Archivio per aprile 2021



Gianluca Magi: Il Futuro dipende dall’immaginazione


Che cosa sono l’intelligenza convergente e divergente?
Perché quest’ultima è fondamentale, ma non viene sviluppata?
Perché la facoltà psichica dell’Immaginazione oggi è trascurata?
Partiamo da un aneddoto capitato a Gianluca Magi a New York.

Libri dell’autore consigliati durante la conversazione:
• “101 burle spirituali”, S&K, Presentazione di Alejandro Jodorowsky: https://amzn.to/3aQhydp
• “Il tesoro nascosto”, S&K: https://amzn.to/3eoIMbZ
• “Gioco dell’Eroe”, Presentazione di Franco Battiato: https://amzn.to/3tWPlsw

Sul DDL Zan


Il DDL Zan è l’ennesimo tentativo di autodistruzione del fronte progressista. È persino emblematico perché raccoglie in un sol colpo tutti i tic che, in questa fase storica, infilano sistematicamente i progressisti in un vicolo cieco.

In questi mesi obiezioni su questo testo sono state sollevate da ambienti disparati. Due sono i nodi teorici su cui si sono concentrate le critiche.

Il primo è il confine, sempre sottile e rischioso, tra necessaria e vitale difesa della libertà di opinione e giusta e corretta tutela da attacchi e campagne di odio. Ovvero il pericolo è trasformare in una censura preventiva del dibattito pubblico la mannaia di un florilegio di procedimenti penali per reati di opinione.

Il secondo è la centralità nel testo della cosiddetta identità di genere. Un tema complesso e controverso, perché nella sua formulazione (che qui diviene testo di legge) la questione della identità sessuale diventa fenomeno di percezione, di autopercezione, mentre il dato biologico viene relegato come secondario.

Come si può ben comprendere, anche solo attraverso questo sunto estremo, ciò che divide non è affatto volere o non volere proteggere da omofobia e transfobia individui o gruppi di individui.

E infatti moltissime delle posizioni critiche sul ddl Zan provengono da voci influenti del femminismo, da pensatori e pensatrici laici, da un pezzo rilevante del movimento omosessuale (Arcilesbica), e anche da politici del PD e del M5S (I due partiti più impegnati nel sostenere il ddl Zan).

Come rispondono a queste critiche Zan e i suoi sostenitori?
Con la “reductio ad Pillonum“.
Se non sei a favore del DDL Zan, sei come Pillon: ultraconservatore, leghista, cattolico integralista, per la famiglia tradizionale ecc ecc.

Si tratta, con tutta evidenza, di una difesa sgonfia, persino priva di valore. E tuttavia funziona nell’immediato per silenziare obiezioni da parte dei meno corazzati. Nessuno, a sinistra, vuole essere Pillon e quindi meglio evitare di far funzionare il cervello.

Solo che, agendo così, si compie un doppio danno.

Da una parte si rischia di condurre in porto una legge sbagliata, con molte falle che potenzialmente aprono a ulteriori storture.
Dall’altra, come capita sempre più spesso a questa disgraziata famiglia progressista, per aderire a un conformismo di area si lascia il fronte delle obiezioni (anche quelle di buon senso) ad altri.

Insomma alla fine rimarranno solo i cantanti e gli attori con la scritta sulla mano. Sempre gli stessi, anzi sempre meno.

La manipolazione oscura


Dieci anni per scrivere un libro, attendere con gioia il “si stampi” e vedersi rifiutare il manoscritto dagli stessi editori che da vent’anni pubblicano le tue opere, è uno shock senza eguali.
Gianluca Magi ci descrive questo episodio della sua vita con l’irruenza e l’emotività di un padre che ha affidato la sua anima creativa al bambino di carta e gli vengono sbattute in faccia le porte della sala parto.
Al di là dell’immagine che può anche sollevare qualche sorriso, è mia intenzione sottolineare quanto, al giorno d’oggi, trovare letture che ci aiutino a comprendere la realtà circostante, sia difficile.
Una censura becera e riduttiva fa sì che spesso in libreria trovino difficoltà ad arrivare volumi il cui sostrato non ripete il format imposto; dove i pochi librai che ancora resistono alla concorrenza di Amazon & C. sono praticamente in via di estinzione: erano loro in grado di consigliarci una lettura piuttosto che un’altra, conoscendoci non suggestionabili dalle recensioni dei soliti noti che si marchettano vicendevolmente.

