Archivio per aprile 2021

Risposta a chi ha deciso che non si deve leggere


La risposta corale, forte e chiara, a chi ha deciso che questo libro non si deve leggere è questa:
3 ristampe in meno di 3 mesi, in forza dell’energico passaparola delle persone che lo hanno letto.
Se l’iniziale censura preventiva e il seguente silenziamento dei mass media nazionali allineati continua a volerlo occultare e imbavagliare, questo libro è invece uno dei saggi più letti in Italia dal 21 gennaio, al 1° posto Bestseller Ibs “Psicologia”.
Tanto che lo tsunami di richieste dei Lettori ha mandato in rottura di stock il libro in tutti i bookstore online, tranne su Ibs dove la disponibilità è per ora immediata: https://bit.ly/3x8tgtp

Nonostante ciò questo manuale di autodifesa dalle odierne strategie di addomesticamento e manipolazione continua a non essere né segnalato nelle classifiche stilate dai media mainstream né considerato nei loro articoli che dovrebbero essere lo specchio della verità.

Perché non vogliono che si conosca questo libro?
Perché non vogliono che entri nel dibattito pubblico? che è il fondamento della democrazia.
Cosa significa questo accanimento nell’osteggiarlo, nel nasconderne l’esistenza?

La risposta è al di là del caso specifico del libro in questione.
È necessario essere tutti consapevoli che oggi gli apparati dell’informazione sono blindati nella loro malata bolla autoreferenziale, che non ammette discussioni né al proprio interno, né all’esterno.
Non vogliono che le persone vedano la realtà, che si pongano salutari domande.
Vogliono solo, in modo subdolo e falsamente benevolo, che obbediamo a testa bassa alla loro narrazione e deportarci in massa in quella patologica bolla sconnessa dalla realtà.

Ma trascurano un punto capitale della resistenza: la Libertà di espressione, di conoscenza e di circolazione delle idee, motore di una sana azione nel mondo e del processo evolutivo in democrazia, pulsano ancora con gran potenza nel cuore di tantissimi di noi. Molti di più di quanto si pensi.

Questo punto capitale è più forte del loro accanimento a volere occultare o distorcere la realtà per creare un pensiero unico, allineato e uniformato a beneficio di pochi privilegiati e a discapito della massa (che un tempo si chiamava “cittadinanza”).

Non riusciranno a strangolare il pensiero di tutti, a trasformare i diritti inalienabili in concessioni dall’alto, a battezzarci alla disgraziata religione della “nuova normalità”, a trasformarci in sudditi del regime terapeutico, a far morire di stenti la salutare azione nel mondo delle persone.

Conoscere è difendersi ed evolversi.

Sempre in alto il cuore e la mente!
Incognita Quotidiana

Propaganda! Il triangolo velenoso


La capacità di Goebbels d’identificare i meccanismi di suggestione della mente umana, di creare efficaci tattiche di manipolazione per dare al regime l’idea di coesione popolare, è tale che nella Germania nazista i cittadini diventeranno parte di un progetto politico patologico, e si sentiranno portatori di verità universali.
Questo machiavellico genio del male, dalle ambizioni sfrenate, dalla sconfinata e morbosa vanità, dal sarcasmo violento e odioso che non risparmiava nessuno, dallo charme che nascondeva perfidia velenosa, dall’insolenza che oggi ha tanto appeal sull’elettore incerto, dall’intelligenza malvagia quanto fertile, che non lascia mai nulla al caso, è uno dei primi strateghi della comunicazione e delle pubbliche relazioni della storia, in compagnia dell’altrettanto cinico e spregiudicato Edward L. Bernays, uno dei padri statunitensi della scienza moderna della persuasione di massa, assolutamente convinto che qualsiasi idea possa essere “venduta” alle masse, purché ben confezionata e inserita in messaggi ripetuti centinaia di volte.

Il dottor Goebbels è un grande ammiratore del lavoro di Bernays, il quale negli Stati Uniti è già da più parti considerato un Goebbels americano, un avvelenatore professionale della coscienza pubblica, le cui tecniche propagandistiche sono paragonate a quelle dei nazisti.

Karl von Wiegand, corrispondente statunitense dei quotidiani del gruppo Hearst e analista della politica europea, nel settembre 1933 incontra Goebbels che gli mostra la sua biblioteca di propaganda, la migliore mai vista.
Goebbels dice a Wiegand di essere stato ispirato da Bernays, e che stava utilizzando il suo libro del 1932 Crystallizing Public Opinion come base per la sua campagna deliberata e pianificata di distruzione degli ebrei in Germania, avviata il 1° aprile […]

Piccola parentesi sulla portata delle tecniche di persuasione di massa e dell’ingegneria del consenso di Edward L. Bernays – personaggio che rincontreremo nel Principio tattico III, Volgarizzazione.
Saranno sufficienti due rapidi esempi per comprendere le modalità di condizionamento dell’opinione pubblica messe in pratica da Bernays.

Il suo primo importante incarico lo riceve dagli Stati Uniti: si tratta di convincere – anche obtorto collo – il popolo americano, isolazionista e recalcitrante, a un coinvolgimento diretto nella Prima guerra mondiale. Assieme al Creel Committee, un gigantesco laboratorio della moderna propaganda bellica, Bernays sfrutta tutti i media allora disponibili, tra i quali i poster, il più noto dei quali raffigura lo Zio Sam con il dito puntato: «I want you for US Army». Propala pseudoeventi, cioè produzioni mediali per catturare e dirigere l’attenzione dei media – quando non vere e proprie menzogne infamanti antigermaniche, anche cinematografiche – che accusano i soldati tedeschi di deliranti efferatezze. Diffonde una vera e propria isteria collettiva assetata di vendetta, che pretende di «rendere il mondo sicuro per la democrazia grazie agli USA».Bernays riesce perfettamente nell’intento: il 6 aprile 1917 vede l’ingresso USA nella Prima guerra mondiale.

