Archive for the 'Incognita. Advanced Creativity' Category

Incognita o non Incognita?


Come mosca bianca in direzione ostinata e contraria, Incognita resiste tenace in modalità “in presenza”: fondamento insostituibile che ci rende umani, in empatica relazione partecipativa con gli altri, dotati al pari nostro di corpo, mente e spirito. E non meccanici psico-apatici, isolati, bidimensionali, desocializzati, anonimi, eternamente paralizzati di fronte a freddi schermi video, come vuole il nuovo ordine planetario digitalizzato. Ordine al quale tanti, troppi, si sono già supinamente omologati.

Solo “in presenza” è possibile la conoscenza come “conoscenza metamorfica”. Cioè, conoscenza che trasforma chi conosce nel momento in cui conosce. Se non è metamorfica, non è conoscenza, ma chiacchiera, futilità, cazzeggio, cioè spendere male il proprio tempo. Che non tornerà più.

Solo “in corpore vivo”, con contatto transdisciplinare e gioco dell’immaginazione narrativa, è possibile creare rapporti erotici tra i saperi per fecondarli tra loro e dare alla luce nuove creature viventi. Dotate di intelligenza divergente.

Questa è la decisa convinzione dello spirito di Incognita. Condivisa con due persone straordinarie, a cui vanno grande stima e affetto: Franco Battiato e Grazia Marchianò.

Questa è la convinzione condivisa da tutti gli associati di Incognita, mosche bianche che hanno calorosamente aderito, senza indugi, agli ultimi due Seminari della AC Mind School. Nonostante tutte le difficoltà che questi ultimi 16 mesi stanno comportando.

La vostra grande aspettativa non sarà tradita. Riceverete più di quanto vi aspettate.
Questa non è un’incognita. È una promessa.

La Segreteria di Incognita ∙ AC Mind School informa così di aver chiuso le iscrizioni e di aver aperto la lista d’attesa per eventuali posti disponibili per gli esclusi, per i due Seminari del weekend del 19/20 giugno a Pesaro in compagnia di GRAZIA MARCHIANÒ – tra le figure di maggiore spicco nel panorama filosofico e orientalistico internazionale – e ALESSANDRO SERRA – regista teatrale pluripremiato autore dell’opera MACBETTU:

● Segreteria di Incognita ∙ AC Mind School:
⦿ incognitamind@gmail.com
⦿ 340.3820327
⦿ Programma dei Seminari 19/20 giugno di Grazia Marchianò e Alessandro Serra: www.incognita.online

Alessandro Serra. Dentro il vuoto (2a parte)


[Seconda parte. Segue dall’articolo precedente di “Incognita Quotidiana]

“Respirare incessantemente”.
La respirazione si può apprendere? Ma soprattutto è lecito apprenderla?
Il rischio è trasformare un atto puro e incondizionato, fonte vitale del canto e della danza, in un dispositivo meccanico che nel potenziare lo strumento ne indebolisce la forza vitale.

“Il coro”.
Parlare all’unisono e muoversi in sincrono significa essere un coro? La pratica dimostra che tanto più semplice è il gesto e il suono, tanto più visibile la voragine che ci separa dagli altri. Verrebbe da pensare che si moltiplichino i gesti e si saturi l’aria di parole solo per nascondere la difficoltà di attingere alla forza ritmica che canta dentro ognuno di noi. Una forza che si manifesta nel respiro collettivo. Un’unica interiore energia che non è in nessuno ed è in tutti. Il canto Gregoriano ci insegna l’inganno della polifonia alla ricerca di un’unica voce, un unico respiro collettivo.

FIGURA E PERSONAGGIO

La figura è l’impronta del personaggio, ciò che resta di un passaggio. L’ombra di un’aura dice Walter Benjamin. Emancipare il personaggio dal testo e sondarne le potenzialità dinamiche e vocali per costruirne poi l’involucro corporeo. Cercare poi l’attimo in cui il personaggio si manifesta, l’acme.
L’entelechia designa la realtà che ha raggiunto il pieno grado dello sviluppo: uovo-baco-larva-farfalla un’unica immagine con quattro linee temporali, condizione di assoluta perfezione in un essere che ha realizzato ogni sua potenzialità (Pavel Florenskij).