Appurato il fatto che il saggio: Goebbels. 11 tattiche di manipolazione oscura ha trovato un coraggioso editore Piano B (non a caso giovani pieni di entusiasmo e coraggio), il consiglio immediato è l’acquisto di questo ottimo vademecum per coloro che vogliono sopravvivere, e non solo, alla follia collettiva che ha già invaso la nostra vita.

Una prefazione di Jean-Paul Fitoussi; una prima parte dedicata all’ignobile essere a cui è dovuto in gran parte il successo del progetto nazista; un racconto datato 1841 di Edgar Allan Poe (che in quanto a orrore non scherzava proprio); un ultimo lungo capitolo, diviso in paragrafi, con descritte minuziosamente le tecniche di manipolazione realizzate dal gerarca tedesco, innamorato della mamma e di Hitler, che al crollo del Terzo Reich uccide i suoi sei figli e insieme alla moglie si suicida con una plateale uscita di scena molto emblematica. Un uomo non a caso chiamato “il diavolo zoppo” e a questo proposito mi piace pensare al διαβάλλω greco, il concetto di “portare attraverso”. Altrettanto facilmente mi viene sollecitato il termine di Satan, che è semplicemente una funzione attraverso cui si compie il Male…

Leggendo capitolo dopo capitolo, sempre con il pensiero rivolto al nostro quotidiano, possiamo assistere a quello scenario che, disgraziatamente, essendo già avvenuto, rischia di riproporsi in toto con la decimazione, se non di più, della popolazione mondiale. Come ciò ha potuto avvenire? Quale è stato il principio tattico che ha permesso l’Olocausto?
“Adottare una sola idea, un solo simbolo. Scegliere un avversario e insistere sull’idea che sia lui la fonte di tutti i mali” implica un dato di fondo: l’attitudine delle persone alla deresponsabilizzazione, commista al desiderio di appartenenza e non solo. Di fronte a una situazione di complessità come poteva essere la crisi economica in Germania dopo la sconfitta della Prima guerra mondiale e le imposizioni del trattato di Versailles, in ogni tedesco la volontà di risorgere dalle proprie ceneri doveva essere forte: su questo terreno, un leader che potesse dire loro cosa era bene o male e indicare una via, era ciò di cui avevano bisogno, una forma di fondamentalismo rassicurante. Così gli ebrei, e la loro arrogante politica economica, sono diventati il nemico contro cui battersi.

A conclusione di ognuno degli undici paragrafi, corrisponde un esperimento condotto nelle varie università. Nei sotterranei del Dipartimento di Psicologia dell’Università di Stanford si è assistito nell’agosto 1971 a un fenomeno abbastanza shoccante, la cui durata era prevista di due settimane e interrotto drasticamente a sei giorni dall’inizio, per problematiche non più gestibili dagli organizzatori.Ventiquattro giovani selezionati attraverso un annuncio sul giornale, privi di caratteristiche di aggressività o potenziali cedimenti psicologici, vengono messi in condizione di interpretare, a seguito di un sorteggio, secondini o reclusi, in una ipotetica prigione. L’atteggiamento che il ruolo suscita in ognuno di loro è deflagrante: crudeltà, ribellione, repressione disumana e il solito abusato “divide et impera” imperversano, abbattendosi sul gruppo.

Oggi la divisione su vaccinati, vaccinandi e coloro che pretendono una libera scelta su una sperimentazione di cui non si hanno ancora risultati certi, sta modificando profondamente il nostro comportamento a più livelli: fortunatamente le varie ipotesi di controllo quale l’App-Immuni, le Primule da mettere in mostra come certificazione di avvenuta inoculazione del siero e il “passaporto vaccinale” non sono diventati effettivi. Che differenza ci dovrebbe essere con la stella gialla di Davide all’epoca di Goebbels? Eccessivo, come paragone?
Non direi, perché tutto è iniziato con una propaganda del “noi e loro”.

In questo poderoso saggio i paragrafi si susseguono con ritmo incalzante: nel progredire il lettore non può accettare come scusante l’abilità di questo manipolatore sopraffino, ma riesce a entrare nel meccanismo che piano piano si è impadronito di ottanta milioni di tedeschi, facendo creder loro che ciò che stavano compiendo fosse per uno scopo più alto. Qualcuno si sarà posto qualche domanda, io mi auguro, anche se i vari libri sull’argomento riportano un’assenza di critica personale assai diffusa.