Alcuni anni dopo, per aumentare i profitti del suo cliente “American Tobacco Company”, s’impegna nella clamorosa impresa di convincere le donne a fumare anche in pubblico, allora vietato nonostante l’emancipazione femminile fosse già in atto.
A New York, per la tradizionale parata di Pasqua delle suffragette, organizza la “Fiaccolata della Brigata della Libertà”: a un segnale convenuto le donne estraggono il pacchetto di sigarette nascosto e iniziano a fumare, come accattivante simbolo di liberazione femminile.
Ne deriva una pubblicità clamorosa: le vendite di sigarette si triplicano e da allora le donne si sentono tranquille nel riempire di fumo i loro polmoni in pubblico, al pari degli uomini.

Bernays ha sempre preteso di svolgere un servizio morale per l’umanità. Nel suo libro Propaganda descrive il pubblico come un «gregge che ha bisogno di venir guidato» specie in un regime democratico:
«La manipolazione scientifica dell’opinione pubblica è necessaria per superare il caos e il conflitto».

Qui chiudiamo la parentesi Bernays e apriamo quella Ivy Lee. In un prossimo articolo.

– estratto da: Gianluca Magi, Goebbels. 11 tattiche di manipolazione oscura, Prefazione di Jean-Paul Fitoussi, Piano B, 2021, pp. 40-42: : https://bit.ly/3x8tgtp

Il libro – nonostante la censura prima e il silenziamento dei mass media dopo – è uno dei saggi più venduti in Italia in questi mesi, al 1° posto Bestseller ibs “Psicologia”:
3 ristampe in meno di 3 mesi grazie al tam-tam dei Lettori.
Una risposta chiara e forte a chi ha deciso che questo libro non dovete leggerlo. Una riprova che la Libertà pulsa nel cuore di tutti noi.
Conoscere è difendersi ed evolversi.



Intelligenza ecologica


Chi segue “Incognita Quotidiana” e ha già letto il libro: Goebbels: 11 tecniche di manipolazione oscura di Gianluca Magi, conosce benissimo l’effetto del “Flynn inverso”.
Questo fenomeno ci indica chiaramente di come stiamo barattando punti preziosi di Q.I. in nome di una rivoluzione digitale che sta rendendo i nostri bambini sempre più dipendenti dalle macchine. Ma questo trend di sottomissione digitale non riguarda soltanto le fasce d’età più basse, basta osservare le persone per strada o al parco col capo chino su uno schermo per meglio comprendere la portata del fenomeno. Genitori e nonni che si perdono lo spettacolo dei loro pargoli in fiore per scrollare il feed del loro social network: è intelligente tutto ciò?

L’intelligenza non è un parametro che rimane fisso nel tempo, essa può essere sviluppata se adeguatamente stimolata ma può anche atrofizzarsi se non ce ne prendiamo cura.
Da anni mi occupo di una forma specifica dell’intelligenza umana che è ancora sconosciuta alla stragrande maggioranza delle persone: l’intelligenza ecologica.

Il livello di questa particolare funzione cognitiva, inizialmente scoperta dal prof. Daniel Goleman, è molto basso nella popolazione occidentale e ciò è particolarmente preoccupante. L’intelligenza ecologica riguarda la conoscenza sia dell’impatto che noi individui abbiamo sul nostro ambiente che, al contempo, di come l’ambiente influenzi la psiche e l’organismo umano. La consapevolezza di questa influenza di tipo bidirezionale può portare a scardinare alcuni comportamenti automatici e abitudini disfunzionali consolidate nel corso degli anni e che talvolta hanno un effetto devastante per la nostra salute.

Sviluppare il proprio Q.I. ecologico significa instaurare un rapporto profondo con la propria natura interiore, riconoscerne i bisogni e cercare un modo efficace per soddisfarli. Prestando questo tipo di attenzione l’individuo si allineerà in modo naturale al ritmo delle stagioni, vivendo e ricercando sempre di più l’armonia con il suo ambiente esterno. La frenesia delle nostre vite accelerate con il loro ritmo innaturale ci toglie non solo percentuali sempre più rilevanti di Q.I., ma anche l’essenza stessa della vita.

Nella pratica si tratta, in primis, di porre la propria attenzione all’aria che si respira ogni giorno, ai cibi che si ingeriscono, alla quantità di stress che quotidianamente si sopporta, ai consumi, alle già citate abitudini e così via. Modificare i nostri comportamenti, avere più cura del proprio ambiente, contaminare i mercati divenendo dei consumatori responsabili, risulterebbe rivoluzionario in quest’epoca così caotica nella quale sembra che abbiamo perso il contatto con noi stessi e con il nostro ambiente naturale.

L’ignoranza, cioè l’assenza di conoscenza, è un male che dobbiamo tutti combattere se vogliamo rimanere vivi in questa vita.
Il monito nel Tempio di Apollo, «Conosci te stesso» per imparare a riconoscere anche i propri limiti, attraversa indenne i secoli per affermare la sua validità e attualità.

