Archive for the 'Manlio Sgalambro' Category

Bodhicitta. Pensiero del risveglio


SCENARI PRESENTI E FUTURI
Nell’era elettronica planetaria, immaginare che qualcosa si possa studiare isolatamente, per disgiunzione e riduzione, è futile. Eppure, è il paradigma del nostro sistema didattico (scolastico e universitario) e dello specialismo, che non fa mai piccoli errori mentre avanza verso un grande errore.

Oggi che non abbiamo più un presente unitario e coerente in cui vivere, abbiamo bisogno di una visione che giochi su: leggerezza, rapidità, esattezza, visibilità, molteplicità, coerenza.
Per essere in grado di abbracciare un’armonia ricca e complessa. Come preconizzato da Italo Calvino nelle sue Lezioni americane.

Le regole del gioco sono mutate. A tutto campo. La mente della nostra specie è in cambiamento. È in atto un mutamento cognitivo-sensoriale-paradigmatico. Una mente connettiva, un Hyperthinking, che consente di «pensare insieme» e di fornire risultati utilizzabili per costruire future visioni di sintesi.

Stiamo passando da una cultura formata per il telespettatore-lettore a una cultura dell’utente, dell’inter-attore.
La conoscenza sta passando dalla O alla E.
Dalla O (questo o quello) che divide e contraddice, alla E che connette, co-evolve e armonizza.
La co-evoluzione è il processo in cui le persone, le culture, le idee imparano le une dalle altre e insegnano le une alle altre.

FINALITÀ DI AC MIND SCHOOL
Nel XXI secolo è necessaria la chiave cognitiva che apra la porta della multiforme creatività del Sapiens, una creatività che, con una immaginazione poggiata sulle nuove e accreditate ricerche scientifiche, tesoreggi ‘l’intelligenza del cuore’ e ciò che si è inteso per ‘principio dell’interiorità’ in Oriente, Occidente e nei mondi indigeni, ora messi a repentaglio col decollo verso i lidi robotici. Aprendo gli occhi, senza altra gruccia che la nostra lucidità e riconoscendo nel caos un ordine incognito ma presente.

Esiste un pensiero più vasto di quello esclusivamente razionale e argomentativo.In sanscrito lo si chiama bodhicitta, ‘pensiero del risveglio’. È una finalità raggiungibile quando azione e contemplazione, pensiero e esperienza, mente e cuore si rendono complici l’uno dell’altro. Con integrità e intimità.

In questo caso la conoscenza non gretta ma coraggiosamente avanzata, si fa portatrice di un modo di essere arricchito e rinnovato, opportunamente ossigenato e nutrito evitando le slabbrature che diminuirebbero la serietà gioiosa promossa dalla Advanced Creativity Mind School.

Consiglio scientifico
prof.ssa Grazia Marchianò, prof. Gianluca Magi.

● INCOGNITA ◦ Advanced Creativity

La AC Mind School ha sede nel centro transdisciplinare “Incognita ◦ Advanced Creativity” a Pesaro, fondato da Gianluca Magi e co-diretto sin dal suo esordio da Franco Battiato.
È concepito come il successore dei Circoli letterari parigini del XVII secolo, del Cabaret Voltaire dadaista di Zurigo e del programma televisivo “Bitte, keine réclame” curato da Manio Sgalambro e da Franco Battiato che, in quattro punti cardinali, ospitava filosofia, psicologia, scienza, spiritualità e arti in una singolare sintesi non omologata, transdisciplinare e immaginativa.

La sede di “Incognita” è un piccolo vascello Space Age transdisciplinare, atterrato nel cuore antico di Pesaro. Progetto di un’idea avanzata di conoscenza nell’età planetaria.

Restate sintonizzati su questo canale: in arrivo gran belle News!

www.incognita.online

Shock in my town!


Alcuni mesi fa una pontefice, dal cuore gonfio di malcelato rancido veleno, con atto di puro bullismo ha definito il repertorio di Franco Battiato: «Minchiate assolute!».
Un’affermazione che ha procurato disagio a tutti e che ha mostrato a quali aberrazioni, non solo del pensiero, possano condurre le distorsioni ideologiche e l’assenza di una reale educazione dei sentimenti.

