Archive for the 'Propaganda' Category

Il tragico Altrove


Il 5 Aprile il ministro della Cultura ha firmato un decreto per l’istituzione di una Commissione per la classificazione delle opere cinematografiche. Attraverso l’Ufficio Stampa MiC il ministro dichiara che con questo decreto «è stata abolita la censura cinematografica in Italia».
Da quale forma di censura dichiara di liberarci? 
Proviamo ad aprire dei varchi di riflessione sul fenomeno del contagio psichico con un dialogo (im)possibile dall’era post-maccartista.

GLI ANTECEDENTI DELLA MESSA IN SCENA.
In quell’America che è l’Altrove per lo scrittore Thomas Mann, il senatore Joseph Raymond McCarthy intorno al 1950 scatena un’ondata di contagio paranoico che prenderà il suo nome: “maccartismo”.
Tribunali inquisitori compaiono ovunque: negli uffici, sui giornali, negli studios, agli angoli delle strade e, per voce di delatori, anche nelle case. La libera espressione artistica e culturale viene rinchiusa in apposite Blacklist. Anche il più povero tra gli imprenditori che investe in cultura, cinema e spettacolo inizia ad ambire al potere di determinare l’offerta per il suo pubblico. Il pubblico si esaurisce completamente nel consumatore.  
Gli uomini in Blacklist sono silenziati o camuffati dietro insospettabili prestanome. Il prestanome perfetto è chi non ha mai scritto, chi non può definirsi “impolitico per considerazioni” come Thomas Mann.
Nel 1955 McCarthy non serve già più ed alcuni, tra cui il regista Martin Ritt, escono dalla Blacklist. Molti altri ne restano imprigionati, in oblio.

IN SCENA. UN DIALOGO (IM)POSSIBILE.
Nonostante tutto, il Cabaret Voltaire è ancora aperto ed è gestito dallo stesso proprietario del bordello di fianco. Carmen attraversa la strada salutando l’uomo in mascherina che tiene al guinzaglio il maiale ed evita di passare tra i galli in combattimento. Un serpente striscia tra i suoi passi, mentre si avvicina alla soglia del locale. Non c’è ancora nessuno, ma è l’ora del caffè pomeridiano e presto arriveranno Thomas Mann, Cabaret Voltaire e Martin Ritt. 
Entrano che sono già nel vivo di un dialogo.
«Come stai, Carmen?», le chiede Thomas.
«La domanda oggi, mio caro è: Dove sei, Carmen?».
Le sorride accogliente e riprende il discorso sul produrre eventi attraverso le parole, proprio lì dove lo aveva lasciato.

George Orwell risponde: «Quella attuale non è un’età di pace. L’atmosfera sociale condiziona il concetto di “arte per l’arte” e condiziona sia il distacco intellettuale che il diletto. Il distacco sembra quasi impossibile quando tutto il sistema di valori è minacciato. Persino la poesia oggi si mescola al libello polemico o alla fantasticheria disturbante! La propaganda si annida nei libri imbruttiti dalla neolingua. L’intelletto si assoggetta ad un’opinione ideologizzata che rende impossibile l’onestà intellettuale. La scrittura come fatto di realtà fluisce solo da una creatività libera ed è questo il motivo della sua persecuzione. Quali sono i confini dell’arte e della propaganda?»

Thomas Mann: «Sto provando a sintetizzare le mie Considerazioni di un impolitico. Mi consola conteggiare in quanti han letto l’Ulisse di James Joyce per intero. Ma, la vera difficoltà adesso è che non ho ancora finito ché tra la Cina che ci fa da maestra di civilizzazione e i collaborazionisti della Disruptive Culture, rischio quasi di perdermi nel labirinto. Di perdere il filo della mia stessa Kultur. Nel 1949, quando ero un cittadino americano e c’era il maccartismo, testimoniai lucidamente una familiare preoccupazione verso certe tendenze politiche e ancora riscontro intolleranze spirituali, inquisizioni politiche, declino della sicurezza, azioni estreme compiute in “stato di emergenza”. Così ebbe inizio in Germania. Dovevo arrivare a 75 anni per vedermi accusato pubblicamente di mendacio in America da bruciatori di streghe, i quali non credevano a nessuno né ascoltavano alcuno tranne le loro streghe. Stanotte ho sognato che l’anno prossimo la Focara di Novoli la faranno con i nostri libri.»

