Archive for the 'Il dito e la luna' Category



Verità


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Si narra che all’alba dei tempi la verità fosse uno specchio limpido. Un giorno, però, cadde a terra e si ruppe in tantissime schegge.
Ogni uomo ne prese una e, vedendo riflessa la propria immagine nel pezzetto che teneva in mano, cominciò a credere di possedere l’intero specchio.
Da quel giorno le cose non andarono mai più in modo diverso.
– GIANLUCA MAGI, Il dito e la luna, Edizioni Il Punto d’Incontro

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28/29 settembre – RIMINI
DELL’AUTOREALIZZAZIONE ALLA LUCE DELLA PSICOLOGIA TRANSPERSONALE E DELLE FILOSOFIE DELLA LIBERAZIONE

13 ottobre – TREVISO
IL GIOCO DELL’EROE – 2° LIVELLO
(aperto esclusivamente a chi ha partecipato al primo livello)

19/20 ottobre – RIMINI
DELLA VITA E DELLA MORTE ALLA LUCE DELLA FILOSOFIA COMPARATIVA E DELLE FILOSOFIE DELLA LIBERAZIONE

27 ottobre – RIMINI
LA VOCE DEL PADRONE. Corpo – Anima – Spirito – Dio interiore
Corso di psicosomatica

10 novembre – BRESCIA
IL GIOCO DELL’EROE – 1° LIVELLO

17 Novembre – PERUGIA
IL GIOCO DELL’EROE – 1° LIVELLO

24 Novembre – TERAMO
IL GIOCO DELL’EROE – 2° LIVELLO
(aperto esclusivamente a chi ha partecipato al primo livello)
1 Dicembre – VERONA
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VIDEO:

L’indifferenza è la culla della crudeltà


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Ti racconto una storia tratta dal mio libro Il dito e la luna.

“La piccola azione che produce una grande trasformazione”

Dopo essere morto, un grande sufi apparve in sogno a un amico che gli chiese quale trattamento gli avesse riservato Dio.
Egli rispose:
«Dio mi domandò se conoscevo la ragione per cui mi aveva perdonato. Io gli risposi che il suo perdono derivava dalla mia buona fede nella pratica di precetti religiosi. Ma Dio mi rispose che non era quella la ragione per cui mi aveva perdonato. Allora risposi che era a causa dei miei numerosi pellegrinaggi. Ma Dio continuava a rispondere negativamente. Allora risposi che era a causa di tutte le mie preghiere e per i miei digiuni. Ma Dio scosse la testa. Risposi quindi che era a causa delle mie buone azioni verso i fedeli e della mia dedizione nello studio del Libro sacro. Ma Dio non faceva altro che scuotere la testa. Io, perplesso, risposi che pensavo fossero queste le azioni che conducono alla salvezza e grazie alle quali si ottiene il perdono di Dio. Ma Dio mi rispose:
“Eppure non è per tali cose che ti ho perdonato!”.
Io ero sempre più confuso. Allora Dio mi disse:
“Ricordi quel giorno di tanto tempo fa, nella città dove abitavi, quando un freddo terribile aveva ricoperto di neve tutte le strade? Tu incontrasti un gattino spossato dal freddo che si muoveva da un muro all’altro in cerca di riparo dal gelo. Tu, preso dalla compassione, lo alzasti da terra e lo tenesti sotto il tuo mantello. Gli desti così protezione dai morsi del freddo. Questo è stato il reale motivo per cui ti ho perdonato: poiché tu avesti allora compassione di quel gattino”».

Prossimo appuntamento del GIOCO DELL’EROE
PANAREA 22-23 agosto
HOTEL RAYA

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VIDEO:

Gianluca Magi – Il dito e la luna – intervista radiofonica su Play Radio – inverno 2005


Risistemando si trovano sempre cose che si erano dimenticate.
Ho trovato alcune vecchie interviste radiofoniche.
La prima che carico è andata in onda su Play Radio nell’inverno del 2005.
Mi pare divertente, forse perché non si sente benissimo: era registrata in una audiocassetta.
Parlo delle storie sufi contenute nel suo libro “Il dito e la luna” (Edizioni Il Punto d’Incontro) con prefazione di Gabriele Mandel Khan.