Marco Ferreri. El cochecito


L’opera di Marco Ferreri (Milano, 11 maggio1928 – Parigi, 9 maggio 1997), pericolosa ma necessaria, non ha avuto vita facile a causa dell’apparato censorio.
Ferreri era un ottimista, lucido, dissacrante e disincantato, talmente libero da sapere che liberi non siamo mai. Il suo “Humor negro” ci fa sorridere proprio quando ne avremmo ben pochi motivi.

La sua produzione vanta anche questo piccolo gioiello del 1960: “El cochecito – La carrozzella”. Basato sulla sceneggiatura dell’altrettanto caustico Rafael Azcona, ci mostra – senza i filtri del buonismo politicamente corretto – uno spaccato della società nella Spagna franchista degli anni ’60: una massoneria confessionale, non occulta, che controlla quasi tutti i posti chiave dell’università e della pubblica amministrazione.

La lotta al liberalismo miete le sue vittime e crea una media borghesia genuflessa, un coacervo di rimossi sociali, bisogni frustrati e snaturati veicolati anche dal boom economico, ma, soprattutto, una borghesia dimentica dell’etica che, in quanto patto tra simili, dovrebbe precedere la religione.
Il film narra l’ultima parte della vita di Don Anselmo, obsoleto ma ancora arzillo ottuagenario ex dipendente del ministero.Anche Don Anselmo è parte di quella media borghesia piena di buoni cattolici avvelenati da un grigio conformismo informativo e anchilosati dalla lunga pratica repressiva e censoria che li ha privati del senso critico e messi in balia di autocensura, contagio psichico e rigido moralismo.
Questo è appunto il dramma del vetusto Anselmo: non vuole sentirsi escluso.

Scomodiamo un solo istante James Hillman: «Forse i vecchi diventano disfunzionali perché non immaginiamo per loro alcuna funzione. La produttività è una misura troppo angusta dell’utilità».
In famiglia vige il disinteresse reciproco – frutto di vecchi rancori? – e una sudditanza, anche di natura economica, dettata dal figlio avvocato di successo.
Fortunatamente Don Anselmo ha un caro amico paralitico e tutto procede più o meno bene fino a quando nelle vita di questi non entra il progresso sotto forma di una carrozzella a motore.

La compagnia di amici si allarga e Don Anselmo viene presentato ad un gruppo eterogeneo di privilegiati disabili motorizzati. Ma i gruppi sono gruppi come le ideologie sono ideologie.
Insomma, il conformismo non risparmia neanche gli invalidi e il sanissimo Don Anselmo rischia di venir emarginato dai nuovi amici che, per un motivo o per l’altro, non possono trasportarlo.In breve, non sei del gruppo se non hai una carrozzella a motore pure tu.

L’epidemia da contagio psichico dilaga: la carrozzella diventa un’idea fissa, un modo per esorcizzare la morte.
Se è vero che solo l’altro mi fa esistere vedendomi, va da sé che entrare nel gruppo diventa essenziale.
Forse la vita non è fatta di minuzie logiche, ma di caos pungente e di un sotteso non-detto, così per trovare il suo posto in società Don Anselmo è disposto a fingersi infermo e magari, abituandosi alla carrozzella, a diventarlo davvero.

La sfilata di personaggi che ci viene incontro durante la visione, include delatori capricciosi, opportunisti, competitivi, altolocati benpensanti, pie strozzine, donne in cerca di espiazione e il rapace Don Ilario che vende carrozzelle per vocazione. Possiamo considerare Don Ilario un missionario o l’avanguardia dei negrieri.
Ogni società ha i suoi prodotti e sottoprodotti, e visto che questa produce disabilità (funzionali e non), gli affari di Don Ilario vanno a gonfie vele.
Con fare sibillino Don Ilario mostra l’ultima novità a Don Anselmo: un modello su brevetto americano usato “per i reduci dell’ultima guerra” e assai agognato pure dalla “Marchesa”. A conclusione dell’opera di persuasione, Don Ilario materializza pure una falsa diagnosi di necrosi alle gambe.

Il falso bisogno è ora creato e la smania di possedere la carrozzella in Don Anselmo cresce a dismisura. La smania giungerà al parossismo durante la galvanizzante gara di velocità tra carrozzelle creata per dare visibilità ai “diversi”.
Ma l’inclusione motorizzata costa. E quanto costa!
Il poveretto le prova tutte e dopo l’ennesimo rifiuto del figlio, con tanto di minaccia di denuncia e interdizione, viene sopraffatto da rabbia e frustrazione. Perso il lume della ragione, Don Anselmo afferra una bottiglia di veleno per porre fine alla sua sofferenza.
Ma, come ricorda Buñuel, tra sordi e ciechi non corre buon sangue e quando anche il significante sostituisce il significato gli effetti collaterali non tardano ad arrivare.

Da lì all’avvelenamento – non senza una lacrima – di tutta la famiglia il passo è breve.
Il calvario senile tocca il suo apice nell’epilogo (non sottacciamo che il regime franchista censurò e sostituì questo finale con una compiacente quanto forzata riconciliazione familiare): Don Anselmo, motorizzato come tutti gli altri, si allontana scortato da due guardie lungo una strada deserta. Lo attende il carcere. Ma poco importa, ha il suo cochecito.
D’altronde le manie possono aiutare a sopravvivere, nonostante tutto.

Fonti:
• “El cochecito – La carrozzella” (1960) regia di Marco Ferreri.
• Gianluca Magi, “Goebbels. 11 tattiche di manipolazione oscura”, Prefazione di Jean-Paul Fitoussi, Piano B, 2021: https://bit.ly/3x8tgtp
• Luis Buñuel, “Sempre ateo, grazie a Dio”, E/O, 2020.
• James Hillman, “La forza del carattere. La vita che dura”, Adelphi, 2000.
• Gregory Bateson, “Verso un’ecologia della mente”, Adelphi, 1977.
• Paul Éluard, “Capitale de la Douleur”, Nouvelle Revue Française, 1926.

