Archivio per aprile 2021



La giungla è in noi. Che proiettiamo nel mondo


Dear Sir Leo Holliday,
evidentemente Lei è molto impressionato dall’attuale situazione mondiale, dal punto di vista non politico, ma morale e psicologico.
Per quanto posso osservare, si tratta d’un problema squisitamente psicologico.
L’uomo è a confronto con forze, da lui stesso create, ma che gli è impossibile controllare.Si tratta in fondo della stessa situazione dei primitivi, con la sola differenza che il primitivo non immagina d’essere creatore dei suoi dèmoni.

Gli stessi oggetti e metodi che hanno condotto l’uomo dalla giungla alla civilizzazione, hanno ora acquistato un’autonomia che lo atterrisce, e tanto più profondamente, quanto più non vede alcun mezzo o via, per tenervi testa. Dato che è consapevole che i suoi orchi sono creazioni umane, egli vive nell’illusione di poterli e doverli dominare; come l’apprendista stregone goethiano che, dopo aver pronunciato la formula magica del maestro per animare la scopa, non riuscì poi più a fermarla.

Questa illusione aumenta naturalmente le difficoltà.
In un certo senso la situazione sarebbe più semplice se l’uomo intendesse i suoi mostri recalcitranti come facevano gli antichi, e cioè come dèmoni autonomi. In senso obiettivo essi non sono demoni, ma prodotti razionali che si sottraggono in modo inspiegabile al nostro controllo. E ci troviamo in realtà sempre nella stessa vecchia giungla, in cui l’individuo è minacciato da pericoli – macchine, metodi, organizzazioni e così via – più insidiosi delle bestie feroci.

Una cosa, in particolare, non è affatto cambiata: abbiamo portato con noi la vecchia giungla, ma nessuno sembra comprenderlo.
La giungla è in noi, nel nostro inconscio e noi siamo riusciti a proiettarla nel mondo esterno, dove i sauri, oggi sotto forma di automobili, aerei e razzi, continuano i loro giochi spensierati.

Ho già tentato per sessant’anni di mostrare ai colleghi delle altre discipline i loro punti ciechi, ma gli uomini disposti ad ascoltarmi sono, in proporzione, sempre troppo pochi.Lo spirito umano, che è pur sempre giovane, sacrifica tutto per una nuova conquista tecnica, ma evita accuratamente di guardare dentro di sé.

Lascio giudicare agli altri se la mia concezione è ottimista o pessimista, ma sono abbastanza certo che avverrà qualcosa di drastico, che desterà i sognatori già in cammino verso lo spazio.

Atomi per la pace


Isole Marshall. 1954. Esperimento segreto americano Castle Bravo: esplosione di una bomba a idrogeno la cui potenza è sottostimata di tre volte.
Gli uomini sul peschereccio che si trova nel raggio d’azione dell’esplosione sono ricoverati; il marconista della nave muore per sindrome acuta da radiazioni. Tracce di radioattività anche nei tonni pescati nel Pacifico. L’America è costretta ad ammettere le proprie responsabilità. Dilaga il panico da radiazioni. L’opinione pubblica s’incrina schierandosi contro il governo americano, il quale, temendo che il Giappone possa schierarsi con l’Unione Sovietica, interviene tramite i media nipponici associando strategicamente parole come “pace”, “giustizia” e “sicurezza alla promozione dell’energia nucleare”.

Matsutarō Shōriki, noto giornalista al soldo della CIA, comincia a tessere la trama a favore degli USA: lancia una potente campagna a favore del nucleare, reprimendo e riducendo ai minimi termini la voce dei movimenti anti-nuclearisti; l’opinione pubblica viene convinta che il nucleare non solo è una scelta saggia, ma indispensabile.

Per rimuovere il ricordo delle bombe sul Giappone, il presidente americano Eisenhower lancia il programma “Atoms for Peace” e inaugura a Hiroshima un simposio sul nucleare.
Matsutarō Shōriki è eletto presidente della nuova commissione per l’energia atomica. È costruita la prima centrale nucleare.«Non è sufficiente togliere l’arma atomica dalle mani dei militari, va messa nelle mani di coloro che sanno adattarla alle arti della pace»: l’orchestrazione del discorso di Eisenhower ha solo fermato illusoriamente gli utilizzi esplicitamente malevoli della fusione per promuoverne un uso comunque non proprio benevolo, supportato subito dalle autorità politiche e scientifiche internazionali (International Atomic Energy Agency).

