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Propaganda! Il triangolo velenoso


La capacità di Goebbels d’identificare i meccanismi di suggestione della mente umana, di creare efficaci tattiche di manipolazione per dare al regime l’idea di coesione popolare, è tale che nella Germania nazista i cittadini diventeranno parte di un progetto politico patologico, e si sentiranno portatori di verità universali.
Questo machiavellico genio del male, dalle ambizioni sfrenate, dalla sconfinata e morbosa vanità, dal sarcasmo violento e odioso che non risparmiava nessuno, dallo charme che nascondeva perfidia velenosa, dall’insolenza che oggi ha tanto appeal sull’elettore incerto, dall’intelligenza malvagia quanto fertile, che non lascia mai nulla al caso, è uno dei primi strateghi della comunicazione e delle pubbliche relazioni della storia, in compagnia dell’altrettanto cinico e spregiudicato Edward L. Bernays, uno dei padri statunitensi della scienza moderna della persuasione di massa, assolutamente convinto che qualsiasi idea possa essere “venduta” alle masse, purché ben confezionata e inserita in messaggi ripetuti centinaia di volte.

Il dottor Goebbels è un grande ammiratore del lavoro di Bernays, il quale negli Stati Uniti è già da più parti considerato un Goebbels americano, un avvelenatore professionale della coscienza pubblica, le cui tecniche propagandistiche sono paragonate a quelle dei nazisti.

Karl von Wiegand, corrispondente statunitense dei quotidiani del gruppo Hearst e analista della politica europea, nel settembre 1933 incontra Goebbels che gli mostra la sua biblioteca di propaganda, la migliore mai vista.
Goebbels dice a Wiegand di essere stato ispirato da Bernays, e che stava utilizzando il suo libro del 1932 Crystallizing Public Opinion come base per la sua campagna deliberata e pianificata di distruzione degli ebrei in Germania, avviata il 1° aprile […]

Piccola parentesi sulla portata delle tecniche di persuasione di massa e dell’ingegneria del consenso di Edward L. Bernays – personaggio che rincontreremo nel Principio tattico III, Volgarizzazione.
Saranno sufficienti due rapidi esempi per comprendere le modalità di condizionamento dell’opinione pubblica messe in pratica da Bernays.

Il suo primo importante incarico lo riceve dagli Stati Uniti: si tratta di convincere – anche obtorto collo – il popolo americano, isolazionista e recalcitrante, a un coinvolgimento diretto nella Prima guerra mondiale. Assieme al Creel Committee, un gigantesco laboratorio della moderna propaganda bellica, Bernays sfrutta tutti i media allora disponibili, tra i quali i poster, il più noto dei quali raffigura lo Zio Sam con il dito puntato: «I want you for US Army». Propala pseudoeventi, cioè produzioni mediali per catturare e dirigere l’attenzione dei media – quando non vere e proprie menzogne infamanti antigermaniche, anche cinematografiche – che accusano i soldati tedeschi di deliranti efferatezze. Diffonde una vera e propria isteria collettiva assetata di vendetta, che pretende di «rendere il mondo sicuro per la democrazia grazie agli USA».Bernays riesce perfettamente nell’intento: il 6 aprile 1917 vede l’ingresso USA nella Prima guerra mondiale.

Alcuni anni dopo, per aumentare i profitti del suo cliente “American Tobacco Company”, s’impegna nella clamorosa impresa di convincere le donne a fumare anche in pubblico, allora vietato nonostante l’emancipazione femminile fosse già in atto.
A New York, per la tradizionale parata di Pasqua delle suffragette, organizza la “Fiaccolata della Brigata della Libertà”: a un segnale convenuto le donne estraggono il pacchetto di sigarette nascosto e iniziano a fumare, come accattivante simbolo di liberazione femminile.
Ne deriva una pubblicità clamorosa: le vendite di sigarette si triplicano e da allora le donne si sentono tranquille nel riempire di fumo i loro polmoni in pubblico, al pari degli uomini.

Bernays ha sempre preteso di svolgere un servizio morale per l’umanità. Nel suo libro Propaganda descrive il pubblico come un «gregge che ha bisogno di venir guidato» specie in un regime democratico:
«La manipolazione scientifica dell’opinione pubblica è necessaria per superare il caos e il conflitto».

