Archive for the 'Manipolazione Mentale' Category

Il Partigiano Reggiano


Questa mattina mi son svegliato e ho deciso di sfogliare un quotidiano. Non so perché una inusuale voglia mattutina di farmi due amare risate mi ha portato a leggere la prima pagina de Il Resto del Carlino.
Forse a causa della strana risonanza lessicale, lo sguardo si indirizza nell’articolo a piè pagina dal titolo “Murales Partigiano Reggiano pericoloso“. Non nascondo di aver pensato ad un servizio di denuncia sul famoso formaggio emiliano, vista l’attuale polemica sulla dieta mediterranea, ma dopo averso riletto capisco che la “forma” è ben diversa.
Nell’articolo si racconta dell’efferato eccidio di otto partigiani durante un rastrellamento nazifascista sul finire della seconda guerra mondiale e del dipinto sulla parete della loro casa natale che ne ricorda il drammatico evento. Ma più che altro l’articolo parla della diatriba tra l’associazione Istoreco, artefice del murales, e la società Autostrade che vorrebbe eliminarlo perché troppo visibile dalle carreggiate dell’A1 e quindi pericoloso per i passanti.

Non intendo certo scrivere queste righe per prendere una posizione sulla questione, che francamente non riesce a raccogliere più di tanto il mio interesse. Ma qualche riflessione mi piacerebbe condividerla.

Ammetto che il rapporto tra me e l’epopea partigiana non è mai stato idilliaco in passato. Vuoi per la principale indifferenza verso storia e politica in fase adolescenziale, accentuata da una vaga ideologia più incline a destra che annusavo in famiglia. Colpa forse la prolissità narrativa delle eroiche gesta dei compagni, enfatizzate da una moltitudine di amici e coetanei sedicenti comunisti e alimentate da rassegne musicali e testi di canzoni.
E fra un “Bella Ciao” di qua e “Il partigiano John” di là, come non citare le parole di un gruppo musicale che di ritmo ne capisce: «La musica balcanica è bella e tutto quanto ma alla lunga rompe i coglioni…».

Ma il tempo passa e fortunatamente anche la testa cambia.
Confutare oggi il valore che i partigiani con le loro azioni hanno avuto nel liberarci dall’abominevole regime nazifascista sarebbe un errore madornale. Cosi come non è possibile dimenticare quanti hanno sacrificato la loro vita per la riconquista delle innumerevoli libertà soppresse dalle dittature totalitarie. E se la definizione di Stato Italiano racconta di una Repubblica democratica fondata sul lavoro con sovranità appartenente al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione, lo dobbiamo soprattutto a loro.
Appurate queste sacrosante verità assiomatiche, un po’ di domande ora mi sorgono spontanee.

Dove sono finiti oggi i tanto tifosi partigiani che per tutta l’adolescenza mi hanno riempito le gonadi con le loro storie?
Come può accadere che non riesca a sentire l’eco delle loro voci in questo particolare momento storico in cui a turno chi ci governa è riuscito a calpestare in un solo anno gran parte degli articoli fondamentali della Costituzione?
Perché non odo più canzoni con versi e ritornelli inneggianti a libertà di espressione e difesa di diritti sociali che già da mesi sono stati visibilmente cancellati?
Non sarà che forse è più facile decantare la lotta partigiana all’interno di manifestazioni musicali, feste di partito o seduti comodamente sul divano fumando quel che c’è, solo per boriarsi ipocritamente?
È possibile che la vecchia guardia di sinistra non si accorga di ciò che sta accadendo?
Davvero il popolo italiano è convinto che nel 2021 una dittatura governativa possa esistere solo se si presenta in veste militare e armata di Luger P08?
Le lotte sociali di un partigiano del ’44 trasportato nel presente si ridurrebbero alla conquista del DDL Zan?
Può un rispetto verso coloro che hanno combattuto fino alla morte per liberarci dalle catene dittatoriali, dispiegarsi candidamente in uno stupido dibattito su un murales che li ricorda?