11 tattiche di manipolazione oscura


Il libro di Gianluca Magi è un testo prezioso. È costruito in modo pulito, essenziale. E proprio questa capacità di condensare (distillare, scrive l’autore) un contenuto possente e poderoso in un volume agile e sferzante è un grande punto di forza.

Il punto di partenza è Goebbels, naturalmente. Il braccio destro di Hitler, vero autore della costruzione del consenso (enigma del consenso, lo definì Ian Kershaw) al nazismo e al suo leader.

Magi scava nel mare di scritti di e su Goebbels e ne torna in superficie con 11 principi, formule, tattiche. Che spiega, dopo una prima parte del testo dedicata alla biografia del Ministro della propaganda e al suo ruolo nelle vicende tedesche dalla metà degli anni Venti alla fine della seconda guerra mondiale, con uno schema ripetuto, cadenzato.

Il principio viene introdotto, in ogni capitolo, con citazioni da Goebbels stesso. Viene poi spiegato nella pratica del regime, ma soprattutto se ne individua la applicazione, mutatis mutandis, nelle nostre democrazie (in crisi).

Capitolo dopo capitolo il parallelo si fa sempre più calzante, pressante, soffocante verrebbe da dire. Alla spiegazione segue, in ogni capitolo, un esperimento di psicologia sociale (alcuni molto noti, altri meno) in cui appare in filigrana la dinamica che i meccanismi di manipolazione sfruttano a vantaggio del potere (politico o economico). A conclusione, di nuovo di ogni capitolo, un elenco di consigli cinematografici.

La sensazione è di essere avvolti in una rete. Presi singolarmente, i diversi aspetti descritti in questo libro sono certo inquietanti, ma affrontabili.

La magia di Magi (pessimo gioco di parole, ma di questo si tratta) è la combinazione di questi elementi in una unica trama narrativa e argomentativa.

E tuttavia ciò che prima facie si presenta come soffocante, questa tela senza smagliature, è invece liberatorio. Perché costringe a pensare a una via di uscita ancora tutta da scrivere.

Come si esce da un sistema in cui ogni opzione è predeterminata?
Se l’opinione pubblica, invece che vivificata, è cristallizzata e piegata dall’alto da internet e dai social, come è pensabile che emerga un pensiero critico? Nella solitudine? Nell’abbandono degli strumenti tecnologici? Nel tradire il proprio schieramento creando ponti con quello avversario per far saltare la contrapposizione fasulla e strumentale?

La lettura di questo testo lascia con molte domande aperte. Ma non è proprio questo già un passo verso l’uscita dalla manipolazione oscura?

P.S. Un grazie speciale ad Anna Mazzone per il consiglio di lettura.

Gianluca Magi, Goebbels. 11 tattiche di manipolazione oscura, Prefazione di Jean-Paul Fitoussi, Piano B, 2021: https://amzn.to/3umkWUn
È uno dei saggi più venduti in Italia nonostante la censura preventiva iniziale subita e il successivo silenziamento da parte dei mass media nazionali.

Ramana Maharshi. La via del Sè


Il 14 aprile di settantuno anni fa, trasborda serenamente in un’altra dimensione dell’essere uno dei saggi più celebrati in India: Ramana Maharshi.
Tra dicembre 2019 e gennaio 2020 ne ho avuto conferma diretta nell’ultimo mio viaggio indiano: in Tamil Nadu, nell’India del Sud, torreggiano un po’ ovunque le immagini di questo insegnamento vivente, sous-entendu della vita spirituale indiana.

Sedicenne, Ramana sperimenta quello che oggi si chiama un violento “attacco di panico”.
Non di rado chi è predisposto al panico lo è anche all’estasi.
Ramana non si oppone alla sensazione di essere assai prossimo alla morte. La penetra invece sino alle radici. Ne riemergerà con la consapevolezza “Io Sono”, che precede la consapevolezza del mondo. La percezione di essere la vita stessa.
Oltre l’Io, il corpo e la mente.
È l’esperienza transpersonale diretta di ciò che l’Advaita Vedānta tesoreggia da secoli. L’essere oltre il dualismo e il non-dualismo. Il prendere dimora nella gioia del Sé.

Ramana si ritira a vita contemplativa in una grotta della montagna sacra Arunachala, nei pressi di Tiruvannamalai. Alle pendici di questa montagna, nel luogo che diverrà un ashram, vivrà poi il resto della sua esistenza. Egli è un Mahāṛṣi, un grande Ṛṣi, un reale portatore della saggezza perenne. Un Jivanmukta, un “liberato in vita”.

Nel susseguirsi degli anni, innumerevoli ricercatori spirituali gli faranno visita, per essere toccati dalla sua presenza. Tra le tante perle che regala:

«Aiuta te stesso e aiuterai il mondo, perché tu sei il mondo».

