Archivio per marzo 2021

La velocità del fiore


«La lentezza, è questo il segreto della felicità».

Con queste poche e semplici parole pronunciate da Monsieur Ibrahim, interpretato da un ispirato Omar Sharif nel film “Monsieur Ibrahim e i fiori del corano”, il regista Francoise Dupeyron lascia delicatamente risuonare sullo spettatore una riflessione sulla tematica del tempo di non immediata assimilazione, se non nel suo più superficiale contenuto linguistico.

Seguendo invece l’intero riverbero delle onde generate dalla visione di questo lungometraggio, si comincia a scorgere la complessità e la profondità del tema. È qui che inizia a farsi strada la possibilità, ad oggi completamente inattuale, di vivere un’esistenza che ci permetta di collegarci a quello slancio mistico relazionale con la divinità, accolta nell’attenzione della presenza, che ci faccia scorgere paradossalmente uniti e divisi dal tutto, come in una illuminante storia sufi sulla dualità della realtà (raccontata da Gianluca Magi nel libro Il tesoro nascosto a pag. 138).
Lo sforzo verso questa consapevolezza, nella sua finalità realizzativa, inizia a rendere l’uomo libero dalla meccanicità delle sue azioni e “ricordandosi di sé”, per dirla con Gurdjieff, egli può intraprendere l’osservazione delle azioni automatiche che guidano ogni istante e che gli infliggono l’illusione di avere il controllo della propria vita.

È proprio sfruttando questa immedesimazione inconsapevole con l’”io meccanico” che la contemporaneità tecnologico-algoritmica si insinua nella vita quotidiana, promuovendo e inculcando il mito della velocità del progresso che si alimenta copiosamente del superfluo desiderio legato alla maniacalità del consumo, dove persone più simili ad androidi sono proiettate e programmate ad ingolfarsi di oggetti, esperienze, materiale, viaggi, ricordi, vissuti e soprattutto informazioni che a getto continuo bombardano la mente che annaspa cercando momenti di riflessione in mezzo ad una vera e propria tempesta cognitiva.

Nel V principio tattico di manipolazione oscura di Goebbels, denominato “Continuo rinnovamento”, questo fenomeno viene equiparato ad un “maelström informativo” che prelude alla passività nell’obbedienza. Con sguardo lucido, oltre il velo che ci viene tenuto con forza sugli occhi, si scorgono scenari inquietanti di un presente che comincia a prendere pericolosamente le sembianze di un futuro che credevamo potesse essere tenuto in cattività soltanto sublimandolo nella migliore letteratura e filmografia di fantascienza.

La velocità esalta la meccanicità così da rendere impossibile l’assimilazione consapevole dei vissuti, frastornando il pubblico/popolo per renderlo cieco. Ma se, come ci insegna Monsieur Ibrahim, il segreto della felicità risiede nella presenza e nella lentezza, perché stiamo accelerando?

E se la crescita di un fiore in primavera, se compresa, potesse salvarci l’esistenza?

Fonti:
• “Monsieur Ibrahim e i fiori del corano” (2003) regia Francoise Dupeyron, 2003.
• Gianluca Magi, “Il tesoro nascosto”, Sperling & Kupfer, 2017: https://cutt.ly/kxLWLbN
• Gianluca Magi, “Goebbels e le 11 tattiche di manipolazione oscura”, Piano B, 2021: https://cutt.ly/RxGCEvG
• P.D. Ouspensky, “Frammenti di un insegnamento sconosciuto”, Astrolabio, 1976.
• “The social dilemma” (2020) regia di Jeff Orlowsky.

Oliver Sacks. Quando noi morti ci destiamo


…Designamo quest’ultimi come fenomeni originari, poiché nella manifestazione non vi è nulla che li oltrepassi, mentre essi permettono, dopo essere saliti sino ad essi, di scendere fino al caso più comune dell’esperienza quotidiana.»
Johann Wolfgang Goethe

Come stai? Come va?
Domande metafisiche, sommamente semplici e altrettanto complesse. Le risposte si comprendono istintivamente e illustrano all’osservatore lo stato di chi risponde.
Non è plausibile rispondere a domande metafisiche con un elenco di dati o di misure grossolane e irrilevanti che non potrebbero accennare una risposta alla domanda essenziale.
Sarebbe come ridurre il mondo a indicazioni e punti.
Certo i due modi di pensare andrebbero uniti, ma come sottolinea Leibniz: la metafisica viene al primo posto.
Il funzionamento del mondo ha senso e diventa comprensibile solo alla luce di considerazioni metafisiche, pur non trasgredendo per questo a considerazioni meccaniche.
La meccanica del mondo serve al disegno di esso.

