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Ritrovare il benessere con la saggezza orientale


Una serie di manuali per vivere al meglio

La saggezza degli antichi guerrieri può essere applicata
alla vita di tutti i giorni per superare situazioni e problemi.

Attraverso la magica penna di Gianluca Magi, l’essenza di una cultura antica che aiuta a risolvere i mali moderni

di Luigi Mondo e Stefania del Principe
[fonte: La Stampa]

Spesso la nostra causa di insoddisfazione non risale alle situazioni che la vita ci mette davanti ogni giorno – come tendiamo a pensare. Nella maggior parte dei casi siamo proprio noi a guardare la vita con occhi sbagliati, puntando il dito contro ciò che è giusto o sbagliato creando stati di contentezza o infelicità a seconda di come abbiamo scelto di valutare ciò che ci è appena accaduto.

Ecco che il nostro benessere, in molti casi, potrebbe migliorare proprio cercando di inglobare in noi l’antica saggezza orientale. Saggezza che ha lo scopo di farci a guardare la vita con una prospettiva diversa, dove tutto diventa piccolo e infinitesimale se osservato con gli occhi della sapienza.
Gianluca Magi, insegnante di storia e filosofia orientale, da anni si occupa di divulgare questo antichissimo sapere spaziando dalla via dell’umorismo, al codice del potere senza precludere la Nobile arte dell’insulto (Questo, per esempio, il titolo del libro pubblicato da Einaudi Editore).
Ne “I tre pilastri della sapienza” (Edizioni il Punto di Incontro), per esempio si trovano un’infinità di perle che vedono la luce in oltre cinquemila anni di storia. Partendo dal presupposto che l’Universo è un vero e proprio organismo che muta in maniera continua, la cultura Cinese non fa alcuna differenza tra spirito e materia, non ammette dualità. Ecco che l’universo nient’altro è che un continuum di combinazioni di aggregati, a partire dal QI (l’energia vitale).
Non a caso, un vecchio saggio Cinese, citato nel libro di Magi, recita: «Vedere è facile, comprendere è difficile».

Una delle sezioni del libro in cui più trapela l’essenza delle felicità di cui parlavamo prima, è quello in cui si parla del Mahayana  – o grande Veicolo. La teoria parte dal presupposto che qualsiasi affermazione è insostenibile. Perché ognuna contiene sempre il suo contrario, ed è solo il filtro che usiamo per vedere il mondo intorno a noi che ci permette di scegliere il “lato della maedaglia”. Ecco che, non esistono un “vero e un falso” o un “essere e un non essere”.
«La realtà è di per sé indefinibile e vuota di ogni definizione; a essa ci si può riferire soltanto come vuoto assoluto (Sunyata)», racconta Magi. «Quando ogni opinione sarà abbandonata (compresa la dottrina della produzione condizionata del Buddismo originario) si conseguirà l’illuminazione comprendendo che ogni cosa è priva di natura propria (svabhava) e vuota  (sunya), ovvero priva di significato».

Ne “I 36 stratagemmi” e “Il codice del potere” – sempre editi da Il Punto di Incontro – viene invece evidenziato il ruolo che comunque si deve mantenere in questa vita quando si ha a che fare con un avversario. Il primo contiene tutti i consigli dell’antica Cina e il secondo dell’India, ma entrambi, spiegano come sia possibile trasformare in arte la strategia bellica. Strategia applicabile a qualsiasi “scontro” di vita quotidiana.
Nell’antico testo indiana “Mahabharata”, per esempio, si legge: «Il successo non è degli indolenti, dei pavidi, degli orgogliosi, né di chi si lascia spaventare dalle clamorose chiacchiere della gente o sta sempre ad aspettare. Nascondiamo i nostri punti deboli all’avversario e scopriamo invece i suoi; come la tartaruga, bisogna saper nascondere le membra e saper difendere le parti esposte al pericolo. Sii un airone quando dei calcolare il tuo vantaggio, un leone quanto attacchi, un lupo quando predi, una lepre quando fuggi». Similmente, il quarto stratagemma cinese afferma: «Senza combattere direttamente l’avversario, affliggerlo con situazioni logoranti. La forza diminuisce, la debolezza aumenta».
Entrambe, quindi, possono essere considerate vere e proprie scienze di comportamento che hanno la finalità di adottare strategie nella vita di tutti i giorni per poter controllare gli altri, senza che gli altri controllino noi; per indurli a far qualcosa senza che ne rendano conto o, peggio, per studiare a tavolino le mosse – obbligate – di un intero gruppo o popolo.

