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L’era dalla panicocrazia. È cominciata.


«Stiamo entrando in un’era delle pandemie. Se si guarda a quanto è accaduto negli ultimi anni, con Hiv, Ebola, Mers e Sars, quelle erano epidemie che potevano essere contenute ma non possiamo pensare che sia tutto finito una volta superato il Covid-19. Il rischio resta». Così ha dichiarato recentemente Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea sull’autorevole Financial Times.
In realtà le pandemie e i virus letali – come la Spagnola (1918-1920) con 50 milioni di vittime, l’Asiatica (1957-1960) con oltre due milioni di morti, la pandemia di Hong Kong del 1968 (tra 1-4 milioni di vittime), l’HIV, virus non ancor scomparso, con 25 milioni di morti, con l’Ebola (il calcolo dei morti fino al 2016 si aggira intorno agli 11 mila) – hanno sempre accompagnato la precaria esistenza umana. Ma senza sconvolgerla come ora, da più di un anno a questa parte.

«Superato il Covid-19 il rischio resta».
Qual è la ragione di questa uscita della tedesca von der Leyen?
Forse per giustificare l’implementazione della ricerca UE?
No. Bensì per seminare il panico con l’incubo virale che si protrarrà per generazioni.
Ma qual è ragione di questa politica ansiogena e oppressiva?
Perché se fino ad un anno fa le varie pandemie che ci sono state non ci avevano stravolto la vita, ora quelle future dovrebbero essere così rovinose da piombarci per sempre in casa e costringerci a mascherarci?
Perché von der Leyen, come una novella Nostradamus, predice apocalissi a tempo indeterminato?
Che la situazione non quadri è ormai evidente a (quasi) tutti.

Come anticipavo alcuni mesi fa in questo video è la tattica della forza attraverso la paura: l’VIII principio tattico, trattato nel mio nuovo libro Goebbels. 11 tattiche di manipolazione oscura (Piano B, 198 pagine, 15 euro).
La panicocrazia è dunque il nuovo scenario che ci aspetta: domina chi è capace di terrorizzare le masse. Il virus del panico sarà la vera pandemia del futuro: un virus assai più contagioso del Covid perché si trasmette con immagini e parole: le sue vittime sono persone semplici e colte, giovani e anziani.

Chi è nel panico non ragiona. Lo sapeva bene Goebbels, il diabolico ministro della Propaganda nazista, che confezionava idee e azioni su misura per i mass media per ingigantire i fatti in modo da farli apparire come la prova di minaccia da cui dipendeva la sopravvivenza e la stabilità della società, dell’economia, della salute pubblica. È l’obiettivo dell’VIII Principio tattico, “Esagerazione calcolata e travisamento”. Uno degli esempi di tattica politica ansiogena e oppressiva per la nuova strategia di guerra psicologica fu la “sezione Nostradamus”, istituita da Goebbels nel novembre 1939 all’interno del suo ministero, per profetizzare lutti, distruzioni e apocalissi, per «magnificare la vittoria all’interno e creare panico e confusione all’estero». Con grande soddisfazione del diavolo zoppo, la tattica di manipolazione oscura funzionò (ne parlo a pag. 51 del libro, per poi sviscerarlo da pag. 147).

È l’invisibile creazione di un universo paranoico per agire sui recessi profondi dello spirito dell’individuo, per programmarne le azioni e indirizzarne i comportamenti. La pressione che instilla paura nelle persone è il modo più facile per dominare, poiché spinge ad accettare ogni soluzione. Eliminare ogni bastione su cui l’uomo possa sentirsi inattaccabile, e dunque libero dalla paura. Diffondere il bisogno di certezze, di consolazione, di guida e di obbedienza. Questi sono gli effetti dell’applicazione del Principio tattico VIII, la cui regola psicologica è: per suscitare partecipazione e adesione si deve associare un fatto a episodi storici radicati nella memoria collettiva, come stragi, olocausti, orrori; il forte bisogno emotivo generato paralizzerà la volontà delle persone, distruggerà la loro capacità di pianificazione e di collaborazione, inducendo ad aderire allo scopo economico, sociale o politico proposto.