Martin Ritt: «Gli aridi frame del mainstream richiedono ancora gesti simbolici come il suicidio di Hecky Brown. Mi riferisco al film “The Front” del 1976, da me diretto e realizzato con altri ex Blacklisted. Hecky Brown è interpretato da Zero Mostel, ed è un personaggio che fa il “comico per il comico”, clownescamente tragico. La scelta di Woody Allen per il ruolo del prestanome Howard Prince si è svelata vitale per l’umorismo. È in forza dell’humus che il prestanome lascia inascoltato il suggerimento del suo avvocato: accontentare l’Inquisizione con un gesto simbolico – la delazione – per dimostrar loro la sua buona fede.
Liberata dal gesto tragico è invece la sua dichiarazione finale in sede inquisitoria, quando non riconosce alcun diritto alle richieste. E conclude, non di meno, con un opportuno invito agli inquisitori ad andar dove è giusto ch’essi vadano: a prender cosa, come e in qual posto.»

Ne hanno ancora per un bel po’ e la stanza è piena di fumo. Meglio che Carmen corra ai fornelli per la cena di suo marito.

Esce [di scena] inseguita da un orso (1).

(1) Uscita di scena dal “Racconto d’inverno” di Shakespeare, quando, nell’acme del dolore del monologo dell’uomo che abbandona il cadavere della figlia nel fiume, Shakespeare annota: «Ed esce inseguito da un orso». Nel periodo del teatro elisabettiano correva la moda dei combattimenti tra orsi per le strade. 

Fonti:
• Ufficio Stampa MiC, Roma, 5.4.2021, http://www.beniculturali.it/comunicato/20346
• Thomas Mann, “Considerazioni di un impolitico”, Adelphi, 1997.
• Gordon Kahn, “Hollywood on Trial: The Story of the 10 who Were Indicted”, prefazione di Thomas Mann, Boni & Gaer, 1948.
• George Orwell, “Il Potere e la Parola”, Piano B, 2021.• Loretta Innocenti, “Il teatro elisabettiano”, il Mulino, 1994.
• “Il prestanome” (1976) regia di Martin Ritt. 
• Gianluca Magi, “Goebbels.11 tattiche di manipolazione oscura”, prefazione di Jean-Paul Fitoussi, Piano B, 2021. Riferimento al VI principio tattico “Contagio Psichico”, pp. 129-138: https://amzn.to/3umkWUn

Evento. La rana bollita. A che punto di cottura è?


Goebbels. 11 tattiche di manipolazione oscura è al contempo un manuale di auto-difesa psicologica e un’analisi critica e fattuale delle strategie di addomesticamento, controllo sociale, manipolazione e massificazione oggi in vigore.
Grazie all’individuazione di undici principi chiavi attinti dalle oltre trentamila pagine dei diari di Joseph Goebbels – il “diavolo zoppo“, il ministro della Propaganda della Germania nazificataGianluca Magi tratteggia un inquietante parallelo con il nostro tempo, mostrando come quel sistema di condizionamento, addomesticamento e strumentalizzazione, lungi dall’appartenere a un passato ormai tramontato, sia ancora oggi implacabilmente utilizzato dagli odierni “padroni dell’umanità” e dai loro mezzi di manipolazione di massa.
Scopo di questo libro, dunque, non vuol essere solo un’analisi storica, ma il tentativo di osservare criticamente la nostra realtà alla luce del lavoro propagandistico di Goebbels, al fine di fornire al lettore strategie efficaci per salvarsi dalla Trinità del Potere: il Male, la Stupidità e la Menzogna.
Prefazione di Jean-Paul Fitoussi.

Questo libro, come denuncia l’autore da mesi, ha prima subito censura preventiva – sarebbe dovuto uscire a maggio del 2020 – e poi scientemente silenziato dai media nazionali mainstream.