A distanza di anni, gli effetti dell’«utilizzo pacifico» della fusione si mostrano non meno preoccupanti degli altri. Ciononostante l’orchestrazione mentalizzante sul nucleare inaugurata da Eisenhower prosegue. L’11 marzo del 2011 il terremoto e maremoto del Tōhoku blocca i reattori della centrale di Fukushima Dai-ichi con la conseguente fusione dei noccioli dei tre reattori colpiti. Un disastro evitabile. Governo, agenzie regolatorie, cioè gli stessi che avrebbero dovuto “controllare”, e la società TEPCO, tutti collusi.
Ma chi controlla i controllori?

«Tutti colpevoli, nessun colpevole, come in guerra, tanto non c’è responsabilità se non c’è colpa», riassume la voce narrante del documentario “A Nuclear Story”.
Il direttore della TEPCO si scusa dicendo che quello tsunami è stato “sōteigai”, imprevedibile, non assumendosi le responsabilità dell’incidente. Il rapporto Kurokawa dimostra che le cause dell’incidente erano tutte prevedibili prima del 2011, “tutt’altro che sōteigai”.
Il giornalista Pio d’Emilia chiede: «Com’è possibile che in un Paese come il Giappone si possa nascondere, per oltre due mesi, un triplo meltdown nucleare?» e Naoto Kan, ex primo ministro giapponese, risponde: «Sono convinto che gli esperti lo sapessero, hanno giocato con le parole per mesi». Nobuko Kan, moglie di Naoto Kan, si confida col giornalista: «Il problema è se ci danno le informazioni corrette. Se ci dicono la verità. Insomma, possiamo credere alle autorità?».

Il governo giapponese, le agenzie regolatorie e la TEPCO hanno mentito e mentono su fatti tangibili svincolandosi dalle loro responsabilità dirette, hanno fatto ammalare ed ucciso, hanno messo a rischio milioni di persone, anzi il pianeta intero, per salvare i propri interessi, hanno confuso e illuso con messaggi propagandistici supportati da politici e scienziati e nel mentre ecco le uniche due soluzioni: «riversare le acque radioattive nell’oceano Pacifico», parole del ministro dell’ambiente giapponese Yoshiaki Harada in riferimento al più di un milione di tonnellate di acque radioattive di Fukushima, e in più rimettere in funzione un’altra centrale nucleare TEPCO per reperire le risorse per la bonifica di Fukushima. Sembra uno scherzo ma l’inizio del riversamento inizierà l’anno prossimo.

Ma va tutto bene, infatti l’International Atomic Energy Agency, agenzia nata per volere di Eisenhower, afferma ancora oggi che gli studi, che non citano nelle loro F.A.Q., sulla salute dei liquidatori (i lavoratori che operarono al recupero della zona del disastro di Chernobyl) non hanno mostrato alcuna correlazione diretta tra l’esposizione a radiazioni, il cancro e altre malattie.

Il National Research Centre for Radiation Medicine la pensa diversamente: la frequenza dei neoplasmi in zone radioattive è più alta rispetto alle zone non inquinate, fra cui: 40.000 liquidatori nel 2008 con neoplasie solo in Bielorussia. In più: 80 studi internazionali parlano della correlazione tra esposizione a radiazioni, neoplasie e altre malattie, senza citare gli irrimediabili danni ambientali.

Su Fukushima non si possono conoscere ancora i numeri precisi sugli effetti biologici, ma quelli sociali, politici ed economici sono palesi. Ci mostrano una sedia e vogliono farci accettare e dire che sia un tavolo. Quando i numeri, la scienza e la politica vengono distorti e usati per i propri interessi, c’è il forte bisogno di conoscere per distinguere e di distinguere per accorgersi.

«Davanti a Fukushima siamo tutti Giapponesi», chiosa Nobuko Kan.

Fonti:
• Gianluca Magi, “Goebbels. 11 tattiche di manipolazione oscura”, Prefazione di Jean-Paul Fitoussi, Piano B, 2021: https://amzn.to/3umkWUn
• “A Nuclear Story”, documentario di Christine Reinhold e Matteo Gagliardi: https://cutt.ly/7xUmW4v
• Atoms for Peace. Discorso di Eisenhower: https://cutt.ly/cxUQP6o
• IAEA (International Atomic Energy Agency): https://www.iaea.org/
• Kurokawa’s Report. The Fukushima Nuclear Accident Independent Investigation Commission: https://cutt.ly/bxUElXZ
• Acqua contaminata nel Pacifico. Japan times 2019: https://cutt.ly/axUETqb• World Nuclear News 2021 – Kashiwazaki-Kariwa Restart: https://cutt.ly/4xUEU5H
• “The true toll of the Chernobyl disaster”. BBC 2019: https://cutt.ly/yxUEPcW
• “90 studi di follow-up sul danno genomico nei bambini dopo l’incidente della centrale nucleare di Chernobyl”, “Archivies of Toxicology”, 2016: https://cutt.ly/1xUEBaA
• “Chernobyl report: l’impatto sulla salute del peggior incidente nucleare civile”, Istituto superiore di sanità – OMS: https://cutt.ly/zxUE2EQ
• IAEA, “What are the major health effects for exposed populations?” Health studies of the registered cleanup workers called in (so-called “liquidators”) have failed to show any direct correlation between their radiation exposure and an increase in other forms of cancer or disease: https://cutt.ly/RxUQ3UG

