gregge che ha bisogno di venir guidato» specie in un regime democratico:
«La manipolazione scientifica dell’opinione pubblica è necessaria per superare il caos e il conflitto».

Qui chiudiamo la parentesi Bernays e apriamo quella Ivy Lee. In un prossimo articolo.

– estratto da: Gianluca Magi, Goebbels. 11 tattiche di manipolazione oscura, Prefazione di Jean-Paul Fitoussi, Piano B, 2021, pp. 40-42: : https://bit.ly/3x8tgtp

Il libro – nonostante la censura prima e il silenziamento dei mass media dopo – è uno dei saggi più venduti in Italia in questi mesi, al 1° posto Bestseller ibs “Psicologia”:
3 ristampe in meno di 3 mesi grazie al tam-tam dei Lettori.
Una risposta chiara e forte a chi ha deciso che questo libro non dovete leggerlo. Una riprova che la Libertà pulsa nel cuore di tutti noi.
Conoscere è difendersi ed evolversi.



Manipolazione, censura, autocensura e propaganda


Conversazione con Gianluca Magi attorno al libro di Gianluca Magi, Goebbels. 11 tattiche di manipolazione oscura, Prefazione di Jean-Paul FItoussi, Piano B, 2021: https://cutt.ly/RxGCEvG
Libro prima censurato e poi silenziato dai media mainstream.
Buona visione!
www.incognita.online

Goebbels e l’arte oscura della manipolazione


> Intervista rilasciata da Gianluca Magi a Ionoblog: https://bit.ly/3rOPxsP

Nel 1932, mentre la Repubblica di Weimar si preparava a un appuntamento elettorale cruciale, i seguaci di Hitler avevano già chiara una precisa scala di priorità. Joseph Goebbels annotava: «La propaganda dovrà svolgere la maggior parte del lavoro. Dobbiamo elaborare una tecnica perfetta sin nei minimi particolari». Risultato: i nazisti conquistarono 230 seggi e diventarono la prima forza politica nel Reichstag. Dentro una fatale miscela di fattori esplosivi, la «tecnica perfetta» aveva funzionato, e non per caso negli anni successivi sarebbe diventata regime, al pari della formula politica che sosteneva e di cui affilava le armi, adattava gli slogan, giustificava le nefandezze. In un gorgo di menzogna e violenza combinate per mobilitare l’immaginario e le energie di una nazione, col tragico successo che conosciamo.

Un successo scientifico, frutto di un laboratorio sofisticato e decisamente variegato. Perché Goebbels sapeva che le baionette non bastano, e talora non servono. Come aveva insegnato Le Bon, «i veri sconvolgimenti non sono quelli che ci empiono di stupore per la loro vastità e violenza: i soli cambiamenti importanti avvengono nelle opinioni, nei concetti, nelle credenze». Il che suggeriva di guardare verso il mondo libero, ad esempio verso le sottili forme di militarizzazione del pensiero elaborate nella democratica America. Dove non a caso, qualche anno prima, la stessa parola – propaganda – aveva dato il titolo a un celebre saggio di Edward Louis Bernays, che parlava di quanto fosse necessaria (e buona e giusta) la «manipolazione dell’opinione pubblica in democrazia». Cosa che del resto l’autore aveva saggiato al fianco dell’amministrazione Wilson, allorché si era trattato di convincere la nazione ad entrare nel primo conflitto mondiale. Di quella già robusta tradizione – fatta di disprezzo delle masse popolari e di cinismo elitario – i Diari del ministro della propaganda nazista raccolgono gli esiti. Offrendo un’impressionante testimonianza della trasversalità strategica di quelle tecniche manipolatorie che copiosamente il Novecento avrebbe usato per i fini più diversi, e nei più diversi contesti politici.

Per questo Gianluca Magi ha deciso di riaprire quelle pagine. Nella consapevolezza di poterci ritrovare non una mera testimonianza archeologica, ma la chiave di un meccanismo universale da cui difendersi. E da qui nasce il suo ultimo volume, Goebbels. 11 tattiche di manipolazione oscura, edito da PianoB con prefazione di Jean-Paul Fitoussi. Un volume prezioso, scritto da uno studioso di lungo corso – storico delle idee e delle religioni, filosofo, orientalista – che vanta una carriera costellata di successi editoriali e sperimentazioni audaci (non ultimo il laboratorio transdisciplinare Incognita, diretto con Franco Battiato) e che conduce il lettore con rara profondità attraverso i dispositivi di condizionamento del potere.

