Archive for the 'Jean-Paul Fitoussi' Category

11 tattiche di manipolazione oscura


Il libro di Gianluca Magi è un testo prezioso. È costruito in modo pulito, essenziale. E proprio questa capacità di condensare (distillare, scrive l’autore) un contenuto possente e poderoso in un volume agile e sferzante è un grande punto di forza.

Il punto di partenza è Goebbels, naturalmente. Il braccio destro di Hitler, vero autore della costruzione del consenso (enigma del consenso, lo definì Ian Kershaw) al nazismo e al suo leader.

Magi scava nel mare di scritti di e su Goebbels e ne torna in superficie con 11 principi, formule, tattiche. Che spiega, dopo una prima parte del testo dedicata alla biografia del Ministro della propaganda e al suo ruolo nelle vicende tedesche dalla metà degli anni Venti alla fine della seconda guerra mondiale, con uno schema ripetuto, cadenzato.

Il principio viene introdotto, in ogni capitolo, con citazioni da Goebbels stesso. Viene poi spiegato nella pratica del regime, ma soprattutto se ne individua la applicazione, mutatis mutandis, nelle nostre democrazie (in crisi).

Capitolo dopo capitolo il parallelo si fa sempre più calzante, pressante, soffocante verrebbe da dire. Alla spiegazione segue, in ogni capitolo, un esperimento di psicologia sociale (alcuni molto noti, altri meno) in cui appare in filigrana la dinamica che i meccanismi di manipolazione sfruttano a vantaggio del potere (politico o economico). A conclusione, di nuovo di ogni capitolo, un elenco di consigli cinematografici.

La sensazione è di essere avvolti in una rete. Presi singolarmente, i diversi aspetti descritti in questo libro sono certo inquietanti, ma affrontabili.

La magia di Magi (pessimo gioco di parole, ma di questo si tratta) è la combinazione di questi elementi in una unica trama narrativa e argomentativa.

E tuttavia ciò che prima facie si presenta come soffocante, questa tela senza smagliature, è invece liberatorio. Perché costringe a pensare a una via di uscita ancora tutta da scrivere.

Come si esce da un sistema in cui ogni opzione è predeterminata?
Se l’opinione pubblica, invece che vivificata, è cristallizzata e piegata dall’alto da internet e dai social, come è pensabile che emerga un pensiero critico? Nella solitudine? Nell’abbandono degli strumenti tecnologici? Nel tradire il proprio schieramento creando ponti con quello avversario per far saltare la contrapposizione fasulla e strumentale?

La lettura di questo testo lascia con molte domande aperte. Ma non è proprio questo già un passo verso l’uscita dalla manipolazione oscura?

P.S. Un grazie speciale ad Anna Mazzone per il consiglio di lettura.

Gianluca Magi, Goebbels. 11 tattiche di manipolazione oscura, Prefazione di Jean-Paul Fitoussi, Piano B, 2021: https://amzn.to/3umkWUn
È uno dei saggi più venduti in Italia nonostante la censura preventiva iniziale subita e il successivo silenziamento da parte dei mass media nazionali.

Goebbels e le 11 tattiche di manipolazione oscura spiegate da Gianluca Magi


Prosegue la nostra riflessione insieme su quanto sta accadendo in questi mesi, alla luce del libro di Gianluca Magi Goebbels. 11 tattiche di manipolazione oscura, Prefazione di Jean-Paul Fitoussi, Piano B, 2021: https://amzn.to/3umkWUn​ .

Evento. La rana bollita. A che punto di cottura è?


