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Goebbels e l’arte oscura della manipolazione


> Intervista rilasciata da Gianluca Magi a Ionoblog: https://bit.ly/3rOPxsP

Nel 1932, mentre la Repubblica di Weimar si preparava a un appuntamento elettorale cruciale, i seguaci di Hitler avevano già chiara una precisa scala di priorità. Joseph Goebbels annotava: «La propaganda dovrà svolgere la maggior parte del lavoro. Dobbiamo elaborare una tecnica perfetta sin nei minimi particolari». Risultato: i nazisti conquistarono 230 seggi e diventarono la prima forza politica nel Reichstag. Dentro una fatale miscela di fattori esplosivi, la «tecnica perfetta» aveva funzionato, e non per caso negli anni successivi sarebbe diventata regime, al pari della formula politica che sosteneva e di cui affilava le armi, adattava gli slogan, giustificava le nefandezze. In un gorgo di menzogna e violenza combinate per mobilitare l’immaginario e le energie di una nazione, col tragico successo che conosciamo.

Un successo scientifico, frutto di un laboratorio sofisticato e decisamente variegato. Perché Goebbels sapeva che le baionette non bastano, e talora non servono. Come aveva insegnato Le Bon, «i veri sconvolgimenti non sono quelli che ci empiono di stupore per la loro vastità e violenza: i soli cambiamenti importanti avvengono nelle opinioni, nei concetti, nelle credenze». Il che suggeriva di guardare verso il mondo libero, ad esempio verso le sottili forme di militarizzazione del pensiero elaborate nella democratica America. Dove non a caso, qualche anno prima, la stessa parola – propaganda – aveva dato il titolo a un celebre saggio di Edward Louis Bernays, che parlava di quanto fosse necessaria (e buona e giusta) la «manipolazione dell’opinione pubblica in democrazia». Cosa che del resto l’autore aveva saggiato al fianco dell’amministrazione Wilson, allorché si era trattato di convincere la nazione ad entrare nel primo conflitto mondiale. Di quella già robusta tradizione – fatta di disprezzo delle masse popolari e di cinismo elitario – i Diari del ministro della propaganda nazista raccolgono gli esiti. Offrendo un’impressionante testimonianza della trasversalità strategica di quelle tecniche manipolatorie che copiosamente il Novecento avrebbe usato per i fini più diversi, e nei più diversi contesti politici.

Per questo Gianluca Magi ha deciso di riaprire quelle pagine. Nella consapevolezza di poterci ritrovare non una mera testimonianza archeologica, ma la chiave di un meccanismo universale da cui difendersi. E da qui nasce il suo ultimo volume, Goebbels. 11 tattiche di manipolazione oscura, edito da PianoB con prefazione di Jean-Paul Fitoussi. Un volume prezioso, scritto da uno studioso di lungo corso – storico delle idee e delle religioni, filosofo, orientalista – che vanta una carriera costellata di successi editoriali e sperimentazioni audaci (non ultimo il laboratorio transdisciplinare Incognita, diretto con Franco Battiato) e che conduce il lettore con rara profondità attraverso i dispositivi di condizionamento del potere.

Un manuale di autodifesa, insomma, quantomai necessario. Che il grande circuito di promozione editoriale – avviluppato su contenuti rigidamente standardizzati – ha fin da subito espulso dalle proprie vetrine. Forse a riprova del fatto che la bolla del mainstream non ammette di mettersi in discussione dal proprio interno. E che criticare i presìdi della chirurgia mediatica colpisce meccaniche vaste. Quando Magi ha accettato di conversare con noi è stato inevitabile partire proprio da qui.

Lei ha un curriculum di tutto rispetto. È stato per tanti anni professore universitario a Urbino, per poi dimettersi. Ha pubblicato per editori come Rizzoli, Einaudi, Bompiani, Sperling&Kupfer. Ora ha scritto un libro brillante, documentato e molto più originale di certi pamphlet che invadono le librerie. Oltretutto su un argomento di estrema attualità. Com’è possibile che il manoscritto sia stato rifiutato dalle maggiori case editrici? E che poi la sua pubblicazione sia stata praticamente ignorata?

Se è noto che dopo la disfatta, la silenziosa diaspora nazista insegnò le arti della persecuzione e della tortura ai militari ed ai politici di una dozzina di paesi affacciati sul Mediterraneo, sull’Atlantico e sul Pacifico, ignoto è il fatto che le tattiche di manipolazione di Goebbels vengono a taglio dei media brain trust e delle dinamiche propagandistiche su cui si fondano in ampia parte l’informazione e la produzione culturale attuale. Su questo aspetto mancavano studi scientifici seri e documentati. Il mio libro ha cercato di sopperire a tale lacuna.