Ci viene in soccorso Oliver Sacks (1933-2012). Medico, chimico, docente di neurologia alla N.Y. University School of medicine, scrittore e accademico britannico.
Interessanti, a questo proposito, sono i suoi studi sui pazienti colpiti da Encefalite letargica comparsa improvvisamente durante l’inverno 1916/17 a Vienna, una nuova pandemia che velocemente dilagava per poi scomparire così come era arrivata, nel 1927.
L’Encefalite letargica, detta anche malattia del sonno, si presentava a livello aggressivo con manifestazioni psicotiche e nevrotiche di ogni genere, scoppi d’ira, compulsione affettiva ed eccessi distruttivi.
Le crisi avevano caratteristiche marcatamente individuali con eterogeneità del decorso.
Un terzo delle persone colpite moriva in stato di coma profondo o in stato di insonnia tanto ribelle da escludere la possibilità di sedazione.
Terminava sul finire degli anni 20 la fase acuta e nei sopravvissuti la sindrome cominciava a raffreddarsi, a congelarsi.
Stati di immobilità, arresto e apatia sommergevano molti degli scampati alla morte avvolgendoli una sorta di limbo.

Nel 1969 arrivava la sperimentazione con la L-Dopa e con lei il risveglio.
Dopo 50 anni passati come fossero una sola notte, sospesi in una dimensione atemporale, i pazienti si ritrovavano in un mondo che non riconoscevano più.
Ciononostante le reazioni al risveglio erano entusiastiche, pulsioni di vita quasi incontenibili, così intense quanto lo sono i sogni di guarigione e di rinascita, i sogni di una meravigliosa restituzione a noi stessi e al mondo.
Ma cosa accadeva dopo l’iniziale eccitazione quando, guardandosi allo specchio, al posto del giovane volto trovavano quello di un vecchio? Quando si accorgevano che quelli che amavano non erano più lì oppure erano tanto cambiati da non essere più riconoscibili?
Il mondo in cui un tempo avevano vissuto pian piano svaniva: in parte cancellato dalla memoria e in parte assumendo i tratti di un sogno.
Erano gli effetti collaterali della L-Dopa.
Sotto l’esorbitanza del farmaco c’era il difetto: l’insoddisfazione che conduceva alla smodatezza, al troppo, alla voracità e all’avidità che non poteva trovare soddisfazione.
In un modo o nell’altro, vi era un vuoto che non poteva essere colmato e rimanere colmo. Un’intima divisione dell’essere.
Il sistema non era più controllabile, aveva assunto una dinamica tutta sua, perché si può sfidare l’avanzata di certi mutamenti con la forza della volontà, ma le armi per tali guai non si forgiano a Lipari. Oppure la si può negare.

Alcuni pazienti reagivano alla L-Dopa con dispetto e con l’insufficienza o l’eccesso di dopamina, entrambi di importanza cruciale.
Forse il dispetto del paziente era la causa finale, il tasso di dopamina la causa efficiente e l’utilità era la loro coincidenza.
In un linguaggio metafisico, infatti, i termini si uniscono nella loro natura bifronte, dove struttura e intenzione, progetto e disegno sono parti integranti di un complesso in evoluzione.
Dopodiché alcuni malati raggiungevano uno stato di gelida assenza, un feroce risentimento impotente. Erano stati defraudati dei migliori anni della loro vita. Erano stati consumati dal senso del tempo perduto, sprecato.
I terrori della sofferenza, della malattia e della morte, della perdita di se stessi e del mondo sono i più elementari e intensi che noi tutti conosciamo, eppure molti di loro preferivano tornare al sonno.

Freud ci rammenta ripetutamente che è necessario fare una chiara distinzione tra malattia e bisogno della malattia.
Il primo sintomo della malattia è la sensazione che qualcosa non va, l’intravedere un mondo sbagliato. Qualsiasi cosa si provi indica l’evoluzione di un carattere già presente.
Comune a tutti i mondi della malattia è il senso di pressione, di coercizione, di forza imposta; la perdita dell’equilibrio interiore di vera spaziosità, di libertà e di agio. Come ammise Pasteur sul letto di morte: «Il patogeno è nulla, il terreno è tutto».

Nell’attuale accelerazione del mondo, mutato tanto velocemente da sembrare distopico, cominceremo a scambiare nostra moglie per un cappello?
Ci ritroveremo disincarnati dallo shock di non poter trovare una relazione con esso o, come il marinaio perduto, a botte di resilienza, vivremo in un eterno presente scollegato?
Resilienza: nel suo etimo latino “resalio”, ovvero l’iterativo di “salio”, significa saltare.
Un verbo associato ad un’immagine precisa che fa seguire questa domanda: su quale barca salteremo alla ricerca della salvezza?

Ma soprattutto, tu, come stai?

Fonti:
• Oliver Sacks, Risvegli, Adelphi, 1987.
• Oliver Sacks, “Disincarnata” e “Il marinaio perduto” in: L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello, Adelphi, 1985.
• Johann Wolfgang Goethe, La teoria dei colori, Il Saggiatore, 1985.
• Jean-Jacques Rousseau, Le fantasticherie del passeggiatore solitario, 1776/1778.
Henrik Ibsen, Quando noi morti ci destiamo, 1899.
• Maurits Cornelis Escher, “Metamorfosi III”, xilografia (1967-1968).

«Meet Me in Montauk»


Nel corso della vita, capita che si ri-scoprano sconosciuti con i quali si era condiviso lo stesso luogo per svariato tempo senza mai essersi scambiati una parola. Semplicemente ci si era percepiti. La conoscenza avviene anche attraverso altri piani: sottili e non spiegabili a parole; emozionali e sentimentali. E soprattutto “in presenza” cioè quando due corpi si incontrano nel mondo.