Un manuale di autodifesa, insomma, quantomai necessario. Che il grande circuito di promozione editoriale – avviluppato su contenuti rigidamente standardizzati – ha fin da subito espulso dalle proprie vetrine. Forse a riprova del fatto che la bolla del mainstream non ammette di mettersi in discussione dal proprio interno. E che criticare i presìdi della chirurgia mediatica colpisce meccaniche vaste. Quando Magi ha accettato di conversare con noi è stato inevitabile partire proprio da qui.

Lei ha un curriculum di tutto rispetto. È stato per tanti anni professore universitario a Urbino, per poi dimettersi. Ha pubblicato per editori come Rizzoli, Einaudi, Bompiani, Sperling&Kupfer. Ora ha scritto un libro brillante, documentato e molto più originale di certi pamphlet che invadono le librerie. Oltretutto su un argomento di estrema attualità. Com’è possibile che il manoscritto sia stato rifiutato dalle maggiori case editrici? E che poi la sua pubblicazione sia stata praticamente ignorata?

Se è noto che dopo la disfatta, la silenziosa diaspora nazista insegnò le arti della persecuzione e della tortura ai militari ed ai politici di una dozzina di paesi affacciati sul Mediterraneo, sull’Atlantico e sul Pacifico, ignoto è il fatto che le tattiche di manipolazione di Goebbels vengono a taglio dei media brain trust e delle dinamiche propagandistiche su cui si fondano in ampia parte l’informazione e la produzione culturale attuale. Su questo aspetto mancavano studi scientifici seri e documentati. Il mio libro ha cercato di sopperire a tale lacuna.

Bene, dunque.

Sì. Anzi, male. Perché a maggio del 2020 cominciano le disavventure per questo libro, nel momento in cui lo presentai a numerosi editori. Premetto, per chi non conosce il mio lavoro, che alcuni miei libri sono stati tradotti in 33 Paesi e non ho mai incontrato grandi ostacoli per pubblicare un mio lavoro in oltre venticinque anni di carriera. Questo libro invece si è trovato davanti a tutte le porte sbarrate. Rifiutato con risposte evasive o di circostanza. Nei casi in cui è stata palesata la vera ragione del rifiuto, la risposta dei direttori editoriali è stata questa: «Pubblicare questo libro è potenzialmente pericoloso sia per la nostra carriera che per i suoi contenuti». Morale: il libro è rimasto in questa vile censura preventiva sino a dicembre, allorché Piano B, casa editrice piccola ma coraggiosa e fuori dal coro, è stata entusiasta di pubblicarlo. Dunque, onore a Piano B edizioni! Ma l’accanimento contro questo libro è lontano dall’essersi concluso. Ad oggi è ignorato, o più tecnicamente, “silenziato” dai media nazionali mainstream. Il fatto tragico – non solo per me ma emblematico per tutti – è che la mia denuncia di questo osceno modus operandi, trova persone che non ci credono. Ritengono che ciò non sia possibile. Rifiutano questa verità, per la sua enormità. È molto significativo questo comportamento mentale. Un buco in questa rete del silenziamento è stato fatto in questi giorni da un brillante articolo a firma di Roberto Onofrio, caporedattore centrale del Secolo XIX. Mi auguro che altri media seguano il suo esempio e immettano questo libro nel circuito di discussione e riflessione della collettività.

Alla rete di silenziamento, poi, non si sottraggono neppure i social network. Ciò è reso possibile dalla condivisione costante dei dati tra Facebook e Amazon. Nel mio caso specifico, Amazon ad oggi – per i casi di cui sono a conoscenza – ha rifiutato o ha rimosso una ventina di recensioni di lettori che negli ultimi mesi hanno commentato i miei post Facebook o hanno interagito con me via Messenger. Questo, al di là del mio libro, lumeggia una forma di controllo e sorveglianza ad un grado di pervasività senza precedenti nella storia umana, neppure nei suoi periodi più bui.

