Archive for the 'Gioco' Category

Alessandro Serra. Dentro il vuoto. Teatro, gioco e sovrannaturale


L’oggetto della ricerca non deve essere il sovrannaturale bensì il mondo. Il sovrannaturale è la luce: se ne facciamo un oggetto lo abbassiamoSIMONE WEIL

Non c’è niente di misterioso che non diventa evidente e viceversa tutto ciò che è evidente nasconde in sé un mistero – PAVEL FLORENSKIJ

ATTORE

“Gesto-azione-atto”
Sono le tre vie percorribili. In ordine cronologico inverso:
Gesto:
l’attore può gesticolare, ovverosia muoversi senza agire e senza presenziare. I movimenti della quotidianità riprodotti goffamente sulla scena con la pretesa di essere naturali. Un essere umano che cerca di imitare un essere umano. Per intenderci è come se il nostro gatto d’un tratto si atteggiasse a movenze da gatto. Sarebbe uno spettacolo piuttosto deprimente. Il gesto si impone con la nascita del cinema, la grande occasione mancata di restituire al teatro la propria natura astratta. L’attore di cinema che sale su un palcoscenico non può far altro che mostrarsi, fare le facce, ammiccare, gesticolare. Ne consegue una società che recita surrogati cinematografici di emotività.

Azione:
si potrebbe accertare il conclamarsi dell’azione con la nascita del grande teatro elisabettiano, e con Shakespeare in particolare, i cui personaggi sono dotati di una biografia percepibile da una sola entrata in scena. Nel confrontarsi con simili testi l’attore ha imparato l’azione: l’azione di un corpo in tensione a seguito di una (si spera sempre meno cosciente e condizionata) intenzione. Il corpo agisce l’emozione connessa con il personaggio. Non la vive ma la agisce.

Atto:
l’atto appartiene al periodo geniale dell’umanità, l’infanzia perduta del teatro greco, prima che Dioniso fosse definitivamente esiliato dalla scena, momento sempre più raro di perfezione, azione non premeditata, assolutamente perfetta e insostituibile… ciò che non si può voler cambiare. L’attore crea l’involucro dell’emozione, un esoscheletro che danza e che deve restare vuoto.

Parola-canto-mantra”.
Si tratta dell’equivalente sonoro di quanto sopra esposto.
Parola:
nella prosa la parola si limita a trasmettere una informazione. La parola significa.

Canto:
la ma parola in teatro è anzitutto canto, suono musicale che incanta.

Mantra:
la parola come veicolo o strumento del pensiero o del pensare. Il mantra non significa, e non si limita a suonare. Il mantra agisce. Distrugge il linguaggio per accedere ad esperienze altre. Ma racchiude anche una intenzione, un pensiero e chi esegue il mantra deve essere consapevole delle parole (diremmo del sottotesto) il quale dovrà essere legato a uno specifico sentimento.

“Videor ut video”.
Sono visto affinché io veda. La scritta incombe dal rosone del teatro degli illuminati di Città di Castello. Ma a chi si rivolge la scritta all’attore o allo spettatore? in entrambi i casi il fenomeno determinante è la rifrazione. Un analogo ribaltamento al passivo lo si potrebbe applicare al cartesiano Cogito ergo sum. “Penso dunque sono” diviene Cogitor, ergo sum, “Sono pensato quindi sono”. In entrambi i casi la passività rimanda all’immagine allegorica dello specchio, prodigioso strumento rivelatore. Reggere lo specchio alla natura, dice Amleto, dovrebbe essere l’esercizio del teatro.

“La danza delle ossa”.
Il corpo che danza, danza dall’interno. È lo scheletro che agisce, i muscoli sono solo sostegni e gli arti periferiche risonanze. Come nelle arti marziali la forza è nel centro, nella connessione tra il bacino e la colonna vertebrale. L’eleganza è data dallo scheletro mai dall’involucro.

“Memoria involontaria delle membra | Il corpo vita”.
La vita si deposita sulla pelle facendola tremare di facili emozioni ma sprofonda nella carne e si iscrive nel corpo. È il corpo che ricorda. Nel corso della vita i ricordi si depositano come polvere sulla pelle per poi sprofondare e dissolversi nel corpo. Le rughe che solcano i vecchi visi sono come pentagrammi sui quali la vita ha composto la propria melodia, guardandoli se ne possono percepire gli echi lontani. Ma soprattutto la struttura ossea, muscolare e il disegno stesso del nostro corpo racchiude in sé le esperienze vissute e sempre presenti, e vigili. Memoria fisica è ciò che il corpo fa senza sapere di saperlo fare.—

[Fine prima parte.Segue domani, nel prossimo articolo di “Incognita Quotidiana]

ALESSANDRO SERRA:
Pluripremiato regista teatrale dell’opera MACBETTU, fondatore della Compagnia Teatropersona, i cui spettacoli sono stati presentati in tutto il mondo, si forma come attore a partire dallo studio delle azioni fisiche e dei canti vibratori nel solco della tradizione di Grotowski per poi arrivare alle leggi oggettive del movimento di scena trascritte da Mejerchol’d e Decroux. Integra la sua formazione teatrale con le arti marziali che pratica sin da giovanissimo. Nel frattempo si laurea in Arti e Scienze dello Spettacolo all’Università la Sapienza di Roma con una tesi sulla drammaturgia dell’immagine. Fondamentale, negli ultimi anni di formazione, l’incontro con Yves Lebreton e il suo metodo del Teatro Corporeo.La sua recente regia porta in scena il celebre capolavoro di Cechov “Il giardino dei ciliegi”, un omaggio allo sguardo bambino come origine di tutte le cose e luogo della rivolta permanente.