Così accade a Joel e Clementine, i protagonisti del film di Michel Gondry “Eternal Sunshine of The Spotless Mind” (titolo oscenamente reso per la versione italiana: “Se mi lasci ti cancello”).
Una storia d’amore che si sviluppa al contrario: in cui i due protagonisti, sconosciuti ma fin troppo conoscenti, si ri-trovano sulla spiaggia di Montauk dopo essersi fatti cancellare la memoria della loro storia.
«Ci vediamo a Montauk» è la frase che Clem pronuncia a Joel nel momento in cui la fase della cancellazione della memoria è compiuta. Nel momento in cui sta per risvegliarsi e ritornare alla monotona normalità. E da qui tutto riparte. Si ripetono le scene iniziali del film con un nuovo e più ampio significato.

Cancellare un ricordo: se questo oggi fosse possibile in quanti sarebbero disposti a farlo?
Peccato che senza un passato non ci sia un futuro e il presente sarebbe una riproposizione infinita delle stesse cose. E, soprattutto, non ci sarebbe memoria.

Joel e Clementine sono due esseri umani che si innamorano. Due sconosciuti che decidono di costruire qualcosa: emozioni, speranze e litigi. Ma soprattutto si percepiscono e si vivono l’un con l’altro. Nonostante tutto. Dico “nonostante tutto” perché in quanti sarebbero disposti a farne a meno? In quanti farebbero a meno del dolore o dell’esperienza dolorosa?
Privare l’essere umano di tutto questo significa disumanizzarlo. La memoria e il sentimento sono il nostro nucleo fondamentale che, pian piano, ci stanno togliendo.
Piacere e dolore si alternano, altrimenti non ci sarebbe vita. Ma mettendo a tacere il dolore, mettiamo a tacere anche il meraviglioso momento dell’arrivo del piacere.
Privati di ciò, la vita è non è degna di essere chiamata con tale nome.
Essere in balia degli eventi senza avere un posto sicuro è la base per la creazione di schiavi eterodiretti. E la mente svuotata diventa cisterna da riempire di odio e falsità, in cui anche l’eco delle proprie percezioni viene zittito.

Eternal Sunshine Of The Spotless Mind” è un verso del poema epistolare “Eloisa to Abelard” di Alexander Pope.
«Com’è felice il destino dell’incolpevole vestale! Dimentica del mondo, dal mondo dimenticata. Infinita letizia della mente candida! Accettata ogni preghiera e rinunciato a ogni desiderio».

Una mente vuota e priva di brame, una mente libera dai veli di Māyā.
Una mente ricettiva capace di abbracciare il tutto perché consapevole del proprio centro.
Una mente e un corpo in dialogo costante che permettono di sentirsi nel mondo e, soprattutto, di sentirlo. E quindi di viverlo, lasciando che ogni emozione attraversi il corpo.

Quanta paura si può avere nel fare questo?
E, purtroppo, è il gioco infimo in cui ci hanno ingabbiato: una guerra sadica del “tutti contro tutti” camuffata da perbenismo e ipocrisia.

Joel e Clementine vivono il loro amore da persone semplici. In cui nulla è dato per scontato, in cui ogni piccolo gesto diventa la base fondante della vita.
A questo punto, qualcuno potrebbe obiettare che sono soltanto due falliti. Ma questa obiezione è di chi non vede la bellezza delle piccole cose.

Oggi, nonostante tutti s’imbottiscano la bocca di parole di “amore” e “speranza”, ciò che sembra valere più di ogni altra cosa sono lo “scopo” e il “potere”. La sopraffazione dell’altro però fatta con il camuffamento dell’amore. Ridicolizzando il sentimento stesso e soprattutto se stessi.

Da poco più di una settimana è cominciata la primavera.
I fiori la sentono ugualmente e, per amore, ricominciano a fiorire.
La mia speranza è che si ricominci a seguire la via dei fiori.

Fonti:
• “Eternal Sunshine of The Spotless Mind” (2004) regia di Michel Goundry.
• Gianluca Magi, Gioco dell’Eroe. La porta dell’Immaginazione, Presentazione di Franco Battiato, con file audio scaricabile, Il Punto d’Incontro, 2019: https://cutt.ly/gxGVuLE
• Gianluca Magi, Goebbels. 11 Tattiche di manipolazione oscura, Prefazione di Jean-Paul Fitoussi, Piano B, 2021: https://cutt.ly/RxGCEvG

Signor Sì, Signore! Signor No, Signore!


L’8 settembre 2020 il quotidiano britannico “The Guardian” pubblica un editoriale – uno scritto di 6 mesi prima – dal titolo: “Un robot ha scritto l’intero articolo. Sei ancora spaventato, umano?”
Il titolo è di un editor in carne ed ossa e sembra intimare alla risposta: Signor SÌ, Signore! Signor NO, Signore!
L’articolo è scritto da GPT-3, un software di intelligenza artificiale per la produzione automatica di testi, creato dalla società californiana OpenAI, no-profit finanziata da Microsoft, dalla Reid Hoffman’s Charitable Foundation, e dalla Khosla Ventures.
La redazione del giornale ha fornito al software un paio di paragrafi d’innesco e alcune istruzioni: circa 500 parole, usare un linguaggio semplice e conciso, concentrarsi sul perché gli esseri umani non hanno motivi di temere l’AI.
“L’editing non è stato diverso da quello di un qualunque editoriale scritto da un essere umano” dice la editor degli op-ed per il Guardian, Amana Fontanella-Khan.