Qui chiudiamo la parentesi Bernays e apriamo quella Ivy Lee. In un prossimo articolo.

– estratto da: Gianluca Magi, Goebbels. 11 tattiche di manipolazione oscura, Prefazione di Jean-Paul Fitoussi, Piano B, 2021, pp. 40-42: : https://bit.ly/3x8tgtp

Il libro – nonostante la censura prima e il silenziamento dei mass media dopo – è uno dei saggi più venduti in Italia in questi mesi, al 1° posto Bestseller ibs “Psicologia”:
3 ristampe in meno di 3 mesi grazie al tam-tam dei Lettori.
Una risposta chiara e forte a chi ha deciso che questo libro non dovete leggerlo. Una riprova che la Libertà pulsa nel cuore di tutti noi.
Conoscere è difendersi ed evolversi.



11 tattiche di manipolazione oscura


Il libro di Gianluca Magi è un testo prezioso. È costruito in modo pulito, essenziale. E proprio questa capacità di condensare (distillare, scrive l’autore) un contenuto possente e poderoso in un volume agile e sferzante è un grande punto di forza.

Il punto di partenza è Goebbels, naturalmente. Il braccio destro di Hitler, vero autore della costruzione del consenso (enigma del consenso, lo definì Ian Kershaw) al nazismo e al suo leader.

Magi scava nel mare di scritti di e su Goebbels e ne torna in superficie con 11 principi, formule, tattiche. Che spiega, dopo una prima parte del testo dedicata alla biografia del Ministro della propaganda e al suo ruolo nelle vicende tedesche dalla metà degli anni Venti alla fine della seconda guerra mondiale, con uno schema ripetuto, cadenzato.

Il principio viene introdotto, in ogni capitolo, con citazioni da Goebbels stesso. Viene poi spiegato nella pratica del regime, ma soprattutto se ne individua la applicazione, mutatis mutandis, nelle nostre democrazie (in crisi).

Capitolo dopo capitolo il parallelo si fa sempre più calzante, pressante, soffocante verrebbe da dire. Alla spiegazione segue, in ogni capitolo, un esperimento di psicologia sociale (alcuni molto noti, altri meno) in cui appare in filigrana la dinamica che i meccanismi di manipolazione sfruttano a vantaggio del potere (politico o economico). A conclusione, di nuovo di ogni capitolo, un elenco di consigli cinematografici.

La sensazione è di essere avvolti in una rete. Presi singolarmente, i diversi aspetti descritti in questo libro sono certo inquietanti, ma affrontabili.

La magia di Magi (pessimo gioco di parole, ma di questo si tratta) è la combinazione di questi elementi in una unica trama narrativa e argomentativa.

E tuttavia ciò che prima facie si presenta come soffocante, questa tela senza smagliature, è invece liberatorio. Perché costringe a pensare a una via di uscita ancora tutta da scrivere.

Come si esce da un sistema in cui ogni opzione è predeterminata?
Se l’opinione pubblica, invece che vivificata, è cristallizzata e piegata dall’alto da internet e dai social, come è pensabile che emerga un pensiero critico? Nella solitudine? Nell’abbandono degli strumenti tecnologici? Nel tradire il proprio schieramento creando ponti con quello avversario per far saltare la contrapposizione fasulla e strumentale?

La lettura di questo testo lascia con molte domande aperte. Ma non è proprio questo già un passo verso l’uscita dalla manipolazione oscura?

P.S. Un grazie speciale ad Anna Mazzone per il consiglio di lettura.

Gianluca Magi, Goebbels. 11 tattiche di manipolazione oscura, Prefazione di Jean-Paul Fitoussi, Piano B, 2021: https://amzn.to/3umkWUn
È uno dei saggi più venduti in Italia nonostante la censura preventiva iniziale subita e il successivo silenziamento da parte dei mass media nazionali.