Allo stesso modo, nel libro “La Nobile Arte dell’insulto” (Einaudi Editore), si pone estrema importanza all’utilizzo della parola. Secondo un antico proverbio cinese, infatti, la parola è più affilata della spada. Ecco, quindi, che si può colpire la persona che riteniamo pericolosa con critiche e insulti velati. Se fossimo schietti, le persone con cui abbiamo a che fare si arrabbierebbero e il tutto si ritorcerebbe contro di noi.
Al contrario, se non si rende immediatamente conto delle nostre parole, la sua reazione non potrà lederci in alcun modo. «Conviene evitare che l’avversario si renda conto  fin dalle prima parole che lo si sta criticando: è solo a termine di un certo tempo di riflessione, poco a poco, che questi giunge a  prendere consapevolezza che le parole erano tutt’altro che benevole. Lo si metta a suo agio, cosicché il suo viso dapprima sorridente, viri poi dal bianco al rosso, dal rosso al violaceo, infine dal violaceo al grigio plumbeo. Questo è il più alto grado dell’insulto», scrive Magi.

Ma se l’insulto non fa per noi e vogliamo prendere la vita un po’ più alla leggera, possiamo seguire gli insegnamento citati ne “La via dell’umorismo” e “Il dito e la luna”  (sempre editi da Il Punto di Incontro). Nel primo si trovano perle di saggezza, raccontate in chiave umorista. Che dire, per esempio, delle persone che sono sempre alla ricerca della fortuna, ma non sono capaci di vederla, neppure se arriva sotto il loro naso?  A tal proposito, vi è una storiella nel libro di Magi in cui una moglie si lamenta con il marito accusandolo di essere uno scansafatiche. Il marito, rimasto un attimo interdetto, le chiede il motivo delle sue parole. La moglie gli risponde «Perché tutte le volte che un’occasione d’oro bussa alla nostra porta ti lamenti per il chiasso».
La saggezza dei mistici dell’Islam, allo stesso modo riporta su “Il dito e la Luna” una domanda che un allievo fa al suo maestro. Chiedendogli quale differenza potrà mai esserci tra un non credente e il credente. La risposta del maestro fu chiara e coincisa “La scontentezza”.

E per non rischiare di essere scontenti mai nella vita, non entra in gioco solo il nostro credo, bensì il nostro modo di continuare a essere “bambini” an che in età adulta.
L’ultimo libro, si chiama, infatti, “Il gioco dell’eroe”. Un manuale che insegna a trovare lo specchio Magico di Alice che permette di raggiungere ciò che la mente razionale etichetta come irraggiungibile.
«L’uomo ordinario si crede felice quando i suoi bisogni sono soddisfatti, l’uomo straordinario è felice a prescindere, è come un aquila che non vola a stormo».
Ed è proprio questa l’essenza di tutta la saggezza trascritta nei libri di Magi: volare liberi come un falco, guardando, dall’infinito cielo com’è – infine – microscopico il nostro pianeta, i suoi esseri e tutto ciò che viene considerato “problema”.

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IL GIOCO DELL’EROE – Workshop di meditazione immaginativa di Gianluca Magi – Cagliari domenica 20 maggio 2012


Agli Amici Sardi:

19 MAGGIO
h. 18.30 Spazio t.Off , Via Nazario Sauro 6, Cagliari
Presentazione del libro/cd Il Gioco dell’Eroe. La porta della percezione per essere straordinario in un mondo ordinario.
[nell’occasione sarà presentato anche il volume Uscite dal sogno della veglia]
Ingresso libero

20 MAGGIO
dalle h. 10.00 alle 18.30 Spazio t.Off , Via Nazario Sauro 6, Cagliari
Workshop di meditazione immaginativa “Il Gioco dell’Eroe”.
I posti sono limitati e sono rimasti gli ultimi disponibili.

Info:
Articomparate.com
info@articomparate.com
articomparate@gmail.com
Responsabile dell’evento:
Dott. Francesco Cocco
fcocco@articomparate.com
cell. 328.1527825

WORKSHOP “IL GIOCO DELL’EROE”

«Il Gioco dell’Eroe è un invito diretto alla vita interiore, e alla sua (inevitabile) trasmutazione evolutiva».
– FRANCO BATTIATO

«È singolare come io e Gianluca condividiamo gli stessi gusti in questa tradizione iniziatica che risale alla notte dei tempi».
– ALEJANDRO JODOROWSKY

«Un tempo credevo che i territori dell’Anima si dischiudessero solo agli sciamani, ai maghi e agli eroi.
Oggi ritengo, via experimentalis, che questa dimensione sia apra all’occhio interiore di tutti coloro che vogliano
sinceramente passare da una realtà che si subisce ad una realtà che si costruisce e gestisce».