Bene, dunque.

Sì. Anzi, male. Perché a maggio del 2020 cominciano le disavventure per questo libro, nel momento in cui lo presentai a numerosi editori. Premetto, per chi non conosce il mio lavoro, che alcuni miei libri sono stati tradotti in 33 Paesi e non ho mai incontrato grandi ostacoli per pubblicare un mio lavoro in oltre venticinque anni di carriera. Questo libro invece si è trovato davanti a tutte le porte sbarrate. Rifiutato con risposte evasive o di circostanza. Nei casi in cui è stata palesata la vera ragione del rifiuto, la risposta dei direttori editoriali è stata questa: «Pubblicare questo libro è potenzialmente pericoloso sia per la nostra carriera che per i suoi contenuti». Morale: il libro è rimasto in questa vile censura preventiva sino a dicembre, allorché Piano B, casa editrice piccola ma coraggiosa e fuori dal coro, è stata entusiasta di pubblicarlo. Dunque, onore a Piano B edizioni! Ma l’accanimento contro questo libro è lontano dall’essersi concluso. Ad oggi è ignorato, o più tecnicamente, “silenziato” dai media nazionali mainstream. Il fatto tragico – non solo per me ma emblematico per tutti – è che la mia denuncia di questo osceno modus operandi, trova persone che non ci credono. Ritengono che ciò non sia possibile. Rifiutano questa verità, per la sua enormità. È molto significativo questo comportamento mentale. Un buco in questa rete del silenziamento è stato fatto in questi giorni da un brillante articolo a firma di Roberto Onofrio, caporedattore centrale del Secolo XIX. Mi auguro che altri media seguano il suo esempio e immettano questo libro nel circuito di discussione e riflessione della collettività.

Alla rete di silenziamento, poi, non si sottraggono neppure i social network. Ciò è reso possibile dalla condivisione costante dei dati tra Facebook e Amazon. Nel mio caso specifico, Amazon ad oggi – per i casi di cui sono a conoscenza – ha rifiutato o ha rimosso una ventina di recensioni di lettori che negli ultimi mesi hanno commentato i miei post Facebook o hanno interagito con me via Messenger. Questo, al di là del mio libro, lumeggia una forma di controllo e sorveglianza ad un grado di pervasività senza precedenti nella storia umana, neppure nei suoi periodi più bui.

Insomma, le ragioni che rendono importante il suo lavoro sono esattamente quelle che hanno portato alla sua censura.

Sì. Inevitabilmente, come congetturavo sin dall’inizio, il mio libro si è trovato vittima del sistema di cui descrive i modi e il funzionamento. Ma non pensavo che potesse essere ritenuto libro non gradito o scomodo sino a questo livello d’intensità. Last but not least, parallelamente la mia pagina Facebook “Gianluca Magi – Incognita” è stata ripetutamente segnalata da parte di fanatici. Queste ignobili segnalazioni anonime – tipiche di chi è privo di ossatura morale – comportano il rifiuto reiterato di Facebook di poter mettere in evidenza la maggior parte dei miei post. Ecco un’altra forma di Silenziamento, IX principio tattico di manipolazione oscura. E qui si aprirebbe la lunga parentesi sul sistema di delazione fanatica all’interno di questo modello totalitario mascherato da prevenzione sanitaria…

Del resto siamo abituati ad associare la censura e la propaganda a contesti totalitari, e certamente quei contesti si alimentano di propaganda. Ma – e lei giustamente lo sottolinea – teorici come Bernays ci insegnano che questa categoria si sposa pericolosamente anche a sistemi democratici…

… e non dimentichiamo Ivy Lee, pioniere americano delle public relations, il quale fu assoldato nel 1934 da Goebbels, attraverso una nota azienda nazista, la IG Farben Industrie Deutschland, grazie all’esorbitante parcella annuale di 30.000 dollari. Che all’epoca era una vera fortuna. Questo il triangolo velenoso: Joseph Goebbels, Edward Bernays (da più parti considerato un Goebbels americano, pronipote di Freud e avvelenatore professionale della coscienza pubblica) e Ivy Lee, ribattezzato dai critici «Veleno Ivy» ovvero colui che mistifica la realtà. Ne do conto ampiamente nel mio libro: nell’Atto II, Scena II del capitolo Nella mente del diavolo zoppo (una caccia psicologica per decifrare Goebbels e per comprendere la psicopatologia del potere), e nel Principio tattico III, Volgarizzazione, dove osservo come la propaganda e la distorsione cognitiva della realtà delle persone si declinino oggi all’interno dei sistemi democratici.