Oggetti bizzarri


Secondo il quotidiano la Repubblica nelle manifestazioni di protesta dei lavoratori colpiti duramente dal bloccaggio e che chiedono di lavorare, si annida un pericoloso mostro. È stato fotografato e compare in prima pagina il 7 aprile per la notizia delle proteste.
L’aumento della tensione è provocato da un uomo con le corna.
All’aumento della povertà secondo i dati Istat, il 3 aprile “la Repubblica” ha anche dedicato la prima pagina: ci aspetterebbe il rischio di tensioni sociali, rabbia e malcontento. Così come abbiamo letto fin dalle elementari sui libri di storia.
Ed invece è sufficiente la comparsa di un uomo con le corna per spostar prontamente l’attenzione dalla notizia di una sana condivisione collettiva al piano dello scontro ideologico.
Quali sofisticate strategie ideologiche elabora l’uomo con le corna?
Un uomo con le corna è un uomo con le corna. Un segno, un simbolo? Qual è il significato? E l’origine del significato è attribuita dallo stesso o da altri?

Da alcuni mesi è in atto un Flash mob di mattoni sui profili Twitter e contestualmente sta rimbalzando sul web il manifesto del mattonismo. Dal manifesto, datato 8 marzo 2021, intriso di Romanticismo velleitario e fantasticherie post-newage, leggiamo:
«3.6.2. I mezzi espressivi attraverso i quali il mattonismo trasforma e ribalta le categorie esistenti sono la post-ironia, lo Shitposting e i MeMe, forma d’arte pura e libera, quindi del popolo.
4.2. La realtà imita i MeMe. I MeMe dunque scrivono la realtà».
Tale manifesto, che conta ben 57 punti, non è scritto secondo l’originaria scatologia stilistica (Shitexting), benché dichiarata come mezzo espressivo scelto. 
È colmo di figure retoriche atte a convogliare un variegato complesso ideologico gregario.
Si tratta della fase di diffusione per indurre questo meccanismo: individuato un meme qualsiasi – ad esempio l’uomo con le corna – si può attribuire al gesto espressivo un’argomentazione ideologica, una fede politica di Alt-right, l’ignoranza e la violenza. 

Per interpretare le proteste, al quotidiano la Repubblica servono solo slogan e concetti vuoti. Una guerra mediatica che è essa stessa, in ultima analisi, Shitposting totalitario contro Shitposting ideologizzato. Il primo principio tattico di “Semplificazione e nemico unico” elaborato da Goebbels viene così applicato ad una modalità espressiva dalla quale si vorrebbero far derivare tutti i mali.

Il fenomeno del “Caccapostaggio” si è diffuso nella sua forma primigenia come tentativo di sfuggire all’espressione di se stessi, al giudizio e alla valutazione degli altri. Una reazione patogena assimilata dal contesto per annichilire il processo di individuazione, per sabotare il principio interiore, per privare del diritto ad argomentare correttamente un discorso di senso compiuto.
In termini psicoanalitici freudiani: è una fissazione espulsiva, ossia un’eccessiva gratificazione libidica del sadismo anale. Disordine, distruttività e tendenza alla manipolazione.
Come potrebbero d’altronde i meme e lo shitposting, recenti frontiere del marketing, essere persuasivi su TiK Tok?

Ciò che si vorrebbe attribuire all’espressione dell’individuo attraverso l’etichetta, altro non è che il tentativo psicopatico – scissione interna ed esterna – di relegarla in un orizzonte da minus habens. L’individuo non deve aver accesso all’arte della persuasione, al dialogo argomentato come pratica sociale; deve solo soccombere al potere ammaliante della parola (e del meme) e all’autocensura.
In special modo è temuta la figura retorica dell’ironia, che in questo modo perde spontaneità.
Anche qui più principi tattici di manipolazione combinati ci vengono in soccorso. Con il IV principio tattico “Orchestrazione” si sfrutta l’immagine-etichetta che col passare del tempo si consolida e si presenta come reale, seppur nata da supposizioni, impressioni, apparenze, menzogne. Con il III principio tattico “Volgarizzazione” si priva il pensiero di una struttura concettuale, della sua capacità di creare metafore per sostituire l’emotività alla logica e all’argomentazione.

Fonti:
Gianluca Magi, Goebbels.11 tattiche di manipolazione oscura, prefazione di Jean-Paul Fitoussi, Piano B, 2021: https://amzn.to/3umkWUn
Wilfred Bion, Trasformazioni. il passaggio dall’apprendimento alla crescita, Armando Editore, 2012.