Buon ascolto!
Evviva!
ilMagio

 

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VIDEO:

Quattro libri di Gianluca Magi contemporaneamente in classifica Bestseller…


copertine

 

Oggi ai primi posti della classifica dei Bestseller di Amazon.it
in 3 categorie “Psicologia”, “Filosofia”, “Self-Help”
ci sono quattro miei libri contemporaneamente.
Grazie di cuore a tutti i lettori che mi seguono con così grande affetto!
Evviva!
ilMagio
http://www.amazon.it/delleroe-percezione-essere-straordinario-ordinario/dp/8880938630/ref=pd_sim_b_6

Ritrovare il benessere con la saggezza orientale


Una serie di manuali per vivere al meglio

La saggezza degli antichi guerrieri può essere applicata
alla vita di tutti i giorni per superare situazioni e problemi.

Attraverso la magica penna di Gianluca Magi, l’essenza di una cultura antica che aiuta a risolvere i mali moderni

di Luigi Mondo e Stefania del Principe
[fonte: La Stampa]

Spesso la nostra causa di insoddisfazione non risale alle situazioni che la vita ci mette davanti ogni giorno – come tendiamo a pensare. Nella maggior parte dei casi siamo proprio noi a guardare la vita con occhi sbagliati, puntando il dito contro ciò che è giusto o sbagliato creando stati di contentezza o infelicità a seconda di come abbiamo scelto di valutare ciò che ci è appena accaduto.

Ecco che il nostro benessere, in molti casi, potrebbe migliorare proprio cercando di inglobare in noi l’antica saggezza orientale. Saggezza che ha lo scopo di farci a guardare la vita con una prospettiva diversa, dove tutto diventa piccolo e infinitesimale se osservato con gli occhi della sapienza.
Gianluca Magi, insegnante di storia e filosofia orientale, da anni si occupa di divulgare questo antichissimo sapere spaziando dalla via dell’umorismo, al codice del potere senza precludere la Nobile arte dell’insulto (Questo, per esempio, il titolo del libro pubblicato da Einaudi Editore).
Ne “I tre pilastri della sapienza” (Edizioni il Punto di Incontro), per esempio si trovano un’infinità di perle che vedono la luce in oltre cinquemila anni di storia. Partendo dal presupposto che l’Universo è un vero e proprio organismo che muta in maniera continua, la cultura Cinese non fa alcuna differenza tra spirito e materia, non ammette dualità. Ecco che l’universo nient’altro è che un continuum di combinazioni di aggregati, a partire dal QI (l’energia vitale).
Non a caso, un vecchio saggio Cinese, citato nel libro di Magi, recita: «Vedere è facile, comprendere è difficile».

Una delle sezioni del libro in cui più trapela l’essenza delle felicità di cui parlavamo prima, è quello in cui si parla del Mahayana  – o grande Veicolo. La teoria parte dal presupposto che qualsiasi affermazione è insostenibile. Perché ognuna contiene sempre il suo contrario, ed è solo il filtro che usiamo per vedere il mondo intorno a noi che ci permette di scegliere il “lato della maedaglia”. Ecco che, non esistono un “vero e un falso” o un “essere e un non essere”.
«La realtà è di per sé indefinibile e vuota di ogni definizione; a essa ci si può riferire soltanto come vuoto assoluto (Sunyata)», racconta Magi. «Quando ogni opinione sarà abbandonata (compresa la dottrina della produzione condizionata del Buddismo originario) si conseguirà l’illuminazione comprendendo che ogni cosa è priva di natura propria (svabhava) e vuota  (sunya), ovvero priva di significato».