L’Algoritmo scrittore non è una serie di fantascienza su Netflix in sei puntate.
I chatterBot – software progettati per simulare conversazioni con gli esseri umani- sono molto utilizzati. Rispondono all’email degli utenti dicendo loro cosa si può o non si può fare. A quel punto all’utente non resta che prendere atto che l’Algoritmo c’è e si manifesta attraverso la sentenza emessa dalla Ragione Suprema e Imparziale del: “Dai dati in nostro possesso”. L’utente – un essere umano – con rassegnazione, si adegua a scontare la sua punizione; potrebbe anche decidere di istituzionalizzarsi adeguando i suoi stessi dati – con scelte di vita – alle richieste implicite dell’Algoritmo ed aderire così ai modelli delle policy da esso regolate. 
Prendendo visione dei progetti collegati all’utilizzo di testo e immagine della no-profit OpenAI è possibile intravedere gli step successivi del progetto di standardizzazione dell’editoria, del cinema, dell’intrattenimento, dei social, del marketing…
Le sue applicazioni in ambito culturale, per esempio, sono già collaborative alla censura; la nostra libertà di azione e il nostro pensiero riflessivo stanno già subendo modifiche. Volendo osare è già possibile percorrere il fenomeno in atto, di finestra in finestra di Overton, fino al riconoscimento istituzionale dei diritti del fratello scrittore che potrebbe così proseguire le sue carriere, inclusa la nomina di ministro della propaganda del governo. 
Un processo strutturato ad hoc per limitarci e in cui anche le nostre visioni collettive, desideri e incubi, compartecipano al pensiero totalitario obbligato dal concetto a trovare un medium, una ruffiana che lo digiti sulla tastiera.
L’autorità e l’immunità penale conferita alle opinioni espresse in formato numerico deterministico dal camaleonte concettuale che è la cultura – l’alveo in cui prende piede – si basa sull’accettazione e sul riconoscimento della dote degli algoritmi: accesso ad una quantità enorme d’informazioni e rielaborazione indiscussa del problema posto.

Poiché ogni sviluppo umano è un sistema complesso che proviene dallo sviluppo congiunto di individuo, società e specie, è sano volgere lo sguardo alla ricerca Estetica, quella dell’Homo Sapiens-Demens, della ragione e della sragione.
Ed è con questo spirito che mi approccio all’oratore posseduto dal suo discorso più di quanto non lo possieda.
Mettendo a fuoco in cosa consiste l’esperienza estetica che crea il rispecchiamento della parola in forma; non come un fine in sé, ma come un mezzo utile di riconoscimento dell’identità di Etica ed Estetica.
Quale forma mentis e vivendi è quella di una civiltà che riceve ordini esecutivi in forma binaria, andando a compromettere irreversibilmente questa esperienza?
Dove si arresta il movimento a spirale che fa di ogni cognizione un piacere e della gioia del conoscere il fuoco dell’(im)possibile-da-concepire?

Se la Cancel Culture applicherà il II principio tattico di manipolazione, “Unanimità”, cioè riuscirà a condurre la gente a credere che le opinioni espresse in formato numerico deterministico, siano approvate, diffuse e professate universalmente, allora vedremo a reti unificate un unico film psicotico che si ripete tutte le sere.

Fonti:
• The Guardian (8 settembre 2020): https://bit.ly/3vXAob7
• OpenAI (progetti in corso): https://openai.com/projects/
• Edgar Morin, Sull’Estetica, Raffaello Cortina, 2019.
• Grazia Marchianò, La parola e la forma, Dedalo,1977.
• “Hugo Cabret “ (2011) regia di Martin Scorsese.
• Gianluca Magi, I 64 Enigmi, Sperling & Kupfer, 2015.
• Gianluca Magi, Goebbels. 11 tattiche di manipolazione oscura, Piano B, 2021: https://cutt.ly/RxGCEvG

Manipolazione, censura, autocensura e propaganda


Conversazione con Gianluca Magi attorno al libro di Gianluca Magi, Goebbels. 11 tattiche di manipolazione oscura, Prefazione di Jean-Paul FItoussi, Piano B, 2021: https://cutt.ly/RxGCEvG
Libro prima censurato e poi silenziato dai media mainstream.
Buona visione!
www.incognita.online

Le invasioni barbariche


Nonostante si trovasse in uno dei momenti di massimo splendore politico, amministrativo e militare, l’Impero romano crollò. Perché?
Perché sotto l’impero del lusso erano prosperate corruzione e decadenza dei costumi.
Gli imperatori confondevano «l’ordine delle stagioni», facevano «ministri mimi e ballerini».
I costumi dei romani si rammollivano: non lavoravano più e la coltura dei campi era abbandonata agli schiavi.
Già nel II sec. a.C. Marco Porcio Catone ammoniva i suoi contemporanei verso i pericoli del lusso sfrenato e della corruzione tipica dell’ellenismo.
Roma, mantenuta dalle tasse delle colonie, rivolgeva gran parte dell’attenzione a giochi e passatempi.
Una volta sbiaditi i valori dell’Impero, neppure l’autoritarismo istituzionale e l’esercito poterono contrastare le invasioni barbariche.
La mollezza dei costumi fu l’inizio della fine.