Queste domande per codardia le rigiro a voi…
Perché personalmente mi vergogno di ciò che Virgilio, Guglielmo, Gino, Aldino, Alfeo, Ferdinando, Remo e Ulderico potrebbero rispondermi se lo chiedessi a loro. Avrebbero ragione e non basterebbero le mie infinite scuse per cambiare la narrazione.

Fonti:
• Il Resto del Carlino “Murales Partigiano Reggiano Pericoloso”, 21 maggio 2021.
• Elio e le Storie Tese, “Complesso del Primo Maggio”: https://g.co/kgs/B6ckt4
• Gianluca Magi, Goebbels. 11 tattiche di manipolazione oscura, prefazione di Jean-Paul Fitoussi, Piano B, 2021: https://bit.ly/3yGoios

Autodifesa psicologica


L’orientalista professore universitario Gianluca Magi ha pubblicato, il 21 gennaio 2021 un libro molto controverso e di grande successo, intitolato Goebbels. 11 tattiche di manipolazione oscura, per i tipi di Piano B.

Gianluca Magi è anche uno storico delle idee e delle religioni, amico di Franco Battiato, che ha scritto le presentazioni di alcuni suoi libri, anche ispirando il titolo del suo album “X Stratagemmi”, e conoscitore di dottrine esoteriche.

Il libro in oggetto è stato pubblicato con un ritardo clamoroso, circa un anno, poiché l’argomento è talmente scottante e pericoloso per il mondo mediatico, che la maggior parte delle case editrici, generalmente ben disposte verso tutti i libri precedenti del professore, non ha voluto compromettersi (nella rete di relazioni e verso chi comanda).

Il professore è autore di numerosi best seller di tipo divulgativo, tradotti in ben 32 Paesi, eppure questa volta ha dovuto ripiegare su una casa editrice relativamente poco nota, ma non per questo meno coraggiosa, la “Piano B”.

Una censura simile colpisce in questi mesi numerosi canali e autori.
Il libro non doveva entrare nei circuiti di promozione editoriale.

La scrittura dell’opera ha richiesto ben dieci anni di studio e ricerca su oltre trentamila pagine dei diari di Joseph Goebbels e altri documenti storici importantissimi.
Joseph Goebbels, il “Diavolo zoppo”, ministro della Propaganda nazista, sviluppò un sofisticato sistema di addomesticamento e condizionamento usato ancora oggi da coloro che guidano realmente le sorti dell’umanità. Senza che le masse ne siano consapevoli.

Il giornalista Edoardo Gagliardi ha chiesto a Gianluca Magi: «Da dove arriva la capacità manipolatoria che il potere mette in azione?»
Il professore: «Prima della pubblicazione di questo libro, era pressoché sconosciuto il fatto che le tattiche di manipolazione di Goebbels fossero usate a tutto campo dai Media Brain Trust, e nelle dinamiche propagandistiche su cui si fonda in gran parte la promozione culturale. Mancavano degli studi scientifici seri e documentati, per cui ho cercato di colmare questa lacuna».
Continua: «L’editoria è avviluppata intorno a contenuti rigidamente standardizzati creati dalla bolla autoreferenziale mainstream, che non ammette discussioni né al proprio interno né all’esterno».

È un libro di autodifesa psicologica.
Il linguista Noam Chomsky ha affermato che «l’istruzione e la conoscenza non significano solo sapere ciò che è accaduto, ma anche saper leggere i segni della storia quando la storia si ripete».
«Tutto ciò che è accaduto, dunque può accadere di nuovo», aggiunge Primo Levi.

Questo libro più unico che raro fornisce al lettore delle armi per affrontare tattiche subdole di manipolazione psicologica e sociale di quelli che possiamo definire i “padroni dell’umanità”.

Leggendo questo libro, scoprirete che queste geniali ma perverse tattiche non appartengono ad un lontano nebbioso passato, ma sono più vive che mai e attivamente usate anche oggi.

Il dottissimo Gianluca Magi ci dona le armi per smascherare e interpretare la nostra realtà «per salvarci dalla Trinità del Potere: il Male, la Stupidità e la Menzogna».