Al contrario, Battiato (il 23 marzo ha compiuto 76 anni nel suo fortino fiorito alle pendici dell’Etna) è una colonna portante dell’arte, della cultura contemporanea e della spiritualità (oltre le religioni e le ideologie). Che mette le ali alla parte migliore dell’Italia. E che non ha paura di niente.

Gli esempi sono molteplici. Sin dagli esordi della sua brillante carriera.Prendiamo l’avamposto dello straordinario album “Gommalacca” del 1998, in collaborazione con l’altrettanto grande Manlio Sgalambro. L’avamposto è “Shock in my town”. Che anticipa gli scenari di quel futuro che ora è diventato il nostro presente.

Effetti elettronici che s’integrano con stentoree chitarre; impatto Rock in un alone orchestrale e cori spettrali:

«Ho sentito urla di furore / di generazioni senza più passato / di neoprimitivi / rozzi cibernetici, signori degli anelli / orgoglio dei manicomi».

Ecco le ossessioni della nuova società della sorveglianza. Della nuova normalità a cui dovremmo sottometterci. Sembrava allora fantascienza. Le antenne-sonda di Battiato ne avevano captato gli allora deboli segnali. Oggi, invece, sin troppo forti: i signori degli anelli – armati di Cancel culture, di segnali di comando e controllo tecnologici e ideologici – pongono limiti al pensiero, all’espressione, al movimento, all’economia, alle nostre speranze. Fanno regredire la vita civile a un manicomio, in cui gli esseri umani frastornati, disorientati, si aggirano come neoprimitivi privati del passato.
Nei versi seguenti del brano, Battiato tende ancor più la corda:

«Ho incontrato allucinazioni / stiamo diventando come degli insetti, simili agli insetti / nelle mie orbite si scontrano tribù di suburbani / di aminoacidi».

Il clima apocalittico da macerie morali, il senso di claustrofobia che viviamo oggi viene però finalmente squarciato da un esplosivo invito, capace di rimettere tutto in discussione:

«Latenti shock addizionali / sveglia Kundalini / per scappare via dalla paranoia / come dopo un viaggio con la mescalina / che finisce male nel ritorno».

È l’evocazione degli shock addizionali, del risveglio in forza dell’energia Kundalini. La fuga dalla paranoia. Elementi di liberazione dalle forze negative, che analizzeremo in altri articoli di “Incognita Quotidiana”. Poiché su questo principio dell’interiorità o ‘pensiero del risveglio’ (bodhicitta) gli interventi di “Incognita Quotidiana” pongono le fondamenta, nella pluralità di temi, tagli prospettici e voci. Come diversi lettori hanno già preso consapevolezza.

Battiato attraverso la musica invia certi messaggi diretti alla vita interiore. Per stimolare e creare un interesse verso una certa ricerca. È una finalità raggiungibile quando azione e contemplazione, pensiero e esperienza, mente e cuore si rendono complici l’uno dell’altro.

Alla faccia delle «minchiate assolute!». Battiato è un gigante. Che non ha paura di niente.
Noi su questo veicolo fondamentale per la trasmissione della consapevolezza ci siamo imbarcati. E ciascuno è il benvenuto a bordo.
Ogni giorno su “Incognita Quotidiana”.

– Ascolto:
• Franco Battiato, “Gommalacca”, PolyGram, 1998.
– Letture:
• Gianluca Magi, Goebbels. 11 tattiche di manipolazione oscura, Prefazione di Jean-Paul Fitoussi, Piano B, 2021: https://amzn.to/3umkWUn .
• Gianluca Magi, Gioco dell’Eroe. La porta dell’Immaginazione, Presentazione di Franco Battiato, con file audio per il download, Punto d’Incontro, 2019: https://amzn.to/328mmWp

A casa di un amico: un ricordo determinante di Gianluca Magi


Sgalambrohome

Il 9 dicembre di 90 anni fa nasceva Manlio Sgalambro, un grande filosofo e amico.
In anteprima, una testimonianza di Gianluca Magi sull’amico scomparso il 6 marzo 2014. L’articolo sarà pubblicato gennaio 2015 nel volume Omaggio a Sgalambro.
Buona lettura!