Goebbels. 11 tattiche di manipolazione oscura è al contempo un manuale di auto-difesa psicologica e un’analisi critica e fattuale delle strategie di addomesticamento, controllo sociale, manipolazione e massificazione oggi in vigore.
Grazie all’individuazione di undici principi chiavi attinti dalle oltre trentamila pagine dei diari di Joseph Goebbels – il “diavolo zoppo“, il ministro della Propaganda della Germania nazificataGianluca Magi tratteggia un inquietante parallelo con il nostro tempo, mostrando come quel sistema di condizionamento, addomesticamento e strumentalizzazione, lungi dall’appartenere a un passato ormai tramontato, sia ancora oggi implacabilmente utilizzato dagli odierni “padroni dell’umanità” e dai loro mezzi di manipolazione di massa.
Scopo di questo libro, dunque, non vuol essere solo un’analisi storica, ma il tentativo di osservare criticamente la nostra realtà alla luce del lavoro propagandistico di Goebbels, al fine di fornire al lettore strategie efficaci per salvarsi dalla Trinità del Potere: il Male, la Stupidità e la Menzogna.
Prefazione di Jean-Paul Fitoussi.

Questo libro, come denuncia l’autore da mesi, ha prima subito censura preventiva – sarebbe dovuto uscire a maggio del 2020 – e poi scientemente silenziato dai media nazionali mainstream.

Ne parlerà direttamente Gianluca Magi in diretta online:
venerdì 2 aprile alle ore 18.00
https://www.facebook.com/LibreriaUbikTrieste

«Questo è un libro raro e prezioso di un Autore che è un punto di riferimento per noi psicologi già da molti anni.Si tratta di un’opera senza tempo: sarà attuale fra 50 anni come lo era 100 anni fa. Comprendere quali sono le tattiche di manipolazione, utilizzate nello specifico nella propaganda nazista, ci permette di leggere l’attualità con un pensiero critico. È un libro (ma potrei dire tranquillamente: “IL LIBRO”) che dischiude le barriere mentali del lettore. Siamo costantemente sotto il giogo della manipolazione e di comunicatori occulti che ci portano a scegliere fra opzioni illusorie. La conoscenza ci renderà liberi. IMPERDIBILE!»
– Dr. Marco Pangos

Gianluca Magi è uno storico delle idee e delle religioni, filosofo, orientalista e conoscitore di dottrine esoteriche.
È stato docente all’Università di Urbino di materie legate alle filosofie, psicologie e religioni tra Oriente e Occidente.
È uno degli autori italiani che ha maggiormente contribuito alla elaborazione teorico-pratica e alla diffusione della psicologia transpersonale.
Ha fondato a Pesaro “Incognita”, laboratorio transdisciplinare che dirige con Franco Battiato.
È direttore scientifico, con Grazia Marchianò, responsabile del Fondo Scritti Elémire Zolla, di “AC Mind Seminars”.
Autore di diversi bestseller, tra cui “36 stratagemmi” (BUR), “Gioco dell’Eroe” (Punto d’Incontro). Alcuni suoi libri sono tradotti in 33 Paesi.
È uno degli autori delle voci della “Enciclopedia filosofica” della Fondazione Centro Studi Filosofici di Gallarate (Bompiani, 12 voll.; Corriere della Sera, 2010).
Il suo libro Goebbels. 11 tattiche di manipolazione oscura, Prefazione di Jean-Paul Fitoussi, Piano B, 2021 è il risultato di uno studio protrattosi per dieci anni.

Venerdì 2 aprile alle ore 18.00 diretta online:
https://www.facebook.com/LibreriaUbikTrieste

Gianluca Magi: Manipolazione e propaganda


Come funzionano la censura, la propaganda e la manipolazione di massa e del consenso.
Un’indagine di estrema attualità, attraverso le tattiche di Joseph Goebbels, il diavolo zoppo della Propaganda nazista. Tattiche individuate, documentate, descritte e commentate da Gianluca Magi nel suo ultimo libro:
Goebbels. 11 tattiche di manipolazione oscura, Prefazione di Jean-Paul Fitoussi, Piano B, 2021.

Questo manuale di autodifesa è il risultato di uno studio protrattosi per una decina di anni su una mole enorme di documenti inediti (in lingua tedesca e inglese, in prevalenza) per dimostrare l’attualità sconcertante e l’efficacia micidiale di queste tattiche, a livello personale e collettivo. Tattiche costantemente applicate dagli odierni media brain trust.