[Originariamente pubblicato su “Casiciclici”: https://bit.ly/3xLzPlA]

Gianluca Magi, Goebbels. 11 tattiche di manipolazione oscura, Prefazione di Jean-Paul Fitoussi, Piano B, 2021: https://amzn.to/3umkWUn

11 tattiche di manipolazione oscura


Il libro di Gianluca Magi è un testo prezioso. È costruito in modo pulito, essenziale. E proprio questa capacità di condensare (distillare, scrive l’autore) un contenuto possente e poderoso in un volume agile e sferzante è un grande punto di forza.

Il punto di partenza è Goebbels, naturalmente. Il braccio destro di Hitler, vero autore della costruzione del consenso (enigma del consenso, lo definì Ian Kershaw) al nazismo e al suo leader.

Magi scava nel mare di scritti di e su Goebbels e ne torna in superficie con 11 principi, formule, tattiche. Che spiega, dopo una prima parte del testo dedicata alla biografia del Ministro della propaganda e al suo ruolo nelle vicende tedesche dalla metà degli anni Venti alla fine della seconda guerra mondiale, con uno schema ripetuto, cadenzato.

Il principio viene introdotto, in ogni capitolo, con citazioni da Goebbels stesso. Viene poi spiegato nella pratica del regime, ma soprattutto se ne individua la applicazione, mutatis mutandis, nelle nostre democrazie (in crisi).

Capitolo dopo capitolo il parallelo si fa sempre più calzante, pressante, soffocante verrebbe da dire. Alla spiegazione segue, in ogni capitolo, un esperimento di psicologia sociale (alcuni molto noti, altri meno) in cui appare in filigrana la dinamica che i meccanismi di manipolazione sfruttano a vantaggio del potere (politico o economico). A conclusione, di nuovo di ogni capitolo, un elenco di consigli cinematografici.

La sensazione è di essere avvolti in una rete. Presi singolarmente, i diversi aspetti descritti in questo libro sono certo inquietanti, ma affrontabili.

La magia di Magi (pessimo gioco di parole, ma di questo si tratta) è la combinazione di questi elementi in una unica trama narrativa e argomentativa.

E tuttavia ciò che prima facie si presenta come soffocante, questa tela senza smagliature, è invece liberatorio. Perché costringe a pensare a una via di uscita ancora tutta da scrivere.

Come si esce da un sistema in cui ogni opzione è predeterminata?
Se l’opinione pubblica, invece che vivificata, è cristallizzata e piegata dall’alto da internet e dai social, come è pensabile che emerga un pensiero critico? Nella solitudine? Nell’abbandono degli strumenti tecnologici? Nel tradire il proprio schieramento creando ponti con quello avversario per far saltare la contrapposizione fasulla e strumentale?

La lettura di questo testo lascia con molte domande aperte. Ma non è proprio questo già un passo verso l’uscita dalla manipolazione oscura?

P.S. Un grazie speciale ad Anna Mazzone per il consiglio di lettura.

Gianluca Magi, Goebbels. 11 tattiche di manipolazione oscura, Prefazione di Jean-Paul Fitoussi, Piano B, 2021: https://amzn.to/3umkWUn
È uno dei saggi più venduti in Italia nonostante la censura preventiva iniziale subita e il successivo silenziamento da parte dei mass media nazionali.

La società della sorveglianza


• A partire dal libro Goebbels. 11 tattiche di manipolazione oscura, Prefazione di Jean-Paul Fitoussi, Piano B, 2021: https://cutt.ly/RxGCEvG​ – libro prima censurato e poi silenziato dai media mainstream – riflettiamo insieme sul significato di quanto sta accadendo in questi mesi, a livello globale.
Sulle strategie di addomesticamento, di controllo sociale, di manipolazione e massificazione ancora oggi in vigore. Gianluca Magi tratteggia un inquietante scenario – la società della sorveglianza – mostrando come ancora in questi mesi la massa sia condizionata, addomesticata e strumentalizzata, mentre la consapevolezza ed il tentativo di osservare criticamente la nostra realtà dovrebbero essere i punti cardine della nostra vita.