SPAZIO-SCENA-LUOGO

Lo spazio è drammaturgia: dislocare figure e oggetti in uno spazio vuoto è un atto drammaturgico. Mezzo metro più in là ed è un’altra storia, un altro senso. Mi sembra si possano individuare tre figure geometriche fondamentali nella composizione dello spazio e nell’attivazione delle energie che lo abitano:
Cerchio:
L’uomo ha nostalgia del cerchio dice Simone Weil, nostalgia del rito, nostalgia di Dioniso. Circolari sono le danze sacre, in cerchio si muovono i daimon scrive Plotino. Il teatro nasce in cerchio e la sua prima edificazione sarà semicircolare così come poi la O di legno di cui parla Shakespeare per descrivere il globe.

Rettangolo:
Figura geometrica disegnata dall’uomo per rappresentare se stesso: dal quadro dipinto al cinema agli smartphone. Tutta la rappresentazione artistica si inscrive in un rettangolo. Il palcoscenico stesso è un rettangolo sviluppato sui due piani, orizzontale (il palcoscenico) e verticale (l’arcoscenico). Il rettangolo diviene cornice, arcoscenico, quarta parete, il rettangolo respinge e limita la vista eppure è proprio grazie ai suoi rigidi confini che questa figura geometrica riesce ad attivare grandi slanci di creatività.

Triangolo:
È un espediente, un trucchetto da prestigiatore. Il triangolo lacera lo spazio, lo attiva: tre infinite linee, tre infiniti angoli. Come le squadre di un falegname, capaci di disegnare intarsi e mettere in sesto porte per accedere a nuove visioni.

TEATRO E LETTERATURA

Nel leggere un’opera teatrale è concesso il fraintendimento poiché le migliori opere sono scritte per uscire dai margini della narrazione. La prima lettura emotiva è la più preziosa, è quella che parla all’inconscio. Poi il rigore dell’autopsia: dissezionare un testo per conoscere non il testo stesso né la vicenda narrata ma il lettore. Da qui inizia la scrittura di scena.

“Lingua e traduzione”.
I testi vanno smembrati e ricomposti, non si crea mai, si ricrea. Le traduzioni dei testi teatrali affidate a letterati risultano spesso afone e troppo verbose. Dobbiamo ricercare la phonè originale. Per fare ciò si parte dal corpo. Le grandi opere contengono parole radianti che consentono il dischiudersi delle immagini.
Dobbiamo partire dai cliché proprio in virtù della loro somiglianza superficiale con gli archetipi. I cliché vanno nominati, esposti, agiti e poi eliminati. Il suono è drammaturgia:sostiene e imprime le immagini, riverbera le relazioni profonde dei personaggi, prepara all’esperienza preziosa del silenzio.

La drammaturgia non è la storia che si racconta, è l’immagine che si nasconde dietro al testo, la sua aura. Se non si incarna in scena l’immagine del testo, allora il teatro rischia di diventare letteratura recitata. Gli oggetti sono drammaturgia: oggetti vecchi, dimenticati, che negli anni si sono caricati di vita, hanno acquisito una patina, una ruggine speciale. Questi oggetti raccontano una storia al di là della storia. Accendono in scena reazioni inaspettate. A volte significano, attivano ricordi. Emanano luce.

La luce è drammaturgia: la luce può fungere da raccordo tra una scena e l’altra, può dire più della parola. La luce racconta, evoca presenze, suggerisce lo scorrere del tempo, determina lo spazio, dice il luogo, specifica le relazioni tra le figure che abitano la scena.—

ALESSANDRO SERRA:
Pluripremiato regista teatrale dell’opera MACBETTU, fondatore della Compagnia Teatropersona, i cui spettacoli sono stati presentati in tutto il mondo, si forma come attore a partire dallo studio delle azioni fisiche e dei canti vibratori nel solco della tradizione di Grotowski per poi arrivare alle leggi oggettive del movimento di scena trascritte da Mejerchol’d e Decroux. Integra la sua formazione teatrale con le arti marziali che pratica sin da giovanissimo. Nel frattempo si laurea in Arti e Scienze dello Spettacolo all’Università la Sapienza di Roma con una tesi sulla drammaturgia dell’immagine. Fondamentale, negli ultimi anni di formazione, l’incontro con Yves Lebreton e il suo metodo del Teatro Corporeo.La sua recente regia porta in scena il celebre capolavoro di Cechov “Il giardino dei ciliegi”, un omaggio allo sguardo bambino come origine di tutte le cose e luogo della rivolta permanente. N.B.: Ultimi 4 posti per il Seminario a numero chiuso.