Che messaggio consegna a noi occidentali del XXI secolo?
Qualcosa di semplice e per questo difficile da trasferire nella realtà.
Possiamo fare qualcosa di utile nel luogo in cui viviamo e in cui conosciamo le persone e le loro condizioni di vita. Guardandoci attorno, l’occasione si mostrerà a questa nostra disposizione d’animo.
Ma l’inconscio, individuale o collettivo, può mettere il bastone tra le ruote, perché non vuole che le nostre energie vengano impegnate all’esterno. L’inconscio pone resistenza. E inganna in particolare chi ha bisogno d’aiuto, proprio di quell’aiuto che vorrebbe dispensare agli altri.
È necessario quindi, in primo luogo, portare ordine in se stessi, anziché addossare i propri difetti agli altri. Ma, la frequentazione dei social insegna che questo compito non è facile.A chi non è offerta alcuna reale possibilità di concedere il proprio aiuto, ciò significa che potrà prendersi cura del proprio giardino segreto. In un lago di collina non si può impedire all’acqua di tracimare. A valle, l’acqua che non scorre, stagna.
Non è impossibile porsi a un livello più elevato.

Il 14 aprile 1950 Ramana Maharshi trasborda serenamente in un’altra dimensione dell’essere.
Il celebre fotografo Henri Cartier-Bresson, che risiede nell’ashram, quella sera è testimone di un fenomeno paradigmatico. Una stella illumina il cielo con una scia simile a quella di una cometa. Solca lentamente il cielo. Si sofferma un po’ sulla cima del monte Arunachala. E vi scompare dietro.
Cartier-Bresson guarda l’orologio. Le 20:47.
Fa ritorno all’ashram. Qui apprende che Ramana Maharshi ha smesso di respirare. Alle 20:47.

Non di rado allorché una grande anima lascia il corpo, prendono vita fenomeni speciali.
Tracce dal corpo di arcobaleno. Per umani interiormente ridestati.

La giungla è in noi. Che proiettiamo nel mondo


Dear Sir Leo Holliday,
evidentemente Lei è molto impressionato dall’attuale situazione mondiale, dal punto di vista non politico, ma morale e psicologico.
Per quanto posso osservare, si tratta d’un problema squisitamente psicologico.
L’uomo è a confronto con forze, da lui stesso create, ma che gli è impossibile controllare.Si tratta in fondo della stessa situazione dei primitivi, con la sola differenza che il primitivo non immagina d’essere creatore dei suoi dèmoni.

Gli stessi oggetti e metodi che hanno condotto l’uomo dalla giungla alla civilizzazione, hanno ora acquistato un’autonomia che lo atterrisce, e tanto più profondamente, quanto più non vede alcun mezzo o via, per tenervi testa. Dato che è consapevole che i suoi orchi sono creazioni umane, egli vive nell’illusione di poterli e doverli dominare; come l’apprendista stregone goethiano che, dopo aver pronunciato la formula magica del maestro per animare la scopa, non riuscì poi più a fermarla.

Questa illusione aumenta naturalmente le difficoltà.
In un certo senso la situazione sarebbe più semplice se l’uomo intendesse i suoi mostri recalcitranti come facevano gli antichi, e cioè come dèmoni autonomi. In senso obiettivo essi non sono demoni, ma prodotti razionali che si sottraggono in modo inspiegabile al nostro controllo. E ci troviamo in realtà sempre nella stessa vecchia giungla, in cui l’individuo è minacciato da pericoli – macchine, metodi, organizzazioni e così via – più insidiosi delle bestie feroci.

Una cosa, in particolare, non è affatto cambiata: abbiamo portato con noi la vecchia giungla, ma nessuno sembra comprenderlo.
La giungla è in noi, nel nostro inconscio e noi siamo riusciti a proiettarla nel mondo esterno, dove i sauri, oggi sotto forma di automobili, aerei e razzi, continuano i loro giochi spensierati.

Ho già tentato per sessant’anni di mostrare ai colleghi delle altre discipline i loro punti ciechi, ma gli uomini disposti ad ascoltarmi sono, in proporzione, sempre troppo pochi.Lo spirito umano, che è pur sempre giovane, sacrifica tutto per una nuova conquista tecnica, ma evita accuratamente di guardare dentro di sé.

Lascio giudicare agli altri se la mia concezione è ottimista o pessimista, ma sono abbastanza certo che avverrà qualcosa di drastico, che desterà i sognatori già in cammino verso lo spazio.

Atomi per la pace


Isole Marshall. 1954. Esperimento segreto americano Castle Bravo: esplosione di una bomba a idrogeno la cui potenza è sottostimata di tre volte.
Gli uomini sul peschereccio che si trova nel raggio d’azione dell’esplosione sono ricoverati; il marconista della nave muore per sindrome acuta da radiazioni. Tracce di radioattività anche nei tonni pescati nel Pacifico. L’America è costretta ad ammettere le proprie responsabilità. Dilaga il panico da radiazioni. L’opinione pubblica s’incrina schierandosi contro il governo americano, il quale, temendo che il Giappone possa schierarsi con l’Unione Sovietica, interviene tramite i media nipponici associando strategicamente parole come “pace”, “giustizia” e “sicurezza alla promozione dell’energia nucleare”.

Matsutarō Shōriki, noto giornalista al soldo della CIA, comincia a tessere la trama a favore degli USA: lancia una potente campagna a favore del nucleare, reprimendo e riducendo ai minimi termini la voce dei movimenti anti-nuclearisti; l’opinione pubblica viene convinta che il nucleare non solo è una scelta saggia, ma indispensabile.

Per rimuovere il ricordo delle bombe sul Giappone, il presidente americano Eisenhower lancia il programma “Atoms for Peace” e inaugura a Hiroshima un simposio sul nucleare.
Matsutarō Shōriki è eletto presidente della nuova commissione per l’energia atomica. È costruita la prima centrale nucleare.«Non è sufficiente togliere l’arma atomica dalle mani dei militari, va messa nelle mani di coloro che sanno adattarla alle arti della pace»: l’orchestrazione del discorso di Eisenhower ha solo fermato illusoriamente gli utilizzi esplicitamente malevoli della fusione per promuoverne un uso comunque non proprio benevolo, supportato subito dalle autorità politiche e scientifiche internazionali (International Atomic Energy Agency).