Il tragico Altrove


Il 5 Aprile il ministro della Cultura ha firmato un decreto per l’istituzione di una Commissione per la classificazione delle opere cinematografiche. Attraverso l’Ufficio Stampa MiC il ministro dichiara che con questo decreto «è stata abolita la censura cinematografica in Italia».
Da quale forma di censura dichiara di liberarci? 
Proviamo ad aprire dei varchi di riflessione sul fenomeno del contagio psichico con un dialogo (im)possibile dall’era post-maccartista.

GLI ANTECEDENTI DELLA MESSA IN SCENA.
In quell’America che è l’Altrove per lo scrittore Thomas Mann, il senatore Joseph Raymond McCarthy intorno al 1950 scatena un’ondata di contagio paranoico che prenderà il suo nome: “maccartismo”.
Tribunali inquisitori compaiono ovunque: negli uffici, sui giornali, negli studios, agli angoli delle strade e, per voce di delatori, anche nelle case. La libera espressione artistica e culturale viene rinchiusa in apposite Blacklist. Anche il più povero tra gli imprenditori che investe in cultura, cinema e spettacolo inizia ad ambire al potere di determinare l’offerta per il suo pubblico. Il pubblico si esaurisce completamente nel consumatore.  
Gli uomini in Blacklist sono silenziati o camuffati dietro insospettabili prestanome. Il prestanome perfetto è chi non ha mai scritto, chi non può definirsi “impolitico per considerazioni” come Thomas Mann.
Nel 1955 McCarthy non serve già più ed alcuni, tra cui il regista Martin Ritt, escono dalla Blacklist. Molti altri ne restano imprigionati, in oblio.

IN SCENA. UN DIALOGO (IM)POSSIBILE.
Nonostante tutto, il Cabaret Voltaire è ancora aperto ed è gestito dallo stesso proprietario del bordello di fianco. Carmen attraversa la strada salutando l’uomo in mascherina che tiene al guinzaglio il maiale ed evita di passare tra i galli in combattimento. Un serpente striscia tra i suoi passi, mentre si avvicina alla soglia del locale. Non c’è ancora nessuno, ma è l’ora del caffè pomeridiano e presto arriveranno Thomas Mann, Cabaret Voltaire e Martin Ritt. 
Entrano che sono già nel vivo di un dialogo.
«Come stai, Carmen?», le chiede Thomas.
«La domanda oggi, mio caro è: Dove sei, Carmen?».
Le sorride accogliente e riprende il discorso sul produrre eventi attraverso le parole, proprio lì dove lo aveva lasciato.

George Orwell risponde: «Quella attuale non è un’età di pace. L’atmosfera sociale condiziona il concetto di “arte per l’arte” e condiziona sia il distacco intellettuale che il diletto. Il distacco sembra quasi impossibile quando tutto il sistema di valori è minacciato. Persino la poesia oggi si mescola al libello polemico o alla fantasticheria disturbante! La propaganda si annida nei libri imbruttiti dalla neolingua. L’intelletto si assoggetta ad un’opinione ideologizzata che rende impossibile l’onestà intellettuale. La scrittura come fatto di realtà fluisce solo da una creatività libera ed è questo il motivo della sua persecuzione. Quali sono i confini dell’arte e della propaganda?»

Thomas Mann: «Sto provando a sintetizzare le mie Considerazioni di un impolitico. Mi consola conteggiare in quanti han letto l’Ulisse di James Joyce per intero. Ma, la vera difficoltà adesso è che non ho ancora finito ché tra la Cina che ci fa da maestra di civilizzazione e i collaborazionisti della Disruptive Culture, rischio quasi di perdermi nel labirinto. Di perdere il filo della mia stessa Kultur. Nel 1949, quando ero un cittadino americano e c’era il maccartismo, testimoniai lucidamente una familiare preoccupazione verso certe tendenze politiche e ancora riscontro intolleranze spirituali, inquisizioni politiche, declino della sicurezza, azioni estreme compiute in “stato di emergenza”. Così ebbe inizio in Germania. Dovevo arrivare a 75 anni per vedermi accusato pubblicamente di mendacio in America da bruciatori di streghe, i quali non credevano a nessuno né ascoltavano alcuno tranne le loro streghe. Stanotte ho sognato che l’anno prossimo la Focara di Novoli la faranno con i nostri libri.»