Altre fonti: 
navigazione tra mefitici miasmi, che non consiglio a nessuno. Digitando le parole chiave è possibile accedere facilmente a tutti i riferimenti. Sono lì appositamente per farsi trovare. Ancora per poco, perché la follia è sempre una strada dimenticata.
Wired, Quarz ed altri blog trattano l’argomento a partire dalla definizione del termine “Shitpost” fornita da American Dialect Society, che l’ha nominata parola digitale dell’anno 2017. Peccato però che le definizioni alle parole – come ad esempio per “Fake news” (altra parola da questi eletta per lo stesso anno 2017) – siano colme di contenuti inutili o irrilevanti, con lo scopo di far deragliare dal significato o per provocare reazioni politiche. 
Per “Shitpost” troviamo [ibidem] questa definizione: «Pubblicazione di contenuti inutili o irrilevanti, con lo scopo di far deragliare una conversazione o provocare gli altri».

Goebbels e le 11 tattiche di manipolazione oscura spiegate da Gianluca Magi


Prosegue la nostra riflessione insieme su quanto sta accadendo in questi mesi, alla luce del libro di Gianluca Magi Goebbels. 11 tattiche di manipolazione oscura, Prefazione di Jean-Paul Fitoussi, Piano B, 2021: https://amzn.to/3umkWUn​ .

La morte corre sul fiume


Unica regia dell’attore americano Charles Laughton, “The night of the Hunter” (1955) è una pellicola in B/N tratta dall’omonimo romanzo di Davis Grubb.
Di primo acchito ci addentra nello spaccato dell’America anni ’30, bigotta e tradizionalista, attraverso un sedicente predicatore evangelico, Harry Powell, col vizio di dare la caccia a vedove danarose.
Allo sguardo che si addentra in profondità, il film regala una visuale a 360° sulla natura umana, con molteplici livelli di lettura.

Il falso predicatore (Robert Mitchum) è un uomo disturbato, inquietante. Sulle dita della mano destra porta tatuata la parola LOVE; HATE sulla quella sinistra. Sa recitare molto bene la parte dell’uomo gentile e premuroso; sa esercitare il suo diabolico fascino sulle folle, che lo seguono acclamandolo, e sulle donne che cadono nelle sue trappole. Il suo appeal non è solo tipico dello psicopatico e del narcisista, ma è lo specchio attuale della nostra società disorientata, delle multinazionali che attraverso i media contrabbandano immagini di se stesse e del mondo edulcorate e scintillanti (la famigliola del Mulino bianco, le fattorie con animali che vivono felici, le miracolose medicine che salvano l’umanità dalle malattie), salvo poi coprire con questa propaganda nefandezze di ogni genere perpetrate a danno dell’ecosistema, degli animali e degli esseri umani.

Questa doppiezza che offusca è – per intenderci – la stessa immagine perturbante sulla copertina dell’ultimo libro di Gianluca Magi, con un Goebbels che fa bella mostra di sé vestito a puntino, sorridente – ma è un compiaciuto ghigno sardonico – e con un bel mazzo di fiori in mano.
Cito questa copertina perché la dissonanza cognitiva dell’immagine, tratteggiata come fosse tremula, è dirompente e lumeggia quella doppiezza in cui cadiamo come facili prede.

La vedova Willa (l’attrice Shelly Winters) è l’ultima conquista del falso predicatore: ella cade nella sua mefistofelica ragnatela, lo sposa, cedendo all’umana debolezza, al giudizio dell’opinione altrui o forse cedendo alla convinzione di non potercela fare da sola; ad un certo punto, ma troppo tardi, comprende di essere stata raggirata e paga con la vita il suo ridestarsi alla consapevolezza: Powell la uccide e getta l’automobile col cadavere di Willa nel lago.
L’immagine del cadavere della donna sott’acqua, con i capelli che ondeggiano come alghe, è una scena così potente che sarà citata a più riprese nella storia del cinema.

I figli di Willa sono due bambini, che in virtù del loro essere bambini, vedono la realtà senza filtri e comprendono fin da subito che non possono fidarsi del nuovo patrigno. Fuggono con la bambola di pezza nella quale il padre naturale aveva nascosto un bottino in denaro con la promessa di non rivelarne a nessuno l’esistenza. Per i bimbi mantenere il segreto è un vincolo sacro. La loro fuga notturna su una barchetta lungo il fiume è raccontata in modo splendido dal regista: immagini in B/N fiabesche e oniriche, con una fotografia gotica ed espressionistica che rapisce lo spettatore.
I bambini sono i grandi depositari dell’immaginazione e del sesto senso: con pochissimi condizionamenti, sono in grado di leggere la realtà con franchezza, di allearsi coi minerali, vegetali e animali e di tesoreggiare la forza della verità e del principio interiore.