• Ogni giorno trovi gli articoli di Incognita Quotidiana alla pagina FB: https://www.facebook.com/incognita.online
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Manipolazione, censura, autocensura e propaganda


Conversazione con Gianluca Magi attorno al libro di Gianluca Magi, Goebbels. 11 tattiche di manipolazione oscura, Prefazione di Jean-Paul FItoussi, Piano B, 2021: https://cutt.ly/RxGCEvG
Libro prima censurato e poi silenziato dai media mainstream.
Buona visione!
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Le invasioni barbariche


Nonostante si trovasse in uno dei momenti di massimo splendore politico, amministrativo e militare, l’Impero romano crollò. Perché?
Perché sotto l’impero del lusso erano prosperate corruzione e decadenza dei costumi.
Gli imperatori confondevano «l’ordine delle stagioni», facevano «ministri mimi e ballerini».
I costumi dei romani si rammollivano: non lavoravano più e la coltura dei campi era abbandonata agli schiavi.
Già nel II sec. a.C. Marco Porcio Catone ammoniva i suoi contemporanei verso i pericoli del lusso sfrenato e della corruzione tipica dell’ellenismo.
Roma, mantenuta dalle tasse delle colonie, rivolgeva gran parte dell’attenzione a giochi e passatempi.
Una volta sbiaditi i valori dell’Impero, neppure l’autoritarismo istituzionale e l’esercito poterono contrastare le invasioni barbariche.
La mollezza dei costumi fu l’inizio della fine.

Quando una civiltà smarrisce i valori su cui si è edificata, rafforza inevitabilmente la violenza autoritaria che sfocia nel controllo e nella privazioni delle libertà personali.
Ma ciò può essere sufficiente a salvare una nazione in declino?

Oggi la Cancel Culture, il Disrupt Texts – l’eliminazione dai programmi scolastici e universitari dei pensatori classici avvertiti come non in sintonia con una certa ideologia – e altre forme estremiste di masochismo e odio di sé dell’Occidente avvelenano il corpo dell’Occidente tutto.

La deriva disturbata a cui può giungere il capitalismo è sintetizzata da una celebre frase di Lenin:
«Il capitalismo ci venderà la corda con cui lo impiccheremo».

La deriva del politicamente corretto, promosso dalle nostre élites finanziarie e culturali divide anziché unire e sta regalando – anziché vendere – questa corda del patibolo alla Cina comunista di Xi Jinping che, da una Beijing sempre più vicina, resta a guardare pazientemente e ad agire sottotraccia.

Come può l’Occidente sopravvivere se i suoi capi, amplificati dagli apparati mediatici, considerano malvagi i propri valori?

Mentre noi bisticciamo su quale statua sia più giusto decapitare e quale pilastro letterario sia più etico abbattere e cancellare dai programmi scolastici e universitari, la Cina ne approfitta per inculcare al suo popolo l’idea che la storia Occidentale sarebbe solo una grande menzogna: è di questi giorni infatti la notizia del professore Huang Heqin di Belle Arti alla facoltosa Università di Zhejiang che sostiene che le Piramidi, il Partenone, il Foro romano e altri baluardi della cultura occidentale siano solo “fake” per offuscare lo splendore della Cina, unica vera civiltà mondiale.

Quello che può sembrare un semplice delirio si trasforma in vera e propria propaganda anti-occidentale amplificata dall’enorme bacino di studenti ad ogni corso: 60.000.

Fonti:
• The Wall Street Journal, 22 marzo 2021: https://vsit.site/8tktc
• Atlantico, 20 marzo 2021: https://vsit.site/smca3
• Taiwan English News, 11 febbraio 2021: https://vsit.site/nok3i
• Gianluca Magi, “Goebbels. 11 tattiche di manipolazione”, Piano B, 2021.

