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IL GRANDE GIORNO È ARRIVATO: I 64 ENIGMI DI GIANLUCA MAGI SONO TRA NOI!


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Buona visione!

Evviva!
Gianluca Magi

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«Il Gioco dell’Eroe è un grande sasso gettato in un immobile stagno» – FRANCO BATTIATO

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FIRENZE 6 APRILE: GIOCO DELL’EROE di GIANLUCA MAGI. PERCORSO D’IMMAGINAZIONE MAGICA


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Il workshop Gioco dell’Eroe di Gianluca Magi è un potente addestramento immaginativo come quello praticato in tempi antichi da samurai e monaci taoisti. È l’indispensabile via evolutiva del guerriero spirituale. Che fa appello all’assenza di sforzo: solo in tal modo attingi la Forza.
Sarà un viaggio d’incontri con uomini straordinari – dal Grande Nonno sufi dell’Anatolia che insegna ai suoi nipotini come sviluppare l’intelligenza ombelicale (centro dell’essere e della reale forza vitale), all’asceta indiano Aghora che all’interno della sua tana mostra come il sacro guerriero non perda il contatto con la terra, al lama Dzogchen Chatral Rinpoche che indica la Via dell’Indipendenza e della risonanza. Una “caccia al tesoro” in giro per mezzo mondo, una serie d’indizi di antiche tradizioni viventi per entrare in contatto con l’ultimo rappresentante dell’antico ordine sapienziale degli Eroi del Gioco, che introdurrà direttamente al cuore del seminario: la conoscenza della Guida interiore, quella componente della realtà più decisiva e proprio per questo più inascoltata, delegata e temuta…
Affrettati. I posti sono limitati. The ripe time is coming…

Info e Iscrizioni:
Associazione Culturale C.L.I.P.2000
violamaria67@alice.it
335.7016643

Altre date del Magical Mystery Tour “IL GIOCO DELL’EROE” di GIANLUCA MAGI. Percorso di Immaginazione magica:

MORSASCO (ALESSANDRIA) 11 MAGGIO 2014:
Info: gdemorsasco@gmail.com
338.7092192

RIMINI 1 GIUGNO 2014:
IL GIOCO DELL’EROE – 3° LIVELLO
(Aperto solo ai membri del Circolo Magico del GdE2 Rimini)
Ciascun partecipante riceverà il nuovo testo e CD audio Il Gioco dell’Eroe. 3° Livello. Tale materiale non sarà reperibile in libreria, poiché ad esclusiva circolazione interna ai Circoli Magici GdE.
Info: La Farfalla filosofale
lafarfallafilosofale@live.com
339.1710929

CAGLIARI 8 GIUGNO 2014:
LA VOCE DEL PADRONE + GIOCO DELL’EROE 3° LIVELLO
Info: www.articomparate.com
info@articomparate.com
328.1527825

Altre informazioni: www.gianlucamagi.it/news.html

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STRATAGEMMI DELL’EROE-GUERRIERO DELLA VITA


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Un Eroe-Guerriero della Vita prende ogni cosa nella vita come una sfida per perfezionarsi, rispondendo pienamente a ciò che accade, senza rimpianti o rimorsi.
Ciò che in genere più preme all’uomo ordinario è ottenere sicurezza e affermazione agli occhi degli altri; ciò che invece più preme a un Eroe-Guerriero è essere impeccabile ai propri occhi.
Ciò significa essere extra-ordinario.
Impeccabilità significa vivere con presenza mentale e totalità di attenzione.
Questa è una delle cose più nobili che si possa fare: significa trasmutare i cinque veleni emotivi – rabbia, orgoglio, avidità, invidia e accidia – in sapienza e amorevole compassione (verso se stessi e verso gli altri).
Significa: Cavalcare la propria tigre: Vincere senza combattere.
È un compito fuori dal comune, che richiede grande impeccabilità.
Ma non credere sia impossibile.

Ti racconto questa storia tratta dal mio libro 36 stratagemmi

Quando mi fu narrata, mi colpì profondamente.
Ti lascio in sua benefica compagnia…
Evviva!
Gianluca Magi

Nella Tokyo degli anni Cinquanta una sera salì sulla metropolitana un energumeno ubriaco fradicio che, barcollando, tra bestemmie, urla e spintoni, cominciò a terrorizzare i passeggeri, i quali, dandosi al fuggi fuggi generale verso l’estremità opposta della vettura, si accucciarono paralizzati sui propri sedili. Alla scena assisteva uno dei primi americani recatisi in Giappone a studiare l’arte marziale dell’Aikido. L’americano, che era al vertice della sua condizione fisica grazie al training quotidiano di otto ore, si alzò di scatto in piedi, sentendosi chiamare in causa, prima che qualcuno si facesse male seriamente. Ma al contempo nella mente gli riecheggiavano le raccomandazioni del suo maestro: “L’Aikido è l’arte della riconciliazione. Chi ha in mente di combattere ha già spezzato la propria armonia con l’universo. Chi cerca di dominare gli altri è già sconfitto. Studia sempre come risolvere il conflitto, non come provocarlo!”.