Oggi mi pare di poter dire che la propaganda è ovunque. Il vero paradigma della contemporaneità.Tutto è ricondotto alla logica di uno spot pubblicitario. Le opinioni sono preconfezionate anche quando si duplicano in campi apparentemente opposti: destra e sinistra, buoni e cattivi… è l’infantile terreno comune di ogni dibattito. E lo spettacolino dei media mainstream che si autoaccreditano come fonti affidabili – nonostante le ripetute falle informative e la parzialità palese del loro setting – risponde alla meccanica della propaganda, e lei lo mostra bene…

… Giudizi ed etichette: in tal modo siamo stati persuasi e incoraggiati a ragionare dal teatrino dei media mainstream che si autoaccreditano come fonti attendibili. La visuale che ci si para ai sensi e la dialettica riflessiva sono state conchiuse all’interno di un recinto costruito ad hoc da questo teatrino. L’inondazione mediatica sottrae il tempo alla riflessione. Il diluvio costante di dati e moniti proibisce il ragionamento. Chi tenta di uscire da questo teatrino rischia di incespicare nell’ingenuità di auto-etichettarsi nei termini della narrazione dominante, nel doversi giustificare quando mette in campo il dissenso che è condannato a monte da giudizi ed etichette. È un universo concentrazionario dal quale difficilmente si riesce a sottrarsi o si esce incolumi. Pensare implica energia e tempo. Giudicare ed applicare etichette, no. L’assenza di tempo per riflettere è la nemica giurata della ragione. Entriamo così in quella che chiamo “l’era del caos” dove si è eterodiretti e si obbedisce a capo chino.

LA SECONDA PARTE DELL’INTERVISTA SEGUIRÀ IN UN PROSSIMO ARTICOLO.

Gianluca Magi, Goebbels. 11 tattiche di manipolazione oscura, Prefazione di Jean-Paul FItoussi, Piano B, 2021.
< Il libro prima censurato e ora silenziato dai media mainstream >
Conoscere è difendersi.

Whatever it takes. Se il costo fosse la vita umana.


«La crescita del ruolo della finanziarizzazione dell’economia è strettamente collegata al processo di innovazione finanziaria avvenuto a partire dagli anni 1980. Tale processo, sospinto dalla deregolamentazione e tradottosi nella creazione e nella diffusione in un mondo sempre più globalizzato di strumenti finanziari oltremodo strutturati e complessi, se in un primo momento può avere favorito lo sviluppo dell’economia, ha poi incoraggiato anche comportamenti incauti, gestioni prive di sani criteri prudenziali e speculazioni spregiudicate; ciò a danno della stabilità dell’intero settore finanziario e, per effetto contagio, di tutto il sistema economico».
Questa la definizione di “finanziarizzazione” di Laura Ziani per il Dizionario di Economia e Finanza (Treccani, 2012).

Whatever it takes” significa “ad ogni costo” ed è stato pronunciato da Mario Draghi alla Global Investment Conference a Londra il 26 luglio 2012.
Questa espressione, già ripresa come uno slogan, suggerisce un’iperbole su ciò che evoca nel 2021 e su ciò che forse piacerebbe molto al Marchese De Sade.
Se fossimo in una guerra fredda che ha sostituito al nucleare le bolle – speculative – finanziare ed una battaglia vaccinale fosse in atto, vedremmo i divieti fin’ora conosciuti violati in conformità ad una regola che il corpo sociale ha stabilito più o meno esattamente.«Ché senza un cemento di sangue (dev’essere umano, dev’essere innocente) nessun muro secolare potrà mai ergersi saldamente in piedi», per dirla con un verso di “Vespri” di W.H. Auden.
Se il lungo elenco di limitazioni e regole ci in/trattenesse socialmente e politicamente, la paura dei virus, il cercar di sopravvivere con un’appagante corsa sfrenata all’innovazione eterodiretta, fossero le caratteristiche di un neo-lager diffuso e non più concentrato, un’offerta di peccato, a cosa volgerei lo sguardo?

Ad un’osservazione ravvicinata del rapporto tra divieto e desiderio. Un’osservazione del punto più intimo della trasgressione. Chissà non conduca a scorgere la matrice sadica di una guerra finanziaria.
Il divieto che crea il desiderio, il gusto di travalicare i limiti collegato alla ferocia è, in questo scenario, precluso per la massa perché incluso esclusivamente nel meccanismo stesso del raggiungimento della posta finanziaria in gioco. La trasgressione si allontana dagli impulsi umani che la esigevano. Il genere umano è in un vicolo cieco.Allorquando la crudeltà cessa di essere un rito fine a stesso, come nel teatro delle guerre di un remoto passato, ed è strumento di un risultato finanziario speculativo auspicato diventa una forma di sadismo organizzato: ecco l’ebbrezza di sfuggire risolutamente ai limiti e al potere del divieto di usare crudeltà.

