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Seconda guerra fredda?


Conclusi i due grandi conflitti mondiali, lo scacchiere internazionale fu dominato da un modello bipolare – centrato su USA e URSS, le due grandi potenze uscite vittoriose dalla guerra – che incarnava due visioni politiche, economiche e ideologiche antagoniste.
La tangibile ostilità – perdurata, a vari gradi d’intensità, sino al 1989-91 – non sfociò in un conflitto armato diretto, cioè “caldo”, tra le due superpotenze, anche a causa dell’esistenza delle armi nucleari. Da qui la definizione di “guerra fredda” coniata da Walter Lippmann.

Venti molto forti di “nuova guerra fredda” hanno ripreso a spirare tra USA e Russia. Nonostante il rischio di possibile scontro armato contro una potenza che possiede 7.000 testate nucleari, i media italiani, a parte qualche sporadico accenno a volo d’aquila, proseguono imperterriti l’ossessiva narrazione dello stato di emergenza sanitaria. Cartina di tornasole questa non solo dell’imbarazzante bolla informativa italiana, ma anche del nostro peso internazionale.

Incoraggiata da Washington, dalla fine di febbraio, l’Ucraina – che potrebbe aderire alla NATO, con tutte le possibili conseguenze di tensioni nel sud-est del Paese – ha iniziato a muovere truppe e mezzi sempre più ad Est. Gli scontri, rinfocolati dai riaccesi conflitti nella regione secessionista del Donbass – definita dal Cremlino «spaventosi» e «provocazioni non solo isolate, ma molteplici» – e in parallelo il “Defender Europe 21”, la più grande esercitazione in Europa della NATO, che da marzo sino a giugno terrà impegnati 28.000 uomini (secondo le fonti russe 40.000 e 15.000 mezzi) e che geograficamente includerà anche il Baltico e il Mar Nero, hanno spinto la Russia a iniziare un posizionamento delle proprie forze lungo il confine occidentale, in risposta ai riposizionamenti ucraini.

La stessa dichiarazione dello «stato di emergenza nazionale» contro la Russia emesso dal presidente statunitense Biden, affiancata dall’espulsione dei diplomatici russi e dalle gravi sanzioni come quella del recente divieto di acquisto di titoli di stato russi da parte delle istituzioni finanziarie USA, sono un grave sgambetto nei confronti della Russia, la quale ha risposto con il ritiro dell’ambasciatore a Washington e con il divieto del passaggio delle navi ucraine – sia militari che civili – nello stretto di Kerch.

Anche il rallentamento del progetto “Nord Stream 2”, il gasdotto russo-tedesco completato al 96%, suona come un’aperta dichiarazione di guerra alla Russia. Washington lo definisce un progetto che darebbe a Mosca un enorme vantaggio finanziario e geopolitico.
Rispetto ai piani dell’ex presidente Donald Trump di ritirare dalla Germania circa 12.000 delle 36.000 truppe, Biden opta invece di rimpolparle di ben 500, a causa delle recenti tensioni sul territorio ucraino. Una minaccia non troppo velata alla Germania di abbandonare il progetto “Nord Stream 2”.

Gli Stati Uniti sanno che per mantenere il proprio ruolo egemone a livello globale è necessario indebolire Russia, Cina e Iran.

Ciò che fondamentalmente differenzia le recenti tensioni tra USA e Russia dalla guerra fredda è che oggi entrambi sono consapevoli di non essere più soli sulla scena mondiale e che la scacchiera geopolitica non è più simmetrica come allora.
Per ora la Russia è costretta a giocare in difesa e ogni forma di dialogo vietatole con l’Europa diviene un potenziale avvicinamento con la potenza asiatica per eccellenza, la Cina.

Fino a dove si spingeranno le tensioni mondiali?
A cosa porteranno le valutazioni di Joe Biden, presidente dalle vedute del secolo scorso?
Quali saranno le risposte del Cremlino sempre più esasperato?

Restiamo in aggiornamento.

Fonti:
https://politi.co/3dwrA53
https://bit.ly/3v4M3nu
https://reut.rs/3szyZEV
https://bit.ly/3aoiRQs
https://bit.ly/3aGoZUr
https://bit.ly/3dt2u6Z


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