Martin Ritt: «Gli aridi frame del mainstream richiedono ancora gesti simbolici come il suicidio di Hecky Brown. Mi riferisco al film “The Front” del 1976, da me diretto e realizzato con altri ex Blacklisted. Hecky Brown è interpretato da Zero Mostel, ed è un personaggio che fa il “comico per il comico”, clownescamente tragico. La scelta di Woody Allen per il ruolo del prestanome Howard Prince si è svelata vitale per l’umorismo. È in forza dell’humus che il prestanome lascia inascoltato il suggerimento del suo avvocato: accontentare l’Inquisizione con un gesto simbolico – la delazione – per dimostrar loro la sua buona fede.
Liberata dal gesto tragico è invece la sua dichiarazione finale in sede inquisitoria, quando non riconosce alcun diritto alle richieste. E conclude, non di meno, con un opportuno invito agli inquisitori ad andar dove è giusto ch’essi vadano: a prender cosa, come e in qual posto.»

Ne hanno ancora per un bel po’ e la stanza è piena di fumo. Meglio che Carmen corra ai fornelli per la cena di suo marito.

Esce [di scena] inseguita da un orso (1).

(1) Uscita di scena dal “Racconto d’inverno” di Shakespeare, quando, nell’acme del dolore del monologo dell’uomo che abbandona il cadavere della figlia nel fiume, Shakespeare annota: «Ed esce inseguito da un orso». Nel periodo del teatro elisabettiano correva la moda dei combattimenti tra orsi per le strade. 

Fonti:
• Ufficio Stampa MiC, Roma, 5.4.2021, http://www.beniculturali.it/comunicato/20346
• Thomas Mann, “Considerazioni di un impolitico”, Adelphi, 1997.
• Gordon Kahn, “Hollywood on Trial: The Story of the 10 who Were Indicted”, prefazione di Thomas Mann, Boni & Gaer, 1948.
• George Orwell, “Il Potere e la Parola”, Piano B, 2021.• Loretta Innocenti, “Il teatro elisabettiano”, il Mulino, 1994.
• “Il prestanome” (1976) regia di Martin Ritt. 
• Gianluca Magi, “Goebbels.11 tattiche di manipolazione oscura”, prefazione di Jean-Paul Fitoussi, Piano B, 2021. Riferimento al VI principio tattico “Contagio Psichico”, pp. 129-138: https://amzn.to/3umkWUn

Shock in my town!


Alcuni mesi fa una pontefice, dal cuore gonfio di malcelato rancido veleno, con atto di puro bullismo ha definito il repertorio di Franco Battiato: «Minchiate assolute!».
Un’affermazione che ha procurato disagio a tutti e che ha mostrato a quali aberrazioni, non solo del pensiero, possano condurre le distorsioni ideologiche e l’assenza di una reale educazione dei sentimenti.

Al contrario, Battiato (il 23 marzo ha compiuto 76 anni nel suo fortino fiorito alle pendici dell’Etna) è una colonna portante dell’arte, della cultura contemporanea e della spiritualità (oltre le religioni e le ideologie). Che mette le ali alla parte migliore dell’Italia. E che non ha paura di niente.

Gli esempi sono molteplici. Sin dagli esordi della sua brillante carriera.Prendiamo l’avamposto dello straordinario album “Gommalacca” del 1998, in collaborazione con l’altrettanto grande Manlio Sgalambro. L’avamposto è “Shock in my town”. Che anticipa gli scenari di quel futuro che ora è diventato il nostro presente.

Effetti elettronici che s’integrano con stentoree chitarre; impatto Rock in un alone orchestrale e cori spettrali:

«Ho sentito urla di furore / di generazioni senza più passato / di neoprimitivi / rozzi cibernetici, signori degli anelli / orgoglio dei manicomi».

Ecco le ossessioni della nuova società della sorveglianza. Della nuova normalità a cui dovremmo sottometterci. Sembrava allora fantascienza. Le antenne-sonda di Battiato ne avevano captato gli allora deboli segnali. Oggi, invece, sin troppo forti: i signori degli anelli – armati di Cancel culture, di segnali di comando e controllo tecnologici e ideologici – pongono limiti al pensiero, all’espressione, al movimento, all’economia, alle nostre speranze. Fanno regredire la vita civile a un manicomio, in cui gli esseri umani frastornati, disorientati, si aggirano come neoprimitivi privati del passato.
Nei versi seguenti del brano, Battiato tende ancor più la corda:

«Ho incontrato allucinazioni / stiamo diventando come degli insetti, simili agli insetti / nelle mie orbite si scontrano tribù di suburbani / di aminoacidi».