“Ah! Uno sporco straniero!”, mugghiò l’ubriaco interrompendo il flusso di pensieri dell’americano. “Gli ci vuole una bella lezione alla maniera giapponese!”, continuò dirigendosi verso di lui con le mani serrate a pugno.
“Hey!”, si sentì all’improvviso dal fondo della parte opposta del vagone. E il tono era particolarmente allegro, come di chi avesse per caso incontrato un caro amico che non vedeva da lungo tempo.

L’energumeno, sorpreso, si girò e vide seduto nella penombra un minuscolo vecchietto giapponese sull’ottantina, avvolto nel suo kimono.
“Vieni qui”, lo chiamò l’anziano con un cenno leggero e affabile della mano.
“Che diavolo vuoi da me?”, grugnì aggressivamente l’ubriaco incamminandosi verso di lui.
Nel frattempo l’americano, che non scorgeva il volto dell’ometto, la cui voce gli suonava stranamente familiare, si teneva pronto ad atterrare l’ubriaco al minimo cenno di violenza.
“Che cosa stai bevendo?”, chiese amichevolmente il vecchio.
“Sake! Ma a te che importa?”, bofonchiò rabbiosamente l’altro in risposta.
“Ma è meraviglioso!”, replicò bonario l’anziano. “Sai, anch’io adoro il sake. Tutte le sere con mia moglie – siamo sposati da quasi sessant’anni – ci scaldiamo una boccetta di sake, poi in giardino seduti su una vecchia panca di legno ce lo gustiamo davanti al nostro ciliegio che cresce in cortile”. E continuò descrivendo le bellezze naturali del giardino e del piacere di farsi un sake sul finire della giornata. Mentre ascoltava l’anziano, il viso dell’ubriaco cominciò a distendersi e così le sue mani che, da strette a pugno, si aprirono.
“Sì, anche a me piacciono le ciliegie”, disse con voce strascicata.
“Già! E sono certo che hai una moglie fantastica”, replicò il vecchio con tono gioioso.
“No”, rispose l’uomo, “mia moglie è morta”. E tra i singhiozzi si lanciò nel disperato racconto di come avesse perso la moglie, la casa, il lavoro e di come ora si vergognasse di se stesso.

Proprio in quel momento la metropolitana giunse alla fermata dell’americano. Scendendo dal vagone udì l’anziano invitare l’uomo a raccontargli tutta la storia, mentre quello, come un bimbo smarrito, crollava sul sedile, adagiando la testa nel grembo del vecchio.
Mentre il treno ripartiva, la luce della stazione illuminò il volto dell’anziano.
Il sorriso benevolo che gli lanciò dal finestrino quasi gli arrestò il cuore: era il suo vecchio maestro di Aikido.

Prossimo appuntamento del GIOCO DELL’EROE
PANAREA 22-23 agosto
HOTEL RAYA

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VIDEO:

L’Eroe-Guerriero della Vita


Un Eroe-Guerriero della Vita prende ogni cosa nella vita come una sfida per perfezionarsi, rispondendo pienamente a ciò che accade, senza rimpianti o rimorsi.
Ciò che in genere più preme all’uomo ordinario è ottenere sicurezza e affermazione agli occhi degli altri; ciò che invece più preme a un Eroe-Guerriero è essere impeccabile ai propri occhi.
Ciò significa essere extra-ordinario.
Impeccabilità significa vivere con presenza mentale e totalità di attenzione.
Questa è una delle cose più nobili che si possa fare: significa trasmutare i cinque veleni emotivi – rabbia, orgoglio, avidità, invidia e accidia – in sapienza e amorevole compassione (verso se stessi e verso gli altri).
Significa: Cavalcare la propria tigre: Vincere senza combattere.
È un compito fuori dal comune, che richiede grande impeccabilità.
Ma non credere sia impossibile.

Ti racconto questa storia (che traggo da: Gianluca Magi, I 36 stratagemmi, Edizioni Il Punto d’Incontro, pp. 27-30).
Quando mi fu narrata, mi colpì profondamente.
Ti lascio in sua compagnia e ti auguro un sereno weekend.
Evviva!
ilMagio

Nella Tokyo degli anni Cinquanta una sera salì sulla metropolitana un energumeno ubriaco fradicio che, barcollando, tra bestemmie, urla e spintoni, cominciò a terrorizzare i passeggeri, i quali, dandosi al fuggi fuggi generale verso l’estremità opposta della vettura, si accucciarono paralizzati sui propri sedili. Alla scena assisteva uno dei primi americani recatisi in Giappone a studiare l’arte marziale dell’Aikido. L’americano, che era al vertice della sua condizione fisica grazie al training quotidiano di otto ore, si alzò di scatto in piedi, sentendosi chiamare in causa, prima che qualcuno si facesse male seriamente. Ma al contempo nella mente gli riecheggiavano le raccomandazioni del suo maestro: “L’Aikido è l’arte della riconciliazione. Chi ha in mente di combattere ha già spezzato la propria armonia con l’universo. Chi cerca di dominare gli altri è già sconfitto. Studia sempre come risolvere il conflitto, non come provocarlo!”.