Goebbels e l’arte oscura della manipolazione


> Intervista rilasciata da Gianluca Magi a Ionoblog: https://bit.ly/3rOPxsP

Nel 1932, mentre la Repubblica di Weimar si preparava a un appuntamento elettorale cruciale, i seguaci di Hitler avevano già chiara una precisa scala di priorità. Joseph Goebbels annotava: «La propaganda dovrà svolgere la maggior parte del lavoro. Dobbiamo elaborare una tecnica perfetta sin nei minimi particolari». Risultato: i nazisti conquistarono 230 seggi e diventarono la prima forza politica nel Reichstag. Dentro una fatale miscela di fattori esplosivi, la «tecnica perfetta» aveva funzionato, e non per caso negli anni successivi sarebbe diventata regime, al pari della formula politica che sosteneva e di cui affilava le armi, adattava gli slogan, giustificava le nefandezze. In un gorgo di menzogna e violenza combinate per mobilitare l’immaginario e le energie di una nazione, col tragico successo che conosciamo.

Un successo scientifico, frutto di un laboratorio sofisticato e decisamente variegato. Perché Goebbels sapeva che le baionette non bastano, e talora non servono. Come aveva insegnato Le Bon, «i veri sconvolgimenti non sono quelli che ci empiono di stupore per la loro vastità e violenza: i soli cambiamenti importanti avvengono nelle opinioni, nei concetti, nelle credenze». Il che suggeriva di guardare verso il mondo libero, ad esempio verso le sottili forme di militarizzazione del pensiero elaborate nella democratica America. Dove non a caso, qualche anno prima, la stessa parola – propaganda – aveva dato il titolo a un celebre saggio di Edward Louis Bernays, che parlava di quanto fosse necessaria (e buona e giusta) la «manipolazione dell’opinione pubblica in democrazia». Cosa che del resto l’autore aveva saggiato al fianco dell’amministrazione Wilson, allorché si era trattato di convincere la nazione ad entrare nel primo conflitto mondiale. Di quella già robusta tradizione – fatta di disprezzo delle masse popolari e di cinismo elitario – i Diari del ministro della propaganda nazista raccolgono gli esiti. Offrendo un’impressionante testimonianza della trasversalità strategica di quelle tecniche manipolatorie che copiosamente il Novecento avrebbe usato per i fini più diversi, e nei più diversi contesti politici.

Per questo Gianluca Magi ha deciso di riaprire quelle pagine. Nella consapevolezza di poterci ritrovare non una mera testimonianza archeologica, ma la chiave di un meccanismo universale da cui difendersi. E da qui nasce il suo ultimo volume, Goebbels. 11 tattiche di manipolazione oscura, edito da PianoB con prefazione di Jean-Paul Fitoussi. Un volume prezioso, scritto da uno studioso di lungo corso – storico delle idee e delle religioni, filosofo, orientalista – che vanta una carriera costellata di successi editoriali e sperimentazioni audaci (non ultimo il laboratorio transdisciplinare Incognita, diretto con Franco Battiato) e che conduce il lettore con rara profondità attraverso i dispositivi di condizionamento del potere.

Un manuale di autodifesa, insomma, quantomai necessario. Che il grande circuito di promozione editoriale – avviluppato su contenuti rigidamente standardizzati – ha fin da subito espulso dalle proprie vetrine. Forse a riprova del fatto che la bolla del mainstream non ammette di mettersi in discussione dal proprio interno. E che criticare i presìdi della chirurgia mediatica colpisce meccaniche vaste. Quando Magi ha accettato di conversare con noi è stato inevitabile partire proprio da qui.

Lei ha un curriculum di tutto rispetto. È stato per tanti anni professore universitario a Urbino, per poi dimettersi. Ha pubblicato per editori come Rizzoli, Einaudi, Bompiani, Sperling&Kupfer. Ora ha scritto un libro brillante, documentato e molto più originale di certi pamphlet che invadono le librerie. Oltretutto su un argomento di estrema attualità. Com’è possibile che il manoscritto sia stato rifiutato dalle maggiori case editrici? E che poi la sua pubblicazione sia stata praticamente ignorata?