Ne parlerà direttamente Gianluca Magi in diretta online:
venerdì 2 aprile alle ore 18.00
https://www.facebook.com/LibreriaUbikTrieste

«Questo è un libro raro e prezioso di un Autore che è un punto di riferimento per noi psicologi già da molti anni.Si tratta di un’opera senza tempo: sarà attuale fra 50 anni come lo era 100 anni fa. Comprendere quali sono le tattiche di manipolazione, utilizzate nello specifico nella propaganda nazista, ci permette di leggere l’attualità con un pensiero critico. È un libro (ma potrei dire tranquillamente: “IL LIBRO”) che dischiude le barriere mentali del lettore. Siamo costantemente sotto il giogo della manipolazione e di comunicatori occulti che ci portano a scegliere fra opzioni illusorie. La conoscenza ci renderà liberi. IMPERDIBILE!»
– Dr. Marco Pangos

Gianluca Magi è uno storico delle idee e delle religioni, filosofo, orientalista e conoscitore di dottrine esoteriche.
È stato docente all’Università di Urbino di materie legate alle filosofie, psicologie e religioni tra Oriente e Occidente.
È uno degli autori italiani che ha maggiormente contribuito alla elaborazione teorico-pratica e alla diffusione della psicologia transpersonale.
Ha fondato a Pesaro “Incognita”, laboratorio transdisciplinare che dirige con Franco Battiato.
È direttore scientifico, con Grazia Marchianò, responsabile del Fondo Scritti Elémire Zolla, di “AC Mind Seminars”.
Autore di diversi bestseller, tra cui “36 stratagemmi” (BUR), “Gioco dell’Eroe” (Punto d’Incontro). Alcuni suoi libri sono tradotti in 33 Paesi.
È uno degli autori delle voci della “Enciclopedia filosofica” della Fondazione Centro Studi Filosofici di Gallarate (Bompiani, 12 voll.; Corriere della Sera, 2010).
Il suo libro Goebbels. 11 tattiche di manipolazione oscura, Prefazione di Jean-Paul Fitoussi, Piano B, 2021 è il risultato di uno studio protrattosi per dieci anni.

Venerdì 2 aprile alle ore 18.00 diretta online:
https://www.facebook.com/LibreriaUbikTrieste

Manipolazione, censura, autocensura e propaganda


Conversazione con Gianluca Magi attorno al libro di Gianluca Magi, Goebbels. 11 tattiche di manipolazione oscura, Prefazione di Jean-Paul FItoussi, Piano B, 2021: https://cutt.ly/RxGCEvG
Libro prima censurato e poi silenziato dai media mainstream.
Buona visione!
www.incognita.online

Le invasioni barbariche


Nonostante si trovasse in uno dei momenti di massimo splendore politico, amministrativo e militare, l’Impero romano crollò. Perché?
Perché sotto l’impero del lusso erano prosperate corruzione e decadenza dei costumi.
Gli imperatori confondevano «l’ordine delle stagioni», facevano «ministri mimi e ballerini».
I costumi dei romani si rammollivano: non lavoravano più e la coltura dei campi era abbandonata agli schiavi.
Già nel II sec. a.C. Marco Porcio Catone ammoniva i suoi contemporanei verso i pericoli del lusso sfrenato e della corruzione tipica dell’ellenismo.
Roma, mantenuta dalle tasse delle colonie, rivolgeva gran parte dell’attenzione a giochi e passatempi.
Una volta sbiaditi i valori dell’Impero, neppure l’autoritarismo istituzionale e l’esercito poterono contrastare le invasioni barbariche.
La mollezza dei costumi fu l’inizio della fine.

Quando una civiltà smarrisce i valori su cui si è edificata, rafforza inevitabilmente la violenza autoritaria che sfocia nel controllo e nella privazioni delle libertà personali.
Ma ciò può essere sufficiente a salvare una nazione in declino?

Oggi la Cancel Culture, il Disrupt Texts – l’eliminazione dai programmi scolastici e universitari dei pensatori classici avvertiti come non in sintonia con una certa ideologia – e altre forme estremiste di masochismo e odio di sé dell’Occidente avvelenano il corpo dell’Occidente tutto.