Questo libro, come denuncia l’autore da mesi, ha prima subito censura preventiva – sarebbe dovuto uscire a maggio del 2020 – e poi sistematicamente silenziato dai media nazionali mainstream.

Ne parlerà direttamente Gianluca Magi nella trasmissione https://www.facebook.com/100GiorniDaLeoni/
venerdì 26 marzo alle ore 20.30 in diretta online.

Gianluca Magi è uno storico delle idee e delle religioni, filosofo, orientalista e conoscitore di dottrine esoteriche.
È stato docente all’Università di Urbino di materie legate alle filosofie, psicologie e religioni tra Oriente e Occidente.
È uno degli autori italiani che ha maggiormente contribuito alla elaborazione teorico-pratica e alla diffusione della psicologia transpersonale.
Ha fondato a Pesaro “Incognita”, laboratorio transdisciplinare che dirige con Franco Battiato.
È direttore scientifico, con Grazia Marchianò, responsabile del Fondo Scritti Elémire Zolla, di “AC Mind Seminars”.
Autore di diversi bestseller, tra cui 36 stratagemmi(BUR), Gioco dell’Eroe (Punto d’Incontro).
Alcuni suoi libri sono tradotti in 33 Paesi.
È uno degli autori delle voci della Enciclopedia Filosofica della Fondazione Centro Studi Filosofici di Gallarate (Bompiani, 12 voll.; Corriere della Sera, 2010).

Qualcuno volò sul nido del cuculo


Il cuculo è un uccello parassita: a causa della sua dieta non può nutrire i suoi pulcini, dunque depone le uova nei nidi di altri volatili che in tal modo cresceranno i suoi piccoli.

Il nido del cuculo, perciò, non esiste.

Come si fa a volare sul nido del cuculo?
Ce lo mostra il regista Milos Forman nella sua pellicola – capolavoro! – uscita in Italia a marzo di 45 anni fa.

Il pregiudicato Randle McMurphy, interpretato magistralmente da Jack Nicholson, si fa internare in una clinica psichiatrica per sfuggire ai lavori forzati. Qui si affeziona agli altri diciotto ospiti e – da perfetto anticonformista – sollecita i loro animi per evadere dalla prigionia e abbracciare la Libertà.

Ma in manicomio – in slang americano Cuckoo’s Nest – non sono concesse pazzie. Ben presto McMurphy si scontrerà con i metodi sadici del personale e in particolar modo della rigida capoinfermiera Ratched: dietro l’uniformazione ipocrita, che finge di vedere tutti allo stesso modo, si cela il carattere repressivo e carcerario dell’istituzione, il potere che emargina i diversi e le posizioni diverse. Potere che non vuole prendersi cura dell’individuo, bensì svuotarlo di tutte le sue particolarità e unicità.

Il film è una boccata di aria fresca che riaccende la scintilla di libertà insita in ognuno di noi che troppo spesso viene sopita dal Mondo-Clinica che ci ‘normalizza’ per farci funzionare come ingranaggi delle sue norme, credenze e ideologie dominanti.
L’uomo moderno è forzato ad indossare la maschera del folle poiché viene lobotomizzato da una società totalitaria che lo intrappola in una rete di nevrosi scaturite dalla repressione.

La vera tragedia è quando ci dimentichiamo di indossare una maschera e crediamo che questa sia l’unico modo di vivere la vita e non più un semplice “sistema” che ci siamo costruiti attorno: molti dei pazzi ricoverati nel film sono lì volontariamente, a parte i cronici e il prigioniero McMurphy, ma a seguito delle incalzanti domande del protagonista i ricoverati si diranno incapaci di abbandonare la prigionia.

«L’uccellino costretto per troppo tempo a restare chiuso in gabbia, non volerà più via trovando la porta aperta.
La libertà fa paura quando non si è più abituati a farne uso
».

