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Manipolazione oscura. La triste lezione di Goebbels. – Il Secolo XIX


Onore al Secolo XIX! Che oggi buca la rete di silenzio assordante attorno al mio libro. Con un pezzo del Caporedattore centrale, Roberto Onofrio. Tutto da leggere!―

È un ritratto storico, come testimonia anche lo stesso titolo: “Goebbels. 11 tattiche di manipolazione oscura” (Piano B, 198 pagine, 15 euro). Ma la ricostruzione asciutta e dettagliata dell’anima nera che ha tessuto, dall’inizio alla fine, i fili della propaganda al regime di Adolf Hitler, vuole essere soprattutto uno specchio attraverso il quale riuscire a percepire le trame che ancora oggi pervadono i meccanismi della comunicazione, dell’informazione, della gestione del consenso di sistemi politici agli antipodi del nazismo, ma che, nonostante il loro ordinamento fondato sui principi della democrazia, adottano a volte, più o meno coscientemente, le stesse tecniche messe a punto dal grande manipolatore tedesco.

D’altronde, l’autore di questo libro, Gianluca Magi – storico delle idee e delle religioni, orientalista, psicoanalista e fondatore, insieme a Franco Battiato, di Incognita, laboratorio transdisciplinare di idee che dirige, a Pesaro, insieme a Grazia Marchianò – chiarisce sin dall’inizio che «la volontà di dominio dell’uomo sull’uomo, le strategie di manipolazione, il controllo sociale e l’arte dell’inganno sono antiche quanto la storia dell’umanità». E in effetti il libro, uscito in questi giorni per i tipi della casa editrice Piano B – l’unica a non avere avuto perplessità sulla pubblicazione, osteggiata invece, come lo stesso autore ha denunciato a più riprese in questi mesi, da molti altri editori – focalizza la sua analisi intorno all’universo del Terzo Reich, che Joseph Goebbels è riuscito a plasmare grazie alle sue tecniche, trasmettendo il suo disprezzo per l’umanità e la sua glaciale malvagità a un intero popolo. Ma, nello stesso tempo, ricorda anche – come nota Jean-Paul Fitoussi nell’introduzione al testo – che «le accoglienze trionfali agli imperatori romani di ritorno dalle campagne belliche non avevano nulla da invidiare alle grandi masse organizzate per onorare Hitler, gli ayatollah, i segreteri generali dei partiti comunisti ecc. Ma la vera forza dell’impresa di questo libro sta nell’aver dimostrato che questo percorso obbedisce a semplici principi, di applicazione pressoché universale».

Quali sono, dunque, questi undici principi? Bastano i titoli dei capitoli per definirli: semplifcazione e nemico unico; unanimità; volgarizzazione; orchestrazione; continuo rinnovamento; contagio psichico; trasposizione e contropropaganda; esagerazione calcolata e travisamento; silenziamento; verosomiglianza; trasfusione. Ad ogni capitolo, Magi associa anche un esperimento che la psicologia ha compiuto, in questi anni, dimostrando come alcuni comportamenti dell’essere umano, apparentemente inconcepibili, possano tranquillamente essere replicati. Il caso dell’esperimento di Stanley Milgram, sull’obbedienza all’autorità, è esemplare: il 65% dei soggetti, arruolati come insegnanti che nell’esperimento devono punire gli allievi che sbagliano con scosse elettriche, eseguono il compito – ignari che si tratti di una messinscena – arrivando a schiacciare persino il pulsante da 450 volt. Esito quasi più agghiacciante di quanto veniva concepito dalla mente di Goebbels. Perché dimostra come certi meccanismi psichici, certe risposte mentali possano essere riprodotte in laboratorio, quando si usano le chiavi giuste per intervenire sul funzionamento dei neuroni.

E sta qui il grande merito di questo libro di Gianluca Magi. Perché il concetto sotteso a tutte le pagine, un’appassionante altalena che oscilla tra la storia recente e gli squarci di presente e futuro che si possono intravvedere attraverso gli strumenti dell’alta tecnologia che circonda la nostra quotidianità, è soprattutto un costante avvertimento rivolto al lettore, che l’autore esplicita già nelle sue pagine introduttive: «La funzione di questo libro – scrive Magi – è dirigere l’attenzione, nel modo più serio, critico e scientifico possibile, verso quegli strati di rilevanza umana che stanno sotto i fenomeni più banali ed evasivi dell’esperienza sociale. Strati imprescindibili, se vogliamo costruire una società in cui valga la pena vivere. Costruzione che non accadrà per conto proprio: ciascuno di noi è impegnato a farla accadere. Può farla accadere soltanto chi è allenato a usare i propri occhi e le proprie orecchie, mantenendosi distaccato dal viscerale tumulto che le passioni agitate del nostro tempo tendono a produrre. Come un maelstrom. È il tentativo di rendere il lettore un secondo Ulisse, che resiste al canto delle sirene. Chi è preda dell’inondazione mediatica è come la persona che guardava direttamente in faccia Medusa senza lo specchio della riflessione cosciente: resta congelato in un inerme automa».

Il testo di Magi coglie in pieno questo obiettivo.
Alla fine della lettura è inevitabile provare un senso di salutare straniamento rispetto al flusso nel quale siamo tutti perennemente immersi. È come sollevare la testa dall’acqua, respirare e aprire gli occhi.
Non è poco, di questi tempi.―


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