N.B.: Ultimi 4 posti per il Seminario a numero chiuso.

Segreteria di Incognita:
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Paideia. Un antivirus per il XXI secolo


Il burrascoso disorientamento di oggi, pieno di odio, violenza, bigottismo, fake news e psico-apatia, nasce anche dalla perdita di quello che in Grecia si chiamava Paideia (παιδεία), cioè la formazione che ha il potere di produrre trasformazioni nell’essere umano.

L’apprendimento come idea di assimilazione di informazioni è insufficiente per l’essere umano del XXI secolo. E lo mette fuori gioco.
Nonostante ciò, la scuola e l’università ancora oggi si preoccupano perlopiù di riempire la mente delle persone. Quando non di catechizzare.

È una gravissima miopia su un punto di stringente attualità: una mente piena d’informazioni può essere una mente tossica, perché piena di dissonanze cognitive, cioè di convinzioni in combattimento le une con le altre e con ciò che si ha sotto il naso.
Queste dissonanze disorientano e mettono l’uomo alla mercé della dittatura digitale del nuovo ordine planetario che porta in grembo odio, bigottismo e fake news. Dove i social rimpiazzano la socializzazione, gli emoticon i sentimenti e la simbologia emozionale. E l’accelerazione rapisce il passato per divorare il futuro e crocifiggere in un eterno presente sfasato, sfocato, fraudolento.

È vitale sviluppare una maggiore conoscenza di noi, tornare all’idea di Paideia, cioè la formazione che ha il potere di produrre trasformazioni nell’essere umano.
La Paideia è formazione, non solo informazione.
La Paideia si occupa di dare forma alla mente, in condivisione, affinché la mente possa dare ordine alle informazioni e generare nuove idee creativamente avanzate.
“Formare” significa dare forma alla mente, lavorare anche sulla struttura della mente che riceve informazioni.
Perché è vitale?
Perché una mente ben formata produce il ‘pensare bene’ e l’‘agire bene’, cioè il ‘vivere bene’ nella sfera privata e pubblica, anche in senso civico.
Ecco perché serve questo antivirus al disorientamento di oggi.

Cosa abbiamo sotto il naso, ma che non ci è fatto vedere o che non vogliamo vedere.A questo tendono gli incontri della AC Mind School a Incognita (Pesaro). Animati dal principio della Paideia.
Un serbatoio di pensiero per investigare il labirinto nel quale ci troviamo, mantenendo accesa la fiaccola vitale del pensiero divergente e del principio interiore. Senza la quale l’essere umano è solo un automa che vive a insaputa di se stesso.
Per non essere ridotti a spettri smarriti, ridotti a pura vita biologica.

SEMINARI AC MIND SCHOOL, ESCLUSIVAMENTE IN PRESENZA
:

Sabato 19 giugno 2021 (h. 14 – 19)
GRAZIA MARCHIANÒ
… e la materia si accende di luce: come destarsi alla non-dualità nella condizione vincolante dell’esperienza comune.

Domenica 20 giugno 2021 (h. 9 – 14)
ALESSANDRO SERRA
Dentro il vuoto.Teatro, gioco, sovrannaturale.

Programma: www.incognita.online

N.B.: I posti disponibili, per i due Seminari a numero chiuso, stanno terminando.