Ed ecco farsi largo nel film una meravigliosa figura femminile: l’anziana Mrs Rachel Cooper. Ella accoglie i bambini in fuga, non si fa abbindolare dal falso predicatore, lo decifra all’istante: Harry Powell è un essere diabolico.
Mrs Rachel Cooper è una donna che ha sofferto, ma che ha riconquistato una saggezza originaria, il buon fiuto del cane da tartufo e che sa circondarsi solo di chi è in grado di comprenderla, tenendosi distante dalle folle.

Il mistificatore verrà infine smascherato, arrestato, rischiando il linciaggio della folla inferocita, la stessa che lo aveva acclamato poco tempo prima.

Questa fiaba in pellicola, ricca di archetipi, è stata messa in scena in modo mai banale o retorico, intrecciando vari livelli di comprensione e mille sfumature sulla natura umana.
Niente è come sembra. Tutti i personaggi incontrati sono anche l’esatto loro contrario.

Nessuno può restare indifferente alla visione di questo capolavoro del regista Charles Laughton. Che sospinge a confrontarci con la nostra ombra.
L’ombra ci insegue lungo il fiume della vita e continuerà a farci paura sinché non la affronteremo e le daremo riconoscimento.
Il diabolico in noi può così passare la sua ultima “notte da predatore”.

Fonti:
• “La morte corre sul fiume” (1955) regia di Charles Laughton.
• Gianluca Magi, “Goebbels. 11 tattiche di manipolazione oscura”, Prefazione di Jean-Paul Fitoussi, Piano B, 2021: https://amzn.to/3umkWUn

La società della sorveglianza


• A partire dal libro Goebbels. 11 tattiche di manipolazione oscura, Prefazione di Jean-Paul Fitoussi, Piano B, 2021: https://cutt.ly/RxGCEvG​ – libro prima censurato e poi silenziato dai media mainstream – riflettiamo insieme sul significato di quanto sta accadendo in questi mesi, a livello globale.
Sulle strategie di addomesticamento, di controllo sociale, di manipolazione e massificazione ancora oggi in vigore. Gianluca Magi tratteggia un inquietante scenario – la società della sorveglianza – mostrando come ancora in questi mesi la massa sia condizionata, addomesticata e strumentalizzata, mentre la consapevolezza ed il tentativo di osservare criticamente la nostra realtà dovrebbero essere i punti cardine della nostra vita.

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Evento. La rana bollita. A che punto di cottura è?


Goebbels. 11 tattiche di manipolazione oscura è al contempo un manuale di auto-difesa psicologica e un’analisi critica e fattuale delle strategie di addomesticamento, controllo sociale, manipolazione e massificazione oggi in vigore.
Grazie all’individuazione di undici principi chiavi attinti dalle oltre trentamila pagine dei diari di Joseph Goebbels – il “diavolo zoppo“, il ministro della Propaganda della Germania nazificataGianluca Magi tratteggia un inquietante parallelo con il nostro tempo, mostrando come quel sistema di condizionamento, addomesticamento e strumentalizzazione, lungi dall’appartenere a un passato ormai tramontato, sia ancora oggi implacabilmente utilizzato dagli odierni “padroni dell’umanità” e dai loro mezzi di manipolazione di massa.
Scopo di questo libro, dunque, non vuol essere solo un’analisi storica, ma il tentativo di osservare criticamente la nostra realtà alla luce del lavoro propagandistico di Goebbels, al fine di fornire al lettore strategie efficaci per salvarsi dalla Trinità del Potere: il Male, la Stupidità e la Menzogna.
Prefazione di Jean-Paul Fitoussi.

Questo libro, come denuncia l’autore da mesi, ha prima subito censura preventiva – sarebbe dovuto uscire a maggio del 2020 – e poi scientemente silenziato dai media nazionali mainstream.