– GIANLUCA MAGI
:: VIS NULLA :: VISIO TOTA :: SPIRITUS INDICAT ::
[Nessuno sforzo, ma chiara visione di ciò che si vuole ottenere secondo le indicazioni dello spirito]

Un viaggio interiore, trasformativo, in stato di leggera trance, come attraverso lo specchio magico di Alice, nella regione chiamata ‘Mitosfera’.

Il Gioco dell’Eroe è una teoria pratica che intraprende una strada nuova a partire da un’idea antica: mettere insieme in un’immagine coerente i pezzi della nostra vita, che è unica e chiede di essere vissuta con consapevolezza, per
scoprire le potenze invisibili (archetipi) che animano la propria mitologia personale.

Nel workshop si sbircerà, grazie al sentiero della meditazione immaginativa, attraverso le veneziane scorrevoli del tempo ciò che tempo non ha, per dare nuova linfa al nostro vissuto temporale.

È in gioco la nostra forza d’Immaginazione, che aprendo le porte all’intuizione e all’energia creativa opera una mutazione mentale per il cambio della nostra vita.

Trovare l’espressione della propria mitologia personale, significa addentrarsi nello spirito del profondo che conduce alla realtà dell’Anima, in quel lato nascosto ed extra–ordinario dello universo, che, silenziosamente, s’intreccia e interagisce con la realtà ordinaria.

Le immagini con cui veniamo a contatto nel Gioco dell’Eroe trasmettono un sapere codificato nella struttura della mente umana. Attraverso questa trasmissione è possibile acquisire strumenti e indicazioni per relazionarci in modo
efficace con noi stessi e gli altri, valicare schemi e abitudini che limitano la nostra vita, ottenere le chiavi per aprire le porte al successo, inteso come la capacità di far accadere le cose di cui realmente abbiamo bisogno.

«Chiunque tu sia: una sera esci fuori dalla tua stanza che conosci così bene.
Lo spazio immenso è vicino».

– RAINER MARIA RILKE

Gli angeli possono volare perché si prendono con leggerezza, ovvero de Il Gioco dell’Eroe



La parola ‘gioco’ è anche un invito a ridere di noi stessi e a rendere anche la pratica del Gioco dell’Eroe qualcosa di divertente e rilassato.

I Greci dicevano che la meraviglia è l’inizio della conoscenza e se smetti di meravigliarti corri il rischio di smettere di conoscere.

Nell’albero genealogico delle parole, che non è meno aggrovigliato di quello degli esseri umani, il trisavolo della parola ‘meraviglia’ è l’indoeuropeo smirari, “guardare con un sorriso”, da cui discende ‘il nipotino inglese’ smile.
Per dire, che chi non si meraviglia alla vita è un tipo triste.
Il meraviglioso non è ‘meraviglioso’ in sé, ma lo è nel suo rapporto con la realtà.

Perché nella storia del mondo da Oriente a Occidente l’Eroe che è in noi ha sempre sentito la necessità di intraprendere un viaggio alla scoperta di se stesso?


Perché rientra nelle possibilità di ognuno riconoscere i valori della propria vita, che non sono confinati esclusivamente alla cura del corpo e alle preoccupazioni quotidiane. Un uomo degno di questo nome deve dedicarsi ad acquisire ciò che è strettamente necessario per non dipendere da nessuno; ma se, raggiunta tale condizione, perde tempo per aumentare la sua ricchezza è un poveraccio. Per “ricchezza” intendo il peso morto delle cose materiali appassionatamente erette a divinità.
Da sempre, da Gilgamesh ai giorni nostri, l’Eroe mitico, questo archetipo che portiamo in grembo, presto o poi, ha avuto la sensazione che qualcosa lo chiamasse a percorrere una certa strada, richiamato all’avventura come colpito con la forza di un’annunciazione: Ecco quello che devo fare, ecco il motivo per cui sono vivo, ecco perché il mondo vuole che io esista, ecco quello che devo avere. Ecco chi sono. È come un richiamo ad essere sveglio, a trarsi fuori dal sonno collettivo e a non ricadere nella palude dell’inquieto sogno quotidiano dell’uomo comune……

«Il Gioco dell’Eroe è un invito diretto alla vita interiore» – FRANCO BATTIATO


Ciò che vedi a occhi chiusi è ciò che conta veramente


Stati di gioia



Tecniche di apprendimento



Da un po’ di tempo gli insegnamenti del maestro [1] erano seguiti da molti  allievi. Ma, tra loro, ce n’era uno particolare: un vecchio brontolone, sempre di cattivo umore, che non smetteva mai di criticare ciò che veniva insegnato.

