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Il regno bugiardo


In quale mondo dimori nel mio o nel tuo? Possono questi mondi coesistere? Come salvarsi dalla solitudine della falsità?
Col passare del tempo il confine tra finzione e realtà si assottiglia fino a scomparire. Tutti raccontano le loro storie, a noi il compito di credere o meno.

Thomas Narcejac (1908-1998), scrittore di romanzi polizieschi, ci parla della deduzione che trasforma una storia in qualcosa di storico, o almeno così si crede.
È necessario che un’apparenza diventi un fatto, qualcosa che non lasci adito ad alcun dubbio, dopodiché il fatto può essere elevato alla dignità di indizio e l’indizio può entrare nella sfera della logica formale.
La giustizia non consiste più nel valutare delle testimonianze, nel soppesare un imputato e nel difendere gli interessi della società e della pubblica morale. Non proviene più dal cuore ma solo dall’intelligenza. Mira a stabilire serenamente una colpevolezza, il criminale perde ogni importanza. La mente osserva, formula ipotesi, le verifica nella sperimentazione ed elabora teorie. In breve l’inchiesta, qualunque sia l’oggetto, si serve dei metodi della scienza. Non ci può essere nessuna differenza sostanziale tra le modalità di ricerca del poliziotto e quelle adottate dal fisico o dal chimico.

Così la bugia domina nel mondo della ricerca e della sperimentazione.
La bugia ha un potere e questo potere può essere sfruttato, agito o subìto in modo consapevole o meno.
Ripetete una bugia, molte volte e per più giorni e non la potrete più riconoscere come bugia, in base a questa metamorfosi se pronuncerete la verità avrete detto una bugia.
«La distorsione della percezione dei fatti è un fenomeno quotidiano: ripetendo continuamente una menzogna, col tempo questa diventa una verità, l’opinione comune e se poi, passando di bocca in bocca, si propaga a macchia d’olio su larga scala, viene data per scontata, al punto da divenire la realtà!», così sottolinea il filosofo e storico delle idee Gianluca Magi nel libro 36 stratagemmi, al VII stratagemma “Creare qualcosa dal nulla”.

Lo psichiatra e neurofarmacologo Vittorino Andreoli trasla questo fenomeno, che trova facile verifica in ciascuno di noi, in uno dei nodi più importanti della scienza, in particolare dei processi di memorizzazione, oggi aggravati dall’amnesia digitale e dall’effetto Google.
Nel ripetere una bugia si passa da una decisa consapevolezza del falso a una verità/sospetto incerta, fino alla bugia diventata verità senza più alcun alone di ambiguità e di dubbio.
In quel magazzino della memoria avvengono dunque manipolazioni e cambiamenti.
I processi di memorizzazione vanno perciò visti in modo dinamico, integrati con le altre funzioni come quella della emotività e del desiderio. Ogni ricordo ha molte maschere. Di fronte a individui che riferiscono una bugia, di cui esiste prova, bisogna tener conto che se la sono raccontata molte volte: ora è diventata una verità che difendono oltre ogni decisiva prova. La bugia esprime il gioco tra l’esperienza e l’immaginazione, di un evento non accaduto ma che si è desiderato, anche inconsciamente, potesse accadere.
Ognuno di noi passa continuamente dall’uno all’altro. Il più delle volte il mondo della realtà esterna domina quella interiore, regolato dal desiderio, e dunque si impone in modo sgradevole e frustrante. È un meccanismo di difesa esistenziale che permette una fuga, fa sentire liberi quando si è incatenati ed eroi quando il proprio quotidiano è invece anonimo. Inoltre anche la bugia si somatizza: quando una bugia inconsapevole crolla, spesso la verità è talmente insopportabile che l’unica risorsa è la tenebra, la cecità, la morte o la dissimulazione di un progetto di vendetta.