Ne parlerà direttamente Gianluca Magi in diretta online:
venerdì 2 aprile alle ore 18.00
https://www.facebook.com/LibreriaUbikTrieste

«Questo è un libro raro e prezioso di un Autore che è un punto di riferimento per noi psicologi già da molti anni.Si tratta di un’opera senza tempo: sarà attuale fra 50 anni come lo era 100 anni fa. Comprendere quali sono le tattiche di manipolazione, utilizzate nello specifico nella propaganda nazista, ci permette di leggere l’attualità con un pensiero critico. È un libro (ma potrei dire tranquillamente: “IL LIBRO”) che dischiude le barriere mentali del lettore. Siamo costantemente sotto il giogo della manipolazione e di comunicatori occulti che ci portano a scegliere fra opzioni illusorie. La conoscenza ci renderà liberi. IMPERDIBILE!»
– Dr. Marco Pangos

Gianluca Magi è uno storico delle idee e delle religioni, filosofo, orientalista e conoscitore di dottrine esoteriche.
È stato docente all’Università di Urbino di materie legate alle filosofie, psicologie e religioni tra Oriente e Occidente.
È uno degli autori italiani che ha maggiormente contribuito alla elaborazione teorico-pratica e alla diffusione della psicologia transpersonale.
Ha fondato a Pesaro “Incognita”, laboratorio transdisciplinare che dirige con Franco Battiato.
È direttore scientifico, con Grazia Marchianò, responsabile del Fondo Scritti Elémire Zolla, di “AC Mind Seminars”.
Autore di diversi bestseller, tra cui “36 stratagemmi” (BUR), “Gioco dell’Eroe” (Punto d’Incontro). Alcuni suoi libri sono tradotti in 33 Paesi.
È uno degli autori delle voci della “Enciclopedia filosofica” della Fondazione Centro Studi Filosofici di Gallarate (Bompiani, 12 voll.; Corriere della Sera, 2010).
Il suo libro Goebbels. 11 tattiche di manipolazione oscura, Prefazione di Jean-Paul Fitoussi, Piano B, 2021 è il risultato di uno studio protrattosi per dieci anni.

Venerdì 2 aprile alle ore 18.00 diretta online:
https://www.facebook.com/LibreriaUbikTrieste

La velocità del fiore


«La lentezza, è questo il segreto della felicità».

Con queste poche e semplici parole pronunciate da Monsieur Ibrahim, interpretato da un ispirato Omar Sharif nel film “Monsieur Ibrahim e i fiori del corano”, il regista Francoise Dupeyron lascia delicatamente risuonare sullo spettatore una riflessione sulla tematica del tempo di non immediata assimilazione, se non nel suo più superficiale contenuto linguistico.

Seguendo invece l’intero riverbero delle onde generate dalla visione di questo lungometraggio, si comincia a scorgere la complessità e la profondità del tema. È qui che inizia a farsi strada la possibilità, ad oggi completamente inattuale, di vivere un’esistenza che ci permetta di collegarci a quello slancio mistico relazionale con la divinità, accolta nell’attenzione della presenza, che ci faccia scorgere paradossalmente uniti e divisi dal tutto, come in una illuminante storia sufi sulla dualità della realtà (raccontata da Gianluca Magi nel libro Il tesoro nascosto a pag. 138).
Lo sforzo verso questa consapevolezza, nella sua finalità realizzativa, inizia a rendere l’uomo libero dalla meccanicità delle sue azioni e “ricordandosi di sé”, per dirla con Gurdjieff, egli può intraprendere l’osservazione delle azioni automatiche che guidano ogni istante e che gli infliggono l’illusione di avere il controllo della propria vita.

È proprio sfruttando questa immedesimazione inconsapevole con l’”io meccanico” che la contemporaneità tecnologico-algoritmica si insinua nella vita quotidiana, promuovendo e inculcando il mito della velocità del progresso che si alimenta copiosamente del superfluo desiderio legato alla maniacalità del consumo, dove persone più simili ad androidi sono proiettate e programmate ad ingolfarsi di oggetti, esperienze, materiale, viaggi, ricordi, vissuti e soprattutto informazioni che a getto continuo bombardano la mente che annaspa cercando momenti di riflessione in mezzo ad una vera e propria tempesta cognitiva.