Se è noto che dopo la disfatta, la silenziosa diaspora nazista insegnò le arti della persecuzione e della tortura ai militari ed ai politici di una dozzina di paesi affacciati sul Mediterraneo, sull’Atlantico e sul Pacifico, ignoto è il fatto che le tattiche di manipolazione di Goebbels vengono a taglio dei media brain trust e delle dinamiche propagandistiche su cui si fondano in ampia parte l’informazione e la produzione culturale attuale. Su questo aspetto mancavano studi scientifici seri e documentati. Il mio libro ha cercato di sopperire a tale lacuna.

Bene, dunque.

Sì. Anzi, male. Perché a maggio del 2020 cominciano le disavventure per questo libro, nel momento in cui lo presentai a numerosi editori. Premetto, per chi non conosce il mio lavoro, che alcuni miei libri sono stati tradotti in 33 Paesi e non ho mai incontrato grandi ostacoli per pubblicare un mio lavoro in oltre venticinque anni di carriera. Questo libro invece si è trovato davanti a tutte le porte sbarrate. Rifiutato con risposte evasive o di circostanza. Nei casi in cui è stata palesata la vera ragione del rifiuto, la risposta dei direttori editoriali è stata questa: «Pubblicare questo libro è potenzialmente pericoloso sia per la nostra carriera che per i suoi contenuti». Morale: il libro è rimasto in questa vile censura preventiva sino a dicembre, allorché Piano B, casa editrice piccola ma coraggiosa e fuori dal coro, è stata entusiasta di pubblicarlo. Dunque, onore a Piano B edizioni! Ma l’accanimento contro questo libro è lontano dall’essersi concluso. Ad oggi è ignorato, o più tecnicamente, “silenziato” dai media nazionali mainstream. Il fatto tragico – non solo per me ma emblematico per tutti – è che la mia denuncia di questo osceno modus operandi, trova persone che non ci credono. Ritengono che ciò non sia possibile. Rifiutano questa verità, per la sua enormità. È molto significativo questo comportamento mentale. Un buco in questa rete del silenziamento è stato fatto in questi giorni da un brillante articolo a firma di Roberto Onofrio, caporedattore centrale del Secolo XIX. Mi auguro che altri media seguano il suo esempio e immettano questo libro nel circuito di discussione e riflessione della collettività.

Alla rete di silenziamento, poi, non si sottraggono neppure i social network. Ciò è reso possibile dalla condivisione costante dei dati tra Facebook e Amazon. Nel mio caso specifico, Amazon ad oggi – per i casi di cui sono a conoscenza – ha rifiutato o ha rimosso una ventina di recensioni di lettori che negli ultimi mesi hanno commentato i miei post Facebook o hanno interagito con me via Messenger. Questo, al di là del mio libro, lumeggia una forma di controllo e sorveglianza ad un grado di pervasività senza precedenti nella storia umana, neppure nei suoi periodi più bui.

Insomma, le ragioni che rendono importante il suo lavoro sono esattamente quelle che hanno portato alla sua censura.

Sì. Inevitabilmente, come congetturavo sin dall’inizio, il mio libro si è trovato vittima del sistema di cui descrive i modi e il funzionamento. Ma non pensavo che potesse essere ritenuto libro non gradito o scomodo sino a questo livello d’intensità. Last but not least, parallelamente la mia pagina Facebook “Gianluca Magi – Incognita” è stata ripetutamente segnalata da parte di fanatici. Queste ignobili segnalazioni anonime – tipiche di chi è privo di ossatura morale – comportano il rifiuto reiterato di Facebook di poter mettere in evidenza la maggior parte dei miei post. Ecco un’altra forma di Silenziamento, IX principio tattico di manipolazione oscura. E qui si aprirebbe la lunga parentesi sul sistema di delazione fanatica all’interno di questo modello totalitario mascherato da prevenzione sanitaria…

Del resto siamo abituati ad associare la censura e la propaganda a contesti totalitari, e certamente quei contesti si alimentano di propaganda. Ma – e lei giustamente lo sottolinea – teorici come Bernays ci insegnano che questa categoria si sposa pericolosamente anche a sistemi democratici…