Il clima apocalittico da macerie morali, il senso di claustrofobia che viviamo oggi viene però finalmente squarciato da un esplosivo invito, capace di rimettere tutto in discussione:

«Latenti shock addizionali / sveglia Kundalini / per scappare via dalla paranoia / come dopo un viaggio con la mescalina / che finisce male nel ritorno».

È l’evocazione degli shock addizionali, del risveglio in forza dell’energia Kundalini. La fuga dalla paranoia. Elementi di liberazione dalle forze negative, che analizzeremo in altri articoli di “Incognita Quotidiana”. Poiché su questo principio dell’interiorità o ‘pensiero del risveglio’ (bodhicitta) gli interventi di “Incognita Quotidiana” pongono le fondamenta, nella pluralità di temi, tagli prospettici e voci. Come diversi lettori hanno già preso consapevolezza.

Battiato attraverso la musica invia certi messaggi diretti alla vita interiore. Per stimolare e creare un interesse verso una certa ricerca. È una finalità raggiungibile quando azione e contemplazione, pensiero e esperienza, mente e cuore si rendono complici l’uno dell’altro.

Alla faccia delle «minchiate assolute!». Battiato è un gigante. Che non ha paura di niente.
Noi su questo veicolo fondamentale per la trasmissione della consapevolezza ci siamo imbarcati. E ciascuno è il benvenuto a bordo.
Ogni giorno su “Incognita Quotidiana”.

– Ascolto:
• Franco Battiato, “Gommalacca”, PolyGram, 1998.
– Letture:
• Gianluca Magi, Goebbels. 11 tattiche di manipolazione oscura, Prefazione di Jean-Paul Fitoussi, Piano B, 2021: https://amzn.to/3umkWUn .
• Gianluca Magi, Gioco dell’Eroe. La porta dell’Immaginazione, Presentazione di Franco Battiato, con file audio per il download, Punto d’Incontro, 2019: https://amzn.to/328mmWp

Oggetti bizzarri


Secondo il quotidiano la Repubblica nelle manifestazioni di protesta dei lavoratori colpiti duramente dal bloccaggio e che chiedono di lavorare, si annida un pericoloso mostro. È stato fotografato e compare in prima pagina il 7 aprile per la notizia delle proteste.
L’aumento della tensione è provocato da un uomo con le corna.
All’aumento della povertà secondo i dati Istat, il 3 aprile “la Repubblica” ha anche dedicato la prima pagina: ci aspetterebbe il rischio di tensioni sociali, rabbia e malcontento. Così come abbiamo letto fin dalle elementari sui libri di storia.
Ed invece è sufficiente la comparsa di un uomo con le corna per spostar prontamente l’attenzione dalla notizia di una sana condivisione collettiva al piano dello scontro ideologico.
Quali sofisticate strategie ideologiche elabora l’uomo con le corna?
Un uomo con le corna è un uomo con le corna. Un segno, un simbolo? Qual è il significato? E l’origine del significato è attribuita dallo stesso o da altri?

Da alcuni mesi è in atto un Flash mob di mattoni sui profili Twitter e contestualmente sta rimbalzando sul web il manifesto del mattonismo. Dal manifesto, datato 8 marzo 2021, intriso di Romanticismo velleitario e fantasticherie post-newage, leggiamo:
«3.6.2. I mezzi espressivi attraverso i quali il mattonismo trasforma e ribalta le categorie esistenti sono la post-ironia, lo Shitposting e i MeMe, forma d’arte pura e libera, quindi del popolo.
4.2. La realtà imita i MeMe. I MeMe dunque scrivono la realtà».
Tale manifesto, che conta ben 57 punti, non è scritto secondo l’originaria scatologia stilistica (Shitexting), benché dichiarata come mezzo espressivo scelto. 
È colmo di figure retoriche atte a convogliare un variegato complesso ideologico gregario.
Si tratta della fase di diffusione per indurre questo meccanismo: individuato un meme qualsiasi – ad esempio l’uomo con le corna – si può attribuire al gesto espressivo un’argomentazione ideologica, una fede politica di Alt-right, l’ignoranza e la violenza. 

Per interpretare le proteste, al quotidiano la Repubblica servono solo slogan e concetti vuoti. Una guerra mediatica che è essa stessa, in ultima analisi, Shitposting totalitario contro Shitposting ideologizzato. Il primo principio tattico di “Semplificazione e nemico unico” elaborato da Goebbels viene così applicato ad una modalità espressiva dalla quale si vorrebbero far derivare tutti i mali.