A distanza di anni, gli effetti dell’«utilizzo pacifico» della fusione si mostrano non meno preoccupanti degli altri. Ciononostante l’orchestrazione mentalizzante sul nucleare inaugurata da Eisenhower prosegue. L’11 marzo del 2011 il terremoto e maremoto del Tōhoku blocca i reattori della centrale di Fukushima Dai-ichi con la conseguente fusione dei noccioli dei tre reattori colpiti. Un disastro evitabile. Governo, agenzie regolatorie, cioè gli stessi che avrebbero dovuto “controllare”, e la società TEPCO, tutti collusi.
Ma chi controlla i controllori?

«Tutti colpevoli, nessun colpevole, come in guerra, tanto non c’è responsabilità se non c’è colpa», riassume la voce narrante del documentario “A Nuclear Story”.
Il direttore della TEPCO si scusa dicendo che quello tsunami è stato “sōteigai”, imprevedibile, non assumendosi le responsabilità dell’incidente. Il rapporto Kurokawa dimostra che le cause dell’incidente erano tutte prevedibili prima del 2011, “tutt’altro che sōteigai”.
Il giornalista Pio d’Emilia chiede: «Com’è possibile che in un Paese come il Giappone si possa nascondere, per oltre due mesi, un triplo meltdown nucleare?» e Naoto Kan, ex primo ministro giapponese, risponde: «Sono convinto che gli esperti lo sapessero, hanno giocato con le parole per mesi». Nobuko Kan, moglie di Naoto Kan, si confida col giornalista: «Il problema è se ci danno le informazioni corrette. Se ci dicono la verità. Insomma, possiamo credere alle autorità?».

Il governo giapponese, le agenzie regolatorie e la TEPCO hanno mentito e mentono su fatti tangibili svincolandosi dalle loro responsabilità dirette, hanno fatto ammalare ed ucciso, hanno messo a rischio milioni di persone, anzi il pianeta intero, per salvare i propri interessi, hanno confuso e illuso con messaggi propagandistici supportati da politici e scienziati e nel mentre ecco le uniche due soluzioni: «riversare le acque radioattive nell’oceano Pacifico», parole del ministro dell’ambiente giapponese Yoshiaki Harada in riferimento al più di un milione di tonnellate di acque radioattive di Fukushima, e in più rimettere in funzione un’altra centrale nucleare TEPCO per reperire le risorse per la bonifica di Fukushima. Sembra uno scherzo ma l’inizio del riversamento inizierà l’anno prossimo.

Ma va tutto bene, infatti l’International Atomic Energy Agency, agenzia nata per volere di Eisenhower, afferma ancora oggi che gli studi, che non citano nelle loro F.A.Q., sulla salute dei liquidatori (i lavoratori che operarono al recupero della zona del disastro di Chernobyl) non hanno mostrato alcuna correlazione diretta tra l’esposizione a radiazioni, il cancro e altre malattie.

Il National Research Centre for Radiation Medicine la pensa diversamente: la frequenza dei neoplasmi in zone radioattive è più alta rispetto alle zone non inquinate, fra cui: 40.000 liquidatori nel 2008 con neoplasie solo in Bielorussia. In più: 80 studi internazionali parlano della correlazione tra esposizione a radiazioni, neoplasie e altre malattie, senza citare gli irrimediabili danni ambientali.

Su Fukushima non si possono conoscere ancora i numeri precisi sugli effetti biologici, ma quelli sociali, politici ed economici sono palesi. Ci mostrano una sedia e vogliono farci accettare e dire che sia un tavolo. Quando i numeri, la scienza e la politica vengono distorti e usati per i propri interessi, c’è il forte bisogno di conoscere per distinguere e di distinguere per accorgersi.

«Davanti a Fukushima siamo tutti Giapponesi», chiosa Nobuko Kan.

Fonti:
• Gianluca Magi, “Goebbels. 11 tattiche di manipolazione oscura”, Prefazione di Jean-Paul Fitoussi, Piano B, 2021: https://amzn.to/3umkWUn
• “A Nuclear Story”, documentario di Christine Reinhold e Matteo Gagliardi: https://cutt.ly/7xUmW4v
• Atoms for Peace. Discorso di Eisenhower: https://cutt.ly/cxUQP6o
• IAEA (International Atomic Energy Agency): https://www.iaea.org/
• Kurokawa’s Report. The Fukushima Nuclear Accident Independent Investigation Commission: https://cutt.ly/bxUElXZ
• Acqua contaminata nel Pacifico. Japan times 2019: https://cutt.ly/axUETqb• World Nuclear News 2021 – Kashiwazaki-Kariwa Restart: https://cutt.ly/4xUEU5H
• “The true toll of the Chernobyl disaster”. BBC 2019: https://cutt.ly/yxUEPcW
• “90 studi di follow-up sul danno genomico nei bambini dopo l’incidente della centrale nucleare di Chernobyl”, “Archivies of Toxicology”, 2016: https://cutt.ly/1xUEBaA
• “Chernobyl report: l’impatto sulla salute del peggior incidente nucleare civile”, Istituto superiore di sanità – OMS: https://cutt.ly/zxUE2EQ
• IAEA, “What are the major health effects for exposed populations?” Health studies of the registered cleanup workers called in (so-called “liquidators”) have failed to show any direct correlation between their radiation exposure and an increase in other forms of cancer or disease: https://cutt.ly/RxUQ3UG

Il tragico Altrove


Il 5 Aprile il ministro della Cultura ha firmato un decreto per l’istituzione di una Commissione per la classificazione delle opere cinematografiche. Attraverso l’Ufficio Stampa MiC il ministro dichiara che con questo decreto «è stata abolita la censura cinematografica in Italia».
Da quale forma di censura dichiara di liberarci? 
Proviamo ad aprire dei varchi di riflessione sul fenomeno del contagio psichico con un dialogo (im)possibile dall’era post-maccartista.