Quando una civiltà smarrisce i valori su cui si è edificata, rafforza inevitabilmente la violenza autoritaria che sfocia nel controllo e nella privazioni delle libertà personali.
Ma ciò può essere sufficiente a salvare una nazione in declino?

Oggi la Cancel Culture, il Disrupt Texts – l’eliminazione dai programmi scolastici e universitari dei pensatori classici avvertiti come non in sintonia con una certa ideologia – e altre forme estremiste di masochismo e odio di sé dell’Occidente avvelenano il corpo dell’Occidente tutto.

La deriva disturbata a cui può giungere il capitalismo è sintetizzata da una celebre frase di Lenin:
«Il capitalismo ci venderà la corda con cui lo impiccheremo».

La deriva del politicamente corretto, promosso dalle nostre élites finanziarie e culturali divide anziché unire e sta regalando – anziché vendere – questa corda del patibolo alla Cina comunista di Xi Jinping che, da una Beijing sempre più vicina, resta a guardare pazientemente e ad agire sottotraccia.

Come può l’Occidente sopravvivere se i suoi capi, amplificati dagli apparati mediatici, considerano malvagi i propri valori?

Mentre noi bisticciamo su quale statua sia più giusto decapitare e quale pilastro letterario sia più etico abbattere e cancellare dai programmi scolastici e universitari, la Cina ne approfitta per inculcare al suo popolo l’idea che la storia Occidentale sarebbe solo una grande menzogna: è di questi giorni infatti la notizia del professore Huang Heqin di Belle Arti alla facoltosa Università di Zhejiang che sostiene che le Piramidi, il Partenone, il Foro romano e altri baluardi della cultura occidentale siano solo “fake” per offuscare lo splendore della Cina, unica vera civiltà mondiale.

Quello che può sembrare un semplice delirio si trasforma in vera e propria propaganda anti-occidentale amplificata dall’enorme bacino di studenti ad ogni corso: 60.000.

Fonti:
• The Wall Street Journal, 22 marzo 2021: https://vsit.site/8tktc
• Atlantico, 20 marzo 2021: https://vsit.site/smca3
• Taiwan English News, 11 febbraio 2021: https://vsit.site/nok3i
• Gianluca Magi, “Goebbels. 11 tattiche di manipolazione”, Piano B, 2021.

Gianluca Magi: Manipolazione e propaganda


Come funzionano la censura, la propaganda e la manipolazione di massa e del consenso.
Un’indagine di estrema attualità, attraverso le tattiche di Joseph Goebbels, il diavolo zoppo della Propaganda nazista. Tattiche individuate, documentate, descritte e commentate da Gianluca Magi nel suo ultimo libro:
Goebbels. 11 tattiche di manipolazione oscura, Prefazione di Jean-Paul Fitoussi, Piano B, 2021.

Questo manuale di autodifesa è il risultato di uno studio protrattosi per una decina di anni su una mole enorme di documenti inediti (in lingua tedesca e inglese, in prevalenza) per dimostrare l’attualità sconcertante e l’efficacia micidiale di queste tattiche, a livello personale e collettivo. Tattiche costantemente applicate dagli odierni media brain trust.

Questo libro, come denuncia l’autore da mesi, ha prima subito censura preventiva – sarebbe dovuto uscire a maggio del 2020 – e poi sistematicamente silenziato dai media nazionali mainstream.

Ne parlerà direttamente Gianluca Magi nella trasmissione https://www.facebook.com/100GiorniDaLeoni/
venerdì 26 marzo alle ore 20.30 in diretta online.

Gianluca Magi è uno storico delle idee e delle religioni, filosofo, orientalista e conoscitore di dottrine esoteriche.
È stato docente all’Università di Urbino di materie legate alle filosofie, psicologie e religioni tra Oriente e Occidente.
È uno degli autori italiani che ha maggiormente contribuito alla elaborazione teorico-pratica e alla diffusione della psicologia transpersonale.
Ha fondato a Pesaro “Incognita”, laboratorio transdisciplinare che dirige con Franco Battiato.
È direttore scientifico, con Grazia Marchianò, responsabile del Fondo Scritti Elémire Zolla, di “AC Mind Seminars”.
Autore di diversi bestseller, tra cui 36 stratagemmi(BUR), Gioco dell’Eroe (Punto d’Incontro).
Alcuni suoi libri sono tradotti in 33 Paesi.
È uno degli autori delle voci della Enciclopedia Filosofica della Fondazione Centro Studi Filosofici di Gallarate (Bompiani, 12 voll.; Corriere della Sera, 2010).