Ne “I 36 stratagemmi” e “Il codice del potere” – sempre editi da Il Punto di Incontro – viene invece evidenziato il ruolo che comunque si deve mantenere in questa vita quando si ha a che fare con un avversario. Il primo contiene tutti i consigli dell’antica Cina e il secondo dell’India, ma entrambi, spiegano come sia possibile trasformare in arte la strategia bellica. Strategia applicabile a qualsiasi “scontro” di vita quotidiana.
Nell’antico testo indiana “Mahabharata”, per esempio, si legge: «Il successo non è degli indolenti, dei pavidi, degli orgogliosi, né di chi si lascia spaventare dalle clamorose chiacchiere della gente o sta sempre ad aspettare. Nascondiamo i nostri punti deboli all’avversario e scopriamo invece i suoi; come la tartaruga, bisogna saper nascondere le membra e saper difendere le parti esposte al pericolo. Sii un airone quando dei calcolare il tuo vantaggio, un leone quanto attacchi, un lupo quando predi, una lepre quando fuggi». Similmente, il quarto stratagemma cinese afferma: «Senza combattere direttamente l’avversario, affliggerlo con situazioni logoranti. La forza diminuisce, la debolezza aumenta».
Entrambe, quindi, possono essere considerate vere e proprie scienze di comportamento che hanno la finalità di adottare strategie nella vita di tutti i giorni per poter controllare gli altri, senza che gli altri controllino noi; per indurli a far qualcosa senza che ne rendano conto o, peggio, per studiare a tavolino le mosse – obbligate – di un intero gruppo o popolo.

Allo stesso modo, nel libro “La Nobile Arte dell’insulto” (Einaudi Editore), si pone estrema importanza all’utilizzo della parola. Secondo un antico proverbio cinese, infatti, la parola è più affilata della spada. Ecco, quindi, che si può colpire la persona che riteniamo pericolosa con critiche e insulti velati. Se fossimo schietti, le persone con cui abbiamo a che fare si arrabbierebbero e il tutto si ritorcerebbe contro di noi.
Al contrario, se non si rende immediatamente conto delle nostre parole, la sua reazione non potrà lederci in alcun modo. «Conviene evitare che l’avversario si renda conto  fin dalle prima parole che lo si sta criticando: è solo a termine di un certo tempo di riflessione, poco a poco, che questi giunge a  prendere consapevolezza che le parole erano tutt’altro che benevole. Lo si metta a suo agio, cosicché il suo viso dapprima sorridente, viri poi dal bianco al rosso, dal rosso al violaceo, infine dal violaceo al grigio plumbeo. Questo è il più alto grado dell’insulto», scrive Magi.

Ma se l’insulto non fa per noi e vogliamo prendere la vita un po’ più alla leggera, possiamo seguire gli insegnamento citati ne “La via dell’umorismo” e “Il dito e la luna”  (sempre editi da Il Punto di Incontro). Nel primo si trovano perle di saggezza, raccontate in chiave umorista. Che dire, per esempio, delle persone che sono sempre alla ricerca della fortuna, ma non sono capaci di vederla, neppure se arriva sotto il loro naso?  A tal proposito, vi è una storiella nel libro di Magi in cui una moglie si lamenta con il marito accusandolo di essere uno scansafatiche. Il marito, rimasto un attimo interdetto, le chiede il motivo delle sue parole. La moglie gli risponde «Perché tutte le volte che un’occasione d’oro bussa alla nostra porta ti lamenti per il chiasso».
La saggezza dei mistici dell’Islam, allo stesso modo riporta su “Il dito e la Luna” una domanda che un allievo fa al suo maestro. Chiedendogli quale differenza potrà mai esserci tra un non credente e il credente. La risposta del maestro fu chiara e coincisa “La scontentezza”.