Le bugie sono state riscontrate anche nel regno animale. Ciò conferma che si tratta di un meccanismo utile alla sopravvivenza.
Componente essenziale della nostra cultura, la bugia è il più antico antidepressivo della specie umana. Mescolata alla bugia questa stessa realtà si colora di desiderio e di immaginazione e diventa persino piacevole.
Nell’ambito della sessualità e dell’erotismo le bugie sono più consistenti della verità, la realizzazione immaginaria di tutta una serie di perversioni ne impedisce una più vasta applicazione nei rapporti di realtà, ma che impatto avrà il sesso virtuale sulla nostra psiche?

Paul Ekman ci dice che non c’è nessun segno, nessun gesto, espressione del viso spasmo muscolare che in sé e per sé significa che una persona sta mentendo. Chi cerca di mascherare bugie deve sapere che si manifestano nelle emozioni nel linguaggio, nella voce, nella mimica, e nei gesti, deve conoscere le tracce che possono restare malgrado gli sforzi per dissimulare i sentimenti e che cosa tradisce la falsità di emozioni simulate. Non è una cosa semplice cogliere sul fatto la bugia.
Un problema sono oggi gli schermi e il bombardamento di informazioni, ci sono troppe cose da prendere in considerazione e troppe fonti da tener d’occhio oltre a parole, pause, tono di voce, espressioni, i movimenti del capo, gesti, posizione e respirazione, rossore e pallore, sudore.
Tutte queste fonti possono trasmettere informazioni contemporaneamente o quasi contendendosi l’attenzione dell’osservatore. Stranamente la maggior parte della gente presta più attenzione alle fonti meno degne di fede, le parole e la mimica facciale. E così si lascia facilmente trarre in inganno.

Ogni uomo politico, senza bugie apparirebbe più nudo di un Re Nudo. Feticci che portano in seno frammenti di falsità, uomini con la faccia da maiale come in un racconto di Gianni Rodari.
Ma la bugia è anche il sale della vita e la maschera gradevole della verità. Generalmente i profeti della verità sono i più grandi falsari della storia.
Nella società contemporanea e virtuale l’esistenza si è complicata poiché ciascuno ha molti ruoli, necessita pertanto di molte personalità e dunque di tante verità indistinguibili dalle bugie. La coerenza e il votarsi a un’unica personalità sfociano sempre o nella asocialità o nella follia.
Non conosco coerenza più decisa di quella di un melanconico o di un maniaco o di uno schizofrenico, i grandi del mondo sono tutti falsi, o meglio: tutti veri come personaggi di una commedia di Goldoni.

Fonti:
• Igor Morski, “The beast within each and every one of us”, opera in copertina.
• Gianni Rodari, “Gelsomino nel paese dei bugiardi”, Editori Riuniti, 1959.
• AA.VV., “Nascosto e Palese”, Rivista Sfera 1990 (13).
• Gianluca Magi, “Goebbels. 11 tattiche di manipolazione oscura”, Piano B, 2021: https://amzn.to/3umkWUn
• Gianluca Magi, “36 stratagemmi. L’arte segreta della strategia cinese”, Presentazione di Franco Battiato, BUR, 2019: https://amzn.to/32JD3rF

«Meet Me in Montauk»


Nel corso della vita, capita che si ri-scoprano sconosciuti con i quali si era condiviso lo stesso luogo per svariato tempo senza mai essersi scambiati una parola. Semplicemente ci si era percepiti. La conoscenza avviene anche attraverso altri piani: sottili e non spiegabili a parole; emozionali e sentimentali. E soprattutto “in presenza” cioè quando due corpi si incontrano nel mondo.

Così accade a Joel e Clementine, i protagonisti del film di Michel Gondry “Eternal Sunshine of The Spotless Mind” (titolo oscenamente reso per la versione italiana: “Se mi lasci ti cancello”).
Una storia d’amore che si sviluppa al contrario: in cui i due protagonisti, sconosciuti ma fin troppo conoscenti, si ri-trovano sulla spiaggia di Montauk dopo essersi fatti cancellare la memoria della loro storia.
«Ci vediamo a Montauk» è la frase che Clem pronuncia a Joel nel momento in cui la fase della cancellazione della memoria è compiuta. Nel momento in cui sta per risvegliarsi e ritornare alla monotona normalità. E da qui tutto riparte. Si ripetono le scene iniziali del film con un nuovo e più ampio significato.