Insomma, le ragioni che rendono importante il suo lavoro sono esattamente quelle che hanno portato alla sua censura.

Sì. Inevitabilmente, come congetturavo sin dall’inizio, il mio libro si è trovato vittima del sistema di cui descrive i modi e il funzionamento. Ma non pensavo che potesse essere ritenuto libro non gradito o scomodo sino a questo livello d’intensità. Last but not least, parallelamente la mia pagina Facebook “Gianluca Magi – Incognita” è stata ripetutamente segnalata da parte di fanatici. Queste ignobili segnalazioni anonime – tipiche di chi è privo di ossatura morale – comportano il rifiuto reiterato di Facebook di poter mettere in evidenza la maggior parte dei miei post. Ecco un’altra forma di Silenziamento, IX principio tattico di manipolazione oscura. E qui si aprirebbe la lunga parentesi sul sistema di delazione fanatica all’interno di questo modello totalitario mascherato da prevenzione sanitaria…

Del resto siamo abituati ad associare la censura e la propaganda a contesti totalitari, e certamente quei contesti si alimentano di propaganda. Ma – e lei giustamente lo sottolinea – teorici come Bernays ci insegnano che questa categoria si sposa pericolosamente anche a sistemi democratici…

… e non dimentichiamo Ivy Lee, pioniere americano delle public relations, il quale fu assoldato nel 1934 da Goebbels, attraverso una nota azienda nazista, la IG Farben Industrie Deutschland, grazie all’esorbitante parcella annuale di 30.000 dollari. Che all’epoca era una vera fortuna. Questo il triangolo velenoso: Joseph Goebbels, Edward Bernays (da più parti considerato un Goebbels americano, pronipote di Freud e avvelenatore professionale della coscienza pubblica) e Ivy Lee, ribattezzato dai critici «Veleno Ivy» ovvero colui che mistifica la realtà. Ne do conto ampiamente nel mio libro: nell’Atto II, Scena II del capitolo Nella mente del diavolo zoppo (una caccia psicologica per decifrare Goebbels e per comprendere la psicopatologia del potere), e nel Principio tattico III, Volgarizzazione, dove osservo come la propaganda e la distorsione cognitiva della realtà delle persone si declinino oggi all’interno dei sistemi democratici.

Oggi mi pare di poter dire che la propaganda è ovunque. Il vero paradigma della contemporaneità.Tutto è ricondotto alla logica di uno spot pubblicitario. Le opinioni sono preconfezionate anche quando si duplicano in campi apparentemente opposti: destra e sinistra, buoni e cattivi… è l’infantile terreno comune di ogni dibattito. E lo spettacolino dei media mainstream che si autoaccreditano come fonti affidabili – nonostante le ripetute falle informative e la parzialità palese del loro setting – risponde alla meccanica della propaganda, e lei lo mostra bene…

… Giudizi ed etichette: in tal modo siamo stati persuasi e incoraggiati a ragionare dal teatrino dei media mainstream che si autoaccreditano come fonti attendibili. La visuale che ci si para ai sensi e la dialettica riflessiva sono state conchiuse all’interno di un recinto costruito ad hoc da questo teatrino. L’inondazione mediatica sottrae il tempo alla riflessione. Il diluvio costante di dati e moniti proibisce il ragionamento. Chi tenta di uscire da questo teatrino rischia di incespicare nell’ingenuità di auto-etichettarsi nei termini della narrazione dominante, nel doversi giustificare quando mette in campo il dissenso che è condannato a monte da giudizi ed etichette. È un universo concentrazionario dal quale difficilmente si riesce a sottrarsi o si esce incolumi. Pensare implica energia e tempo. Giudicare ed applicare etichette, no. L’assenza di tempo per riflettere è la nemica giurata della ragione. Entriamo così in quella che chiamo “l’era del caos” dove si è eterodiretti e si obbedisce a capo chino.

LA SECONDA PARTE DELL’INTERVISTA SEGUIRÀ IN UN PROSSIMO ARTICOLO.

Gianluca Magi, Goebbels. 11 tattiche di manipolazione oscura, Prefazione di Jean-Paul FItoussi, Piano B, 2021.
< Il libro prima censurato e ora silenziato dai media mainstream >
Conoscere è difendersi.


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