Archive for the 'Semplificazione e nemico unico' Category

Il Giudizio in una stanza


Da sempre in casa mia il cattolicesimo è così ben radicato che se potessi sezionarne le pareti troverei corone di spine a sorreggerle.
Ogni abitazione costruita a metà del secolo scorso aveva una stanza/salotto sempre chiusa dedicata all’accoglienza degli ospiti (che puntualmente non arrivavano mai). Quella della mia residenza, sono sicuro, è stata progettata appositamente per ricevere il portatore del tanto sofferto ma auspicato Giudizio Universale.
In famiglia, la necessità di avere regole ferree di educazione ed un comportamento retto sul sacrificio e il “timor di Dio”, soprattutto all’apparenza, era e rimane lo scheletro del buon cattolico.

Considerando che orientamenti religiosi determinano sempre gusti politici, ritengo essere questi i motivi che anni or sono regalarono a mio nonno una fiducia nelle istituzioni, poi tramandata, paragonabile a quella canina verso il padrone. Così profonda da indirizzare le sue preferenze governative a favore di quell’egocentrico e marmoreo urlatore di Predappio, soprattutto dopo che nel 1928 – con l’articolo 43 dei Patti Lateranensi – salvò l’Azione Cattolica dall’estinzione.

Dopo la fine del fascismo, il grande fratello fu la Democrazia Cristiana. Essa incarnava perfettamente quel perverso connubio Stato-Chiesa, ideale sistema linfatico famigliare. Il suo sguardo era così persistente che da un’immagine satellitare la mia casa avrebbe avuto le orecchie a sventola. Ma la stanza per gli ospiti restava ancora disabitata.

Solo negli anni 90 si palesò l’ombra dell’ospite ideale, quando il carismatico sorriso di quell’imprenditore milanese, che già tanto lavoro aveva dato agli italiani, seppellì le reliquie di un ormai cadaverica DC. Se solo fosse stato padrone di una squadra di calcio differente, avrebbe incarnato il messaggero perfetto del Giudizio Universale.

Figuratevi che tragedia quando si scoprì che chiuso fra le mura di Arcore, divenuto nel frattempo il paradiso terrestre, invece di incidere sulla pietra nuove norme di condotta democratica, erano praticati costanti rituali della primitiva e subumana arte del “Bunga Bunga”.

Dopo decenni la struttura architettonica del cattolico meritevole sorretta dal matrimonio fra Istituzione e Clero sparì dal radar famigliare. Con essa si richiuse la finestra del salotto, ed il buio ripiombò nella stanza.

Oggi, con la popolarità cattolica ridotta ai minimi storici e un’incapacità politica priva di ideali, che da tempo ha superato il limite di sopportazione, trovo naturale il senso di frustrazione e disorientamento dei miei genitori (e di molti devoti religiosi di terza età). Sul viale del tramonto, l’ipotetico supporto morale – fornito loro tramite pseudospiritualità e Istituzione – utile ad addolcirgli il passaggio a nuova vita (tanto guadagnata a suon di sacrifici) si è dissolto piano piano.

Il terremoto planetario scaturito dal virus del secolo, non ha fatto altro che enfatizzare questo dramma. Perché di una cosa occorre dare merito al nuovo male: ha ricordato all’uomo che da un momento all’altro può lasciare questa realtà e gli ha mostrato la sua recondita incapacità ad accettarlo.

Che poi sia diventata l’unica causa di morte, non è certo colpa sua. Di questo possiamo ringraziare la propaganda di “Semplificazione e nemico unico”, orchestrata a regola d’arte dai narratori sopracitati. “Scegliere un avversario e insistere sull’idea che sia lui la fonte di tutti i mali”*.
Una diabolica tattica degna del più accattivante Giudizio Universale.

Da qualche mese però la finestra del salotto è spesso aperta e il locale ben areato. Non so se i miei cari abbiano rinunciato ad attendere l’invitato o annusato che il Messia è già passato.
Quel che conta è che per ora la stanza è illuminata.

* “Semplificazione e nemico unico” è il primo Principio tattico di manipolazione individuato da Gianluca Magi nella propaganda di Joseph Goebbels.
Vedi: Gianluca Magi, Goebbels. 11 tattiche di manipolazione oscura, Prefazione di Jean-Paul Fitoussi, Piano B, 2021, pp. 77-86: https://amzn.to/3umkWUn

Oggetti bizzarri


Secondo il quotidiano la Repubblica nelle manifestazioni di protesta dei lavoratori colpiti duramente dal bloccaggio e che chiedono di lavorare, si annida un pericoloso mostro. È stato fotografato e compare in prima pagina il 7 aprile per la notizia delle proteste.
L’aumento della tensione è provocato da un uomo con le corna.
All’aumento della povertà secondo i dati Istat, il 3 aprile “la Repubblica” ha anche dedicato la prima pagina: ci aspetterebbe il rischio di tensioni sociali, rabbia e malcontento. Così come abbiamo letto fin dalle elementari sui libri di storia.
Ed invece è sufficiente la comparsa di un uomo con le corna per spostar prontamente l’attenzione dalla notizia di una sana condivisione collettiva al piano dello scontro ideologico.
Quali sofisticate strategie ideologiche elabora l’uomo con le corna?
Un uomo con le corna è un uomo con le corna. Un segno, un simbolo? Qual è il significato? E l’origine del significato è attribuita dallo stesso o da altri?