Patrizi e plebei: una lotta per l’accesso al Sacro


Improvvisamente sappiamo, dagli antichi annalisti, che nel 494 a.C., a Roma scoppia una crisi debitoria che vede i cittadini plebei indebitati con i loro concittadini patrizi. Due schieramenti sui quali, fino ad allora, le fonti tacciono. Ma chi sono i patrizi e chi sono i plebei? Inutile citare qui tutte le interpretazioni di un dibattito, sempre, apertissimo.
Proviamo, allora, ad immaginare la genesi di una città-stato come la Roma primigenia. Grazie all’antropologia, ipotizziamo che sorga da una ‘società segmentaria’, una collettività costituita da diversi clan e caratterizzata da continui scontri interni che consentono giochi di alleanze che giungono, solitamente, alla costituzione di due gruppi, i quali possono risolvere il conflitto sia sublimandolo attraverso la ritualità religiosa che tramite la guerra, oppure negoziando, solitamente affidandosi a quei consigli di anziani che in tali società fungono da camere di compensazione.

Purtroppo, non abbiamo avuto la possibilità di osservare direttamente una tale collettività nel suo moto di transizione verso la costruzione di un’entità statuale, ma ne abbiamo notizie ‘storiche’ da Tacito (La Germania) e letterarie da Omero (Odissea). Entrambi descrivono società senza stato, se per stato intendiamo, con Max Weber, quell’apparato che detiene il legittimo monopolio della violenza. Queste società godono di due requisiti principali: oltre a mancare di un centro esclusivo e legittimamente autorizzato alla violenza, non sono paritarie, né sotto il profilo militare né sotto quello religioso. In simili collettività, la tendenza comune sembra essere quelle indirizzata all’accentramento del potere nelle mani dei capi militari, degli operatori del Sacro e la sua trasmissione dinastica.
E se sulle sponde del Tevere, un gruppo di sacerdoti-guerrieri, nell’VIII-VII secolo a.C., avesse riunito i vari villaggi del septimontium, convincendoli a protrarre quello stato di guerra necessario alla perpetuazione del loro potere? Ecco che, secondo la definizione di Weber, assistiamo ad una prima costruzione statuale, dove l’azione violenta diviene ora appannaggio esclusivo di una casta di sacerdoti-guerrieri. Un po’ quello che deve essere accaduto con la formazione dello Stato Islamico a Medina nel 632 d.C., quando, improvvisamente, un solo uomo, il Profeta, decide come e dove esercitare quella violenza che precedentemente le varie tribù arabiche rivolgevano le une contro le altre.

Di nuovo: chi sono i patrizi? Chi sono i plebei? A leggere le rivendicazioni plebee, oltre a quelle dell’abolizione dei debiti e della distribuzione di terre pubbliche, compare la rivendicazione dell’accesso al consolato, la massima carica politico-militare della neonata Respublica. Ma i patrizi, plausibilmente eredi di quei lignaggi sacerdotali e/o militari, giustificano il monopolio delle magistrature in virtù del loro esclusivo privilegio di accesso alla sfera sacrale per il tramite degli auspicia, ritenendosi, cioè, gli unici in grado di stabilire l’armonia tra le azioni umane e la volontà divina.
In sostanza, almeno fra i plebei facoltosi e i patrizi, lo scontro va portato sul piano sacrale. Un ambito trascurato dalla intellighenzia moderna, che affonda le sue radici nel positivismo scientista del XIX secolo e che, nella sua degenerazione attuale, vede nella cieca esaltazione della scienza e del progresso tecnologico, i capisaldi del benessere, ignorando come l’umanità sia esistita, da sempre, confidando in ben altro. Di contro, sappiamo che l’interazione tra autorità politica e ‘sapere esoterico’, anche negli ambienti di potere più insospettabili e materialisti, non si è affatto interrotta con la rivoluzione scientifica del XVII secolo, né con quella industriale e tecnologica del XIX.
E le masse plebee di oggi? Beh, opportunamente manipolate e convogliate dal ‘patriziato’ moderno, al Sacro, divenuto oggi merce come tutto, del resto, hanno stoltamente sostituito una incrollabile fede nella scienza, che è solamente una parte della Conoscenza; vuoi per la ingiustificata paura di quel passaggio, di quel dono che è la morte, vuoi per apparire intelligenti e colte proprio come coloro che da dietro le quinte, ingannandole, si fanno beffe di loro.

Fonti:
A. La Rocca, Corso di storia romana, Sapienza Università di Roma.
G. A. Colonna di Cesarò, Il Mistero delle Origini di Roma, Libreria Editrice Aseq, 2016/La Prora 1938.
A. Momigliano, “Osservazioni sulla distinzione fra patrizi e plebei”, in «Interviste sull’Antichità Classica» 1967.
F. Cassola, L’organizzazione politica e sociale della Respublica, in Roma e l’Italia – Radices Imperii (ed. V. Scheiwiller) Garzanti, 1992.
M. Weber, Sociologia del potere, Pgreco 2014.
E. E. Evans-Pritchard, I Nuer, un’anarchia ordinata, Franco Angeli, 2002.
V. Turner, Il processo rituale, Morcelliana 2001.
J. Scheid, Quando fare è credere, i riti sacrificali dei Romani, Laterza e Figli 2001.
G. Magi, Gioco dell’Eroe, Il Punto d’Incontro 2012.
G. Magi – F. Battiato, Lo Stato Intermedio, Edizioni Arte di Essere, 2015.
G. Magi, Goebbels. 11 tattiche della manipolazione oscura, Prefazione di J.-P. Fitoussi, Piano B, 2021.
G. Galli, La magia e il potere. L’esoterismo nella politica occidentale, Lindau 2004.
G. Cosco, Politica, Magia e Satanismo, Edizioni Segno 1997.