Il fenomeno del “Caccapostaggio” si è diffuso nella sua forma primigenia come tentativo di sfuggire all’espressione di se stessi, al giudizio e alla valutazione degli altri. Una reazione patogena assimilata dal contesto per annichilire il processo di individuazione, per sabotare il principio interiore, per privare del diritto ad argomentare correttamente un discorso di senso compiuto.
In termini psicoanalitici freudiani: è una fissazione espulsiva, ossia un’eccessiva gratificazione libidica del sadismo anale. Disordine, distruttività e tendenza alla manipolazione.
Come potrebbero d’altronde i meme e lo shitposting, recenti frontiere del marketing, essere persuasivi su TiK Tok?

Ciò che si vorrebbe attribuire all’espressione dell’individuo attraverso l’etichetta, altro non è che il tentativo psicopatico – scissione interna ed esterna – di relegarla in un orizzonte da minus habens. L’individuo non deve aver accesso all’arte della persuasione, al dialogo argomentato come pratica sociale; deve solo soccombere al potere ammaliante della parola (e del meme) e all’autocensura.
In special modo è temuta la figura retorica dell’ironia, che in questo modo perde spontaneità.
Anche qui più principi tattici di manipolazione combinati ci vengono in soccorso. Con il IV principio tattico “Orchestrazione” si sfrutta l’immagine-etichetta che col passare del tempo si consolida e si presenta come reale, seppur nata da supposizioni, impressioni, apparenze, menzogne. Con il III principio tattico “Volgarizzazione” si priva il pensiero di una struttura concettuale, della sua capacità di creare metafore per sostituire l’emotività alla logica e all’argomentazione.

Fonti:
Gianluca Magi, Goebbels.11 tattiche di manipolazione oscura, prefazione di Jean-Paul Fitoussi, Piano B, 2021: https://amzn.to/3umkWUn
Wilfred Bion, Trasformazioni. il passaggio dall’apprendimento alla crescita, Armando Editore, 2012.

Altre fonti: 
navigazione tra mefitici miasmi, che non consiglio a nessuno. Digitando le parole chiave è possibile accedere facilmente a tutti i riferimenti. Sono lì appositamente per farsi trovare. Ancora per poco, perché la follia è sempre una strada dimenticata.
Wired, Quarz ed altri blog trattano l’argomento a partire dalla definizione del termine “Shitpost” fornita da American Dialect Society, che l’ha nominata parola digitale dell’anno 2017. Peccato però che le definizioni alle parole – come ad esempio per “Fake news” (altra parola da questi eletta per lo stesso anno 2017) – siano colme di contenuti inutili o irrilevanti, con lo scopo di far deragliare dal significato o per provocare reazioni politiche. 
Per “Shitpost” troviamo [ibidem] questa definizione: «Pubblicazione di contenuti inutili o irrilevanti, con lo scopo di far deragliare una conversazione o provocare gli altri».

Goebbels e le 11 tattiche di manipolazione oscura spiegate da Gianluca Magi


Prosegue la nostra riflessione insieme su quanto sta accadendo in questi mesi, alla luce del libro di Gianluca Magi Goebbels. 11 tattiche di manipolazione oscura, Prefazione di Jean-Paul Fitoussi, Piano B, 2021: https://amzn.to/3umkWUn​ .

La morte corre sul fiume


Unica regia dell’attore americano Charles Laughton, “The night of the Hunter” (1955) è una pellicola in B/N tratta dall’omonimo romanzo di Davis Grubb.
Di primo acchito ci addentra nello spaccato dell’America anni ’30, bigotta e tradizionalista, attraverso un sedicente predicatore evangelico, Harry Powell, col vizio di dare la caccia a vedove danarose.
Allo sguardo che si addentra in profondità, il film regala una visuale a 360° sulla natura umana, con molteplici livelli di lettura.

Il falso predicatore (Robert Mitchum) è un uomo disturbato, inquietante. Sulle dita della mano destra porta tatuata la parola LOVE; HATE sulla quella sinistra. Sa recitare molto bene la parte dell’uomo gentile e premuroso; sa esercitare il suo diabolico fascino sulle folle, che lo seguono acclamandolo, e sulle donne che cadono nelle sue trappole. Il suo appeal non è solo tipico dello psicopatico e del narcisista, ma è lo specchio attuale della nostra società disorientata, delle multinazionali che attraverso i media contrabbandano immagini di se stesse e del mondo edulcorate e scintillanti (la famigliola del Mulino bianco, le fattorie con animali che vivono felici, le miracolose medicine che salvano l’umanità dalle malattie), salvo poi coprire con questa propaganda nefandezze di ogni genere perpetrate a danno dell’ecosistema, degli animali e degli esseri umani.