Segreteria di Incognita: 340.3820327

Pionieri delle tradizioni spirituali mondiali


Pavel A. Florenskij, Nicholai e Elena Roerich, Ananda K. Coomaraswamy, Nisargadatta Maharaj, Simone Weil, Paramahansa Yogananda, Jiddu Krishnamurti, il XIV Dalai Lama Tenzin Gyatso, Elémire Zolla, sono alcuni individui di elevato rango spirituale il cui cammino mondano e mistico traccia una scia luminosa nello spicchio temporale tra il XIX e il XX secolo fino alle soglie del XXI.
Nonostante i loro atti, pensieri, visioni, intuizioni siano oggi mediamente noti attraverso libri circolanti e studi specialistici, la cifra originale del loro rango spirituale rimane nascosta come una perla sigillata nel guscio.
Tocca ai militanti di INCOGNITA, a coloro che “patendo conoscono” tentare di aprire le valve che sigillano la perla, facendosene un cibo non da fiutare soltanto come si fa leggendo in modo critico ma INGOIANDOLO!

In questo tempo burrascoso la SAPIENZA va letteralmente masticata: è un pasto indigesto che occorre acquisire un piccolo boccone dopo l’altro, un sorso di ossigeno dopo l’altro in una masticazione senza fine.

Patrul Rimpoche, uno dei maestri-radice delle tradizioni tibetane pre-buddhiste Dzogchen, insegna ad addentrarsi negli anfratti della NATURA della MENTE.
MENTE e l’inglese MIND, sono nomi al singolare, invece le designazioni tibetane sono tante quante i gradini di addentramento dal piano sensibile ordinario: vedo, odo, odoro, assaporo, tocco, al piano dell’autoconsapevolezza specchiante che a sua volta si specchia in altri specchi.

Immaginate di trovarvi sul polo artico o su quello antartico e guardate da lì la Terra; poi immaginate di veleggiare sui piani alti dell’atmosfera, nella galassia e oltre ancora.

La fisica addita un multiverso senza fine.
È la MENTE a scrutarlo: MIND MATTERS, MATTER MINDS, ossia:
La Mente è MATERIA, la MATERIA è MENTE.
Come a dire:
La FORMA è VUOTO, il VUOTO è FORMA.
Siamo MATERIA e MENTE, FORMA e VUOTO.

Noi, piccole creature fragili, indifese siamo fatti della stessa MATERIA INTELLIGENTE dei maestri-radice, dei pionieri citati e di moltissimi altri ignoti. Possiamo immedesimarci nel loro cammino, facciamolo con GRATITUDINE, contando le lune trascorse nella nostra vita: Padre Sole e Sorella Luna.


Pesaro, sabato 19 giugno 2021 (h. 14 – 19) Grazia Marchianò terrà un Seminario, in presenza, per AC Mind School di Incognita, dal titolo:
… e la materia si accende di luce:come destarsi alla non-dualità nella condizione vincolante dell’esperienza comune”.

GRAZIA MARCHIANÒ:
Tra le figure di maggiore spicco nel panorama filosofico e orientalistico internazionale, già docente di Estetica e Storia e civiltà dell’Asia orientale all’Università di Siena-Arezzo, ha praticato tecniche di meditazione shingon in un monastero buddhista a Koyasan (Giappone), e di kriya yoga nella linea del maestro indiano Paramahansa Yogananda. Moglie di Elémire Zolla, responsabile del Fondo Scritti Zolla/Marchianò, cura e analizza dal 2012 l’opera omnia dello scrittore presso Marsilio.
È co-direttore scientifico di AC MIND SCHOOL presso INCOGNITA (Pesaro).

Programma dettagliato: www.incognita.online

• NB: I posti disponibili stanno terminando.

• Segreteria di Incognita: 340.3820327


Gianluca Magi: Manipolazione e propaganda


Come funzionano la censura, la propaganda e la manipolazione di massa e del consenso.
Un’indagine di estrema attualità, attraverso le tattiche di Joseph Goebbels, il diavolo zoppo della Propaganda nazista. Tattiche individuate, documentate, descritte e commentate da Gianluca Magi nel suo ultimo libro:
Goebbels. 11 tattiche di manipolazione oscura, Prefazione di Jean-Paul Fitoussi, Piano B, 2021.

Questo manuale di autodifesa è il risultato di uno studio protrattosi per una decina di anni su una mole enorme di documenti inediti (in lingua tedesca e inglese, in prevalenza) per dimostrare l’attualità sconcertante e l’efficacia micidiale di queste tattiche, a livello personale e collettivo. Tattiche costantemente applicate dagli odierni media brain trust.