Lascerebbe di stucco Proust che osservava: «La cattiveria non ha probabilmente nell’animo del malvagio la pura e voluttuosa crudeltà che ci fa tanto male immaginare. L’odio la ispira, movimento che nulla ha di gioioso. Ci vuole il sadismo per estrarne piacere». (“Du côté de Guermantes”, I, 156).
Sogghignerebbe il Marchese De Sade, precursore del totalitarismo, nel riconoscere il modello di sadismo quasi puro, sì tanto raro, di una guerra così orchestrata. Mentre lo slogan riecheggia con il suo linguaggio ipnotico, il male resta banale nonostante i tecnicismi.
In Goebbels. 11 Tattiche di Manipolazione oscura, di Gianluca Magi: il Principio tattico Orchestrazione costruisce la struttura del potere, degli interessi e degli scopi, in modo che la gente si adatti credendo di conoscerle realmente. Quell’amor intellectualis diaboli, affatto geniale, che è il piacere di colpire la civiltà con le sue stesse mani: la costruzione del consenso ottenuto attraverso il conformismo disattento perché immaginare che le apparenze nascondano qualcos’altro ci spaventerebbe.

Fonti:
“Verbatim delle osservazioni di Draghi il 26 luglio a Londra”, BCE, 2012: https://bit.ly/3vaohXO
Dizionario di economia e finanza, Treccani, 2012.
Gianluca Magi, Goebbels. 11 Tattiche di manipolazione oscura, Piano B, 2021.
Elémire Zolla, “Sul sadismo“, in: Marchese de Sade, Strenne Filosofiche, La Vita Felice, 2014.
Georges Bataille, L’erotismo, ES, 2013.
René Girard, Miti d’origine, Feltrinelli, 2016.

L’era dalla panicocrazia. È cominciata.


«Stiamo entrando in un’era delle pandemie. Se si guarda a quanto è accaduto negli ultimi anni, con Hiv, Ebola, Mers e Sars, quelle erano epidemie che potevano essere contenute ma non possiamo pensare che sia tutto finito una volta superato il Covid-19. Il rischio resta». Così ha dichiarato recentemente Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea sull’autorevole Financial Times.
In realtà le pandemie e i virus letali – come la Spagnola (1918-1920) con 50 milioni di vittime, l’Asiatica (1957-1960) con oltre due milioni di morti, la pandemia di Hong Kong del 1968 (tra 1-4 milioni di vittime), l’HIV, virus non ancor scomparso, con 25 milioni di morti, con l’Ebola (il calcolo dei morti fino al 2016 si aggira intorno agli 11 mila) – hanno sempre accompagnato la precaria esistenza umana. Ma senza sconvolgerla come ora, da più di un anno a questa parte.

«Superato il Covid-19 il rischio resta».
Qual è la ragione di questa uscita della tedesca von der Leyen?
Forse per giustificare l’implementazione della ricerca UE?
No. Bensì per seminare il panico con l’incubo virale che si protrarrà per generazioni.
Ma qual è ragione di questa politica ansiogena e oppressiva?
Perché se fino ad un anno fa le varie pandemie che ci sono state non ci avevano stravolto la vita, ora quelle future dovrebbero essere così rovinose da piombarci per sempre in casa e costringerci a mascherarci?
Perché von der Leyen, come una novella Nostradamus, predice apocalissi a tempo indeterminato?
Che la situazione non quadri è ormai evidente a (quasi) tutti.

Come anticipavo alcuni mesi fa in questo video è la tattica della forza attraverso la paura: l’VIII principio tattico, trattato nel mio nuovo libro Goebbels. 11 tattiche di manipolazione oscura (Piano B, 198 pagine, 15 euro).
La panicocrazia è dunque il nuovo scenario che ci aspetta: domina chi è capace di terrorizzare le masse. Il virus del panico sarà la vera pandemia del futuro: un virus assai più contagioso del Covid perché si trasmette con immagini e parole: le sue vittime sono persone semplici e colte, giovani e anziani.