La deriva disturbata a cui può giungere il capitalismo è sintetizzata da una celebre frase di Lenin:
«Il capitalismo ci venderà la corda con cui lo impiccheremo».

La deriva del politicamente corretto, promosso dalle nostre élites finanziarie e culturali divide anziché unire e sta regalando – anziché vendere – questa corda del patibolo alla Cina comunista di Xi Jinping che, da una Beijing sempre più vicina, resta a guardare pazientemente e ad agire sottotraccia.

Come può l’Occidente sopravvivere se i suoi capi, amplificati dagli apparati mediatici, considerano malvagi i propri valori?

Mentre noi bisticciamo su quale statua sia più giusto decapitare e quale pilastro letterario sia più etico abbattere e cancellare dai programmi scolastici e universitari, la Cina ne approfitta per inculcare al suo popolo l’idea che la storia Occidentale sarebbe solo una grande menzogna: è di questi giorni infatti la notizia del professore Huang Heqin di Belle Arti alla facoltosa Università di Zhejiang che sostiene che le Piramidi, il Partenone, il Foro romano e altri baluardi della cultura occidentale siano solo “fake” per offuscare lo splendore della Cina, unica vera civiltà mondiale.

Quello che può sembrare un semplice delirio si trasforma in vera e propria propaganda anti-occidentale amplificata dall’enorme bacino di studenti ad ogni corso: 60.000.

Fonti:
• The Wall Street Journal, 22 marzo 2021: https://vsit.site/8tktc
• Atlantico, 20 marzo 2021: https://vsit.site/smca3
• Taiwan English News, 11 febbraio 2021: https://vsit.site/nok3i
• Gianluca Magi, “Goebbels. 11 tattiche di manipolazione”, Piano B, 2021.

Gianluca Magi: Manipolazione e propaganda


Come funzionano la censura, la propaganda e la manipolazione di massa e del consenso.
Un’indagine di estrema attualità, attraverso le tattiche di Joseph Goebbels, il diavolo zoppo della Propaganda nazista. Tattiche individuate, documentate, descritte e commentate da Gianluca Magi nel suo ultimo libro:
Goebbels. 11 tattiche di manipolazione oscura, Prefazione di Jean-Paul Fitoussi, Piano B, 2021.

Questo manuale di autodifesa è il risultato di uno studio protrattosi per una decina di anni su una mole enorme di documenti inediti (in lingua tedesca e inglese, in prevalenza) per dimostrare l’attualità sconcertante e l’efficacia micidiale di queste tattiche, a livello personale e collettivo. Tattiche costantemente applicate dagli odierni media brain trust.

Questo libro, come denuncia l’autore da mesi, ha prima subito censura preventiva – sarebbe dovuto uscire a maggio del 2020 – e poi sistematicamente silenziato dai media nazionali mainstream.

Ne parlerà direttamente Gianluca Magi nella trasmissione https://www.facebook.com/100GiorniDaLeoni/
venerdì 26 marzo alle ore 20.30 in diretta online.

Gianluca Magi è uno storico delle idee e delle religioni, filosofo, orientalista e conoscitore di dottrine esoteriche.
È stato docente all’Università di Urbino di materie legate alle filosofie, psicologie e religioni tra Oriente e Occidente.
È uno degli autori italiani che ha maggiormente contribuito alla elaborazione teorico-pratica e alla diffusione della psicologia transpersonale.
Ha fondato a Pesaro “Incognita”, laboratorio transdisciplinare che dirige con Franco Battiato.
È direttore scientifico, con Grazia Marchianò, responsabile del Fondo Scritti Elémire Zolla, di “AC Mind Seminars”.
Autore di diversi bestseller, tra cui 36 stratagemmi(BUR), Gioco dell’Eroe (Punto d’Incontro).
Alcuni suoi libri sono tradotti in 33 Paesi.
È uno degli autori delle voci della Enciclopedia Filosofica della Fondazione Centro Studi Filosofici di Gallarate (Bompiani, 12 voll.; Corriere della Sera, 2010).