Holger Czukay. Flusso, movimento impercettibile?


«Sento che esistono altri modi di lavorare col suono, che potrebbero permettere di essere più precisi e fedeli a quel mondo interiore che noi ci sforziamo di riprodurre sullo schermo, e non solo al mondo interiore dell’autore, ma anche all’essenza intima del mondo vero e proprio, alla sua sostanza propria, non dipendente da noi».

Queste parole in Scolpire il tempo di Andrej Tarkovskij ben si attagliano a Holger Czukay (1938 – 2017), la mente dietro alle manipolazioni sonore del Can, visionario collettivo musicale tedesco.
In un’epoca in cui manipolare i nastri era un’arte fisicamente difficile.

Quella di Holger Czukay è «fonopittura acustica» («acoustic sound painting»).Regia di film per le orecchie. Di un originale sonorizzatore che ha dato vita a scrupolosi montaggi “cut and paste”. Scavi di grandi tunnel per lo scambio sotterraneo tra rock sperimentale e avanguardia classica. Karlheinz Stockhausen fu suo maestro.
Con una naturale inclinazione verso il mistero e l’occulto e una geniale illuminazione per la world music, di cui Holger Czukay fu precursore e primo teorico.

Czukay, distante dalla seriosità, aveva un piglio ludico, ironico e autoironico:
«Il dilettante è il musicista più prezioso che si possa immaginare».
Il dilettante, in questo caso, è chi fa cose per diletto, cioè per il Piacere: voluttà del corpo-mente-cuore-spirito. Kāma, la chiamano gli Hindū. Eros, i Greci.
L’essere umano non è solo corpo. Al contrario di quanto voglia illuderci il biologismo dilagante. E senza il Piacere, sottile, l’anima piange e il corpo sano si ammala…

Buona parte della buona musica che collabora alla nostra evoluzione, personale e collettiva, è figlia delle intuizioni di Czukay: da Brian Eno a Jah Wobble, dai Cluster ai PIL (dei momenti migliori) passando per i Neu!, da Annie Lennox a Peter Gabriel, dai Sonic Youth ai Radiohead. E non ultimo David Sylvian.

E a proposito di David Sylvian e Holger Czukay, e di Piacere, sto per celebrare un “rito rivoluzionario” per questi tempi alla deriva: calzo le cuffie sulle orecchie, poso il disco “Flux + Mutability” (1989) sul giradischi; abbasso la puntina sul frutto prezioso della collaborazione di questi due grandi artisti. Per lasciarmi trasportare dal flusso della loro creatività.
Flusso quasi interamente improvvisato e registrato in due settimane dicembrine del 1988.

Lieve crepitio. La puntina gira sul solco a spirale del vinile.
Prende vita il brano: “Mutability (A New Beginning Is In The Offing)”.
Chiudo gli occhi.

Senza fare altro. Il respiro si fa quieto e profondo per moto spontaneo. Galleggio in un quieto oceano cosmico di tastiere e chitarra. Un contesto meditativo né ingenuo né tradizionale. Un “continuum” che dilata gli orizzonti sonori. In un tempo-luogo sospeso, armonico, rigeneratore. Equilibrante.

Dopo 21’02” riemergo. Apro gli occhi. In uno stato di felice estraneità rispetto a questo mondo avvelenato. Per essere andato in quell’Altrove – per dirla con lo scrittore francese Henri Michaux – nel quale i tentacoli del contesto privativo della quotidianità tentano di allungarsi. Per sottrarci pure questa dimensione.

Penso a Czukay. Sino a 79 anni rimasto quel trentenne «musicista, studioso, terapeuta» (come si definiva il collettivo musicale Can).
Consapevole che la (buona) musica non è solo un certo ordine di note, ma una chiave per aprire lo scrigno della vita reale, una possibile medicina per risanare il mondo.
Coltiviamola!
A New Beginning Is In The Offing (Mutability)

– David Sylvian & Holger Czukay, “Plight & Premonition / Flux + Mutability”, Venture (Virgin) 1989 (ristampa: Grönland 2018).
– Gianluca Magi, Il Gioco dell’Eroe. La porta dell’Immaginazione, Presentazione di Franco Battiato, con nuovo file audio scaricabile, Il Punto d’Incontro, 2019.

Finte soluzioni alla deriva della creatività


«L’autolesionismo interessa il 20% degli adolescenti in Italia: i suicidi sono la seconda causa di morte tra i 10 e i 25 anni in Europa. E la pandemia con il lockdown ha peggiorato la situazione e fatto crescere gli accessi al pronto soccorso per questa ragione», dice Stefano Vicari, direttore dell’Unità Operativa Complessa di Neuropsichiatria Infantile dell’IRCCS e Professore Ordinario di Neuropsichiatria Infantile, in una dichiarazione del dicembre 2020; prosegue: «La scuola riveste un ruolo fondamentale, perché consente a bambini ed adolescenti di conoscersi attraverso le relazioni, sperimentare le proprie capacità ed i propri limiti… Gli adolescenti sono i veri dimenticati di questo periodo, ci stiamo preoccupando solo del loro apprendimento e delle loro competenze, ma non della loro conoscenza del mondo… questi ragazzi vivono con grande preoccupazione l’incontro con l’altro».