Il sistema vorrà sbarazzarsi dell’Eroe libero che mette in dubbio le imposizioni rifiutando l’uniformazione e sommuovendo gli animi.
Il seme della Libertà, però, è ormai stato piantato. E anche quando la libertà viene repressa nel singolo, germoglierà benefica nel cuore degli altri.

Volerai sul nido del cuculo?

Fonti:

– “Qualcuno volò sul nido del cuculo”, regia di Milos Forman (1975; in Italia: 1976).

– Gianluca Magi, Gioco dell’Eroe. La porta dell’Immaginazione, Presentazione di Franco Battiato, con file audio per il download, Edizioni Il Punto d’Incontro, 2019.

– Gianluca Magi, Goebbels. 11 tattiche di manipolazione oscura, Prefazione di Jean-Paul Fitoussi, Piano B, 2021.
> Libro prima censurato e poi silenziato dai media mainstream <

Goebbels e l’arte oscura della manipolazione


> Intervista rilasciata da Gianluca Magi a Ionoblog: https://bit.ly/3rOPxsP

Nel 1932, mentre la Repubblica di Weimar si preparava a un appuntamento elettorale cruciale, i seguaci di Hitler avevano già chiara una precisa scala di priorità. Joseph Goebbels annotava: «La propaganda dovrà svolgere la maggior parte del lavoro. Dobbiamo elaborare una tecnica perfetta sin nei minimi particolari». Risultato: i nazisti conquistarono 230 seggi e diventarono la prima forza politica nel Reichstag. Dentro una fatale miscela di fattori esplosivi, la «tecnica perfetta» aveva funzionato, e non per caso negli anni successivi sarebbe diventata regime, al pari della formula politica che sosteneva e di cui affilava le armi, adattava gli slogan, giustificava le nefandezze. In un gorgo di menzogna e violenza combinate per mobilitare l’immaginario e le energie di una nazione, col tragico successo che conosciamo.

Un successo scientifico, frutto di un laboratorio sofisticato e decisamente variegato. Perché Goebbels sapeva che le baionette non bastano, e talora non servono. Come aveva insegnato Le Bon, «i veri sconvolgimenti non sono quelli che ci empiono di stupore per la loro vastità e violenza: i soli cambiamenti importanti avvengono nelle opinioni, nei concetti, nelle credenze». Il che suggeriva di guardare verso il mondo libero, ad esempio verso le sottili forme di militarizzazione del pensiero elaborate nella democratica America. Dove non a caso, qualche anno prima, la stessa parola – propaganda – aveva dato il titolo a un celebre saggio di Edward Louis Bernays, che parlava di quanto fosse necessaria (e buona e giusta) la «manipolazione dell’opinione pubblica in democrazia». Cosa che del resto l’autore aveva saggiato al fianco dell’amministrazione Wilson, allorché si era trattato di convincere la nazione ad entrare nel primo conflitto mondiale. Di quella già robusta tradizione – fatta di disprezzo delle masse popolari e di cinismo elitario – i Diari del ministro della propaganda nazista raccolgono gli esiti. Offrendo un’impressionante testimonianza della trasversalità strategica di quelle tecniche manipolatorie che copiosamente il Novecento avrebbe usato per i fini più diversi, e nei più diversi contesti politici.

Per questo Gianluca Magi ha deciso di riaprire quelle pagine. Nella consapevolezza di poterci ritrovare non una mera testimonianza archeologica, ma la chiave di un meccanismo universale da cui difendersi. E da qui nasce il suo ultimo volume, Goebbels. 11 tattiche di manipolazione oscura, edito da PianoB con prefazione di Jean-Paul Fitoussi. Un volume prezioso, scritto da uno studioso di lungo corso – storico delle idee e delle religioni, filosofo, orientalista – che vanta una carriera costellata di successi editoriali e sperimentazioni audaci (non ultimo il laboratorio transdisciplinare Incognita, diretto con Franco Battiato) e che conduce il lettore con rara profondità attraverso i dispositivi di condizionamento del potere.