Chi è nel panico non ragiona. Lo sapeva bene Goebbels, il diabolico ministro della Propaganda nazista, che confezionava idee e azioni su misura per i mass media per ingigantire i fatti in modo da farli apparire come la prova di minaccia da cui dipendeva la sopravvivenza e la stabilità della società, dell’economia, della salute pubblica. È l’obiettivo dell’VIII Principio tattico, “Esagerazione calcolata e travisamento”. Uno degli esempi di tattica politica ansiogena e oppressiva per la nuova strategia di guerra psicologica fu la “sezione Nostradamus”, istituita da Goebbels nel novembre 1939 all’interno del suo ministero, per profetizzare lutti, distruzioni e apocalissi, per «magnificare la vittoria all’interno e creare panico e confusione all’estero». Con grande soddisfazione del diavolo zoppo, la tattica di manipolazione oscura funzionò (ne parlo a pag. 51 del libro, per poi sviscerarlo da pag. 147).

È l’invisibile creazione di un universo paranoico per agire sui recessi profondi dello spirito dell’individuo, per programmarne le azioni e indirizzarne i comportamenti. La pressione che instilla paura nelle persone è il modo più facile per dominare, poiché spinge ad accettare ogni soluzione. Eliminare ogni bastione su cui l’uomo possa sentirsi inattaccabile, e dunque libero dalla paura. Diffondere il bisogno di certezze, di consolazione, di guida e di obbedienza. Questi sono gli effetti dell’applicazione del Principio tattico VIII, la cui regola psicologica è: per suscitare partecipazione e adesione si deve associare un fatto a episodi storici radicati nella memoria collettiva, come stragi, olocausti, orrori; il forte bisogno emotivo generato paralizzerà la volontà delle persone, distruggerà la loro capacità di pianificazione e di collaborazione, inducendo ad aderire allo scopo economico, sociale o politico proposto.

La von der Leyen e non solo lei l’hanno capito bene e quindi, per soffocare sul nascere l’improvvido anelito di speranza iniettato nei cuori della gente insieme ai vaccini, spengono ora la speranza con l’avvertimento che le pandemie seguono un moto perpetuo. Perpetuo come il moto del pendolo che oscilla tra collettiva ansia e speranza; speranza e ansia. Un moto perpetuo tra il tranquillizzare e il minacciare; minacciare e tranquillizzare. Ciclicamente. Ininterrottamente. Ipnoticamente.

Un antico proverbio arabo recita:
«La vittoria si ottiene non contando quanti ne hai uccisi, ma quanti ne hai spaventati».

Gianluca Magi, Goebbels. 11 tattiche di manipolazione oscura, Prefazione di Jean-Paul Fitoussi, Piano B, gennaio 2021.
< Il libro prima censurato e ora silenziato dai media mainstream >

Media bias


Nonostante il dogmatico rispetto di tanti verso le informazioni dei media mainstream, un numero sempre più crescente di persone si sta accorgendo che siamo entrati in un totalitarismo mascherato da prevenzione sanitaria.
In psicosociologia delle comunicazioni si definiscono “Media bias” quelle distorsioni o parzialità delle notizie nei mezzi d’informazione per finalità propagandistiche.

Conoscere è difendersi.

Gianluca Magi, Goebbels. 11 tattiche di manipolazione oscura, Prefazione di Jean-Paul Fitoussi, Piano B, gennaio 2021.
< Il libro prima censurato e ora silenziato dai media mainstream >

Manipolazione oscura. La triste lezione di Goebbels. – Il Secolo XIX


Onore al Secolo XIX! Che oggi buca la rete di silenzio assordante attorno al mio libro. Con un pezzo del Caporedattore centrale, Roberto Onofrio. Tutto da leggere!―

È un ritratto storico, come testimonia anche lo stesso titolo: “Goebbels. 11 tattiche di manipolazione oscura” (Piano B, 198 pagine, 15 euro). Ma la ricostruzione asciutta e dettagliata dell’anima nera che ha tessuto, dall’inizio alla fine, i fili della propaganda al regime di Adolf Hitler, vuole essere soprattutto uno specchio attraverso il quale riuscire a percepire le trame che ancora oggi pervadono i meccanismi della comunicazione, dell’informazione, della gestione del consenso di sistemi politici agli antipodi del nazismo, ma che, nonostante il loro ordinamento fondato sui principi della democrazia, adottano a volte, più o meno coscientemente, le stesse tecniche messe a punto dal grande manipolatore tedesco.