Questa doppiezza che offusca è – per intenderci – la stessa immagine perturbante sulla copertina dell’ultimo libro di Gianluca Magi, con un Goebbels che fa bella mostra di sé vestito a puntino, sorridente – ma è un compiaciuto ghigno sardonico – e con un bel mazzo di fiori in mano.
Cito questa copertina perché la dissonanza cognitiva dell’immagine, tratteggiata come fosse tremula, è dirompente e lumeggia quella doppiezza in cui cadiamo come facili prede.

La vedova Willa (l’attrice Shelly Winters) è l’ultima conquista del falso predicatore: ella cade nella sua mefistofelica ragnatela, lo sposa, cedendo all’umana debolezza, al giudizio dell’opinione altrui o forse cedendo alla convinzione di non potercela fare da sola; ad un certo punto, ma troppo tardi, comprende di essere stata raggirata e paga con la vita il suo ridestarsi alla consapevolezza: Powell la uccide e getta l’automobile col cadavere di Willa nel lago.
L’immagine del cadavere della donna sott’acqua, con i capelli che ondeggiano come alghe, è una scena così potente che sarà citata a più riprese nella storia del cinema.

I figli di Willa sono due bambini, che in virtù del loro essere bambini, vedono la realtà senza filtri e comprendono fin da subito che non possono fidarsi del nuovo patrigno. Fuggono con la bambola di pezza nella quale il padre naturale aveva nascosto un bottino in denaro con la promessa di non rivelarne a nessuno l’esistenza. Per i bimbi mantenere il segreto è un vincolo sacro. La loro fuga notturna su una barchetta lungo il fiume è raccontata in modo splendido dal regista: immagini in B/N fiabesche e oniriche, con una fotografia gotica ed espressionistica che rapisce lo spettatore.
I bambini sono i grandi depositari dell’immaginazione e del sesto senso: con pochissimi condizionamenti, sono in grado di leggere la realtà con franchezza, di allearsi coi minerali, vegetali e animali e di tesoreggiare la forza della verità e del principio interiore.

Ed ecco farsi largo nel film una meravigliosa figura femminile: l’anziana Mrs Rachel Cooper. Ella accoglie i bambini in fuga, non si fa abbindolare dal falso predicatore, lo decifra all’istante: Harry Powell è un essere diabolico.
Mrs Rachel Cooper è una donna che ha sofferto, ma che ha riconquistato una saggezza originaria, il buon fiuto del cane da tartufo e che sa circondarsi solo di chi è in grado di comprenderla, tenendosi distante dalle folle.

Il mistificatore verrà infine smascherato, arrestato, rischiando il linciaggio della folla inferocita, la stessa che lo aveva acclamato poco tempo prima.

Questa fiaba in pellicola, ricca di archetipi, è stata messa in scena in modo mai banale o retorico, intrecciando vari livelli di comprensione e mille sfumature sulla natura umana.
Niente è come sembra. Tutti i personaggi incontrati sono anche l’esatto loro contrario.

Nessuno può restare indifferente alla visione di questo capolavoro del regista Charles Laughton. Che sospinge a confrontarci con la nostra ombra.
L’ombra ci insegue lungo il fiume della vita e continuerà a farci paura sinché non la affronteremo e le daremo riconoscimento.
Il diabolico in noi può così passare la sua ultima “notte da predatore”.

Fonti:
• “La morte corre sul fiume” (1955) regia di Charles Laughton.
• Gianluca Magi, “Goebbels. 11 tattiche di manipolazione oscura”, Prefazione di Jean-Paul Fitoussi, Piano B, 2021: https://amzn.to/3umkWUn

Pesce d’aprile tardivo. Il senso civico è una cosa seria!


Durante la colazione di venerdì 2 aprile, apro la pagina Facebook del gruppo ottici-optometristi e scopro la bella novità imposta dal Decreto-Legge del giorno precedente. L’idea iniziale di un pesce d’aprile tardivo, che ha smarrito il senso dell’orientamento, ha lasciato presto posto ad un forte amaro in bocca (nonostante le quotidiane gocce di limone in acqua calda che assumo ogni mattina come siero corroborante).
Il pesce d’aprile, purtroppo, sguazza felice in pieno mare e quello imprigionato dentro l’acquario sono invece io.