Questo libro, come denuncia l’autore da mesi, ha prima subito censura preventiva – sarebbe dovuto uscire a maggio del 2020 – e poi sistematicamente silenziato dai media nazionali mainstream.

Ne parlerà direttamente Gianluca Magi nella trasmissione https://www.facebook.com/100GiorniDaLeoni/
venerdì 26 marzo alle ore 20.30 in diretta online.

Gianluca Magi è uno storico delle idee e delle religioni, filosofo, orientalista e conoscitore di dottrine esoteriche.
È stato docente all’Università di Urbino di materie legate alle filosofie, psicologie e religioni tra Oriente e Occidente.
È uno degli autori italiani che ha maggiormente contribuito alla elaborazione teorico-pratica e alla diffusione della psicologia transpersonale.
Ha fondato a Pesaro “Incognita”, laboratorio transdisciplinare che dirige con Franco Battiato.
È direttore scientifico, con Grazia Marchianò, responsabile del Fondo Scritti Elémire Zolla, di “AC Mind Seminars”.
Autore di diversi bestseller, tra cui 36 stratagemmi(BUR), Gioco dell’Eroe (Punto d’Incontro).
Alcuni suoi libri sono tradotti in 33 Paesi.
È uno degli autori delle voci della Enciclopedia Filosofica della Fondazione Centro Studi Filosofici di Gallarate (Bompiani, 12 voll.; Corriere della Sera, 2010).

Goebbels e l’arte oscura della manipolazione


> Intervista rilasciata da Gianluca Magi a Ionoblog: https://bit.ly/3rOPxsP

Nel 1932, mentre la Repubblica di Weimar si preparava a un appuntamento elettorale cruciale, i seguaci di Hitler avevano già chiara una precisa scala di priorità. Joseph Goebbels annotava: «La propaganda dovrà svolgere la maggior parte del lavoro. Dobbiamo elaborare una tecnica perfetta sin nei minimi particolari». Risultato: i nazisti conquistarono 230 seggi e diventarono la prima forza politica nel Reichstag. Dentro una fatale miscela di fattori esplosivi, la «tecnica perfetta» aveva funzionato, e non per caso negli anni successivi sarebbe diventata regime, al pari della formula politica che sosteneva e di cui affilava le armi, adattava gli slogan, giustificava le nefandezze. In un gorgo di menzogna e violenza combinate per mobilitare l’immaginario e le energie di una nazione, col tragico successo che conosciamo.

Un successo scientifico, frutto di un laboratorio sofisticato e decisamente variegato. Perché Goebbels sapeva che le baionette non bastano, e talora non servono. Come aveva insegnato Le Bon, «i veri sconvolgimenti non sono quelli che ci empiono di stupore per la loro vastità e violenza: i soli cambiamenti importanti avvengono nelle opinioni, nei concetti, nelle credenze». Il che suggeriva di guardare verso il mondo libero, ad esempio verso le sottili forme di militarizzazione del pensiero elaborate nella democratica America. Dove non a caso, qualche anno prima, la stessa parola – propaganda – aveva dato il titolo a un celebre saggio di Edward Louis Bernays, che parlava di quanto fosse necessaria (e buona e giusta) la «manipolazione dell’opinione pubblica in democrazia». Cosa che del resto l’autore aveva saggiato al fianco dell’amministrazione Wilson, allorché si era trattato di convincere la nazione ad entrare nel primo conflitto mondiale. Di quella già robusta tradizione – fatta di disprezzo delle masse popolari e di cinismo elitario – i Diari del ministro della propaganda nazista raccolgono gli esiti. Offrendo un’impressionante testimonianza della trasversalità strategica di quelle tecniche manipolatorie che copiosamente il Novecento avrebbe usato per i fini più diversi, e nei più diversi contesti politici.

