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ə “schwa” o * “asterisco”


Nel dibattito in corso da qualche tempo su come rendere l’italiano una lingua più inclusiva e meno legata al predominio del genere maschile, una delle soluzioni più citate riguarda l’utilizzo del simbolo ə, chiamato “schwa”, oppure l’utilizzo dell’asterisco*” al posto della desinenza maschile per definire un gruppo misto di persone, come attualmente s’insegna a scuola.
Sembra una burla, ma vi assicuro che è vero.

Con lo “ə” o lo “*” c’è chi pensa davvero di combattere le discriminazioni e le disuguaglianze. Ma – come ricorda lo scrittore e psicoterapeuta Tahar ben Jelloun – trasformare le differenze in disuguaglianze si chiama razzismo.
Ci domandiamo dunque: queste nuove crociate propagandistiche della neolingua sono spinte da un reale desiderio di eliminare discriminazioni?
Oppure sono spinte da altri problemi personali di fondo che si mascherano dietro questa neo-moralità per diventare forme di quello che alcuni definiscono “nazi-buonismo”, cioè razzismo con la maschera di buonismo?
Scavando un po’ dietro le belle apparenze, scopri davvero che i crociati della neolingua e della cancel culture hanno realmente a cuore l’evoluzione sociale e civica?
Oppure sono incattiviti da qualcos’altro e si corazzano con questa patina di neo-moralità?

Sono domande che affiorano per moto spontaneo alla mente, perché si parla tanto di non odiare e di non esprimere verbalmente odio per poi scoprire che se non la pensi in un certo modo si diventa l’oggetto di “shitstorm”: ecco così fioccare appellativi come “boomer”, “retrogradi”, “sepolcri imbiancati” e via dicendo. Per menzionare gli appellativi più cortesi e garbati.

Il rischio di esprimere la propria posizione – in questo periodo storico in cui si tace per paura di trovarsi contro gli indici accusatori dei Savonarola di turno – è che qualche scalmanato o qualcuno in malafede cominci a sbraitarti addosso: «Sessista!», «Razzista!», «Discriminatore!» o epiteti consimili.
Una delle strategie di distrazione di massa a cui abboccare?

Siet* proprio sicur* che cambiare la nostra lingua in questo modo sia la via più efficace per combattere le discriminazioni? Le disuguaglianze? Le discriminazioni?
Il grande antropologo Gregory Bateson una volta ha detto:
“La saggezza è saper stare con la differenza senza voler eliminare la differenza”.
“Solo se riusciremo a vedere l’universo come un tutt’uno in cui ogni parte riflette la totalità e in cui la grande bellezza sta nella sua diversità, cominceremo a capire chi siamo e dove stiamo”: lo ha scritto Tiziano Terzani.

Vi saluto con questo rapido aneddoto che ha come protagonista Albert Einstein.
Un giorno, alla domanda del passaporto, Einstein risponde: «Razza umana».
Einstein ignora forse le differenze? No. Le inserisce in un orizzonte più ampio, che le include e le supera.
Questo è il panorama da aprire: sia per chi fa della differenza una discriminazione o una disuguaglianza; sia per chi, per evitare una discriminazione, nega la differenza.

Gianluca Magi, Goebbels. 11 tattiche di manipolazione oscura, Prefazione di Jean-Paul Fitoussi, Piano B, gennaio 2021.
< Il libro prima censurato e ora silenziato dai media mainstream >


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