Un manuale di autodifesa, insomma, quantomai necessario. Che il grande circuito di promozione editoriale – avviluppato su contenuti rigidamente standardizzati – ha fin da subito espulso dalle proprie vetrine. Forse a riprova del fatto che la bolla del mainstream non ammette di mettersi in discussione dal proprio interno. E che criticare i presìdi della chirurgia mediatica colpisce meccaniche vaste. Quando Magi ha accettato di conversare con noi è stato inevitabile partire proprio da qui.

Lei ha un curriculum di tutto rispetto. È stato per tanti anni professore universitario a Urbino, per poi dimettersi. Ha pubblicato per editori come Rizzoli, Einaudi, Bompiani, Sperling&Kupfer. Ora ha scritto un libro brillante, documentato e molto più originale di certi pamphlet che invadono le librerie. Oltretutto su un argomento di estrema attualità. Com’è possibile che il manoscritto sia stato rifiutato dalle maggiori case editrici? E che poi la sua pubblicazione sia stata praticamente ignorata?

Se è noto che dopo la disfatta, la silenziosa diaspora nazista insegnò le arti della persecuzione e della tortura ai militari ed ai politici di una dozzina di paesi affacciati sul Mediterraneo, sull’Atlantico e sul Pacifico, ignoto è il fatto che le tattiche di manipolazione di Goebbels vengono a taglio dei media brain trust e delle dinamiche propagandistiche su cui si fondano in ampia parte l’informazione e la produzione culturale attuale. Su questo aspetto mancavano studi scientifici seri e documentati. Il mio libro ha cercato di sopperire a tale lacuna.

Bene, dunque.

Sì. Anzi, male. Perché a maggio del 2020 cominciano le disavventure per questo libro, nel momento in cui lo presentai a numerosi editori. Premetto, per chi non conosce il mio lavoro, che alcuni miei libri sono stati tradotti in 33 Paesi e non ho mai incontrato grandi ostacoli per pubblicare un mio lavoro in oltre venticinque anni di carriera. Questo libro invece si è trovato davanti a tutte le porte sbarrate. Rifiutato con risposte evasive o di circostanza. Nei casi in cui è stata palesata la vera ragione del rifiuto, la risposta dei direttori editoriali è stata questa: «Pubblicare questo libro è potenzialmente pericoloso sia per la nostra carriera che per i suoi contenuti». Morale: il libro è rimasto in questa vile censura preventiva sino a dicembre, allorché Piano B, casa editrice piccola ma coraggiosa e fuori dal coro, è stata entusiasta di pubblicarlo. Dunque, onore a Piano B edizioni! Ma l’accanimento contro questo libro è lontano dall’essersi concluso. Ad oggi è ignorato, o più tecnicamente, “silenziato” dai media nazionali mainstream. Il fatto tragico – non solo per me ma emblematico per tutti – è che la mia denuncia di questo osceno modus operandi, trova persone che non ci credono. Ritengono che ciò non sia possibile. Rifiutano questa verità, per la sua enormità. È molto significativo questo comportamento mentale. Un buco in questa rete del silenziamento è stato fatto in questi giorni da un brillante articolo a firma di Roberto Onofrio, caporedattore centrale del Secolo XIX. Mi auguro che altri media seguano il suo esempio e immettano questo libro nel circuito di discussione e riflessione della collettività.

Alla rete di silenziamento, poi, non si sottraggono neppure i social network. Ciò è reso possibile dalla condivisione costante dei dati tra Facebook e Amazon. Nel mio caso specifico, Amazon ad oggi – per i casi di cui sono a conoscenza – ha rifiutato o ha rimosso una ventina di recensioni di lettori che negli ultimi mesi hanno commentato i miei post Facebook o hanno interagito con me via Messenger. Questo, al di là del mio libro, lumeggia una forma di controllo e sorveglianza ad un grado di pervasività senza precedenti nella storia umana, neppure nei suoi periodi più bui.