Da alcuni mesi è in atto un Flash mob di mattoni sui profili Twitter e contestualmente sta rimbalzando sul web il manifesto del mattonismo. Dal manifesto, datato 8 marzo 2021, intriso di Romanticismo velleitario e fantasticherie post-newage, leggiamo:
«3.6.2. I mezzi espressivi attraverso i quali il mattonismo trasforma e ribalta le categorie esistenti sono la post-ironia, lo Shitposting e i MeMe, forma d’arte pura e libera, quindi del popolo.
4.2. La realtà imita i MeMe. I MeMe dunque scrivono la realtà».
Tale manifesto, che conta ben 57 punti, non è scritto secondo l’originaria scatologia stilistica (Shitexting), benché dichiarata come mezzo espressivo scelto. 
È colmo di figure retoriche atte a convogliare un variegato complesso ideologico gregario.
Si tratta della fase di diffusione per indurre questo meccanismo: individuato un meme qualsiasi – ad esempio l’uomo con le corna – si può attribuire al gesto espressivo un’argomentazione ideologica, una fede politica di Alt-right, l’ignoranza e la violenza. 

Per interpretare le proteste, al quotidiano la Repubblica servono solo slogan e concetti vuoti. Una guerra mediatica che è essa stessa, in ultima analisi, Shitposting totalitario contro Shitposting ideologizzato. Il primo principio tattico di “Semplificazione e nemico unico” elaborato da Goebbels viene così applicato ad una modalità espressiva dalla quale si vorrebbero far derivare tutti i mali.

Il fenomeno del “Caccapostaggio” si è diffuso nella sua forma primigenia come tentativo di sfuggire all’espressione di se stessi, al giudizio e alla valutazione degli altri. Una reazione patogena assimilata dal contesto per annichilire il processo di individuazione, per sabotare il principio interiore, per privare del diritto ad argomentare correttamente un discorso di senso compiuto.
In termini psicoanalitici freudiani: è una fissazione espulsiva, ossia un’eccessiva gratificazione libidica del sadismo anale. Disordine, distruttività e tendenza alla manipolazione.
Come potrebbero d’altronde i meme e lo shitposting, recenti frontiere del marketing, essere persuasivi su TiK Tok?

Ciò che si vorrebbe attribuire all’espressione dell’individuo attraverso l’etichetta, altro non è che il tentativo psicopatico – scissione interna ed esterna – di relegarla in un orizzonte da minus habens. L’individuo non deve aver accesso all’arte della persuasione, al dialogo argomentato come pratica sociale; deve solo soccombere al potere ammaliante della parola (e del meme) e all’autocensura.
In special modo è temuta la figura retorica dell’ironia, che in questo modo perde spontaneità.
Anche qui più principi tattici di manipolazione combinati ci vengono in soccorso. Con il IV principio tattico “Orchestrazione” si sfrutta l’immagine-etichetta che col passare del tempo si consolida e si presenta come reale, seppur nata da supposizioni, impressioni, apparenze, menzogne. Con il III principio tattico “Volgarizzazione” si priva il pensiero di una struttura concettuale, della sua capacità di creare metafore per sostituire l’emotività alla logica e all’argomentazione.

Fonti:
Gianluca Magi, Goebbels.11 tattiche di manipolazione oscura, prefazione di Jean-Paul Fitoussi, Piano B, 2021: https://amzn.to/3umkWUn
Wilfred Bion, Trasformazioni. il passaggio dall’apprendimento alla crescita, Armando Editore, 2012.

Altre fonti: 
navigazione tra mefitici miasmi, che non consiglio a nessuno. Digitando le parole chiave è possibile accedere facilmente a tutti i riferimenti. Sono lì appositamente per farsi trovare. Ancora per poco, perché la follia è sempre una strada dimenticata.
Wired, Quarz ed altri blog trattano l’argomento a partire dalla definizione del termine “Shitpost” fornita da American Dialect Society, che l’ha nominata parola digitale dell’anno 2017. Peccato però che le definizioni alle parole – come ad esempio per “Fake news” (altra parola da questi eletta per lo stesso anno 2017) – siano colme di contenuti inutili o irrilevanti, con lo scopo di far deragliare dal significato o per provocare reazioni politiche. 
Per “Shitpost” troviamo [ibidem] questa definizione: «Pubblicazione di contenuti inutili o irrilevanti, con lo scopo di far deragliare una conversazione o provocare gli altri».


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