“Ah! Uno sporco straniero!”, mugghiò l’ubriaco interrompendo il flusso di pensieri dell’americano. “Gli ci vuole una bella lezione alla maniera giapponese!”, continuò dirigendosi verso di lui con le mani serrate a pugno.
“Hey!”, si sentì all’improvviso dal fondo della parte opposta del vagone. E il tono era particolarmente allegro, come di chi avesse per caso incontrato un caro amico che non vedeva da lungo tempo.

L’energumeno, sorpreso, si girò e vide seduto nella penombra un minuscolo vecchietto giapponese sull’ottantina, avvolto nel suo kimono.
“Vieni qui”, lo chiamò l’anziano con un cenno leggero e affabile della mano.
“Che diavolo vuoi da me?”, grugnì aggressivamente l’ubriaco incamminandosi verso di lui.
Nel frattempo l’americano, che non scorgeva il volto dell’ometto, la cui voce gli suonava stranamente familiare, si teneva pronto ad atterrare l’ubriaco al minimo cenno di violenza.
“Che cosa stai bevendo?”, chiese amichevolmente il vecchio.
“Sake! Ma a te che importa?”, bofonchiò rabbiosamente l’altro in risposta.
“Ma è meraviglioso!”, replicò bonario l’anziano. “Sai, anch’io adoro il sake. Tutte le sere con mia moglie – siamo sposati da quasi sessant’anni – ci scaldiamo una boccetta di sake, poi in giardino seduti su una vecchia panca di legno ce lo gustiamo davanti al nostro ciliegio che cresce in cortile”. E continuò descrivendo le bellezze naturali del giardino e del piacere di farsi un sake sul finire della giornata. Mentre ascoltava l’anziano, il viso dell’ubriaco cominciò a distendersi e così le sue mani che, da strette a pugno, si aprirono.
“Sì, anche a me piacciono le ciliegie”, disse con voce strascicata.
“Già! E sono certo che hai una moglie fantastica”, replicò il vecchio con tono gioioso.
“No”, rispose l’uomo, “mia moglie è morta”. E tra i singhiozzi si lanciò nel disperato racconto di come avesse perso la moglie, la casa, il lavoro e di come ora si vergognasse di se stesso.

Proprio in quel momento la metropolitana giunse alla fermata dell’americano. Scendendo dal vagone udì l’anziano invitare l’uomo a raccontargli tutta la storia, mentre quello, come un bimbo smarrito, crollava sul sedile, adagiando la testa nel grembo del vecchio.
Mentre il treno ripartiva, la luce della stazione illuminò il volto dell’anziano.
Il sorriso benevolo che gli lanciò dal finestrino quasi gli arrestò il cuore: era il suo vecchio maestro di Aikido.

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Perché nella storia del mondo da Oriente a Occidente l’Eroe che è in noi ha sempre sentito la necessità di intraprendere un viaggio alla scoperta di se stesso?


Perché rientra nelle possibilità di ognuno riconoscere i valori della propria vita, che non sono confinati esclusivamente alla cura del corpo e alle preoccupazioni quotidiane. Un uomo degno di questo nome deve dedicarsi ad acquisire ciò che è strettamente necessario per non dipendere da nessuno; ma se, raggiunta tale condizione, perde tempo per aumentare la sua ricchezza è un poveraccio. Per “ricchezza” intendo il peso morto delle cose materiali appassionatamente erette a divinità.
Da sempre, da Gilgamesh ai giorni nostri, l’Eroe mitico, questo archetipo che portiamo in grembo, presto o poi, ha avuto la sensazione che qualcosa lo chiamasse a percorrere una certa strada, richiamato all’avventura come colpito con la forza di un’annunciazione: Ecco quello che devo fare, ecco il motivo per cui sono vivo, ecco perché il mondo vuole che io esista, ecco quello che devo avere. Ecco chi sono. È come un richiamo ad essere sveglio, a trarsi fuori dal sonno collettivo e a non ricadere nella palude dell’inquieto sogno quotidiano dell’uomo comune……

Il potere liberatorio dell’Immaginazione creatrice…


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Nierika


Nieríka è la parola Huichol per definire il corridoio cosmico, o interfaccia, fra la realtà ordinaria ed extra-ordinaria.
Di questa soglia di un altro mondo e, al contempo, barriera tra la realtà visibile e invisibile, ne parlano tutte le grandi tradizioni dello spirito, dal sufismo persiano al Vedānta, dal buddhismo tantrico al taoismo al paleo-cristianesimo.

Accompagnamento visuale di Alex Grey, ottimo esponente dell’Arte visionaria…

L’Eroe affronta l’Ombra


Sempre piacevole sfogliare le splendide miniature dell’oscuro maestro del Turkestan, Siyah Qalem.
Atmosfere sciamaniche.
La magia dei popoli della steppa.
Qualcosa che travalica la possibilità di comprensione della mente cognitiva.


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