E per non rischiare di essere scontenti mai nella vita, non entra in gioco solo il nostro credo, bensì il nostro modo di continuare a essere “bambini” an che in età adulta.
L’ultimo libro, si chiama, infatti, “Il gioco dell’eroe”. Un manuale che insegna a trovare lo specchio Magico di Alice che permette di raggiungere ciò che la mente razionale etichetta come irraggiungibile.
«L’uomo ordinario si crede felice quando i suoi bisogni sono soddisfatti, l’uomo straordinario è felice a prescindere, è come un aquila che non vola a stormo».
Ed è proprio questa l’essenza di tutta la saggezza trascritta nei libri di Magi: volare liberi come un falco, guardando, dall’infinito cielo com’è – infine – microscopico il nostro pianeta, i suoi esseri e tutto ciò che viene considerato “problema”.

Oltre i confini geo-politici con Gianluca Magi


Ieri pomeriggio, riordinando i fasci di carte nell’Antro del Nano (la parte più recondita della biblioteca), ho ritrovato questa intervista (di cui mi ero dimenticato) che rilasciai nell’aprile del 2011 e pubblicata il mese successivo sul mensile Duemila.
Buona lettura!
ilMagio

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Essere nel mondo, ma non del mondo: GOAL!


 

 

 

Questo aneddoto del mondo Sufi (tratto dal mio libro: Il dito e la luna, p. 137) lo dedico a tutte quelle persone che mi hanno scritto per comunicarmi che le visioni durante il Gioco dell’Eroe sono talmente belle, coinvolgenti e ricche che vorrebbero rimanere lì per sempre.
L’aneddoto serve per rispondere che lo scopo del Gioco dell’Eroe è aumentare la percezione della realtà ordinaria, che c’è un continuum, non un taglio, tra il mondo extra-ordinario e il mondo quotidiano.
Il Gioco dell’Eroe serve per ritrovare lo straordinario nell’ordinario, per percepire soffi di realtà maggiori, per riscoprirsi straordinari anche in un mondo che a volte può mettere a disagio, che gli ostacoli nel mondo sono un po’ come gli ostacoli nel gioco del football: se non ci fossero difficoltà sarebbe un gioco di una noia mortale! Che gusto ci sarebbe giungere in area avversaria senza alcun intralcio per tirare di calcio a una palla in una rete senza portiere? Che goal sarebbe? (visto che ci sono gli Europei, credo che possiamo capirci bene).
Essere straordinari nel mondo, ma non essere del mondo ordinario: in questo consiste la nostra personale e giocosa epopea eroica.
Se così non fosse il Gioco dell’Eroe si trasformerebbe in una sorta di oppio, nell’ennesima fuga dalla realtà, nel continuare a ignorare la fonte del proprio potere.
L’Eroe passa trionfante da una realtà che subisce, a una realtà che costruisce e gestisce!
Lo scrivo per reale e sincera compartecipazione verso le tante persone che mi hanno scritto a questo riguardo.
L’aneddoto sarà certamente più chiaro delle mie parole.

Buona lettura.
Evviva!
ilMagio

 

A seguito di preghiere molto intense, un mistico si venne a trovare in uno stato di estasi talmente profonda che cominciò a desiderare di rimanere in quello stato gioioso e di non uscirne più.

«Dio fammi conseguire stadi sempre più elevati», continuava a ripetere rapito dall’estasi.

A un certo punto, udì una voce bisbigliargli:

«Dio non ama  quelli che fuggono!».

Barzelletta spirituale del giorno (venerdì 15 giugno): Il segreto della lunga vita


A pagina 47 di questo libretto si legge questa storiella (che posto anche a postilla di una lunga piacevole chiacchierata all’interno del Circolo Magico del Gioco dell’Eroe – Rimini [Gruppo chiuso]).

Un Sufi molto vecchio conosceva bene il mondo.
Per questo motivo la gente lo consultava spesso.

Una volta un tizio gli chiese:
«Qual è il segreto della tua lunga vita?».