D’altronde, l’autore di questo libro, Gianluca Magi – storico delle idee e delle religioni, orientalista, psicoanalista e fondatore, insieme a Franco Battiato, di Incognita, laboratorio transdisciplinare di idee che dirige, a Pesaro, insieme a Grazia Marchianò – chiarisce sin dall’inizio che «la volontà di dominio dell’uomo sull’uomo, le strategie di manipolazione, il controllo sociale e l’arte dell’inganno sono antiche quanto la storia dell’umanità». E in effetti il libro, uscito in questi giorni per i tipi della casa editrice Piano B – l’unica a non avere avuto perplessità sulla pubblicazione, osteggiata invece, come lo stesso autore ha denunciato a più riprese in questi mesi, da molti altri editori – focalizza la sua analisi intorno all’universo del Terzo Reich, che Joseph Goebbels è riuscito a plasmare grazie alle sue tecniche, trasmettendo il suo disprezzo per l’umanità e la sua glaciale malvagità a un intero popolo. Ma, nello stesso tempo, ricorda anche – come nota Jean-Paul Fitoussi nell’introduzione al testo – che «le accoglienze trionfali agli imperatori romani di ritorno dalle campagne belliche non avevano nulla da invidiare alle grandi masse organizzate per onorare Hitler, gli ayatollah, i segreteri generali dei partiti comunisti ecc. Ma la vera forza dell’impresa di questo libro sta nell’aver dimostrato che questo percorso obbedisce a semplici principi, di applicazione pressoché universale».

Quali sono, dunque, questi undici principi? Bastano i titoli dei capitoli per definirli: semplifcazione e nemico unico; unanimità; volgarizzazione; orchestrazione; continuo rinnovamento; contagio psichico; trasposizione e contropropaganda; esagerazione calcolata e travisamento; silenziamento; verosomiglianza; trasfusione. Ad ogni capitolo, Magi associa anche un esperimento che la psicologia ha compiuto, in questi anni, dimostrando come alcuni comportamenti dell’essere umano, apparentemente inconcepibili, possano tranquillamente essere replicati. Il caso dell’esperimento di Stanley Milgram, sull’obbedienza all’autorità, è esemplare: il 65% dei soggetti, arruolati come insegnanti che nell’esperimento devono punire gli allievi che sbagliano con scosse elettriche, eseguono il compito – ignari che si tratti di una messinscena – arrivando a schiacciare persino il pulsante da 450 volt. Esito quasi più agghiacciante di quanto veniva concepito dalla mente di Goebbels. Perché dimostra come certi meccanismi psichici, certe risposte mentali possano essere riprodotte in laboratorio, quando si usano le chiavi giuste per intervenire sul funzionamento dei neuroni.

E sta qui il grande merito di questo libro di Gianluca Magi. Perché il concetto sotteso a tutte le pagine, un’appassionante altalena che oscilla tra la storia recente e gli squarci di presente e futuro che si possono intravvedere attraverso gli strumenti dell’alta tecnologia che circonda la nostra quotidianità, è soprattutto un costante avvertimento rivolto al lettore, che l’autore esplicita già nelle sue pagine introduttive: «La funzione di questo libro – scrive Magi – è dirigere l’attenzione, nel modo più serio, critico e scientifico possibile, verso quegli strati di rilevanza umana che stanno sotto i fenomeni più banali ed evasivi dell’esperienza sociale. Strati imprescindibili, se vogliamo costruire una società in cui valga la pena vivere. Costruzione che non accadrà per conto proprio: ciascuno di noi è impegnato a farla accadere. Può farla accadere soltanto chi è allenato a usare i propri occhi e le proprie orecchie, mantenendosi distaccato dal viscerale tumulto che le passioni agitate del nostro tempo tendono a produrre. Come un maelstrom. È il tentativo di rendere il lettore un secondo Ulisse, che resiste al canto delle sirene. Chi è preda dell’inondazione mediatica è come la persona che guardava direttamente in faccia Medusa senza lo specchio della riflessione cosciente: resta congelato in un inerme automa».

Il testo di Magi coglie in pieno questo obiettivo.
Alla fine della lettura è inevitabile provare un senso di salutare straniamento rispetto al flusso nel quale siamo tutti perennemente immersi. È come sollevare la testa dall’acqua, respirare e aprire gli occhi.
Non è poco, di questi tempi.―

L’uovo del serpente. Eugenetica economica e sociale


«L’uomo è una malformazione della natura. Sterminiamo ciò che è inferiore e incrementiamo ciò che è utile. Il mio esperimento è come un abbozzo di ciò che avverrà nei prossimi anni. Tuttavia nitido e preciso: proprio come l’interno dell’uovo di un serpente. Attraverso la sottile membrana esterna, si riesce a discernere il rettile già perfettamente formato».

Questo è il discorso finale del medico Hans Vergérus, alter ego del medico nazista Josef Mengele, dove si dichiara responsabile di efferati esperimenti sugli esseri umani nella pellicola “L’uovo del serpente”, capolavoro assoluto di Ingmar Bergman.