GLI ANTECEDENTI DELLA MESSA IN SCENA.
In quell’America che è l’Altrove per lo scrittore Thomas Mann, il senatore Joseph Raymond McCarthy intorno al 1950 scatena un’ondata di contagio paranoico che prenderà il suo nome: “maccartismo”.
Tribunali inquisitori compaiono ovunque: negli uffici, sui giornali, negli studios, agli angoli delle strade e, per voce di delatori, anche nelle case. La libera espressione artistica e culturale viene rinchiusa in apposite Blacklist. Anche il più povero tra gli imprenditori che investe in cultura, cinema e spettacolo inizia ad ambire al potere di determinare l’offerta per il suo pubblico. Il pubblico si esaurisce completamente nel consumatore.  
Gli uomini in Blacklist sono silenziati o camuffati dietro insospettabili prestanome. Il prestanome perfetto è chi non ha mai scritto, chi non può definirsi “impolitico per considerazioni” come Thomas Mann.
Nel 1955 McCarthy non serve già più ed alcuni, tra cui il regista Martin Ritt, escono dalla Blacklist. Molti altri ne restano imprigionati, in oblio.

IN SCENA. UN DIALOGO (IM)POSSIBILE.
Nonostante tutto, il Cabaret Voltaire è ancora aperto ed è gestito dallo stesso proprietario del bordello di fianco. Carmen attraversa la strada salutando l’uomo in mascherina che tiene al guinzaglio il maiale ed evita di passare tra i galli in combattimento. Un serpente striscia tra i suoi passi, mentre si avvicina alla soglia del locale. Non c’è ancora nessuno, ma è l’ora del caffè pomeridiano e presto arriveranno Thomas Mann, Cabaret Voltaire e Martin Ritt. 
Entrano che sono già nel vivo di un dialogo.
«Come stai, Carmen?», le chiede Thomas.
«La domanda oggi, mio caro è: Dove sei, Carmen?».
Le sorride accogliente e riprende il discorso sul produrre eventi attraverso le parole, proprio lì dove lo aveva lasciato.

George Orwell risponde: «Quella attuale non è un’età di pace. L’atmosfera sociale condiziona il concetto di “arte per l’arte” e condiziona sia il distacco intellettuale che il diletto. Il distacco sembra quasi impossibile quando tutto il sistema di valori è minacciato. Persino la poesia oggi si mescola al libello polemico o alla fantasticheria disturbante! La propaganda si annida nei libri imbruttiti dalla neolingua. L’intelletto si assoggetta ad un’opinione ideologizzata che rende impossibile l’onestà intellettuale. La scrittura come fatto di realtà fluisce solo da una creatività libera ed è questo il motivo della sua persecuzione. Quali sono i confini dell’arte e della propaganda?»

Thomas Mann: «Sto provando a sintetizzare le mie Considerazioni di un impolitico. Mi consola conteggiare in quanti han letto l’Ulisse di James Joyce per intero. Ma, la vera difficoltà adesso è che non ho ancora finito ché tra la Cina che ci fa da maestra di civilizzazione e i collaborazionisti della Disruptive Culture, rischio quasi di perdermi nel labirinto. Di perdere il filo della mia stessa Kultur. Nel 1949, quando ero un cittadino americano e c’era il maccartismo, testimoniai lucidamente una familiare preoccupazione verso certe tendenze politiche e ancora riscontro intolleranze spirituali, inquisizioni politiche, declino della sicurezza, azioni estreme compiute in “stato di emergenza”. Così ebbe inizio in Germania. Dovevo arrivare a 75 anni per vedermi accusato pubblicamente di mendacio in America da bruciatori di streghe, i quali non credevano a nessuno né ascoltavano alcuno tranne le loro streghe. Stanotte ho sognato che l’anno prossimo la Focara di Novoli la faranno con i nostri libri.»

Martin Ritt: «Gli aridi frame del mainstream richiedono ancora gesti simbolici come il suicidio di Hecky Brown. Mi riferisco al film “The Front” del 1976, da me diretto e realizzato con altri ex Blacklisted. Hecky Brown è interpretato da Zero Mostel, ed è un personaggio che fa il “comico per il comico”, clownescamente tragico. La scelta di Woody Allen per il ruolo del prestanome Howard Prince si è svelata vitale per l’umorismo. È in forza dell’humus che il prestanome lascia inascoltato il suggerimento del suo avvocato: accontentare l’Inquisizione con un gesto simbolico – la delazione – per dimostrar loro la sua buona fede.
Liberata dal gesto tragico è invece la sua dichiarazione finale in sede inquisitoria, quando non riconosce alcun diritto alle richieste. E conclude, non di meno, con un opportuno invito agli inquisitori ad andar dove è giusto ch’essi vadano: a prender cosa, come e in qual posto.»