Goebbels e l’arte oscura della manipolazione


> Intervista rilasciata da Gianluca Magi a Ionoblog: https://bit.ly/3rOPxsP

Nel 1932, mentre la Repubblica di Weimar si preparava a un appuntamento elettorale cruciale, i seguaci di Hitler avevano già chiara una precisa scala di priorità. Joseph Goebbels annotava: «La propaganda dovrà svolgere la maggior parte del lavoro. Dobbiamo elaborare una tecnica perfetta sin nei minimi particolari». Risultato: i nazisti conquistarono 230 seggi e diventarono la prima forza politica nel Reichstag. Dentro una fatale miscela di fattori esplosivi, la «tecnica perfetta» aveva funzionato, e non per caso negli anni successivi sarebbe diventata regime, al pari della formula politica che sosteneva e di cui affilava le armi, adattava gli slogan, giustificava le nefandezze. In un gorgo di menzogna e violenza combinate per mobilitare l’immaginario e le energie di una nazione, col tragico successo che conosciamo.

Un successo scientifico, frutto di un laboratorio sofisticato e decisamente variegato. Perché Goebbels sapeva che le baionette non bastano, e talora non servono. Come aveva insegnato Le Bon, «i veri sconvolgimenti non sono quelli che ci empiono di stupore per la loro vastità e violenza: i soli cambiamenti importanti avvengono nelle opinioni, nei concetti, nelle credenze». Il che suggeriva di guardare verso il mondo libero, ad esempio verso le sottili forme di militarizzazione del pensiero elaborate nella democratica America. Dove non a caso, qualche anno prima, la stessa parola – propaganda – aveva dato il titolo a un celebre saggio di Edward Louis Bernays, che parlava di quanto fosse necessaria (e buona e giusta) la «manipolazione dell’opinione pubblica in democrazia». Cosa che del resto l’autore aveva saggiato al fianco dell’amministrazione Wilson, allorché si era trattato di convincere la nazione ad entrare nel primo conflitto mondiale. Di quella già robusta tradizione – fatta di disprezzo delle masse popolari e di cinismo elitario – i Diari del ministro della propaganda nazista raccolgono gli esiti. Offrendo un’impressionante testimonianza della trasversalità strategica di quelle tecniche manipolatorie che copiosamente il Novecento avrebbe usato per i fini più diversi, e nei più diversi contesti politici.

Per questo Gianluca Magi ha deciso di riaprire quelle pagine. Nella consapevolezza di poterci ritrovare non una mera testimonianza archeologica, ma la chiave di un meccanismo universale da cui difendersi. E da qui nasce il suo ultimo volume, Goebbels. 11 tattiche di manipolazione oscura, edito da PianoB con prefazione di Jean-Paul Fitoussi. Un volume prezioso, scritto da uno studioso di lungo corso – storico delle idee e delle religioni, filosofo, orientalista – che vanta una carriera costellata di successi editoriali e sperimentazioni audaci (non ultimo il laboratorio transdisciplinare Incognita, diretto con Franco Battiato) e che conduce il lettore con rara profondità attraverso i dispositivi di condizionamento del potere.

Un manuale di autodifesa, insomma, quantomai necessario. Che il grande circuito di promozione editoriale – avviluppato su contenuti rigidamente standardizzati – ha fin da subito espulso dalle proprie vetrine. Forse a riprova del fatto che la bolla del mainstream non ammette di mettersi in discussione dal proprio interno. E che criticare i presìdi della chirurgia mediatica colpisce meccaniche vaste. Quando Magi ha accettato di conversare con noi è stato inevitabile partire proprio da qui.

Lei ha un curriculum di tutto rispetto. È stato per tanti anni professore universitario a Urbino, per poi dimettersi. Ha pubblicato per editori come Rizzoli, Einaudi, Bompiani, Sperling&Kupfer. Ora ha scritto un libro brillante, documentato e molto più originale di certi pamphlet che invadono le librerie. Oltretutto su un argomento di estrema attualità. Com’è possibile che il manoscritto sia stato rifiutato dalle maggiori case editrici? E che poi la sua pubblicazione sia stata praticamente ignorata?