In questi giorni l’Agenzia europea per la prevenzione e il controllo delle malattie sta deliberando sul collocare il rischio da “alto” a “molto alto”, con conseguente chiusura totale delle attività.Mentre l’Agenzia europea fa partire il prossimo ordine di chiusura, la Commissione europea sta programmando l’operazione economica di ristrutturazione della produzione e delle attività economiche europee secondo la linea della distruzione-creatrice. Decidendo così quali imprese, tra le tantissime dilaniate dalle restrizioni del lockdown, dovranno morire definitivamente e quali sopravvivere.

Sembra abbracciare totalmente questa nuova visione europea anche il nostro Primo ministro tecnico, Mario Draghi che nel suo primo discorso al Senato ha detto:
«Uscire dalla pandemia non sarà come riaccendere la luce. Dobbiamo proteggere tutti i lavoratori, ma sarebbe un errore proteggere indifferentemente tutte le attività, alcune dovranno cambiare. Non si può e non è giusto sostenere ugualmente tutte le attività economiche colpite dalla pandemia. È responsabilità della politica economica scegliere».

Così dopo aver inflitto per un anno colpi mortali all’economia tumulandoci forzatamente in casa e devastando il mercato nazionale, ora Next Generation Italia – il nuovo piano economico per ridisegnare il futuro del paese – crea progetti fondati su visioni economiche che giustificano l’eugenetica di aziende in sofferenza e categorie di lavoratori in difficoltà come mezzo di risanamento e salvezza nazionale. Fingendo così di dimenticare che le piccole e medie aziende non sono entità astratte da eliminare come un parassita o un arto in cancrena da amputare, ma realtà dietro le quali vi sono centinaia di migliaia di esseri umani.

Ecco lo sterminio di ciò che è ritenuto inferiore e l’incremento di ciò che è considerato utile.
«Attraverso la sottile membrana esterna, si riesce a discernere il rettile già perfettamente formato».
L’uovo del serpente.

Cristoforo Magi
www.incognita.online
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Gianluca Magi, Goebbels. 11 tattiche di manipolazione oscura, Prefazione di Jean-Paul Fitoussi, Piano B, gennaio 2021.
< Il libro prima censurato e ora silenziato dai media mainstream >

Gianluca Magi parla di Goebbels, il genio del Male


“Tutto ciò che è accaduto, dunque può accadere di nuovo”
PRIMO LEVI

Gianluca Magi, filosofo, scrittore, storico delle idee e delle religioni, autore del libro Goebbels. 11 tattiche di manipolazione oscura.
Attraverso la figura di Joseph Goebbels, principale artefice della Propaganda nazista, Magi ripercorre le metodologie di manipolazione dell’opinione pubblica. Goebbels, autentico genio del Male, mise in pratica il sogno di Hitler, lo concretizzò attraverso metodi ideologici e manipolatori, che ancora oggi vengono utilizzati dal Potere. Il libro è un manuale di autodifesa psicologica che aiuta il Lettore a comprendere come le masse subiscano un addomesticamento ed una strumentalizzazione da coloro che sono i “padroni dell’umanità”. Grazie a Beatrice Silenzi – Giornalista e Fabbrica della comunicazione per l’intervista e l’ospitalità.

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Gianluca Magi, GOEBBELS. 11 TATTICHE DI MANIPOLAZIONE OSCURA, Prefazione di Jean-Paul Fitoussi, Piano B.

Attualità alla luce delle 11 tattiche di manipolazione oscura.


Zona Gialla e V Principio tattico “Continuo rinnovamento”.

Oggi la notizia che fa esultare e di cui tutti parlano è la Zona Gialla per tante regioni italiane.
Il bombardamento d’informazioni e d’immagini ha un effetto di disorientamento. Invalida la comprensione, il pensare con la propria intelligenza. Il bombardamento si muove alla velocità della luce e lo diamo per scontato come gli esistenti servizi dei media. In realtà, è una forza ambientale o diffusa che coinvolge e che sta tipicamente al di là della nostra coscienza: refresh di notizie che cambiano il giorno di Zona Gialla dalla domenica al lunedì, per aggiungere quel tocco d’incertezza che non guasta mai per corroborare lo stato d’insicurezza insufflato nei cittadini.