Ne hanno ancora per un bel po’ e la stanza è piena di fumo. Meglio che Carmen corra ai fornelli per la cena di suo marito.

Esce [di scena] inseguita da un orso (1).

(1) Uscita di scena dal “Racconto d’inverno” di Shakespeare, quando, nell’acme del dolore del monologo dell’uomo che abbandona il cadavere della figlia nel fiume, Shakespeare annota: «Ed esce inseguito da un orso». Nel periodo del teatro elisabettiano correva la moda dei combattimenti tra orsi per le strade. 

Fonti:
• Ufficio Stampa MiC, Roma, 5.4.2021, http://www.beniculturali.it/comunicato/20346
• Thomas Mann, “Considerazioni di un impolitico”, Adelphi, 1997.
• Gordon Kahn, “Hollywood on Trial: The Story of the 10 who Were Indicted”, prefazione di Thomas Mann, Boni & Gaer, 1948.
• George Orwell, “Il Potere e la Parola”, Piano B, 2021.• Loretta Innocenti, “Il teatro elisabettiano”, il Mulino, 1994.
• “Il prestanome” (1976) regia di Martin Ritt. 
• Gianluca Magi, “Goebbels.11 tattiche di manipolazione oscura”, prefazione di Jean-Paul Fitoussi, Piano B, 2021. Riferimento al VI principio tattico “Contagio Psichico”, pp. 129-138: https://amzn.to/3umkWUn

Shock in my town!


Alcuni mesi fa una pontefice, dal cuore gonfio di malcelato rancido veleno, con atto di puro bullismo ha definito il repertorio di Franco Battiato: «Minchiate assolute!».
Un’affermazione che ha procurato disagio a tutti e che ha mostrato a quali aberrazioni, non solo del pensiero, possano condurre le distorsioni ideologiche e l’assenza di una reale educazione dei sentimenti.

Al contrario, Battiato (il 23 marzo ha compiuto 76 anni nel suo fortino fiorito alle pendici dell’Etna) è una colonna portante dell’arte, della cultura contemporanea e della spiritualità (oltre le religioni e le ideologie). Che mette le ali alla parte migliore dell’Italia. E che non ha paura di niente.

Gli esempi sono molteplici. Sin dagli esordi della sua brillante carriera.Prendiamo l’avamposto dello straordinario album “Gommalacca” del 1998, in collaborazione con l’altrettanto grande Manlio Sgalambro. L’avamposto è “Shock in my town”. Che anticipa gli scenari di quel futuro che ora è diventato il nostro presente.

Effetti elettronici che s’integrano con stentoree chitarre; impatto Rock in un alone orchestrale e cori spettrali:

«Ho sentito urla di furore / di generazioni senza più passato / di neoprimitivi / rozzi cibernetici, signori degli anelli / orgoglio dei manicomi».

Ecco le ossessioni della nuova società della sorveglianza. Della nuova normalità a cui dovremmo sottometterci. Sembrava allora fantascienza. Le antenne-sonda di Battiato ne avevano captato gli allora deboli segnali. Oggi, invece, sin troppo forti: i signori degli anelli – armati di Cancel culture, di segnali di comando e controllo tecnologici e ideologici – pongono limiti al pensiero, all’espressione, al movimento, all’economia, alle nostre speranze. Fanno regredire la vita civile a un manicomio, in cui gli esseri umani frastornati, disorientati, si aggirano come neoprimitivi privati del passato.
Nei versi seguenti del brano, Battiato tende ancor più la corda:

«Ho incontrato allucinazioni / stiamo diventando come degli insetti, simili agli insetti / nelle mie orbite si scontrano tribù di suburbani / di aminoacidi».

Il clima apocalittico da macerie morali, il senso di claustrofobia che viviamo oggi viene però finalmente squarciato da un esplosivo invito, capace di rimettere tutto in discussione:

«Latenti shock addizionali / sveglia Kundalini / per scappare via dalla paranoia / come dopo un viaggio con la mescalina / che finisce male nel ritorno».

È l’evocazione degli shock addizionali, del risveglio in forza dell’energia Kundalini. La fuga dalla paranoia. Elementi di liberazione dalle forze negative, che analizzeremo in altri articoli di “Incognita Quotidiana”. Poiché su questo principio dell’interiorità o ‘pensiero del risveglio’ (bodhicitta) gli interventi di “Incognita Quotidiana” pongono le fondamenta, nella pluralità di temi, tagli prospettici e voci. Come diversi lettori hanno già preso consapevolezza.

Battiato attraverso la musica invia certi messaggi diretti alla vita interiore. Per stimolare e creare un interesse verso una certa ricerca. È una finalità raggiungibile quando azione e contemplazione, pensiero e esperienza, mente e cuore si rendono complici l’uno dell’altro.

Alla faccia delle «minchiate assolute!». Battiato è un gigante. Che non ha paura di niente.
Noi su questo veicolo fondamentale per la trasmissione della consapevolezza ci siamo imbarcati. E ciascuno è il benvenuto a bordo.
Ogni giorno su “Incognita Quotidiana”.

– Ascolto:
• Franco Battiato, “Gommalacca”, PolyGram, 1998.
– Letture:
• Gianluca Magi, Goebbels. 11 tattiche di manipolazione oscura, Prefazione di Jean-Paul Fitoussi, Piano B, 2021: https://amzn.to/3umkWUn .
• Gianluca Magi, Gioco dell’Eroe. La porta dell’Immaginazione, Presentazione di Franco Battiato, con file audio per il download, Punto d’Incontro, 2019: https://amzn.to/328mmWp


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