Se è noto che dopo la disfatta, la silenziosa diaspora nazista insegnò le arti della persecuzione e della tortura ai militari ed ai politici di una dozzina di paesi affacciati sul Mediterraneo, sull’Atlantico e sul Pacifico, ignoto è il fatto che le tattiche di manipolazione di Goebbels vengono a taglio dei media brain trust e delle dinamiche propagandistiche su cui si fondano in ampia parte l’informazione e la produzione culturale attuale. Su questo aspetto mancavano studi scientifici seri e documentati. Il mio libro ha cercato di sopperire a tale lacuna.

Bene, dunque.

Sì. Anzi, male. Perché a maggio del 2020 cominciano le disavventure per questo libro, nel momento in cui lo presentai a numerosi editori. Premetto, per chi non conosce il mio lavoro, che alcuni miei libri sono stati tradotti in 33 Paesi e non ho mai incontrato grandi ostacoli per pubblicare un mio lavoro in oltre venticinque anni di carriera. Questo libro invece si è trovato davanti a tutte le porte sbarrate. Rifiutato con risposte evasive o di circostanza. Nei casi in cui è stata palesata la vera ragione del rifiuto, la risposta dei direttori editoriali è stata questa: «Pubblicare questo libro è potenzialmente pericoloso sia per la nostra carriera che per i suoi contenuti». Morale: il libro è rimasto in questa vile censura preventiva sino a dicembre, allorché Piano B, casa editrice piccola ma coraggiosa e fuori dal coro, è stata entusiasta di pubblicarlo. Dunque, onore a Piano B edizioni! Ma l’accanimento contro questo libro è lontano dall’essersi concluso. Ad oggi è ignorato, o più tecnicamente, “silenziato” dai media nazionali mainstream. Il fatto tragico – non solo per me ma emblematico per tutti – è che la mia denuncia di questo osceno modus operandi, trova persone che non ci credono. Ritengono che ciò non sia possibile. Rifiutano questa verità, per la sua enormità. È molto significativo questo comportamento mentale. Un buco in questa rete del silenziamento è stato fatto in questi giorni da un brillante articolo a firma di Roberto Onofrio, caporedattore centrale del Secolo XIX. Mi auguro che altri media seguano il suo esempio e immettano questo libro nel circuito di discussione e riflessione della collettività.

Alla rete di silenziamento, poi, non si sottraggono neppure i social network. Ciò è reso possibile dalla condivisione costante dei dati tra Facebook e Amazon. Nel mio caso specifico, Amazon ad oggi – per i casi di cui sono a conoscenza – ha rifiutato o ha rimosso una ventina di recensioni di lettori che negli ultimi mesi hanno commentato i miei post Facebook o hanno interagito con me via Messenger. Questo, al di là del mio libro, lumeggia una forma di controllo e sorveglianza ad un grado di pervasività senza precedenti nella storia umana, neppure nei suoi periodi più bui.

Insomma, le ragioni che rendono importante il suo lavoro sono esattamente quelle che hanno portato alla sua censura.

Sì. Inevitabilmente, come congetturavo sin dall’inizio, il mio libro si è trovato vittima del sistema di cui descrive i modi e il funzionamento. Ma non pensavo che potesse essere ritenuto libro non gradito o scomodo sino a questo livello d’intensità. Last but not least, parallelamente la mia pagina Facebook “Gianluca Magi – Incognita” è stata ripetutamente segnalata da parte di fanatici. Queste ignobili segnalazioni anonime – tipiche di chi è privo di ossatura morale – comportano il rifiuto reiterato di Facebook di poter mettere in evidenza la maggior parte dei miei post. Ecco un’altra forma di Silenziamento, IX principio tattico di manipolazione oscura. E qui si aprirebbe la lunga parentesi sul sistema di delazione fanatica all’interno di questo modello totalitario mascherato da prevenzione sanitaria…

Del resto siamo abituati ad associare la censura e la propaganda a contesti totalitari, e certamente quei contesti si alimentano di propaganda. Ma – e lei giustamente lo sottolinea – teorici come Bernays ci insegnano che questa categoria si sposa pericolosamente anche a sistemi democratici…