Col Decreto-Legge 1 aprile n. 44, viene introdotto «l’obbligo vaccinale per gli esercenti delle professioni sanitarie e degli operatori di interesse sanitario che svolgono la loro attività nelle strutture sanitarie, sociosanitarie e socioassistenziali, pubbliche e private, nelle farmacie, parafarmacie e negli studi privati».Nonostante le dovute precauzioni lavorative della mia categoria – che in una ipotetica competizione sportiva contro le cassiere del supermercato vincerebbe “l’Amuchina d’oro” – non mi capacito come l’arte di “preparare e confezionare occhiali” possa essere finita nel pot-pourri di mestieri pronti per essere bolliti in pentola a fuoco lento come la “rana del famoso principio”.

Inoltro quindi alla mia rete di conoscenze la petizione di diffida contro l’obbligo vaccinale, schivando cautamente i possibili auguri di andare al diavolo. La petizione finisce anche fra le mani del signor M (non è quello di “Todo Modo”, è solo l’iniziale del nome). M è l’amico “per la pelle” col quale sin dall’adolescenza ho condiviso scorribande di ogni tipo e che ora si ritrova dietro una cattedra universitaria di un corso di Statistica. Quella strana materia che tramite numeri e percentuali talvolta s’impossessa di chi la studia.Dopo avermi allertato in merito ad un ipotetico movimento sociale denominato “novaxismo” – al quale, a suo avviso, potrei rischiare di appartenere, seppure le mie perplessità vertano nello specifico sul criterio di obbligatorietà adottato – prende avvio la sua inondazione di articoli sulla bontà del vaccino Pfizer: link, pdf in lingua inglese e in italiano per giungere alla fotografia del calcolo matematico da lui stesso elaborato per l’occasione.
Solo la mia richiesta di un “disegnino” riesce a dare un freno alla sua convulsa e improvvisata discettazione.

La vera lezione che ho tratto a mie spese, è quanto, ormai sempre più spesso, le persone convogliate nel flusso di informazioni della narrativa dominante abbiano smarrito la capacità di ascoltare realmente l’interlocutore.

Dopo una rampognata sull’etica della convivenza e la necessità della corretta informazione scientifica, non nascondo che per alcuni secondi mi sono sentito una persona molto brutta, ma proprio brutta brutta. Ma alle sue esplicite parole «fare il vaccino è un atto dovuto nel rispetto del prossimo; purtroppo il senso civico è qualcosa che ancora non è compreso da tutti ma è un obiettivo da conquistare passo a passo», mi è tornato in tragico soccorso, come uno scafandro in un mare di polifosfato organico, il III principio tattico, “Volgarizzazione”, che metteva in pratica quel demonio di Goebbels nella sua propaganda:
«Le opinioni e le argomentazioni si combattono e abbattono con provocazioni orientate direttamente alla sfera del sentimento».

Questo, certo involontariamente, era l’intento di M: farmi lo sgambetto con una scarpa a forma di cuore.Le sue conclusive parole: «Firma pure quel cavolo di petizioni che ti pare, ti voglio bene lo stesso».
Certo che firmo, caro M, perché non è sul bene che mi vuoi che nutro seri dubbi, ma sull’impossibilità di poter decidere, in libertà di coscienza e autonomia di pensiero, quel qualsivoglia ortaggio preferisco.

Riferimenti:
• Gianluca Magi, Goebbels. 11 Tattiche della manipolazione oscura, Prefazione di J.-P. Fitoussi, Piano B, 2021: https://amzn.to/3umkWUn
• Martina Patone, “Cos’è l’efficacia di un vaccino?”, Corriere della Sera, 30/12/2020.
• Fernando P. Polack, et. al., “Safety and Efficace of the BNT162b2 mRNA Covid-19 Vaccine”, The New England Journal of Medicine, (383), 31 dicembre 2020, pp. 2603-2615.

La società della sorveglianza


• A partire dal libro Goebbels. 11 tattiche di manipolazione oscura, Prefazione di Jean-Paul Fitoussi, Piano B, 2021: https://cutt.ly/RxGCEvG​ – libro prima censurato e poi silenziato dai media mainstream – riflettiamo insieme sul significato di quanto sta accadendo in questi mesi, a livello globale.
Sulle strategie di addomesticamento, di controllo sociale, di manipolazione e massificazione ancora oggi in vigore. Gianluca Magi tratteggia un inquietante scenario – la società della sorveglianza – mostrando come ancora in questi mesi la massa sia condizionata, addomesticata e strumentalizzata, mentre la consapevolezza ed il tentativo di osservare criticamente la nostra realtà dovrebbero essere i punti cardine della nostra vita.

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La rana bollita. A che punto di cottura è?


Nuova conversazione con Gianluca Magi attorno al libro
Goebbels. 11 tattiche di manipolazione oscura,
Prefazione di Jean-Paul Fitoussi, Piano B, 2021: https://cutt.ly/RxGCEvG
Libro prima censurato e poi silenziato dai media mainstream.
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