Un altro studio del mese in corso dell’Istituto Neurologico Nazionale della Fondazione Mondino mostra un aumento rispetto all’anno passato del 50% di ricoveri fra gli adolescenti per autolesionismo e tentato suicidio correlati alle restrizioni pandemiche. La dott.ssa Amanda Thompsell, presidente della facoltà di Psichiatria Geriatrica del Royal College of Psychiatrists, ha dichiarato di essere preoccupata per il numero crescente di gravi tentativi di suicidio da parte di anziani che non vedevano fine al loro isolamento a causa della “protezione” durante il lockdown e oltre.
Le percentuali precise attuali riguardo gli anziani scarseggiano, ma basti pensare che ben tre studi sull’impatto psicologico dell’epidemia di SARS del 2003 (Nikell et al., 2004: Tsang et al., 2004; Yip et al., 2010), in cui non c’era stato di certo neanche la mole di restrizioni attuali, «hanno rilevato l’aumento del 30% dei suicidi nelle persone con età superiore a 65 anni» (Rapporto ISS Covid19 n. 23/2020).

Ognuno di questi studi si basa su tentativi conclamati e quindi conosciuti, ma non vanno dimenticati tutti gli altri tentativi che ci sono stati e che per svariati motivi non sono pervenuti, esclusi a valle dalla statistica e che aumenterebbero quelle percentuali per ora parziali.
L’OMS tramite le ricerche su Google delle parole “covid-19 come affrontare il suicidio” consiglia vari comportamenti da assumere per favorire il benessere in casi di pensieri suicidari, delle soluzioni comportamentali pronte all’uso. Le categorie: fermati, respira, rifletti; connettiti con gli altri; conserva abitudini sane; rispetta te stesso e gli altri; chiedi aiuto, se ne hai bisogno. Fra le sotto-categorie l’ancora più comico “cura l’igiene personale”. Ovvero: se sei frustrato per le restrizioni lavati!”.
Sempre l’OMS promuove un libro con illustrazioni per bambini creato dal Inter-Agency Standing Committee “My hero is you, Storybook for Children on COVID-19” in cui s’insinua della mente bambini, con tènere lusinghe, la legittimità dell’idea che restrizioni e privazioni siano qualcosa di normale, bello e amorevole con un fare da «miele sulle labbra, pugnale alla cintola».

Nel mentre: vietato volgere lo sguardo sulla realtà. Riuscire a trovare spiragli di luce anche nel bosco più scuro è sicuramente una capacità umana salvifica, tranne nella sua deriva, quando ci si illude di vedere spiragli anche quando non ci sono all’insegna del #andràtuttobene.
Le privazioni imposte dall’esterno possono anche portare a riscoprire parti meravigliose del nostro mondo interiore. Il fatto però che una persona torturata riesca ancora a gioire anche solo di un suo pensiero durante la tortura non toglie il fatto che quella tortura in atto ci sia e che qualcuno la stia infliggendo. Nonostante i vari tentativi (indotti o autondotti) di volgere lo sguardo altrove, il contesto privativo attorno continua ovviamente ad esserci. La parte più profonda ha sempre più fame di vita e i primi (ma non gli unici) a mostrarne i segni sono le fasce più vulnerabili.
Restare in vita significa vivere?

Dopo questi dati sconcertanti svanisce sempre più il dubbio che isolare il corpo di una persona (e terrorizzarla) per questa paradossale salvaguardia della sua “salute”, inneggiata da responsabili-parziali abili nel rendersi mai responsabili, come se quella persona fosse solo un ammasso di carne, ossa e nervi, non abbia nulla a che vedere con il prendersi cura di essa e della sua vita, nemmeno della sua parte strettamente fisiologica.
Dire di prendersi cura di qualcuno con parole dolci proponendo pseudo soluzioni, non significa prendersi effettivamente cura di quel qualcuno, ma volerne solo vincolare il suo affetto in modo manipolatorio.
La parola non è il contenuto.

Fonti:
• Repubblica – https://cutt.ly/FzMlH6w
• Fanpage – https://cutt.ly/xzMlTL4
• Istituto Neurologico Nazionale a Carattere Scientifico – https://cutt.ly/pzMk6qv
• OMS – https://cutt.ly/4zMkkrw | https://cutt.ly/RzMkdap | https://cutt.ly/RzMkdap
• The Telegraph – https://cutt.ly/jzM2U07
• Istituto superiore di Sanità – (Rapporto ISS Covid19 n. 23/2020) https://cutt.ly/TzMkDsJ
• Gianluca Magi, 36 stratagemmi, BUR, 2019; in particolare “X Stratagemma: Celare un pugnale dietro un sorriso”.
• Gianluca Magi, Goebbels 11 tattiche di manipolazione oscura, Piano B, 2021
» Libro prima censurato e poi silenziato dai media mainstream «
• Gianluca Magi, video Youtube “Le finestre di Overton”: https://cutt.ly/4z1q7jF


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