Per questo Gianluca Magi ha deciso di riaprire quelle pagine. Nella consapevolezza di poterci ritrovare non una mera testimonianza archeologica, ma la chiave di un meccanismo universale da cui difendersi. E da qui nasce il suo ultimo volume, Goebbels. 11 tattiche di manipolazione oscura, edito da PianoB con prefazione di Jean-Paul Fitoussi. Un volume prezioso, scritto da uno studioso di lungo corso – storico delle idee e delle religioni, filosofo, orientalista – che vanta una carriera costellata di successi editoriali e sperimentazioni audaci (non ultimo il laboratorio transdisciplinare Incognita, diretto con Franco Battiato) e che conduce il lettore con rara profondità attraverso i dispositivi di condizionamento del potere.

Un manuale di autodifesa, insomma, quantomai necessario. Che il grande circuito di promozione editoriale – avviluppato su contenuti rigidamente standardizzati – ha fin da subito espulso dalle proprie vetrine. Forse a riprova del fatto che la bolla del mainstream non ammette di mettersi in discussione dal proprio interno. E che criticare i presìdi della chirurgia mediatica colpisce meccaniche vaste. Quando Magi ha accettato di conversare con noi è stato inevitabile partire proprio da qui.

Lei ha un curriculum di tutto rispetto. È stato per tanti anni professore universitario a Urbino, per poi dimettersi. Ha pubblicato per editori come Rizzoli, Einaudi, Bompiani, Sperling&Kupfer. Ora ha scritto un libro brillante, documentato e molto più originale di certi pamphlet che invadono le librerie. Oltretutto su un argomento di estrema attualità. Com’è possibile che il manoscritto sia stato rifiutato dalle maggiori case editrici? E che poi la sua pubblicazione sia stata praticamente ignorata?

Se è noto che dopo la disfatta, la silenziosa diaspora nazista insegnò le arti della persecuzione e della tortura ai militari ed ai politici di una dozzina di paesi affacciati sul Mediterraneo, sull’Atlantico e sul Pacifico, ignoto è il fatto che le tattiche di manipolazione di Goebbels vengono a taglio dei media brain trust e delle dinamiche propagandistiche su cui si fondano in ampia parte l’informazione e la produzione culturale attuale. Su questo aspetto mancavano studi scientifici seri e documentati. Il mio libro ha cercato di sopperire a tale lacuna.

Bene, dunque.

Sì. Anzi, male. Perché a maggio del 2020 cominciano le disavventure per questo libro, nel momento in cui lo presentai a numerosi editori. Premetto, per chi non conosce il mio lavoro, che alcuni miei libri sono stati tradotti in 33 Paesi e non ho mai incontrato grandi ostacoli per pubblicare un mio lavoro in oltre venticinque anni di carriera. Questo libro invece si è trovato davanti a tutte le porte sbarrate. Rifiutato con risposte evasive o di circostanza. Nei casi in cui è stata palesata la vera ragione del rifiuto, la risposta dei direttori editoriali è stata questa: «Pubblicare questo libro è potenzialmente pericoloso sia per la nostra carriera che per i suoi contenuti». Morale: il libro è rimasto in questa vile censura preventiva sino a dicembre, allorché Piano B, casa editrice piccola ma coraggiosa e fuori dal coro, è stata entusiasta di pubblicarlo. Dunque, onore a Piano B edizioni! Ma l’accanimento contro questo libro è lontano dall’essersi concluso. Ad oggi è ignorato, o più tecnicamente, “silenziato” dai media nazionali mainstream. Il fatto tragico – non solo per me ma emblematico per tutti – è che la mia denuncia di questo osceno modus operandi, trova persone che non ci credono. Ritengono che ciò non sia possibile. Rifiutano questa verità, per la sua enormità. È molto significativo questo comportamento mentale. Un buco in questa rete del silenziamento è stato fatto in questi giorni da un brillante articolo a firma di Roberto Onofrio, caporedattore centrale del Secolo XIX. Mi auguro che altri media seguano il suo esempio e immettano questo libro nel circuito di discussione e riflessione della collettività.