«Il segreto è questo: non contraddico mai nessuno!», rispose il saggio.

«Non è assolutamente possibile che questo sia il segreto!», esclamò l’altro.

«Sì, hai proprio ragione: non è assolutamente possibile!», concluse sorridendo, con voce modulata dalla serenità degli anni.

Buon weekend a tutti!
Evviva!
ilMagio

Identificazione


Questa è una storia esoterico-sapienziale su cui amo spesso riflettere (nel mio: Il dito e la luna, Edizioni Il Punto d’incontro, pp. 36-7)
A certi lettori probabilmente non comunicherà nulla, mentre ad altri parlerà al Cuore.
Buona lettura!
ilMagio

«Gli avvenimenti della vita quotidiana sono materiale prezioso per l’insegnamento», disse l’anziano maestro sufi all’allievo, «Ti mostrerò cosa intendo dire. Vieni pure con me».
Si recarono quindi al mercato, che pullulava di gente indaffarata, di colori e di profumi di spezie. A un tratto, tra la folla, un tizio gridò:
«Chi si vede! Il vecchio ateo perditempo assieme al suo piccolo amante!».
L’allievo, udite quelle assurde calunnie, in un accesso di collera si scagliò contro l’uomo del mercato. Dopo che si furono azzuffati, il maestro disse all’allievo:
«Ora, tranquillizzati, possiamo tornare a casa dove potrai comprendere come ci si sottrae a tali situazioni grazie alla conoscenza della causa».
Arrivati a casa il maestro estrasse dalla sua libreria una borsa piena di lettere a lui indirizzate. Gli si rivolgevano come il Maestro dei Maestri, il perfetto Conoscitore del Testo Sacro, Colui che è giunto alla perfezione, il Saggio dei Saggi, e chi più ne ha più ne metta.
Tutte quelle lusinghe rivolte al maestro dipinsero un sorriso sul volto dell’allievo.
«Se stai attento», disse il maestro, «puoi ricavarne un prezioso insegnamento: ogni mittente si rivolge a me non chiamandomi con il mio nome, e tanto meno per ciò che sono, ma per ciò che inconsciamente vorrebbe lui essere; mentre l’uomo del mercato si è rivolto a me per ciò che intimamente si reputa o ha timore di essere. Così va il mondo. Quindi, per qual motivo andare in collera o inorgoglirsi davanti ai giudizi sul nostro conto?».

Mio figlio non mi appartiene


Nei primi mesi del 2001 feci un sogno: un feto galleggiante nello spazio siderale mi chiese timidamente di aprirgli un varco nel tempo e nello spazio per potersi così densificare nella materia. «Il mio nome è Cristoforo», disse.
[Quella richiesta onirica divenne poi l’epigrafe del mio libro Il dito e la luna per le Edizioni Il Punto d’Incontro].

Quel sognò mi colpì. Non solo perché all’epoca pensavo che non avrei mai avuto un figlio (e tra l’altro non mi piaceva neppure il nome Cristoforo); e non solo perché dopo una settimana seppi che dai “giardini della preesistenza” un cucciolo si era accomodato nell’utero della mia compagna. Ma perché mi fece comprendere con chiarezza che mio figlio non mi appartiene:
egli è figlio del desiderio che l’esistenza ha di se stessa.
Che egli non proviene da me, ma attraverso di me.
Che sta con me, ma non mi appartiene.

p.s.: Ah!, dopo qualche settimana da quel sogno cominciò pure a piacermi il suo futuro nome.
p.s.s.: Forse, a ben guardare, non posseggo proprio nulla. Tutto ciò di cui dispongo è come se mi fosse dato in prestito.
Cerco di averne “la cura del buon padre di famiglia” (come si suol dire in gergo giuridico): so bene e tengo a mente che arriverà il giorno in cui avrò un vestito senza tasche…

Evviva!
Gianluca Magi

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