Insomma, le ragioni che rendono importante il suo lavoro sono esattamente quelle che hanno portato alla sua censura.

Sì. Inevitabilmente, come congetturavo sin dall’inizio, il mio libro si è trovato vittima del sistema di cui descrive i modi e il funzionamento. Ma non pensavo che potesse essere ritenuto libro non gradito o scomodo sino a questo livello d’intensità. Last but not least, parallelamente la mia pagina Facebook “Gianluca Magi – Incognita” è stata ripetutamente segnalata da parte di fanatici. Queste ignobili segnalazioni anonime – tipiche di chi è privo di ossatura morale – comportano il rifiuto reiterato di Facebook di poter mettere in evidenza la maggior parte dei miei post. Ecco un’altra forma di Silenziamento, IX principio tattico di manipolazione oscura. E qui si aprirebbe la lunga parentesi sul sistema di delazione fanatica all’interno di questo modello totalitario mascherato da prevenzione sanitaria…

Del resto siamo abituati ad associare la censura e la propaganda a contesti totalitari, e certamente quei contesti si alimentano di propaganda. Ma – e lei giustamente lo sottolinea – teorici come Bernays ci insegnano che questa categoria si sposa pericolosamente anche a sistemi democratici…

… e non dimentichiamo Ivy Lee, pioniere americano delle public relations, il quale fu assoldato nel 1934 da Goebbels, attraverso una nota azienda nazista, la IG Farben Industrie Deutschland, grazie all’esorbitante parcella annuale di 30.000 dollari. Che all’epoca era una vera fortuna. Questo il triangolo velenoso: Joseph Goebbels, Edward Bernays (da più parti considerato un Goebbels americano, pronipote di Freud e avvelenatore professionale della coscienza pubblica) e Ivy Lee, ribattezzato dai critici «Veleno Ivy» ovvero colui che mistifica la realtà. Ne do conto ampiamente nel mio libro: nell’Atto II, Scena II del capitolo Nella mente del diavolo zoppo (una caccia psicologica per decifrare Goebbels e per comprendere la psicopatologia del potere), e nel Principio tattico III, Volgarizzazione, dove osservo come la propaganda e la distorsione cognitiva della realtà delle persone si declinino oggi all’interno dei sistemi democratici.

Oggi mi pare di poter dire che la propaganda è ovunque. Il vero paradigma della contemporaneità.Tutto è ricondotto alla logica di uno spot pubblicitario. Le opinioni sono preconfezionate anche quando si duplicano in campi apparentemente opposti: destra e sinistra, buoni e cattivi… è l’infantile terreno comune di ogni dibattito. E lo spettacolino dei media mainstream che si autoaccreditano come fonti affidabili – nonostante le ripetute falle informative e la parzialità palese del loro setting – risponde alla meccanica della propaganda, e lei lo mostra bene…

… Giudizi ed etichette: in tal modo siamo stati persuasi e incoraggiati a ragionare dal teatrino dei media mainstream che si autoaccreditano come fonti attendibili. La visuale che ci si para ai sensi e la dialettica riflessiva sono state conchiuse all’interno di un recinto costruito ad hoc da questo teatrino. L’inondazione mediatica sottrae il tempo alla riflessione. Il diluvio costante di dati e moniti proibisce il ragionamento. Chi tenta di uscire da questo teatrino rischia di incespicare nell’ingenuità di auto-etichettarsi nei termini della narrazione dominante, nel doversi giustificare quando mette in campo il dissenso che è condannato a monte da giudizi ed etichette. È un universo concentrazionario dal quale difficilmente si riesce a sottrarsi o si esce incolumi. Pensare implica energia e tempo. Giudicare ed applicare etichette, no. L’assenza di tempo per riflettere è la nemica giurata della ragione. Entriamo così in quella che chiamo “l’era del caos” dove si è eterodiretti e si obbedisce a capo chino.

LA SECONDA PARTE DELL’INTERVISTA SEGUIRÀ IN UN PROSSIMO ARTICOLO.