Alla rete di silenziamento, poi, non si sottraggono neppure i social network. Ciò è reso possibile dalla condivisione costante dei dati tra Facebook e Amazon. Nel mio caso specifico, Amazon ad oggi – per i casi di cui sono a conoscenza – ha rifiutato o ha rimosso una ventina di recensioni di lettori che negli ultimi mesi hanno commentato i miei post Facebook o hanno interagito con me via Messenger. Questo, al di là del mio libro, lumeggia una forma di controllo e sorveglianza ad un grado di pervasività senza precedenti nella storia umana, neppure nei suoi periodi più bui.

Insomma, le ragioni che rendono importante il suo lavoro sono esattamente quelle che hanno portato alla sua censura.

Sì. Inevitabilmente, come congetturavo sin dall’inizio, il mio libro si è trovato vittima del sistema di cui descrive i modi e il funzionamento. Ma non pensavo che potesse essere ritenuto libro non gradito o scomodo sino a questo livello d’intensità. Last but not least, parallelamente la mia pagina Facebook “Gianluca Magi – Incognita” è stata ripetutamente segnalata da parte di fanatici. Queste ignobili segnalazioni anonime – tipiche di chi è privo di ossatura morale – comportano il rifiuto reiterato di Facebook di poter mettere in evidenza la maggior parte dei miei post. Ecco un’altra forma di Silenziamento, IX principio tattico di manipolazione oscura. E qui si aprirebbe la lunga parentesi sul sistema di delazione fanatica all’interno di questo modello totalitario mascherato da prevenzione sanitaria…

Del resto siamo abituati ad associare la censura e la propaganda a contesti totalitari, e certamente quei contesti si alimentano di propaganda. Ma – e lei giustamente lo sottolinea – teorici come Bernays ci insegnano che questa categoria si sposa pericolosamente anche a sistemi democratici…

… e non dimentichiamo Ivy Lee, pioniere americano delle public relations, il quale fu assoldato nel 1934 da Goebbels, attraverso una nota azienda nazista, la IG Farben Industrie Deutschland, grazie all’esorbitante parcella annuale di 30.000 dollari. Che all’epoca era una vera fortuna. Questo il triangolo velenoso: Joseph Goebbels, Edward Bernays (da più parti considerato un Goebbels americano, pronipote di Freud e avvelenatore professionale della coscienza pubblica) e Ivy Lee, ribattezzato dai critici «Veleno Ivy» ovvero colui che mistifica la realtà. Ne do conto ampiamente nel mio libro: nell’Atto II, Scena II del capitolo Nella mente del diavolo zoppo (una caccia psicologica per decifrare Goebbels e per comprendere la psicopatologia del potere), e nel Principio tattico III, Volgarizzazione, dove osservo come la propaganda e la distorsione cognitiva della realtà delle persone si declinino oggi all’interno dei sistemi democratici.

Oggi mi pare di poter dire che la propaganda è ovunque. Il vero paradigma della contemporaneità.Tutto è ricondotto alla logica di uno spot pubblicitario. Le opinioni sono preconfezionate anche quando si duplicano in campi apparentemente opposti: destra e sinistra, buoni e cattivi… è l’infantile terreno comune di ogni dibattito. E lo spettacolino dei media mainstream che si autoaccreditano come fonti affidabili – nonostante le ripetute falle informative e la parzialità palese del loro setting – risponde alla meccanica della propaganda, e lei lo mostra bene…

… Giudizi ed etichette: in tal modo siamo stati persuasi e incoraggiati a ragionare dal teatrino dei media mainstream che si autoaccreditano come fonti attendibili. La visuale che ci si para ai sensi e la dialettica riflessiva sono state conchiuse all’interno di un recinto costruito ad hoc da questo teatrino. L’inondazione mediatica sottrae il tempo alla riflessione. Il diluvio costante di dati e moniti proibisce il ragionamento. Chi tenta di uscire da questo teatrino rischia di incespicare nell’ingenuità di auto-etichettarsi nei termini della narrazione dominante, nel doversi giustificare quando mette in campo il dissenso che è condannato a monte da giudizi ed etichette. È un universo concentrazionario dal quale difficilmente si riesce a sottrarsi o si esce incolumi. Pensare implica energia e tempo. Giudicare ed applicare etichette, no. L’assenza di tempo per riflettere è la nemica giurata della ragione. Entriamo così in quella che chiamo “l’era del caos” dove si è eterodiretti e si obbedisce a capo chino.