… e non dimentichiamo Ivy Lee, pioniere americano delle public relations, il quale fu assoldato nel 1934 da Goebbels, attraverso una nota azienda nazista, la IG Farben Industrie Deutschland, grazie all’esorbitante parcella annuale di 30.000 dollari. Che all’epoca era una vera fortuna. Questo il triangolo velenoso: Joseph Goebbels, Edward Bernays (da più parti considerato un Goebbels americano, pronipote di Freud e avvelenatore professionale della coscienza pubblica) e Ivy Lee, ribattezzato dai critici «Veleno Ivy» ovvero colui che mistifica la realtà. Ne do conto ampiamente nel mio libro: nell’Atto II, Scena II del capitolo Nella mente del diavolo zoppo (una caccia psicologica per decifrare Goebbels e per comprendere la psicopatologia del potere), e nel Principio tattico III, Volgarizzazione, dove osservo come la propaganda e la distorsione cognitiva della realtà delle persone si declinino oggi all’interno dei sistemi democratici.

Oggi mi pare di poter dire che la propaganda è ovunque. Il vero paradigma della contemporaneità.Tutto è ricondotto alla logica di uno spot pubblicitario. Le opinioni sono preconfezionate anche quando si duplicano in campi apparentemente opposti: destra e sinistra, buoni e cattivi… è l’infantile terreno comune di ogni dibattito. E lo spettacolino dei media mainstream che si autoaccreditano come fonti affidabili – nonostante le ripetute falle informative e la parzialità palese del loro setting – risponde alla meccanica della propaganda, e lei lo mostra bene…

… Giudizi ed etichette: in tal modo siamo stati persuasi e incoraggiati a ragionare dal teatrino dei media mainstream che si autoaccreditano come fonti attendibili. La visuale che ci si para ai sensi e la dialettica riflessiva sono state conchiuse all’interno di un recinto costruito ad hoc da questo teatrino. L’inondazione mediatica sottrae il tempo alla riflessione. Il diluvio costante di dati e moniti proibisce il ragionamento. Chi tenta di uscire da questo teatrino rischia di incespicare nell’ingenuità di auto-etichettarsi nei termini della narrazione dominante, nel doversi giustificare quando mette in campo il dissenso che è condannato a monte da giudizi ed etichette. È un universo concentrazionario dal quale difficilmente si riesce a sottrarsi o si esce incolumi. Pensare implica energia e tempo. Giudicare ed applicare etichette, no. L’assenza di tempo per riflettere è la nemica giurata della ragione. Entriamo così in quella che chiamo “l’era del caos” dove si è eterodiretti e si obbedisce a capo chino.

LA SECONDA PARTE DELL’INTERVISTA SEGUIRÀ IN UN PROSSIMO ARTICOLO.

Gianluca Magi, Goebbels. 11 tattiche di manipolazione oscura, Prefazione di Jean-Paul FItoussi, Piano B, 2021.
< Il libro prima censurato e ora silenziato dai media mainstream >
Conoscere è difendersi.

Gianluca Magi recensisce George Orwell


George Orwell, Il potere e la parola. Scritti su propaganda, politica e censura, Piano B, febbraio 2021.

Gianluca Magi, Goebbels. 11 tattiche di manipolazione oscura, Prefazione di Jean-Paul Fitoussi, Piano B, gennaio 2021.

Per non addormentarsi in democrazia e risvegliarsi in tirannia


Gianluca Magi, Goebbels. 11 tattiche di manipolazione oscura, Prefazione di Jean-Paul Fitoussi, Piano B Edizioni.

Goebbels. 11 tattiche di manipolazione oscura



– Come mai hai deciso di scrivere un libro sulle tattiche di manipolazione di Goebbels?
– Per difesa personale e collettiva. Sono tattiche oggi in vigore. In modo sconvolgente. Ma nessuno ne ha mai parlato prima alle persone. Che invece le devono conoscere. Necessariamente. Per non subirle.

Gianluca Magi
www.incognita.online


Categorie


<span>%d</span> blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: