Archivio per aprile 2021

Un chilo di pesce o di gatto?


Un giorno una donna comprò al mercato un chilo di pesce e lo lasciò sul tavolo in cucina.
Il gatto del marito arrivò pian piano e si mangiò tutto il pesce.
La donna andò su tutte le furie e ringhiò all’uomo: «Questa è la volta buona che te la uccido, quella bestiaccia!»
Il marito disse: «Ma come fai a essere certa che sia stato il gatto? Lo hai forse visto?»
«No!» sbraitò la moglie.
«Allora in questo caso ho un’idea. Pesiamo il gatto, così capiremo se è stato veramente lui a mangiare il pesce.»
Misero il gatto sulla bilancia, e quello pesava perfettamente un chilo.
«Ah, vedi!» disse la moglie, «È stato lui a mangiare tutto il pesce!»
Il marito rispose: «Beh, se questo è il gatto, mi dici dov’è finito il pesce? Ma, se questo è il pesce, allora dov’è finito il gatto?»

– tratta da: Gianluca Magi, 101 burle spirituali, Presentazione di Alejandro Jodorowsky, Sperling & Kupfer, 2020: https://amzn.to/32YsdOv

I nuovi ologrammi pubblicitari in Cina


Applicazione tecnologica del VII stratagemma «Creare qualcosa dal nulla». Che sempre più influenzerà le nostre vite.
Utilizzando apparenze ben congegnate ma prive di fondamento, s’indurrà a credere a ciò che non è, a confondere la realtà con la falsità. A confondere il giudizio e il movimento.
Il termine cinese “wu” nel contesto dell’arte della guerra designa il bluff, la messinscena volta a confondere. Per prendere il falso per vero e il vero per falso.
Conoscere è difendersi ed evolversi.
– tratto da: Gianluca Magi, 36 stratagemmi. L’arte segreta della strategia cinese, BUR, 2019: https://amzn.to/3t2epgH
• Gianluca Magi, Goebbels. 11 tattiche di manipolazione oscura, Prefazione di Jean-Paul Fitoussi, Piano B, 2021: https://amzn.to/3umkWUn

Il mostro è accanto a noi


Intervista in diretta radio a Gianluca Magi sul libro: “Goebbels. 11 tattiche di manipolazione oscura”, Prefazione di Jean-Paul Fitoussi, Piano B, 2021: https://amzn.to/3umkWUn
Ecco come rivive la propaganda del Diavolo zoppo in mezzo a giornalisti, influencer, personaggi della cultura e dello spettacolo che tacciono davanti ai ripetuti attentati alla democrazia.

La Liberazione, ovvero l’uccisione di Remo


Giorni fa, è stato il 21 aprile, Anniversario del Natale di Roma, come vuole una tradizione ormai consolidata, in debito con Varrone, Plutarco e Velleio Patercolo, data che precede, di poco, il 25 aprile, Anniversario della Liberazione d’Italia. Tutto ciò ha dato il via ad alcune riflessioni, permettendoci di ordinare talune idee che confusamente scorrevano nella nostra mente.

Della narrazione “ufficiale” delle origini dell’Urbe, ciò che ha sempre turbato gli osservatori moderni è proprio l’episodio relativo alla uccisione di Remo, nella versione (ne esistono almeno un paio) che lo vede perire per mano del gemello, avendo oltrepassato il pomerium, il Sacro Solco tracciato dallo stesso Romolo, dopo che questi ebbe pronunciato le seguenti parole: «Così, d’ora in poi, possa morire chiunque osi scavalcare le mie mura».

Certo, all’uomo moderno, positivista e moralmente condizionato, un atto come l’omicidio, pur se rituale, appare esecrabile e da condannare senza attenuante alcuna. A nostro avviso, al contrario, occorrerebbe guardare tale evento nella sua valenza metaforica, in quanto un episodio mitico, proprio perché estratto da un racconto sacro, consta, solitamente, di quattro livelli di lettura, da quello letterale a quello anagogico, passando per l’allegorico e il morale. È d’uopo, dunque, oltrepassare il livello letterale di tale vicenda, per allargare lo sguardo al suo valore simbolico, cogliendone così il contenuto spirituale. Solo in questo modo l’anima è in grado di armonizzarsi con quella dimensione spirituale difficile da cogliere se si rimane ingabbiati nella materialità.

Ora, contrariamente ai moderni, chiunque segua un “cammino spirituale”, espressione oggi quanto mai abusata, può agevolmente intravvedere in Remo l’autore di un sacrilegio. Egli rappresenta quella parte, sempre presente nel dissidio di ogni iniziando (ma anche di molti iniziati e sedicenti tali) che nega, continuamente, il Sacro. Infatti, ad una lettura simbolica dell’episodio del suo assassinio, Romolo, tracciando prima il confine quadrato della città e poi il Cerchio Sacro al suo interno, simboleggia proprio la quadratura del cerchio, la raffigurazione del contatto tra Cielo e Terra. Ciò individuando nel quadrato la materia che incontra, nel cerchio, il Trascendente non tangibile, né visibile ma pur sempre presente, anche nella fisicità. La stessa divinità che prende forma umana, sia essa Cristo, Dioniso o Krishna, è cerchio che si fa quadrato e che vede la sua sintesi terrena nell’ottagono, come evidente dalla stessa pianta delle fonti battesimali, ad esempio, divenendo così visibile agli uomini.

Ecco allora che, ad una lettura anagogica, la Roma quadrata, tracciata da Romolo, diviene il bagliore dell’equilibrio interiore che possiede il “Pius”, colui che è in consonanza con la divinità, il quale, a sua volta, rappresenta il riflesso dell’armonia cosmica, in quel gioco di corrispondenze che l’iniziato, come ogni bambino, ben conosce. Di più, sotto tale prospettiva simbolica, la stessa Roma non ritrarrebbe altro che la fondazione fisica, sulla Terra, di quell’Ordine Sacro che dovrebbe albergare nel cuore di ogni iniziato e che prende, in questo caso, forma esteriore di città. Motivo “esoterico” per il quale gli stessi Romani, dalla Repubblica al Tardo Impero, puntano continuamente, per ordinare i loro domini, sulla fondazione di colonie-città in tutti i territori conquistati, anche se, forse, sempre meno consapevolmente.

Romolo, dunque, è l’eudaemon, l’emblema dell’equilibrio interiore, laddove Remo rappresenta il cacodaemon, lo spirito deteriorato che sbeffeggia il Sacro, non fidando nel rito di fondazione romuleo e decretando, così, la sua morte. Romolo è, perciò, il simbolo della volontà superiore di distruggere quelle inutili negatività che vengono partorite dalla mente umana. Tutto ciò è magistralmente formulato nell’VIII Arcano maggiore dei Tarocchi, la Giustizia, che impugna una bilancia (equilibrio interiore) nella mano sinistra ed una spada nella destra, simbolo del taglio netto con tutto ciò che è inutile o avverso all’equilibrio interiore, necessario all’elevazione dello spirito.

Ecco, dunque, la vera Liberazione dell’uomo, agli antipodi da quel patetico spettacolo offerto alle ultime vestigia di una giovane, seppur martoriata, Repubblica, da un pugno di manifestanti, che imbavagliati ed opportunamente distanziati, condannano gli echi di un lontano regime, tacciando di fascismo tutti coloro che a tale gioco non si son prestati.

Fonti:
• G. Magi, Gioco dell’Eroe. 2° Livello, pubblicazione a circolazione interna ai Circoli GdE.
• G. Magi, Goebbels. 11 tattiche di manipolazione oscura, Piano B: https://amzn.to/3umkWUn
• G. F. Carpeoro, Summa Symbolica (parte II, Studi sugli archetipi, volume 1), Edizioni L’Età dell’Acquario.
• G. Barbera, “La fondazione di Roma sui sette colli”: http://www.ereticamente.net.
• M. Eliade, Immagini e Simboli, Jaca Book.
• M. M. Lenzi, Forme dell’Invisibile, Clinamen.

Il regno bugiardo


In quale mondo dimori nel mio o nel tuo? Possono questi mondi coesistere? Come salvarsi dalla solitudine della falsità?
Col passare del tempo il confine tra finzione e realtà si assottiglia fino a scomparire. Tutti raccontano le loro storie, a noi il compito di credere o meno.

Thomas Narcejac (1908-1998), scrittore di romanzi polizieschi, ci parla della deduzione che trasforma una storia in qualcosa di storico, o almeno così si crede.
È necessario che un’apparenza diventi un fatto, qualcosa che non lasci adito ad alcun dubbio, dopodiché il fatto può essere elevato alla dignità di indizio e l’indizio può entrare nella sfera della logica formale.
La giustizia non consiste più nel valutare delle testimonianze, nel soppesare un imputato e nel difendere gli interessi della società e della pubblica morale. Non proviene più dal cuore ma solo dall’intelligenza. Mira a stabilire serenamente una colpevolezza, il criminale perde ogni importanza. La mente osserva, formula ipotesi, le verifica nella sperimentazione ed elabora teorie. In breve l’inchiesta, qualunque sia l’oggetto, si serve dei metodi della scienza. Non ci può essere nessuna differenza sostanziale tra le modalità di ricerca del poliziotto e quelle adottate dal fisico o dal chimico.

Così la bugia domina nel mondo della ricerca e della sperimentazione.
La bugia ha un potere e questo potere può essere sfruttato, agito o subìto in modo consapevole o meno.
Ripetete una bugia, molte volte e per più giorni e non la potrete più riconoscere come bugia, in base a questa metamorfosi se pronuncerete la verità avrete detto una bugia.
«La distorsione della percezione dei fatti è un fenomeno quotidiano: ripetendo continuamente una menzogna, col tempo questa diventa una verità, l’opinione comune e se poi, passando di bocca in bocca, si propaga a macchia d’olio su larga scala, viene data per scontata, al punto da divenire la realtà!», così sottolinea il filosofo e storico delle idee Gianluca Magi nel libro 36 stratagemmi, al VII stratagemma “Creare qualcosa dal nulla”.

Lo psichiatra e neurofarmacologo Vittorino Andreoli trasla questo fenomeno, che trova facile verifica in ciascuno di noi, in uno dei nodi più importanti della scienza, in particolare dei processi di memorizzazione, oggi aggravati dall’amnesia digitale e dall’effetto Google.
Nel ripetere una bugia si passa da una decisa consapevolezza del falso a una verità/sospetto incerta, fino alla bugia diventata verità senza più alcun alone di ambiguità e di dubbio.
In quel magazzino della memoria avvengono dunque manipolazioni e cambiamenti.
I processi di memorizzazione vanno perciò visti in modo dinamico, integrati con le altre funzioni come quella della emotività e del desiderio. Ogni ricordo ha molte maschere. Di fronte a individui che riferiscono una bugia, di cui esiste prova, bisogna tener conto che se la sono raccontata molte volte: ora è diventata una verità che difendono oltre ogni decisiva prova. La bugia esprime il gioco tra l’esperienza e l’immaginazione, di un evento non accaduto ma che si è desiderato, anche inconsciamente, potesse accadere.
Ognuno di noi passa continuamente dall’uno all’altro. Il più delle volte il mondo della realtà esterna domina quella interiore, regolato dal desiderio, e dunque si impone in modo sgradevole e frustrante. È un meccanismo di difesa esistenziale che permette una fuga, fa sentire liberi quando si è incatenati ed eroi quando il proprio quotidiano è invece anonimo. Inoltre anche la bugia si somatizza: quando una bugia inconsapevole crolla, spesso la verità è talmente insopportabile che l’unica risorsa è la tenebra, la cecità, la morte o la dissimulazione di un progetto di vendetta.

Le bugie sono state riscontrate anche nel regno animale. Ciò conferma che si tratta di un meccanismo utile alla sopravvivenza.
Componente essenziale della nostra cultura, la bugia è il più antico antidepressivo della specie umana. Mescolata alla bugia questa stessa realtà si colora di desiderio e di immaginazione e diventa persino piacevole.
Nell’ambito della sessualità e dell’erotismo le bugie sono più consistenti della verità, la realizzazione immaginaria di tutta una serie di perversioni ne impedisce una più vasta applicazione nei rapporti di realtà, ma che impatto avrà il sesso virtuale sulla nostra psiche?

Paul Ekman ci dice che non c’è nessun segno, nessun gesto, espressione del viso spasmo muscolare che in sé e per sé significa che una persona sta mentendo. Chi cerca di mascherare bugie deve sapere che si manifestano nelle emozioni nel linguaggio, nella voce, nella mimica, e nei gesti, deve conoscere le tracce che possono restare malgrado gli sforzi per dissimulare i sentimenti e che cosa tradisce la falsità di emozioni simulate. Non è una cosa semplice cogliere sul fatto la bugia.
Un problema sono oggi gli schermi e il bombardamento di informazioni, ci sono troppe cose da prendere in considerazione e troppe fonti da tener d’occhio oltre a parole, pause, tono di voce, espressioni, i movimenti del capo, gesti, posizione e respirazione, rossore e pallore, sudore.
Tutte queste fonti possono trasmettere informazioni contemporaneamente o quasi contendendosi l’attenzione dell’osservatore. Stranamente la maggior parte della gente presta più attenzione alle fonti meno degne di fede, le parole e la mimica facciale. E così si lascia facilmente trarre in inganno.

Ogni uomo politico, senza bugie apparirebbe più nudo di un Re Nudo. Feticci che portano in seno frammenti di falsità, uomini con la faccia da maiale come in un racconto di Gianni Rodari.
Ma la bugia è anche il sale della vita e la maschera gradevole della verità. Generalmente i profeti della verità sono i più grandi falsari della storia.
Nella società contemporanea e virtuale l’esistenza si è complicata poiché ciascuno ha molti ruoli, necessita pertanto di molte personalità e dunque di tante verità indistinguibili dalle bugie. La coerenza e il votarsi a un’unica personalità sfociano sempre o nella asocialità o nella follia.
Non conosco coerenza più decisa di quella di un melanconico o di un maniaco o di uno schizofrenico, i grandi del mondo sono tutti falsi, o meglio: tutti veri come personaggi di una commedia di Goldoni.

Fonti:
• Igor Morski, “The beast within each and every one of us”, opera in copertina.
• Gianni Rodari, “Gelsomino nel paese dei bugiardi”, Editori Riuniti, 1959.
• AA.VV., “Nascosto e Palese”, Rivista Sfera 1990 (13).
• Gianluca Magi, “Goebbels. 11 tattiche di manipolazione oscura”, Piano B, 2021: https://amzn.to/3umkWUn
• Gianluca Magi, “36 stratagemmi. L’arte segreta della strategia cinese”, Presentazione di Franco Battiato, BUR, 2019: https://amzn.to/32JD3rF

Dalla manipolazione della comunicazione al male istituzionale


Gianluca Magi è uno scrittore nato a Pesaro nel 1970, che si è specializzato nello studio delle filosofie orientali e della storia delle religioni. Ha insegnato Storia delle religioni in Cina e Storia della filosofia all’Università di Urbino (https://it.wikipedia.org/wiki/Gianluca_Magi).
Joseph Goebbels è stato un giornalista tedesco e il ministro della Propaganda del Partito Nazionalsocialista dei Lavoratori di Hitler, e si è suicidato il primo maggio 1945, poco dopo Hitler, all’interno del bunker di Berlino (https://it.wikipedia.org/wiki/Joseph_Goebbels).

Questo saggio molto originale ha richiesto ben dieci anni lavoro, per sintetizzare in maniera magistrale le oltre trentamila pagine dei diari di Goebbels (dal 1923 al 1945), e le vaste pubblicazioni internazionali relative alla sua figura politica. E veniamo subito al cuore della questione: la volontà di potenza e l’arte dell’inganno sono due i mestieri maschili più antichi del mondo. Però la gestione della manipolazione della comunicazione è una questione molto recente. Goebbels confessò al giornalista americano Karl von Wiegand di ispirarsi al famoso pubblicitario Edward L. Bernays (nipote di Sigmund Freud). Questi due personaggi furono i primi due spin doctor della storia, cioè i primi grandi esperti di comunicazione che lavorarono al servizio di uomini politici di primo piano (https://www.agoravox.it/Bernays-le-pubbliche-relazioni-e.html).

Un manipolatore della comunicazione agisce sulle emozioni proponendo una qualsiasi idea o ideologia come una questione di fede. I contenuti realistici sono molto ridotti o assenti, e si lavora sulle immagini mentali primarie, molto vicine agli archetipi culturali della popolazione di riferimento (la famiglia, le radici territoriali della patria, gli antenati, eccetera). Il pensiero critico deve essere evitato e ostacolato con il silenzio forzato. In un certo senso fare propaganda è una cosa relativamente facile, che si basa sul narcisismo individuale e sociale (nazionalismo). In realtà “è molto più facile ingannare la gente, che convincerla di essere stata ingannata” (Mark Twain).

In ogni persona esiste una pulsione sociale più o meno gregaria, e “la maggior parte della gente è terribilmente a disagio a meno che non segua la stessa linea dei propri simili” (p. 90). L’angoscia umana di sentirsi esclusi è probabilmente la paura più perturbante dopo quella della morte. Del resto un proverbio arabo afferma che “La vittoria si ottiene non contando quanti ne hai uccisi, ma quanti ne hai spaventati” (p. 148). In estrema sintesi il cuore della propaganda si può sintetizzare con queste parole di Erich Fromm: “Un’illusione condivisa da tutti diventa realtà” (p. 151).

Le parole che rappresentano meglio gli undici principi tattici di Goebbels sono le seguenti: semplificazione (creare un solo nemico), deresponsabilizzazione, verosimiglianza, orchestrazione, esagerazione, travisamento, distrazione, trasposizione, contropropaganda, silenziamento, ripetizione, unanimità (apparente), inondazione, celebrazione dell’autorità e creazione di una realtà pilotata attraverso l’infodemia da sovraccarico di notizie vere, dubbie e false.

Comunque l’esempio più rappresentativo della propaganda nazista fu quello che fece scatenare la Seconda Guerra Mondiale. “Per incolpare la Polonia dello scoppio delle ostilità, la dirigenza nazista fa inscenare dalle SS un falso attacco polacco alle linee difensive tedesche… per tutta la durata delle operazioni belliche la campagna propagandistica non farà mai pronunciare ai quotidiani tedeschi l’espressione “guerra alla Polonia”, bensì “risposta al fuoco polacco” (la Polonia viene occupata in poco più di un mese). Per Goebbels la semplicità di stampo popolare era fondamentale, l’intuito era molto importante e la sintesi era più potente dell’analisi (p. 120).

Invece una forma di propaganda molto utilizzata ai giorni nostri è quella basata sulla verosimiglianza scientifica e sulla manipolazione dei dati statistici, che “consiste nel far credere che questi dati supportino una certa verità o interpretazione della verità quando invece la verità è un’altra, oppure ci sono altre dieci interpretazioni legittime alla luce di quegli stessi dati” (p. 166). Ogni realtà umana è soggetta a numerose interpretazioni e la vera scienza si crea con il confronto trasparente e leale tra i vari punti di vista. Purtroppo questa cosa non sta accadendo a livello mediatico e politico quando si parla dei vari fenomeni legati all’attuale emergenza sanitaria.

Oggi il potere della propaganda si riflette nelle grandi manipolazioni finanziarie, mediatiche e accademiche. Da moltissimi anni la propaganda pubblicitaria e politica ha condizionato i nostri modelli comportamentali, trasformando i cittadini in consumatori passivi, nei piccoli ingranaggi di un vasto sistema commerciale. Ogni lavoratore dipendente dipende dagli ordini di una persona collocata in un livello gerarchico superiore. Chi è al livello inferiore in molti casi non conosce gli scopi reali di quello che esegue. A volte li può intuire, ma fa finta di non sentire e di non vedere (e si tappa la bocca). Ogni lavoratore indipendente è costretto a seguire le leggi economiche di un mercato avariato e pilotato a livello finanziario e a livello politico (nazionale e internazionale).

Naturalmente gli innumerevoli condizionamenti finanziari e commerciali riguardano anche il mondo sanitario: “La globalizzazione dell’intelligence sul consumatore [anche farmacologico] richiede una combinazione di fortuna, furbizia e forza bruta” (William Davies, L’industria della felicità. Come la politica e le grandi imprese ci vendono il benessere, p. 178). I capi delle grandi multinazionali conoscono benissimo la legge delle Finestre di Overton, con le sei tappe di comunicazione e di persuasione che permettono di “introdurre idee e fatti sociali non ancora accettati dalla società” (p. 102). L’ingegneria sociale è l’apice della nuova burocrazia. Le cose prima impensabili diventano radicali, poi accettabili, poi ragionevoli, poi diffuse, infine legalizzate.

Oggi ci stanno addestrando come si addestrano i cani. Il vero scopo progettuale del coprifuoco è quello di renderci dipendenti dalle certificazioni burocratiche statali e dalle varie autorizzazioni. La coerenza comportamentale e le verità scientifiche sono le ultime cose che interessano a chi gestisce le leve del potere. L’obbedienza totalmente acritica è il necessario preludio al nuovo regime di libertà limitata, condizionata e vigilata. Ai politici che hanno svenduto i diritti fondamentali dei cittadini ricordo queste parole di Abraham Lincoln: “Potete ingannare tutti per qualche tempo e qualcuno per sempre, ma non potete ingannare tutti per sempre”. 

Possiamo ancora difendere la Libertà insieme ai veri avvocati e ai veri magistrati. “L’educazione predispone alla libertà. La libertà, come tutte le cose umane, funziona validamente solo in un contesto di abitudini acquisite” (p. 12). Il coprifuoco serve a eliminare l’abitudine più indigesta ai potenti. Nei secoli scorsi in molti paesi i servi della gleba e i lavoratori agricoli, fissi o stagionali, dopo aver lavorato, venivano rinchiusi all’interno delle case coloniche, dal tramonto fino all’alba.

Comunque Gianluca Magi riesce ad attualizzare lo studio della propaganda, creando un piccolo manuale molto chiaro, fluido e snello, che può garantire una buona predisposizione all’autodifesa psicologica (vengono citati molti film e le principali ricerche della psicologia sociale che esemplificano come agiscono gli undici principi della manipolazione più o meno oscura).

Infine dedico quattro righe ai capi della propaganda dei nostri giorni: voi volete fare in modo che esistano solo le vostre parole. Così noi non possiamo usare le nostre parole per descrivere quello che sentiamo e quello che vediamo. Qualcuno ci vuole come clienti addomesticati e vaccinati dalla culla alla tomba. Qualcuno è nato libero e vuole morire libero. Chi vivrà vedrà, chi vincerà.
 
Gianluca Magi è stato tradotto nelle principali lingue di tutto il mondo. Per avere una panoramica delle sue pubblicazioni vi lascio questo link: www.ibs.it/libri/autori/gianluca-magi (Rizzoli, Einaudi, Sperling, eccetera). Per ascoltare due interviste molto approfondite sul suo ultimo libro: https://www.byoblu.com/2021/04/07/goebbels-e-le-11-tattiche-di-manipolazione-oscura-spiegati-da-gianluca-magi; https://www.fcom.it/tag/gianluca-magi (con Beatrice Silenzi). Per altri approfondimenti: https://www.youtube.com/watch?v=D4RyWpl95ik, http://incognita.online; https://giocodelleroe.wordpress.com. Per trovare alcuni riferimenti a due delle più importanti ricerche psicosociali citate nel libro: https://www.agoravox.it/La-nazione-delle-piante-e-le.html (naturalmente in fondo al breve saggio di Magi troverete una bibliografia molto approfondita).

Nota spirituale – “In futuro, elimineremo l’anima con la medicina. Con il pretesto di un ‘punto di vista scientifico’, ci sarà un vaccino con il quale il corpo umano verrà trattato il prima possibile direttamente alla nascita, in modo che l’essere umano non può sviluppare il pieno pensiero dell’esistenza, dell’anima e dello Spirito.” (Rudolf Steiner). In realtà le anime si annullano in prima battuta con il pensiero unico: https://www.youtube.com/watch?v=DS9pIqRhuR0 (Giulietto Chiesa, dicembre 2019, morto il 26 aprile 2020, in modo poco sospetto, in una data molto sospetta; https://www.youtube.com/watch?v=jo70OwJ9IwQ). Per fortuna l’esistenza è un fenomeno strano e “la consapevolezza cresce di più perdendo un’illusione che ritrovando una verità” (p. 116). Quando i decreti leggi vanno contro i diritti umani inizia la prima resistenza civile: https://rumble.com/vfw26n-aprite-tutti.html (Rosanna Spatari, la barista attivista di Chivasso).

Nota storica – Su circa cinquantamila direttive inviate da Goebbels alla stampa, il 25 per cento erano istruzioni di silenziamento tramite la censura o una distrazione: “Nel 1935, mentre la persecuzione antisemita scandalizzava l’opinione straniera, Goebbels lanciò sulla stampa tedesca e internazionale una campagna contro la persecuzione inglese dei cattolici irlandesi e contro la loro crudeltà in India” (p. 157).

Nota personale – Per capire meglio un fatto fondamentale della Seconda Guerra Mondiale, vi lascio un link a un documentario lampo di sette minuti sulla morte poco documentata di Mussolini, https://www.youtube.com/watch?v=W_EfnL6-GCM. Poi vi lascio un secondo link, con un altro video con diverse testimonianze: https://www.youtube.com/watch?v=Su9maP5exRM (autore: http://www.larchivio.com/xoom/enzocicchino.htm). E una domanda sorge spontanea: che fine hanno fatto i discendenti delle grandi famiglie industriali che hanno finanziato, che anno assecondato, e che hanno guadagnato con le due principali dittature europee?
Nota aforistica – “Il potere corrompe e il potere assoluto corrompe in modo assoluto. Gli uomini di potere sono quasi sempre malvagi” (Lord Acton); “Tutto per noi e niente agli altri” (il motto dei padroni del mondo secondo Adam Smith); “La propaganda è un’arte, non importa se questa racconti la verità” (Goebbels); “Noi governiamo con l’amore, non con la baionetta” (Goebbels); Ripetete una menzogna mille volte e diventerà una verità (attribuita a Goebbels); “Tutto ciò che è accaduto, dunque può accadere di nuovo” (Primo Levi, internato ebreo e scrittore italiano).

Nota tombale – Di solito, chi non viene ingannato, e ha potere mediatico, viene eliminato (con la censura o la morte): https://vcomevittoria.it/covid-19-il-killer-dei-capi-africani (Dr. Leopoldo Salmaso). Comunque consiglio un breve corso di autodifesa dalla propaganda (36 minuti): https://www.luogocomune.net/27-media/5748-piccolo-corso-di-autodifesa-dalla-propaganda (Riccardo Pizzirani, http://www.911truth.it). Infine consiglio una serie di articoli molto interessanti sui probabili scenari futuri: http://www.lintellettualedissidente.it/author/federico-nicola-pecchini.

Gianluca Magi, Goebbels. 11 tattiche di manipolazione oscura, Prefazione di Jean-Paul Fitoussi, Piano B, 2021: https://amzn.to/3umkWUn

[Originariamente pubblicato su “AgoraVox”: https://bit.ly/3dQqGAm]

Allora, la Cina?


Un giorno un uomo che amava la sua vita e quella degli altri comunque fosse ma non si guardava mai allo specchio, uscendo dal bagno si vide un attimo e gli bastò quell’attimo per capire tutto. Allora rientrò, accese con coraggio e calma tutte le luci e si guardò negli occhi. (Goffredo Parise, 1972)

Ai tempi delle gite scolastiche in visita ai musei dal monitor di casa, il richiamo ad elevarsi sopra la schiavitù del quotidiano si fa sempre più intenso.
Ripenso a marzo 2020, alla velocità folle degli eventi in corso che assumono le sembianze del più temuto tra i futuri possibili: la nuova normalità della società della sorveglianza.
Leggo di «donne e uomini della cultura, del lavoro, dell’arte, dello sport, della scienza» – così hanno avuto l’ardire di autodefinirsi – «dare sostegno politico e solidarietà al ministro della sanità Speranza», in un clima di pseudo-democrazia che ha contribuito a condurre il paese alla fame.

Ho un capogiro al pensiero di un essere umano che si reca al Wet Market di Wuhan a fare la spesa.
E ritrovo che è ancora la Natura, irresponsabilmente violata dagli atteggiamenti predatori, a suggerirmi un tempo differente di riflessione, ad indicarmi alternativi percorsi di trasduzione dagli appunti di viaggio dalla Cina di Roland Barthes e Julia Kristeva, di Goffredo Parise.
Il ritmo si fa più lento, procede a ritroso fino al periodo della Rivoluzione Culturale maoista. Quella rivoluzione ch’ebbe inizio nel 1966, che causò un numero imprecisato di vittime, le cui stime oscillano tra 300.000 e 7 milioni di persone, e durante la quale furono distrutti i volti delle statue dei Buddha.

Roland Barthes, saggista, linguista e semiologo francese, si recò in Cina tra l’11 aprile e il 4 maggio 1974 in compagnia di una delegazione della rivista comunista “Tel Quel” tra cui Julia Kristeva. L’invito ufficiale ai viaggiatori giunse dall’ambasciata della Repubblica Popolare Cinese. Si ritrovarono così a viaggiare all’interno di un circuito chiuso, appositamente strutturato per evitare qualsiasi contatto diretto con cittadini cinesi al di fuori di esso; strutturato per essere sommersi ad ogni tappa dagli slogan della campagna chiamata “Pilin Pikong”, critica a Lin Biao e a Confucio, in quei giorni in corso.

In questo clima ostile ad una visione stereoscopica ed allo spirito di un viaggiatore degno di questo nome, lo sguardo di Roland Barthes non guardò nulla. Trattenne dentro di sé il suo amore e la sua paura. Fotografò i dettagli: i colori pallidi, i paesaggi, i piccoli gesti della vita quotidiana, i poster, i cliché propagandistici nelle danze. Con didascalia umoristica. Trascrisse ciò che studenti e guide del circuito chiuso gli dicevano con gli occhi in cerca della sua conferma di assenso. Gli appunti sui suoi 3 taccuini di viaggio sono stati pubblicati solo nel 2015.

Probabilmente, l’idolo comunista storicamente irresistibile fu riconosciuto dall’europeo nella sua veste di persuasore dell’opinione pubblica. Riconobbe la disponibilità mentale volubile (“de la fadeur”: mitezza) di una parte del pubblico che, una volta manipolata, condiziona il resto del popolo. Si trovò al cospetto della presenza indiscutibile che mostra un’apparenza di forma e ordine.
Ma cosa scelse di riportare al pubblico dei lettori francesi della sua esperienza politica di viaggio? Pubblicò qualcosa che potesse dar luogo alla condivisione di soffi di realtà maggiori?
Un articolo su Le Monde il 24 maggio 1974, dal titolo: “Alors, la Chine?”, che non riuscì lo stesso a risparmiargli qualche critica:
«Allora ci lasciamo alle spalle la turbolenza dei simboli, ci avviciniamo a un paese molto vasto, molto antico e nuovissimo, dove il significato è discreto fino alla scarsità. Da questo momento si scopre un nuovo campo: quello della delicatezza, o meglio ancora (rischio la parola, anche se vuol dire riprenderla più tardi): la mitezza».

• Roland Barthes, “Alors, la Chine?”, Le Monde, 24 maggio 1974.

Oggi è un 25 aprile che ricorderò per sempre


Questo per me è un 25 aprile particolare, che ricorderò per sempre.
E per due motivi.

La mia nuova casa è in via Tasso, a due passi da quello che fu un centro del Male a Roma. Al civico 145 c’era il quartier generale nazista.
Gli anziani di Roma hanno ancora timore nel pronunciare il nome della strada. Alcuni lo dicono sottovoce, come per correre via e mettersi alle spalle quei ricordi terribili e dolorosi.
Un tempo dire: “L’hanno portato a via Tasso”, equivaleva a dare un annuncio di morte. Significava evocare orrende torture e una spietata persecuzione per chi fosse ebreo o per chi avesse aiutato gli ebrei.
Oggi quel luogo nero è il Museo Storico della Liberazione. Ci sono ancora gli spazi dove le SS interrogavano i detenuti, le finestre murate per non far scorgere all’esterno l’orrore di quelle stanze chiuse.
Molti sono usciti freddi da lì. Altri hanno trovato la morte appena fuori. In pochi hanno potuto raccontare cosa avveniva tra quelle mura.Andare a vivere proprio lì per me ha un significato importante. Ogni giorno passerò davanti a quel civico e ricorderò che il Male si può e si deve battere. Sempre!

Il secondo motivo per cui questo 25 aprile per me è particolare è la pubblicazione di un libro che ho seguito passo dopo passo, parola dopo parola, quando ancora non era stato scritto. Un libro che racconta e dimostra quanto il nazismo sia riuscito a sopravvivere alla sua fine storica.
Sto parlando del saggio Goebbels. 11 tecniche di manipolazione oscura di Gianluca Magi.
In questo 25 aprile di lotta per una Liberazione che tarda ad arrivare, come la Primavera nella splendida canzone di Battiato, voglio postare qui la recensione che avevo scritto a fine gennaio, in occasione dell’uscita del libro.
Per motivi che tuttora mi sono oscuri, non è mai stata pubblicata sulla rivista su cui doveva uscire, nel primo giorno della diffusione del libro.
La metto qui. Non ho cambiato il riferimento temporale, anche se quell’ “oggi” risale al 21 gennaio scorso.
E’ uno dei miei (tanti) modi per continuare a lottare.
Sempre.
Buon 25 aprile!

GOEBBELS. 11 TATTICHE DI MANIPOLAZIONE OSCURA.

Dove c’è molta luce, l’ombra è più nera, diceva Johann Wolfgang Goethe.

E mai come in questi tempi apparentemente trasparenti, dove ogni cosa può in teoria essere verificata in controluce nel mare magnum della rete, mai come in questi tempi apparentemente luminosi, le ombre si addensano nere sopra di noi.

E’ uscito oggi, dopo una censura di diversi mesi, il nuovo libro di Gianluca Magi:

Goebbels. 11 Tattiche di manipolazione oscura (edizioni Piano B).

Una censura che ha fatto volare le prevendite. Il libro è già alla seconda ristampa in preordine, prima ancora di arrivare sugli scaffali delle librerie. Un testo tagliente e intelligente, quello di Magi, filosofo, orientalista e già autore di best seller, che per la prima volta ha trovato chiuse le porte delle principali case editrici italiane, che in precedenza lo avevano largamente corteggiato.

Il tema è scottante. La copertina con Goebbels che sorride con un mazzo di fiori in mano fa accapponare la pelle. Le grandi case editrici hanno forse temuto l’ira funesta del mainstream, il giudizio dei critici a comando, schierati, schiavi di qualcuno che pensa per loro e al posto loro.

“E’ una strana avventura scrivere la prefazione di un libro su Goebbels”, dice Jean-Paul Fitoussi, che ha curato la potente presentazione del testo. Tra i perversi narcisisti Goebbels occupa un posto unico, quello del grande manipolatore. Rimarrà un mistero, dice il grande economista francese, come un bastardo come lui riuscì a innamorarsi di due persone, sua madre e Hitler.

Lungi dall’essere una celebrazione del “gran bastardo”, il libro di Gianluca Magi cala il deus ex machina della propaganda hitleriana nei giorni nostri. Oggi, se pensiamo ai malefici metodi di Joseph Goebbels potremmo credere che appartengano a un passato ormai tramontato, ma non è così. I metodi della propaganda nazista, i suoi sistemi e le sue metodologie di manipolazione dell’opinione pubblica sono di un’attualità impressionante, per il modo scientifico con cui da decenni il regime mediatico del mondo occidentale li sta implacabilmente utilizzando, a beneficio delle élites che governano il mondo, e a discapito di chi si illude di essere libero, ma libero non è.

Le dittature sono fondate sulla paura e sul terrore – scrive sempre Fitoussi – e le 11 tattiche di manipolazione oscura hanno un peso relativo rispetto a quello della paura. Per dirla in altri termini, l’arma del terrore accresce notevolmente l’efficacia di qualsiasi impresa di manipolazione.

Gianluca Magi fa calare il lettore nelle 11 tattiche di manipolazione oscura, che sono princìpi semplici, lineari, proprio perché diretti alle masse. Per farlo ha costruito un testo a mosaico, che consente a chi legge di immergersi nel libro allo stesso modo di come si naviga sul web. A ogni principio tattico segue un commento, che ne condensa il senso, a cui si aggiunge una spiegazione, che fa emergere alcuni possibili significati. Il tutto è poi corredato da un esempio di esperimento psicosociale, che attesta la validità (e la piena funzionalità) del principio tattico di Goebbels.

Leggere questo libro è come immergersi nelle acque profonde di un abisso oscuro. Si tocca la paura, ci si addentra nella tenebra, e si riemerge inseguendo la luce della libertà, che è una strada, un percorso, un’attitudine, che non può essere insegnata.

Il pensiero unico, la scelta di un capro espiatorio, l’unificazione del messaggio attraverso un abile uso dei media, sono prassi comune in ogni dittatura, di ieri e di oggi. In questa nostra epoca di apparenti libertà, dove la censura del pensiero unico e buono regna sovrana, la lettura di questo libro fa intravedere una speranza, per liberarsi definitivamente non solo da Goebbels, ma anche dai suoi feroci princìpi, che continuano a oscurare le menti anche nell’era 2.0.

Gianluca Magi, Goebbels. 11 tattiche di manipolazione oscura, Prefazione di Jean-Paul Fitoussi, Piano B, 2021: https://amzn.to/3umkWUn

Il Giudizio in una stanza


Da sempre in casa mia il cattolicesimo è così ben radicato che se potessi sezionarne le pareti troverei corone di spine a sorreggerle.
Ogni abitazione costruita a metà del secolo scorso aveva una stanza/salotto sempre chiusa dedicata all’accoglienza degli ospiti (che puntualmente non arrivavano mai). Quella della mia residenza, sono sicuro, è stata progettata appositamente per ricevere il portatore del tanto sofferto ma auspicato Giudizio Universale.
In famiglia, la necessità di avere regole ferree di educazione ed un comportamento retto sul sacrificio e il “timor di Dio”, soprattutto all’apparenza, era e rimane lo scheletro del buon cattolico.

Considerando che orientamenti religiosi determinano sempre gusti politici, ritengo essere questi i motivi che anni or sono regalarono a mio nonno una fiducia nelle istituzioni, poi tramandata, paragonabile a quella canina verso il padrone. Così profonda da indirizzare le sue preferenze governative a favore di quell’egocentrico e marmoreo urlatore di Predappio, soprattutto dopo che nel 1928 – con l’articolo 43 dei Patti Lateranensi – salvò l’Azione Cattolica dall’estinzione.

Dopo la fine del fascismo, il grande fratello fu la Democrazia Cristiana. Essa incarnava perfettamente quel perverso connubio Stato-Chiesa, ideale sistema linfatico famigliare. Il suo sguardo era così persistente che da un’immagine satellitare la mia casa avrebbe avuto le orecchie a sventola. Ma la stanza per gli ospiti restava ancora disabitata.

Solo negli anni 90 si palesò l’ombra dell’ospite ideale, quando il carismatico sorriso di quell’imprenditore milanese, che già tanto lavoro aveva dato agli italiani, seppellì le reliquie di un ormai cadaverica DC. Se solo fosse stato padrone di una squadra di calcio differente, avrebbe incarnato il messaggero perfetto del Giudizio Universale.

Figuratevi che tragedia quando si scoprì che chiuso fra le mura di Arcore, divenuto nel frattempo il paradiso terrestre, invece di incidere sulla pietra nuove norme di condotta democratica, erano praticati costanti rituali della primitiva e subumana arte del “Bunga Bunga”.

Dopo decenni la struttura architettonica del cattolico meritevole sorretta dal matrimonio fra Istituzione e Clero sparì dal radar famigliare. Con essa si richiuse la finestra del salotto, ed il buio ripiombò nella stanza.

Oggi, con la popolarità cattolica ridotta ai minimi storici e un’incapacità politica priva di ideali, che da tempo ha superato il limite di sopportazione, trovo naturale il senso di frustrazione e disorientamento dei miei genitori (e di molti devoti religiosi di terza età). Sul viale del tramonto, l’ipotetico supporto morale – fornito loro tramite pseudospiritualità e Istituzione – utile ad addolcirgli il passaggio a nuova vita (tanto guadagnata a suon di sacrifici) si è dissolto piano piano.

Il terremoto planetario scaturito dal virus del secolo, non ha fatto altro che enfatizzare questo dramma. Perché di una cosa occorre dare merito al nuovo male: ha ricordato all’uomo che da un momento all’altro può lasciare questa realtà e gli ha mostrato la sua recondita incapacità ad accettarlo.

Che poi sia diventata l’unica causa di morte, non è certo colpa sua. Di questo possiamo ringraziare la propaganda di “Semplificazione e nemico unico”, orchestrata a regola d’arte dai narratori sopracitati. “Scegliere un avversario e insistere sull’idea che sia lui la fonte di tutti i mali”*.
Una diabolica tattica degna del più accattivante Giudizio Universale.

Da qualche mese però la finestra del salotto è spesso aperta e il locale ben areato. Non so se i miei cari abbiano rinunciato ad attendere l’invitato o annusato che il Messia è già passato.
Quel che conta è che per ora la stanza è illuminata.

* “Semplificazione e nemico unico” è il primo Principio tattico di manipolazione individuato da Gianluca Magi nella propaganda di Joseph Goebbels.
Vedi: Gianluca Magi, Goebbels. 11 tattiche di manipolazione oscura, Prefazione di Jean-Paul Fitoussi, Piano B, 2021, pp. 77-86: https://amzn.to/3umkWUn

La paura super-arma di qualunque manipolazione


Qualche anno fa, non solo in Germania, ha destato enorme scalpore l’uscita di Lui è tornato, il romanzo paradossale del giornalista Timur Vermes. L’idea da cui nasce il plot è semplice e geniale: la scoperta (ovviamente immaginaria) che Adolf Hitler non è realmente morto, e anzi si è risvegliato – sempre uguale a sé stesso, e però in un mondo totalmente cambiato – nella Berlino del 2011.

Così, il romanzo risulta tutto giocato sul filo del rasoio: Vermes si immedesima perfettamente nel mondo di ragionare di Hitler, alle prese con novità “intollerabili” (una per tutte: una Germania inspiegabilmente piena di turchi!), e quindi impietoso e svelto nel giudicare la classe politica ora al potere (“mascalzoni di basso livello”). Nel gioco di specchi costruito da Vermes, l’autore ottiene effetti irresistibilmente comici, ma non rinuncia a rendere la ferocia ideologica e la convinzione fanatica di Hitler, tuttora determinato a condurre in porto la sua missione storica. Insomma, il registro è leggero, ma non c’è alcuna scivolata giustificazionista.

Piano piano, però, la cosa si fa più seria. Hitler è proprio Hitler, lo dichiara esplicitamente, lo proclama: eppure, nessuno gli crede. Lo considerano un imitatore, un comico, un comedian, e ovviamente lo portano in tv. Il successo di pubblico è sconvolgente: audience alle stelle, milioni di clic su YouTube, ragazzini impazziti con i selfie. E qui Vermes – come su un tavolo autoptico – disseziona il cadavere della nostra società ipermediatizzata, nevrotica, superficiale: l’intervista che dovrebbe inchiodare il nazista alle sue responsabilità, al contrario, lo “lancia”; i magistrati prima aprono l’inchiesta e poi la chiudono “perché l’arte non si censura”; i giornaloni mainstream e i relativi intellettuali di riferimento dibattono, avvoltolati e persi nelle loro chiacchiere inutili, e – in ultima analisi – finiscono per celebrare e premiare Hitler.

Ora, non è quasi mai il caso di accostare un romanzo a un saggio. Eppure produce un analogo effetto di spiazzamento, di riflessione acuta e dolorosa sul passato, ma pure sul presente, il saggio appena uscito (edizioni Piano B, 15 euro) dal titolo Goebbels. 11 tattiche di manipolazione oscura. Ne è autore il filosofo, e storico delle idee e delle religioni, Gianluca Magi, con una bella prefazione di Jean-Paul Fitoussi.

Magi, con metodo e rigore scientifico, esamina le caratteristiche della propaganda nazista e il modo di operare del suo massimo artefice, Joseph Goebbels (dalla semplificazione all’esaltazione dell’unanimità, dalla volgarizzazione all’orchestrazione, dal continuo rinnovamento all’esagerazione calcolata, dal travisamento al silenziamento, passando per la verosimiglianza). Ma, pagina dopo pagina, più il lettore avanza e più (senza nemmeno il bisogno che Magi forzi la mano o suggerisca parallelismi troppo rozzi con il presente) è in grado di fare da sé l’atroce scoperta: non si tratta solo di una tragica parentesi della storia, non si tratta nemmeno di qualcosa di sepolto negli oscuri cassetti della storia, ma di una tecnologia di manipolazione dei media e dell’opinione pubblica di impressionante attualità.

L’autore, giustamente, non risparmia nulla a Goebbels: arroganza, narcisismo, disprezzo per gli esseri umani. Ma non ha timore di mostrarci anche la sua genialità, pur applicata alle detestabili imprese che conosciamo. Eppure, come si diceva, la parte più coraggiosa del saggio è quella – neanche troppo subliminale – che parla a noi e di noi, all’oggi e dell’oggi. Quella in cui Magi riflette sulla paura, sull’arma del terrore che potenzia e rende iper-efficace qualunque “ordinaria” attività di manipolazione. O ancora la parte in cui l’autore evoca alcuni esperimenti di psicologia sociale, in cui un gruppo di persone viene diviso tra “prigionieri” e “guardiani”, con gli effetti e le reazioni più inquietanti che possiamo immaginare. “L’abito fa il monaco”, annota sconsolato ma lucidissimo Fitoussi nella prefazione.

Magi passa in rassegna i metodi e gli espedienti goebbelsiani, ma ha sempre la capacità di richiamarci ai rischi attuali: la stessa attenzione ai grandi eventi, al gigantismo delle parate di regime, ai mega spettacoli, serve a dare l’idea dell’unanimità di pensiero, anzi a costruire un muro di unanimismo, e quindi a piegare ogni resistenza individuale rispetto al (vero o presunto) orientamento della massa.
Così, Magi ci consegna una lezione indimenticabile: il mostro è accanto a noi, e serve a poco negarlo o esorcizzarlo. Occorre guardarlo negli occhi, capirlo, studiarlo. Per evitare che alcuni metodi, pur in contesti totalmente diversi, possano in qualche modo riproporsi.

Gianluca Magi, “Goebbels. 11 tattiche di manipolazione oscura”, Prefazione di Jean-Paul Fitoussi, Piano B, 2021: https://amzn.to/3umkWUn

[Originariamente pubblicato su “Atlantico Quotidiano”: https://bit.ly/3sKhQsd]


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