… e non dimentichiamo Ivy Lee, pioniere americano delle public relations, il quale fu assoldato nel 1934 da Goebbels, attraverso una nota azienda nazista, la IG Farben Industrie Deutschland, grazie all’esorbitante parcella annuale di 30.000 dollari. Che all’epoca era una vera fortuna. Questo il triangolo velenoso: Joseph Goebbels, Edward Bernays (da più parti considerato un Goebbels americano, pronipote di Freud e avvelenatore professionale della coscienza pubblica) e Ivy Lee, ribattezzato dai critici «Veleno Ivy» ovvero colui che mistifica la realtà. Ne do conto ampiamente nel mio libro: nell’Atto II, Scena II del capitolo Nella mente del diavolo zoppo (una caccia psicologica per decifrare Goebbels e per comprendere la psicopatologia del potere), e nel Principio tattico III, Volgarizzazione, dove osservo come la propaganda e la distorsione cognitiva della realtà delle persone si declinino oggi all’interno dei sistemi democratici.

Oggi mi pare di poter dire che la propaganda è ovunque. Il vero paradigma della contemporaneità.Tutto è ricondotto alla logica di uno spot pubblicitario. Le opinioni sono preconfezionate anche quando si duplicano in campi apparentemente opposti: destra e sinistra, buoni e cattivi… è l’infantile terreno comune di ogni dibattito. E lo spettacolino dei media mainstream che si autoaccreditano come fonti affidabili – nonostante le ripetute falle informative e la parzialità palese del loro setting – risponde alla meccanica della propaganda, e lei lo mostra bene…

… Giudizi ed etichette: in tal modo siamo stati persuasi e incoraggiati a ragionare dal teatrino dei media mainstream che si autoaccreditano come fonti attendibili. La visuale che ci si para ai sensi e la dialettica riflessiva sono state conchiuse all’interno di un recinto costruito ad hoc da questo teatrino. L’inondazione mediatica sottrae il tempo alla riflessione. Il diluvio costante di dati e moniti proibisce il ragionamento. Chi tenta di uscire da questo teatrino rischia di incespicare nell’ingenuità di auto-etichettarsi nei termini della narrazione dominante, nel doversi giustificare quando mette in campo il dissenso che è condannato a monte da giudizi ed etichette. È un universo concentrazionario dal quale difficilmente si riesce a sottrarsi o si esce incolumi. Pensare implica energia e tempo. Giudicare ed applicare etichette, no. L’assenza di tempo per riflettere è la nemica giurata della ragione. Entriamo così in quella che chiamo “l’era del caos” dove si è eterodiretti e si obbedisce a capo chino.

LA SECONDA PARTE DELL’INTERVISTA SEGUIRÀ IN UN PROSSIMO ARTICOLO.

Gianluca Magi, Goebbels. 11 tattiche di manipolazione oscura, Prefazione di Jean-Paul FItoussi, Piano B, 2021.
< Il libro prima censurato e ora silenziato dai media mainstream >
Conoscere è difendersi.

Attualità alla luce delle 11 tattiche di manipolazione oscura.“Realtà concreta” vs. “realtà poetica”.


Mentre c’è chi gioisce per la pantomima parlamentare di schiacciapulsanti guidati da governi ombra, nelle città e nelle zone industriali un numero spaventoso di attività hanno le porte chiuse. Molte delle quali non riapriranno più.

Nella Germania nazista, Joseph Goebbels, il genio del Male, arricchisce il vocabolario della propaganda dell’espressione «realtà poetica» per intendere notizie inventate di sana pianta che completano con la fantasia i fatti in sé incompleti della «realtà concreta».
È ciò che Goebbels ha sempre fatto sin dal momento del suo insediamento al dicastero per la propaganda. Una «realtà poetica» da lui inventata e alla quale, in diversi casi, lui stesso crede.