Nel V principio tattico di manipolazione oscura di Goebbels, denominato “Continuo rinnovamento”, questo fenomeno viene equiparato ad un “maelström informativo” che prelude alla passività nell’obbedienza. Con sguardo lucido, oltre il velo che ci viene tenuto con forza sugli occhi, si scorgono scenari inquietanti di un presente che comincia a prendere pericolosamente le sembianze di un futuro che credevamo potesse essere tenuto in cattività soltanto sublimandolo nella migliore letteratura e filmografia di fantascienza.

La velocità esalta la meccanicità così da rendere impossibile l’assimilazione consapevole dei vissuti, frastornando il pubblico/popolo per renderlo cieco. Ma se, come ci insegna Monsieur Ibrahim, il segreto della felicità risiede nella presenza e nella lentezza, perché stiamo accelerando?

E se la crescita di un fiore in primavera, se compresa, potesse salvarci l’esistenza?

Fonti:
• “Monsieur Ibrahim e i fiori del corano” (2003) regia Francoise Dupeyron, 2003.
• Gianluca Magi, “Il tesoro nascosto”, Sperling & Kupfer, 2017: https://cutt.ly/kxLWLbN
• Gianluca Magi, “Goebbels e le 11 tattiche di manipolazione oscura”, Piano B, 2021: https://cutt.ly/RxGCEvG
• P.D. Ouspensky, “Frammenti di un insegnamento sconosciuto”, Astrolabio, 1976.
• “The social dilemma” (2020) regia di Jeff Orlowsky.

Gianluca Magi: Manipolazione e propaganda


Come funzionano la censura, la propaganda e la manipolazione di massa e del consenso.
Un’indagine di estrema attualità, attraverso le tattiche di Joseph Goebbels, il diavolo zoppo della Propaganda nazista. Tattiche individuate, documentate, descritte e commentate da Gianluca Magi nel suo ultimo libro:
Goebbels. 11 tattiche di manipolazione oscura, Prefazione di Jean-Paul Fitoussi, Piano B, 2021.

Questo manuale di autodifesa è il risultato di uno studio protrattosi per una decina di anni su una mole enorme di documenti inediti (in lingua tedesca e inglese, in prevalenza) per dimostrare l’attualità sconcertante e l’efficacia micidiale di queste tattiche, a livello personale e collettivo. Tattiche costantemente applicate dagli odierni media brain trust.

Questo libro, come denuncia l’autore da mesi, ha prima subito censura preventiva – sarebbe dovuto uscire a maggio del 2020 – e poi sistematicamente silenziato dai media nazionali mainstream.

Ne parlerà direttamente Gianluca Magi nella trasmissione https://www.facebook.com/100GiorniDaLeoni/
venerdì 26 marzo alle ore 20.30 in diretta online.

Gianluca Magi è uno storico delle idee e delle religioni, filosofo, orientalista e conoscitore di dottrine esoteriche.
È stato docente all’Università di Urbino di materie legate alle filosofie, psicologie e religioni tra Oriente e Occidente.
È uno degli autori italiani che ha maggiormente contribuito alla elaborazione teorico-pratica e alla diffusione della psicologia transpersonale.
Ha fondato a Pesaro “Incognita”, laboratorio transdisciplinare che dirige con Franco Battiato.
È direttore scientifico, con Grazia Marchianò, responsabile del Fondo Scritti Elémire Zolla, di “AC Mind Seminars”.
Autore di diversi bestseller, tra cui 36 stratagemmi(BUR), Gioco dell’Eroe (Punto d’Incontro).
Alcuni suoi libri sono tradotti in 33 Paesi.
È uno degli autori delle voci della Enciclopedia Filosofica della Fondazione Centro Studi Filosofici di Gallarate (Bompiani, 12 voll.; Corriere della Sera, 2010).

L’empatia obliata


Quando programmi, misure e azioni elaborate su tavoli tecnici in cui sono le lobby a stabilire cosa è sostenibile e cosa è green, tutto ciò che è digitalizzabile, cosa e come si può fare e cosa no e la cui attuazione ha un rapporto di dipendenza dai fondi dei mercati finanziari, viene di fatto richiesto di attenersi ad un’ideologia.
Dilaga l’ideologia attraverso il contagio psichico, VI principio tattico, nel suo ripetersi in ogni ambiente, perché la propaganda per ottenere i risultati voluti funziona esattamente così come descritta dallo stesso Goebbels, il diavolo zoppo: «Nel momento in cui io afferro una verità e comincio a parlarne con qualcuno in tram, in quel momento faccio della propaganda, cioè comincio a cercare altri che, come me, abbiano compreso quella verità».