N.B.: I posti disponibili, per il Seminario a numero chiuso, stanno terminando.

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Il Gioco dell’Eroe? È un’eutopia.


La parola «gioco» si può fraintendere. Ed alcuni l’hanno fraintesa.
Ma non va dimenticato che i giochi, da quelli dell’infanzia a quelli degli adulti, hanno sempre un fondamento serio e non solo quando contengono un nucleo esoterico: sono, in particolare, tecniche di addestramento di facoltà e attitudini – in genere sonnecchianti, non atrofizzate o morte – necessarie nella vita. Quantomeno alla vita degna di questo nome.
Quello del GdE è il gioco di gruppo di Giocatori che si sentono elaboratori e depositari di una visione del mondo, ma sentono anche farsi il vuoto sotto i loro piedi, tra scricchiolii di terremoto della società.

Il molo d’attracco è l’immagine di una piccola società ideale. Una <eutopia>, non un’utopia. Cioè un “luogo giusto” che è costruito tutti insieme e in cui ci si incontra tutti insieme.In questo modo e per questa ragione, meditai e sviluppai il GdE per quasi un ventennio. Per farlo atterrare, abbandonai l’insegnamento universitario. Scelta necessaria, che certo non rimpiango. Misi così in campo il GdE più o meno una dozzina di anni fa: con imprevedibili voli e con scese in picchiata, per le regole assegnate a questo tipo di Gioco esistenziale che nasconde segreti.

Il Gioco esce da se stesso, si definisce attraverso i suoi Giocatori, e a sua volta è il Gioco che serve da definizione o emblema per la società dei suoi Giocatori presenti e futuri, per l’insieme delle persone che parteciperanno al Gioco, che si riconosceranno in esso e attraverso di esso.

* Questa breve lettera risponde pubblicamente a tre domande in privato giunte durante queste ultime settimane.

Gianluca Magi, Gioco dell’Eroe. La porta dell’Immaginazione, Presentazione di Franco Battiato, + traccia audio, Edizioni Il Punto d’Incontro.

Maturare verso l’infanzia


quadrato-per-frasi-GdE

Non solo nel Gioco dell’Eroe, non impongo mai nulla.
Ciò che cerco di fare è di creare la condizione affinché certe cose si manifestino.
La precisione pensata, misurata e decisa del GdE non è mai imposta. Elargisco tutto il mio lavoro preparatorio, proprio perché considero il Giocatore un artista dell’Immaginazione al pari mio.
Gli argomenti, le musiche, le letture, le prime ipotesi, i testi, le immagini…la materia la propongo io, le Visioni le producono i Giocatori a partire dalla prima materia di partenza.
Ciascuno e collettivamente la sollecitano, sviluppano, dinamizzano in base alla propria sensibilità e Immaginazione. In un clima di reciproco rispetto e collaborazione.
Anche questo significa maturare verso l’infanzia: un <Apriti Sesamo> a quello stato glorioso della mente dove alberga un immenso tesoro psichico da scoprire. Per accedere ad una creatività avanzata spinta oltre le parole.
Il “Gioco dell’Eroe” è un meraviglioso viaggio da affrontare insieme, non importa di che religione siamo o qual è il colore della nostra pelle o che lavoro facciamo.
La coercizione e gli autoritarismi, non solo in campo psico-pedagogico, mi hanno sempre procurato maestosi sbadigli.

Gianluca Magi. Per “Gioco dell’Eroe
Nuova edizione arricchita: bit.ly/gioco-dell-eroe
La Presentazione è scritta da FRANCO BATTIATO

[Il perché dell’immagine in foto si scoprirà il giorno del nuovo Workshop]

Gianluca Magi. Per “Gioco dell’Eroe
Nuova edizione arricchita: bit.ly/gioco-dell-eroe
La Presentazione è scritta da FRANCO BATTIATO

[In foto mio figlio Cristoforo a 5 anni]

▶️ BARI 22 MARZO: Gianluca Magi. Workshop Gioco dell’Eroe.
Programma: www.facebook.com/events/502108980606898/

▶️ Ricordo che la data del 22 MARZO A BARI è unica e non ne seguiranno altre. Cioè: dopo non ci saranno più Workshop di attivazione del GdE (Livello 1), ma solo i Livelli successivi per i Giocatori che proseguiranno il Viaggio in mia compagnia.

▶️ COME ISCRIVERSI per il 22 MARZO:
Scrivere a: gdepuglia2020@gmail.com
oppure telefonare a: Giuliana 320.8256783


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