Nel lontano 63 a.C., un infuriato Cicerone pronuncia un’invettiva contro l’arroganza di Catilina che mira all’instaurazione di un sistema cospirativo per gestire il potere attraverso violenza e terrore:
«Quousque tandem abutere patientia nostra?»
«Fino a quando dunque si abuserà della nostra pazienza?»

Fino a quando è possibile tirare la corda della pazienza dei singoli cittadini e della società civile e produttiva in uno stato di rabbia, esasperazione e disperazione?
Fino a quando la «realtà poetica» potrà reggere davanti alla «realtà concreta»?

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Gianluca Magi, GOEBBELS. 11 TATTICHE DI MANIPOLAZIONE OSCURA, Prefazione di Jean-Paul Fitoussi, Piano B

Gianluca Magi parla di Goebbels, il genio del Male


“Tutto ciò che è accaduto, dunque può accadere di nuovo”
PRIMO LEVI

Gianluca Magi, filosofo, scrittore, storico delle idee e delle religioni, autore del libro Goebbels. 11 tattiche di manipolazione oscura.
Attraverso la figura di Joseph Goebbels, principale artefice della Propaganda nazista, Magi ripercorre le metodologie di manipolazione dell’opinione pubblica. Goebbels, autentico genio del Male, mise in pratica il sogno di Hitler, lo concretizzò attraverso metodi ideologici e manipolatori, che ancora oggi vengono utilizzati dal Potere. Il libro è un manuale di autodifesa psicologica che aiuta il Lettore a comprendere come le masse subiscano un addomesticamento ed una strumentalizzazione da coloro che sono i “padroni dell’umanità”. Grazie a Beatrice Silenzi – Giornalista e Fabbrica della comunicazione per l’intervista e l’ospitalità.

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Gianluca Magi, GOEBBELS. 11 TATTICHE DI MANIPOLAZIONE OSCURA, Prefazione di Jean-Paul Fitoussi, Piano B.

Attualità alla luce delle 11 tattiche di manipolazione oscura.


Zona Gialla e V Principio tattico “Continuo rinnovamento”.

Oggi la notizia che fa esultare e di cui tutti parlano è la Zona Gialla per tante regioni italiane.
Il bombardamento d’informazioni e d’immagini ha un effetto di disorientamento. Invalida la comprensione, il pensare con la propria intelligenza. Il bombardamento si muove alla velocità della luce e lo diamo per scontato come gli esistenti servizi dei media. In realtà, è una forza ambientale o diffusa che coinvolge e che sta tipicamente al di là della nostra coscienza: refresh di notizie che cambiano il giorno di Zona Gialla dalla domenica al lunedì, per aggiungere quel tocco d’incertezza che non guasta mai per corroborare lo stato d’insicurezza insufflato nei cittadini.

L’accondiscendenza, il conformismo al mainstream è la colonna vertebrale di quello che in psicosociologia si chiama “eteronomia”: la condizione che non prevede la partecipazione del pensiero riflessivo poiché il soggetto agisce ricevendo dall’esterno la norma e la ragione della propria condotta.
È il motivo per cui alcuni oggi sul web dicono: «Piuttosto che niente, meglio la Zona Gialla».
Affermazione che mostra in filigrana l’accettazione delle restrizioni come una cosa naturale. Lo specchio di come ormai le menti di alcuni siano già state mutate. Di come la libertà non se la ricordino già più. Di come la Zona Gialla è come l’ora d’aria che si dà ai detenuti. Di come, se domani dicessero loro «Potete tornare alla vita di prima», andrebbero nel panico. Di come, quando domani diranno «Sono risaliti i contagi perché i cittadini hanno gironzolato troppo e per colpa di chi teneva la mascherina all’aria aperta sotto il naso», ritorneranno a murarsi in casa perché la libertà vigilata è finita.

L’etologia insegna che l’uccellino costretto per troppo tempo a restare chiuso in gabbia, non volerà più via trovando la porta aperta.

La libertà farà paura quando non si sarà più abituati a farne uso.

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Gianluca Magi, GOEBBELS. 11 TATTICHE DI MANIPOLAZIONE OSCURA, Prefazione di Jean-Paul Fitoussi, Piano B.


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