Gianluca Magi, Goebbels. 11 tattiche di manipolazione oscura, Prefazione di Jean-Paul FItoussi, Piano B, 2021.
< Il libro prima censurato e ora silenziato dai media mainstream >
Conoscere è difendersi.

L’era dalla panicocrazia. È cominciata.


«Stiamo entrando in un’era delle pandemie. Se si guarda a quanto è accaduto negli ultimi anni, con Hiv, Ebola, Mers e Sars, quelle erano epidemie che potevano essere contenute ma non possiamo pensare che sia tutto finito una volta superato il Covid-19. Il rischio resta». Così ha dichiarato recentemente Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea sull’autorevole Financial Times.
In realtà le pandemie e i virus letali – come la Spagnola (1918-1920) con 50 milioni di vittime, l’Asiatica (1957-1960) con oltre due milioni di morti, la pandemia di Hong Kong del 1968 (tra 1-4 milioni di vittime), l’HIV, virus non ancor scomparso, con 25 milioni di morti, con l’Ebola (il calcolo dei morti fino al 2016 si aggira intorno agli 11 mila) – hanno sempre accompagnato la precaria esistenza umana. Ma senza sconvolgerla come ora, da più di un anno a questa parte.

«Superato il Covid-19 il rischio resta».
Qual è la ragione di questa uscita della tedesca von der Leyen?
Forse per giustificare l’implementazione della ricerca UE?
No. Bensì per seminare il panico con l’incubo virale che si protrarrà per generazioni.
Ma qual è ragione di questa politica ansiogena e oppressiva?
Perché se fino ad un anno fa le varie pandemie che ci sono state non ci avevano stravolto la vita, ora quelle future dovrebbero essere così rovinose da piombarci per sempre in casa e costringerci a mascherarci?
Perché von der Leyen, come una novella Nostradamus, predice apocalissi a tempo indeterminato?
Che la situazione non quadri è ormai evidente a (quasi) tutti.

Come anticipavo alcuni mesi fa in questo video è la tattica della forza attraverso la paura: l’VIII principio tattico, trattato nel mio nuovo libro Goebbels. 11 tattiche di manipolazione oscura (Piano B, 198 pagine, 15 euro).
La panicocrazia è dunque il nuovo scenario che ci aspetta: domina chi è capace di terrorizzare le masse. Il virus del panico sarà la vera pandemia del futuro: un virus assai più contagioso del Covid perché si trasmette con immagini e parole: le sue vittime sono persone semplici e colte, giovani e anziani.

Chi è nel panico non ragiona. Lo sapeva bene Goebbels, il diabolico ministro della Propaganda nazista, che confezionava idee e azioni su misura per i mass media per ingigantire i fatti in modo da farli apparire come la prova di minaccia da cui dipendeva la sopravvivenza e la stabilità della società, dell’economia, della salute pubblica. È l’obiettivo dell’VIII Principio tattico, “Esagerazione calcolata e travisamento”. Uno degli esempi di tattica politica ansiogena e oppressiva per la nuova strategia di guerra psicologica fu la “sezione Nostradamus”, istituita da Goebbels nel novembre 1939 all’interno del suo ministero, per profetizzare lutti, distruzioni e apocalissi, per «magnificare la vittoria all’interno e creare panico e confusione all’estero». Con grande soddisfazione del diavolo zoppo, la tattica di manipolazione oscura funzionò (ne parlo a pag. 51 del libro, per poi sviscerarlo da pag. 147).