La von der Leyen e non solo lei l’hanno capito bene e quindi, per soffocare sul nascere l’improvvido anelito di speranza iniettato nei cuori della gente insieme ai vaccini, spengono ora la speranza con l’avvertimento che le pandemie seguono un moto perpetuo. Perpetuo come il moto del pendolo che oscilla tra collettiva ansia e speranza; speranza e ansia. Un moto perpetuo tra il tranquillizzare e il minacciare; minacciare e tranquillizzare. Ciclicamente. Ininterrottamente. Ipnoticamente.

Un antico proverbio arabo recita:
«La vittoria si ottiene non contando quanti ne hai uccisi, ma quanti ne hai spaventati».

Gianluca Magi, Goebbels. 11 tattiche di manipolazione oscura, Prefazione di Jean-Paul Fitoussi, Piano B, gennaio 2021.
< Il libro prima censurato e ora silenziato dai media mainstream >

Lettera agli amici di INCOGNITA, 7 marzo 2020


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Amici carissimi e compagni di avventura di INCOGNITA,
siamo evidentemente tutti rattristati per la situazione in generale e per l’incontro forzatamente mancato, il 7 e l’8 marzo, del primo ciclo dei seminari 2020.
Fino all’ultimo si è tentato di scongiurarne la sospensione temporanea e Gianluca ed io, assieme al Gruppo di lavoro a Pesaro, siamo grati ai due valenti relatori, il grecista Angelo Tonelli e il musicologo e compositore Nicola Cisternino della loro determinazione a mettersi in viaggio comunque e nonostante. Siamo certi che i loro splendidi contributi potranno essere tesoreggiati non appena i tempi saranno tornati normali.

La sfida di INCOGNITA è nota a tutti Voi: aprire gli occhi, la mente e il cuore su quanto di sublime, profondo, ispirante e creativo l’ingegno umano ha sedimentato dalla notte dei tempi, facendocene oggi consapevoli testimoni e partecipi attori.
Si tratta di una vera SFIDA perché le forze che le remano contro sono potenti, insidiose e realmente <virali> fuori e dentro di noi. Il piccolo, prezioso insegnamento che si è tratto finora dai nostri precedenti incontri: la nostra stella polare, è appunto l’appello a coltivare incessantemente l’ORTO INTERIORE.
Sul pianeta visibile ci sono montagne, ghiacciai, vulcani, oceani, deserti, fiumi, valli coltivate, luoghi orridi o meravigliosi, inospitali o accoglienti per miliardi di individui che dalla notte dei tempi assaporano tormenti spesso immani e gioie fugaci nel ciclo perenne di nascita e morte. Disperazione, rimpianti, nostalgie, recriminazioni, prevaricazioni, l’intera gamma dell’umano sentire proviene dall’interno, da quell’orto interiore che, accecati dalle lusinghe dell”esterno’, trascuriamo di coltivare, dimentichi perfino che esista.

Uno dei maggiori pericoli odierni che siamo chiamati a sventare con umile ma convinta determinazione è la dimenticanza del principio interiore, <il pianeta invisibile> al quale dobbiamo restare ancorati con la tenacia selvaggia del neonato al seno materno.
Qualcuno, secoli fa, dichiarò che il dolore esiste, ne additò la causa intrinseca e ammaestrò a fronteggiarlo con le <proprie> forze nel regime di impermanenza al quale tutto è sottoposto nel mondo della vita. Se attingiamo a questo insegnamento lucidissimo, pragmatico, oggettivo e lo facciamo nostro non perché è annoverato come un credo “religioso”, “spirituale” o “mistico” ma perché ci provvede la salda bussola per navigare nell’incertezza, sapremo affrontare e superare i contingenti e futuri incagli sviluppando benevolenza e compassione verso noi stessi, chi ci è vicino e all’altro capo del mondo indifferentemente.

Reimpariamo a resistere, a pazientare, perché non c’è disgrazia che non possa divenire, dentro di noi, un’occasione di risveglio.
Arrivederci presto, cari compagni di avventura.
Un abbraccio di cuore,

Grazia Marchianò e Gianluca Magi.
www.incognita.online


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