Il concetto di rete, di collaborazione, di parternariato fondato sulle visioni di un’esperienza condivisa, di “cum panis”, è stato passo dopo passo in pochi anni smaterializzato in un sistema rigidamente ideologizzato volto ad accontentare, per il tramite di un’offerta limitata, una schiera di esecutori: gli stakeholder.
Chi riceve il finanziamento, lo riceve solo in apparenza poiché al contempo, con la propria fetta di cofinanziamento e di debito, materializza ciò che è inesorabilmente destinato a smaterializzarsi. Temporaneamente materializzato, quel tanto che basta ad ideologizzare.

Non c’è una messa in scena per il pubblico. È il pubblico stesso a recitare nella messa in scena.

Lo smarrimento dell’identità del soggetto beneficiario è una vera e propria forma di coesione per la folla. Un insieme di persone ammassate in uno spazio ristretto è privato della facoltà del pensiero critico. Il contesto in cui avviene il contagio psichico, nell’inconscio collettivo, è il grande gruppo senza cervello: contesto privo di possibilità di pensiero riflessivo da parte di un individuo progressivamente così istupiditosi.

Ciò che sul piano psico-massmediologico si coniuga come adesione acritica della folla all’ideologia dei programmi e al più dogmatico politicamente corretto, corrisponde sul piano della socializzazione ad una privazione di un contesto di natura altra. Sottrae la prospettiva della trama dei rapporti e dei legami in cui l’io individuale – attore del complessivo e variegato “io faccio” – agisce nella rete delle possibilità e dei limiti segnati dall’essere un’associazione di persone.
La messinscena psico-propagandistica sottrae quindi la capacità collaborativa tra individui. Quegli stessi individui che potrebbero sorreggere una scala sulla quale salire per accedere ad un punto di vista privilegiato, quello in cui l’io faccio si coglie come nucleo di possibilità (io posso) e di impossibilità (io patisco).

Scegliendo un approccio fenomenologico di matrice husserliana – dell’Einfühlung appunto – per indagare il contagio come situazione, come dinamica psichica e come modalità di comunicazione massmediale, si evidenzia come nella comunicazione simbolica e nella rappresentazione stiamo progressivamente dimenticando il livello fondamentale: il piano all’ interno del quale si sviluppa il rapporto empatico. Esperienza sospesa tra il piano dell’immedesimazione, in cui cerchiamo di comprendere l’altro a livello di vissuto ed il piano dell’introsentirsi, cioè il cogliere il sé nel cogliere l’altro, il sentire se stessi nell’ esperienza dell’altro. 
Empatia, immedesimazione, introsentirsi. Piani presenti nel concetto di Einfühlung formulato da Edmund Husserl e poi rielaborati in modo magistrale dalla monaca e mistica Edith Stein nella sua tesi di laurea proprio con il fondatore della fenomenologia.

E sul ricordo del rapporto empatico, nostro tesoro nascosto, occorre in finale allargare il campo prospettico sedendoci su un alto ramo. Per non cadere nel narcisismo o nella narcotizazzione ideologica:
«Confusi, gli uccelli guardarono più attentamente dentro la tenda, e si accorsero di avere di fronte uno specchio gigantesco. Compresero allora che il sovrano a lungo cercato non era altro che la loro immagine riflessa»
(dal racconto di Gianluca Magi, “Il discorso degli uccelli”, in: Il tesoro nascosto, Sperling & Kupfer, 2017, p. 81).

Fonti:
Edmund Husserl, Idee per una fenomenologia pura e per una filosofia fenomenologia, Einaudi, 1965.
Samuel Beckett, Senza e Lo Spopolatore, Einaudi, 1972.
“Il prestanome” (1976) regia di Martin Ritt. 
Gianluca Magi, Goebbels.11 tattiche di manipolazione oscura, Piano B, 2021
Gianluca Magi, Il tesoro nascosto, Sperling & Kupfer, 2017
Sito ufficiale dell’UE: Piano per la ripresa dell’Europa: https://ec.europa.eu/info/strategy/recovery-plan-europe_it


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