LA SECONDA PARTE DELL’INTERVISTA SEGUIRÀ IN UN PROSSIMO ARTICOLO.

Gianluca Magi, Goebbels. 11 tattiche di manipolazione oscura, Prefazione di Jean-Paul FItoussi, Piano B, 2021.
< Il libro prima censurato e ora silenziato dai media mainstream >
Conoscere è difendersi.

2021


L’essere umano con il pensiero cresce.
Con l’esperienza matura.
Con il cuore vive.
– Gianluca Magi
www.incognita.online

AC MIND SCHOOL – Pesaro 2020


https://www.facebook.com/events/313778009867563/

❗️ ULTIMI POSTI DISPONIBILI
AC MIND SCHOOL “Tracce dal corpo di arcobaleno”
26 settembre – 22 novembre 2020 | Pesaro

📖 https://www.facebook.com/events/313778009867563/

➡️ PROGRAMMA analitico: www.incognita.online

📧 CONTATTI
– incognitamind@gmail.com (per l’intero ciclo di Seminari)
– incognitamind2020@gmail.com (per singoli Seminari)
– 340.3820327 (Jessica)

Gianluca Magi parla di: Edgar Lee Masters


Oggi nasceva lo scrittore che diede voce ai morti di Spoon River.

☛ AC Mind School 2020: http://www.facebook.com/events/313778…
☛ GIOCO DELL’EROE clicca qui 👉 https://tinyurl.com/ybtf2cgb Nuova edizione con Presentazione di FRANCO BATTIATO e file audio per le sessioni di Visualizzazione in stato di rilassamento profondo.

Giordano Bruno. Il filosofo-mago


Nell’amico Giordano Bruno vive un’idea raggiante, tra le tante. È “anamnesis”.
Letteralmente significa “perdita dell’oblio”, “perdita della dimenticanza”.
Assunto valorizzato in numerose tradizioni magiche e dello spirito. Da Oriente a Occidente.
Giordano Bruno conduce questa idea al suo massimo grado di sviluppo, da filosofo-mago e fine conoscitore pratico della meravigliosa arte della memoria.
Nei manuali di storia della filosofia come nei corsi scolastici o accademici questa idea cruciale viene trascurata o (mal)trattata tanto da ignorarne la sua preziosa valenza pratica.
Chi la comprende, comprende anche perché oggi siamo così futilmente litigiosi e frantumati, in balia di realtà contraffatte, fasulle create dalla o per l’amnesia. Che non si può più dire niente che si scatena un putiferio di malsane incomprensioni e aggressività distruttiva. Che non porta a nulla se non al rogo del dialogo, del confronto, dell’umana intelligenza e autentica collaborazione.
Alcuni giorni fa con mio figlio Cristoforo parlavo di “anamnesis” in Giordano Bruno declinandola nell’attualità. E ne sono emerse idee fruttuose di cui ancora non avevo parlato direttamente in pubblico.
Domenica 2 agosto per il Workshop GdE4 partiremo proprio da quella conversazione: per una nuova chiave per aprire questo strano Livello del Gioco dell’Eroe. Nel quale sperimenti uno stato dell’essere che è stato “dimenticato”, caduto nell’“oblio”. E ricordi ciò che hai sempre conosciuto ma che hai dimenticato.
Nonostante il gran caldo (che soffro), sono animato da un eroico furore. Si prospetta una giornata insieme non ordinaria. In 4a dimensione.
Chi ci sarà, cominci già da ora ad allacciare le cinture. Stiamo per partire.
Evviva!
Gianluca Magi
http://incognita.online/iniziative_giocodelleroe.html

p.s.: Amici Giocatori che avete la fortuna di essere in Gioco, tenetevi molto cari i Circoli Magici GdE nelle vostre città.
Credetemi: teneteveli molto cari.

p.p.s.: I posti per domenica 2 agosto sono esauriti. Per verificare se si è liberato qualcosa, questi sono i contatti a cui rivolgersi:
gdepesaro@gmail.com
Jessica: 340.3820327

#GiordanoBruno #GianlucaMagi #GiocodellEroe #GdE


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