L’accondiscendenza, il conformismo al mainstream è la colonna vertebrale di quello che in psicosociologia si chiama “eteronomia”: la condizione che non prevede la partecipazione del pensiero riflessivo poiché il soggetto agisce ricevendo dall’esterno la norma e la ragione della propria condotta.
È il motivo per cui alcuni oggi sul web dicono: «Piuttosto che niente, meglio la Zona Gialla».
Affermazione che mostra in filigrana l’accettazione delle restrizioni come una cosa naturale. Lo specchio di come ormai le menti di alcuni siano già state mutate. Di come la libertà non se la ricordino già più. Di come la Zona Gialla è come l’ora d’aria che si dà ai detenuti. Di come, se domani dicessero loro «Potete tornare alla vita di prima», andrebbero nel panico. Di come, quando domani diranno «Sono risaliti i contagi perché i cittadini hanno gironzolato troppo e per colpa di chi teneva la mascherina all’aria aperta sotto il naso», ritorneranno a murarsi in casa perché la libertà vigilata è finita.

L’etologia insegna che l’uccellino costretto per troppo tempo a restare chiuso in gabbia, non volerà più via trovando la porta aperta.

La libertà farà paura quando non si sarà più abituati a farne uso.

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Gianluca Magi, GOEBBELS. 11 TATTICHE DI MANIPOLAZIONE OSCURA, Prefazione di Jean-Paul Fitoussi, Piano B.

Come rendere la statistica uno strumento della menzogna


Intersecare su un nobile piano cartesiano la “menzogna” e la “statistica”, la scienza che studia con metodi matematici i fenomeni collettivi, è una delle applicazioni efficaci del Principio tattico di Verosomiglianza nel creare argomenti fittizi.
La manipolazione attraverso l’uso dei dati statistici consiste nel far credere che questi dati supportino una certa verità o interpretazione della verità quando invece la verità è un’altra, oppure ci sono altre dieci interpretazioni legittime alla luce di quegli stessi dati.
Uno degli stratagemmi più frequenti dei persuasori dell’opinione pubblica è l’utilizzo nelle proprie analisi della parola “media” non qualificata, in modo da non consentire di individuare se stia parlando di una “media aritmetica”, cioè il rapporto tra la somma dei dati numerici e il numero dei dati, oppure di “moda”, cioè il valore che si presenta con maggiore frequenza, oppure di “mediana”, cioè il valore centrale tra i dati numerici.
Dunque, una “media” non qualificata è praticamente non solo irrilevante, ma deliberatamente fuorviante.
Alla base di questo uso ingannevole della statistica vi è spesso un intento doloso, ovvero la volontà ben formata di ingannare il destinatario del messaggio.
Altre volte non vi è dolo, ma colpa grave, cioè chi crea o utilizza il dato statistico ignora colpevolmente le proprietà e i limiti delle conclusioni che si possono trarre da quel dato.
A volte il confine tra dolo e colpa grave è assai incerto, poiché l’inconscio di chi usa i dati statistici induce a sbagliare sempre nella direzione a lui più favorevole.
In altri casi poi chi presenta i dati statistici ha in mente una finalità diversa da quella di informare, e l’effetto collaterale consiste nel fornire interpretazioni scorrette dei dati, perché esagerate in un senso o nell’altro, e che spesso si rivelano assurde.
A patto però che il destinatario abbia il tempo di dare una seconda occhiata.

– da: Gianluca Magi, Goebbels. 11 tattiche di manipolazione oscura, Prefazione di Jean-Paul Fitoussi, Piano B, pp. 166-167.

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L’INFODEMIA l’ha inventata Goebbels, il diavolo zoppo


Goebbels è fiero di «aver preparato tutto con la massima cura», di aver «inondato il mondo da una tale mole d’insinuazioni da non capirci più nulla. Dalla pace alla guerra: una gamma ampia al punto che ciascuno può scegliere quello che vuole», annota nei Diari il 18 giugno 1941: il ministro per la Propaganda crea così la tecnica dell’inondazione, quel sovraccarico di notizie vere, incerte e false mescolate tra loro, che settant’anni dopo il linguaggio massmediologico chiamerà infodemia, cioè la circolazione di una straripante quantità d’informazioni che non consentendo di raccapezzarsi nel trovare punti d’appoggio stabili e affidabili consegna il pubblico nelle mani dell’autorità.

– tratto da: Gianluca Magi, Goebbels. 11 tattiche di manipolazione oscura, Prefazione di Jean-Paul Fitoussi, Edizioni Piano B, Prato, gennaio 2021, p. 58.

→ Nota bene: il mio libro è stato sottoposto a una disgustosa censura preventiva da maggio 2020.Ora, grazie a Piano B, edizioni piccole ma indipendenti e coraggiose, è finalmente disponibile su Amazon https://amzn.to/345LcrF, Ibs https://bit.ly/37T4NMG e, certamente, nelle librerie fisiche di fiducia.


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