«Questo maestro non è che un ciarlatano!», sbottava insofferente, «I suoi metodi non hanno la minima base scientifica! Più che un maestro mi pare uno stregone!».

Gli allievi male sopportavano  quella presenza fastidiosa. Mentre il maestro sembrava non preoccuparsene.

Un giorno, il vecchio brontolone non si fece più vedere alle lezioni. Tutti gli allievi si sentirono immediatamente sollevati da quella assenza.

«Finalmente, il vecchio rompiscatole se ne andato!», ripetevano tra loro contenti. «D’ora in poi le lezioni saranno sicuramente più tranquille e produttive senza quel brontolone!».

Ma, con grande stupore, vennero a sapere che il maestro si recò a casa del vecchio pregandolo di tornare a frequentare le lezioni. Ma furono ancora più stupiti quando seppero che il vecchio accettò di assistere alle lezioni solo dietro lauto compenso da parte del maestro.

Il malcontento si diffuse tra gli allievi che non riuscivano a capacitarsi del fatto che il loro maestro ricompensasse qualcuno che, oltre a non aver appreso nulla, lo criticava sempre aspramente.

«In realtà», fu la risposta del maestro a tale malcontento, «io lo pago non per seguire le mie lezioni, ma affinché lui continui a dare le sue lezioni!».

«Come?», insistettero gli allievi sconcertati, «Ma se lui non fa altro che criticare le cose che dici!».

«Appunto!», commentò   il maestro, «Senza questo vecchio vicino a voi, fareste molta fatica a comprendere che cosa sono l’impazienza, l’intolleranza, la rabbia e la mancanza di compassione. Lui, invece, ci fa da esempio vivente! Mostra come tali sentimenti possano rendere la vita di una comunità un inferno! In questo modo l’apprendimento è più rapido. Voi mi pagate per imparare a vivere in armonia e io ho assunto lui per aiutarmi a insegnarvelo adottando il cammino   opposto!».



[1]
Si tratta del maestro di origine greco-armena, Georges Ivanovitch Gurdjeff (1877-1949), una delle personalità esoteriche più intriganti del secolo scorso. I suoi insegnamenti, che riprendono anche il pensiero sufi adattandolo alla mentalità occidentale, incoraggiano l’uomo a intraprendere un cammino evolutivo.

Rivelazione esoterica


Ogni essere vivente ha un nucleo esoterico, un’intelligenza che lo plasma, lo regge, lo guida e lo incanta (intelligenza formante oggi divenuta irraggiungibilmente interna, diffamata, esoterica; così, ti bisbiglio all’orecchio: «La parola russa Intelligencija deriva dagli enti angelici convocati nei cenacoli martinisti»).

A uno sguardo esoterico (come quello offerto nell’incisione “Anima nel labirinto del mondo”di Boethius von Bolswart), il mondo si mostra come un enorme campo di trappole, un immenso labirinto brulicante di vittime, di ciechi che condotti da cani credono di divincolarsi dai raggiri dl labirinto. Lo sguardo esoterico aggira il labirinto, salta al di là per cercare l’animante. Stando alla metafora del labirinto, afferra la fune dell’Angelo del Faro. Ma se per l’esoterico il creato è un labirinto d’inganni, per lui è vero anche che ogni raggiro svela l’essenza della Grande Illusione (“illudere” = in-ludus, in gioco) cosmica, come il Gioco dell’Oca è la spirale del nautilus e d’ogni feto, come nel saltare a rimpiattino i bambini disegnano alberi sefirotici, piani di cattedrali gotiche.

In noi dobbiamo appurare la forza più intrinseca, che ci suggestiona e regge, anche soprattutto a nostra insaputa, che ci vela e rivela a suo modo la realtà. Questa forza è la nostra più intima fede. Gesù insisteva su una rivelazione esoterica: tutto è fede, la fede è in grado di spostare le montagne. La mostrava volgendosi a un malato, lo guariva e mentre quello toccava esterrefatto le membra risanate, di colpo gli scoccava la rivelazione sfolgorante: «Sei stato tu stesso a guarirti, con la fede che hai proiettato su di me ed io ho riflesso su di te». Così per chi si addentra nel Gioco dell’Eroe. Per rientrare in possesso dei poteri che – secoli di conformismo religioso, di prossenetismo culturale, d’idolatria politica e di miserabilismo – hanno confiscato all’uomo.

[scritto in risposta alla domanda di un caro amico/allievo esoterico in margine al suo sogno dell’opera di B. von B.]


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