Un ricordo determinante  
di Gianluca Magi  

Gli incontri e le condivisioni con Manlio Sgalambro sono stati numerosi.
Con una certa frequenza, ci sentivamo telefonicamente per parlare di filosofia.
Ha onorato con il suo insegnamento la Scuola Superiore di Filosofia Orientale e Comparativa di Rimini, la cui direzione scientifica la condivido con Franco Battiato.
«Non terrò una lezione. Vi darò una lezione!»: era il suo incipit. E aveva ragione.

Anni fa, quando mio figlio Cristoforo aveva, se non ricordo male, otto anni, forse nove, andammo con la mia compagna a fargli visita a Catania, in Piazza Vittorio Emanuele, prima di recarci a Milo.

Ci accolse nel suo studio, tra fogli sparsi, libri aperti sulla scrivania e pareti soffocate da libri sino al soffitto.
Senza troppe cerimonie, fece accomodare sul divano Cristoforo e la mia compagna; me al suo posto, lui su una spigolosa poltrona. Faccia a faccia.
Senza perdere un minuto di tempo, se non quello necessario per sederci, lanciò il guanto speculativo di sfida. Desideroso di ingaggiare una disputa filosofica. Che ancora non presagivo all’ultimo sangue.

«Orbene, occorre fin da subito intenderci sulla terminologia in un confronto fra tradizione filosofica occidentale e quella orientale, ammesso che quest’ultima ne abbia una, nel senso del termine “filosofia” concepito in Occidente» – esordì con piglio ruvido e volto caprigno – «L’idea di “concetto” nel suo spirito del tedesco Begriff, di artigliare la cosa, di un cum-cìpere, di ghermire una certa sfera, le sembra forse presente, caro dottor Magi, nella filosofia orientale?».

«Al pari della chiarezza terminologica, occorre distinguere anche le tradizioni di pensiero sussunte nell’espressione impropria al singolare filosofia orientale, che sarebbe più propria declinata al plurale: filosofie orientali. Dunque, è necessario procedere per gradi e differenziazioni critiche», risposi, cominciando a comprendere che quella non sarebbe stata una chiacchierata su che tempo che fa o su quanto è buona la granita di gelsi neri.

Era una vedetta che scruta da un luogo remoto per comprendere, animata dalla forza di snidare la verità delle cose, sino al suo nucleo più crudele, quello in cui la verità non è più in tua compagnia.
Le sue implacabili osservazioni virarono il nostro confronto in duello a colpi di spada, fendenti di sciabola e fuoco di pistola speculativa.
Come i due ussari dei Duellanti di Joseph Conrad (o di Ridley Scott, per chi ama il cinema), ci sospingemmo anche in territori impervi del pensiero.
Le mazzate che sferrava il vulcanico Vecchio facevano scintillare le lame degli strumenti conoscitivi, scricchiolare le ginocchia dell’intelletto.

Gettati in pasto al pensiero, necessaria fu per me, dopo oltre un’ora, una battuta d’arresto. Come ad un pantragruelico simposio, a un certo punto, s’impone la necessità di digestione.

Gli occhi atterriti di Cristoforo di fronte alla cruenta disputa, offrirono il destro al mio diabolico stratagemma digestivo.

«Cristoforo, la furia filosofica del professor Sgalambro ti sgomenta?», chiesi con dissimulata premura paterna.
Mio figlio non rispose. Intuì al volo. In realtà, già amava l’intenso magnetismo che emanava dal cinismo saturnino di Sgalambro. Non disse una parola. Fingendosi ammutolito dalla paura.

Non feci in tempo a porre la domanda che Sgalambro si alzò di colpo dalla sua spigolosa poltrona.
Si avvicinò a Cristoforo, e gli accarezzò delicatamente il capo. Sul suo volto, un tenero, lieve sorriso. Di chi si prende cura. Per rincuorare.

Ecco! Quello è l’istante memorabile che mi si è inciso nella mente.
In quel gesto di tenerezza, di premura e attenzione ho visto il grande spessore, la straordinaria umanità (anche filosofica) di Sgalambro.



Per quanto le nostre posizioni e le rispettive conclusioni fossero talvolta divergenti, proprio per questo amavo la sua presenza e il nostro confrontarci.
Le visioni antitetiche, proprio perché antitetiche, arricchivano l’orizzonte.
Sgalambro era un sublime stimolo al pensiero. Non solo un amico.
Il pungolo corrusco del Grande Vecchio mi manca…

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