Cancellare un ricordo: se questo oggi fosse possibile in quanti sarebbero disposti a farlo?
Peccato che senza un passato non ci sia un futuro e il presente sarebbe una riproposizione infinita delle stesse cose. E, soprattutto, non ci sarebbe memoria.

Joel e Clementine sono due esseri umani che si innamorano. Due sconosciuti che decidono di costruire qualcosa: emozioni, speranze e litigi. Ma soprattutto si percepiscono e si vivono l’un con l’altro. Nonostante tutto. Dico “nonostante tutto” perché in quanti sarebbero disposti a farne a meno? In quanti farebbero a meno del dolore o dell’esperienza dolorosa?
Privare l’essere umano di tutto questo significa disumanizzarlo. La memoria e il sentimento sono il nostro nucleo fondamentale che, pian piano, ci stanno togliendo.
Piacere e dolore si alternano, altrimenti non ci sarebbe vita. Ma mettendo a tacere il dolore, mettiamo a tacere anche il meraviglioso momento dell’arrivo del piacere.
Privati di ciò, la vita è non è degna di essere chiamata con tale nome.
Essere in balia degli eventi senza avere un posto sicuro è la base per la creazione di schiavi eterodiretti. E la mente svuotata diventa cisterna da riempire di odio e falsità, in cui anche l’eco delle proprie percezioni viene zittito.

Eternal Sunshine Of The Spotless Mind” è un verso del poema epistolare “Eloisa to Abelard” di Alexander Pope.
«Com’è felice il destino dell’incolpevole vestale! Dimentica del mondo, dal mondo dimenticata. Infinita letizia della mente candida! Accettata ogni preghiera e rinunciato a ogni desiderio».

Una mente vuota e priva di brame, una mente libera dai veli di Māyā.
Una mente ricettiva capace di abbracciare il tutto perché consapevole del proprio centro.
Una mente e un corpo in dialogo costante che permettono di sentirsi nel mondo e, soprattutto, di sentirlo. E quindi di viverlo, lasciando che ogni emozione attraversi il corpo.

Quanta paura si può avere nel fare questo?
E, purtroppo, è il gioco infimo in cui ci hanno ingabbiato: una guerra sadica del “tutti contro tutti” camuffata da perbenismo e ipocrisia.

Joel e Clementine vivono il loro amore da persone semplici. In cui nulla è dato per scontato, in cui ogni piccolo gesto diventa la base fondante della vita.
A questo punto, qualcuno potrebbe obiettare che sono soltanto due falliti. Ma questa obiezione è di chi non vede la bellezza delle piccole cose.

Oggi, nonostante tutti s’imbottiscano la bocca di parole di “amore” e “speranza”, ciò che sembra valere più di ogni altra cosa sono lo “scopo” e il “potere”. La sopraffazione dell’altro però fatta con il camuffamento dell’amore. Ridicolizzando il sentimento stesso e soprattutto se stessi.

Da poco più di una settimana è cominciata la primavera.
I fiori la sentono ugualmente e, per amore, ricominciano a fiorire.
La mia speranza è che si ricominci a seguire la via dei fiori.

Fonti:
• “Eternal Sunshine of The Spotless Mind” (2004) regia di Michel Goundry.
• Gianluca Magi, Gioco dell’Eroe. La porta dell’Immaginazione, Presentazione di Franco Battiato, con file audio scaricabile, Il Punto d’Incontro, 2019: https://cutt.ly/gxGVuLE
• Gianluca Magi, Goebbels. 11 Tattiche di manipolazione oscura, Prefazione di Jean-Paul Fitoussi, Piano B, 2021: https://cutt.ly/RxGCEvG


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