È l’invisibile creazione di un universo paranoico per agire sui recessi profondi dello spirito dell’individuo, per programmarne le azioni e indirizzarne i comportamenti. La pressione che instilla paura nelle persone è il modo più facile per dominare, poiché spinge ad accettare ogni soluzione. Eliminare ogni bastione su cui l’uomo possa sentirsi inattaccabile, e dunque libero dalla paura. Diffondere il bisogno di certezze, di consolazione, di guida e di obbedienza. Questi sono gli effetti dell’applicazione del Principio tattico VIII, la cui regola psicologica è: per suscitare partecipazione e adesione si deve associare un fatto a episodi storici radicati nella memoria collettiva, come stragi, olocausti, orrori; il forte bisogno emotivo generato paralizzerà la volontà delle persone, distruggerà la loro capacità di pianificazione e di collaborazione, inducendo ad aderire allo scopo economico, sociale o politico proposto.

La von der Leyen e non solo lei l’hanno capito bene e quindi, per soffocare sul nascere l’improvvido anelito di speranza iniettato nei cuori della gente insieme ai vaccini, spengono ora la speranza con l’avvertimento che le pandemie seguono un moto perpetuo. Perpetuo come il moto del pendolo che oscilla tra collettiva ansia e speranza; speranza e ansia. Un moto perpetuo tra il tranquillizzare e il minacciare; minacciare e tranquillizzare. Ciclicamente. Ininterrottamente. Ipnoticamente.

Un antico proverbio arabo recita:
«La vittoria si ottiene non contando quanti ne hai uccisi, ma quanti ne hai spaventati».

Gianluca Magi, Goebbels. 11 tattiche di manipolazione oscura, Prefazione di Jean-Paul Fitoussi, Piano B, gennaio 2021.
< Il libro prima censurato e ora silenziato dai media mainstream >

Media bias


Nonostante il dogmatico rispetto di tanti verso le informazioni dei media mainstream, un numero sempre più crescente di persone si sta accorgendo che siamo entrati in un totalitarismo mascherato da prevenzione sanitaria.
In psicosociologia delle comunicazioni si definiscono “Media bias” quelle distorsioni o parzialità delle notizie nei mezzi d’informazione per finalità propagandistiche.

Conoscere è difendersi.

Gianluca Magi, Goebbels. 11 tattiche di manipolazione oscura, Prefazione di Jean-Paul Fitoussi, Piano B, gennaio 2021.
< Il libro prima censurato e ora silenziato dai media mainstream >

Gianluca Magi recensisce George Orwell


George Orwell, Il potere e la parola. Scritti su propaganda, politica e censura, Piano B, febbraio 2021.

Gianluca Magi, Goebbels. 11 tattiche di manipolazione oscura, Prefazione di Jean-Paul Fitoussi, Piano B, gennaio 2021.

Attualità alla luce delle 11 tattiche di manipolazione oscura.“Realtà concreta” vs. “realtà poetica”.


Mentre c’è chi gioisce per la pantomima parlamentare di schiacciapulsanti guidati da governi ombra, nelle città e nelle zone industriali un numero spaventoso di attività hanno le porte chiuse. Molte delle quali non riapriranno più.

Nella Germania nazista, Joseph Goebbels, il genio del Male, arricchisce il vocabolario della propaganda dell’espressione «realtà poetica» per intendere notizie inventate di sana pianta che completano con la fantasia i fatti in sé incompleti della «realtà concreta».
È ciò che Goebbels ha sempre fatto sin dal momento del suo insediamento al dicastero per la propaganda. Una «realtà poetica» da lui inventata e alla quale, in diversi casi, lui stesso crede.

Nel lontano 63 a.C., un infuriato Cicerone pronuncia un’invettiva contro l’arroganza di Catilina che mira all’instaurazione di un sistema cospirativo per gestire il potere attraverso violenza e terrore:
«Quousque tandem abutere patientia nostra?»
«Fino a quando dunque si abuserà della nostra pazienza?»

Fino a quando è possibile tirare la corda della pazienza dei singoli cittadini e della società civile e produttiva in uno stato di rabbia, esasperazione e disperazione?
Fino a quando la «realtà poetica» potrà reggere davanti alla «realtà concreta»?

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Gianluca Magi, GOEBBELS. 11 TATTICHE DI MANIPOLAZIONE OSCURA, Prefazione di Jean-Paul Fitoussi, Piano B


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