Effetto Eichmann. L’obbedienza distruttiva” è un paragrafo che ho riletto parecchie volte, cercando di afferrare quel che pareva sfuggirmi, in stretta connessione con il personaggio a cui fa riferimento.
“La banalità del male” definizione che Hannah Arendt dà di questo personaggio privo di qualità, preoccupato esclusivamente della propria carriera, sta alla base di un esperimento psicosociologico di Stanley Milgram nel Dipartimento di Psicologia dell’Università di Yale tra il 1961 e il 1963.
Più di mille soggetti sono coinvolti e i risultati sono sbalorditivi: messi in condizione di “punire” con scosse elettriche di sempre maggiore intensità gli allievi (attori in realtà non sottoposti alla tortura), il 65% dei “professori” continuano fino all’ultimo stadio nell’infliggere la sofferenza, andando oltre il naturale conflitto fra coscienza etica e ordini ricevuti. Emerge chiaramente che gli insegnanti sentono delle responsabilità nei confronti dell’autorità, ma sono distaccati dalla responsabilità del contenuto delle loro azioni. Mi sembra impensabile che di fronte alla sofferenza di una persona che si lamenta e inveisce, si possa continuare come un automa a proseguire nell’incarico assunto.

Come dunque trovare un modo per non essere coinvolti in simili dinamiche e altrettanto portare, chi ne è vittima inconsapevole, a prendere coscienza della propria situazione? Non è una situazione semplice perché un altro dato che emerge dal saggio di Gianluca Magi è la progressiva perdita di Quoziente Intellettivo dal 1970 a oggi. Stiamo diventando più stupidi: le prove sono macroscopiche e quotidiane: si chiama “Effetto Flynn rovesciato”.
Triste e non possiamo incolpare solo il Web o la nostra scarsa determinazione nell’approfondire argomenti importanti: la realtà è che siamo immersi in un mare magnum di informazioni e che il nostro vero potere risiederà sempre di più nell’imparare a ignorare quello che non ci appartiene profondamente.

Il tempo che dedichiamo allo studio critico del nostro passato, una forma di meditazione creativa, è nutrimento per un buon proseguimento della nostra vita.In quest’ottica mi auguro che emergano sempre di più saggi così circostanziati, pagine che pretendono da noi attenzione e non un veloce passaggio come la mancanza di tempo potrebbe indicarci.−

Gianluca Magi, Goebbels. 11 tattiche di manipolazione oscura, Prefazione di Jean-Paul Fitoussi, Piano B, 2021: https://amzn.to/3umkWUn

[Originariamente pubblicato sulla rivista “Odissea”: https://bit.ly/3eep2aV]

Seconda guerra fredda?


Conclusi i due grandi conflitti mondiali, lo scacchiere internazionale fu dominato da un modello bipolare – centrato su USA e URSS, le due grandi potenze uscite vittoriose dalla guerra – che incarnava due visioni politiche, economiche e ideologiche antagoniste.
La tangibile ostilità – perdurata, a vari gradi d’intensità, sino al 1989-91 – non sfociò in un conflitto armato diretto, cioè “caldo”, tra le due superpotenze, anche a causa dell’esistenza delle armi nucleari. Da qui la definizione di “guerra fredda” coniata da Walter Lippmann.

Venti molto forti di “nuova guerra fredda” hanno ripreso a spirare tra USA e Russia. Nonostante il rischio di possibile scontro armato contro una potenza che possiede 7.000 testate nucleari, i media italiani, a parte qualche sporadico accenno a volo d’aquila, proseguono imperterriti l’ossessiva narrazione dello stato di emergenza sanitaria. Cartina di tornasole questa non solo dell’imbarazzante bolla informativa italiana, ma anche del nostro peso internazionale.

Incoraggiata da Washington, dalla fine di febbraio, l’Ucraina – che potrebbe aderire alla NATO, con tutte le possibili conseguenze di tensioni nel sud-est del Paese – ha iniziato a muovere truppe e mezzi sempre più ad Est. Gli scontri, rinfocolati dai riaccesi conflitti nella regione secessionista del Donbass – definita dal Cremlino «spaventosi» e «provocazioni non solo isolate, ma molteplici» – e in parallelo il “Defender Europe 21”, la più grande esercitazione in Europa della NATO, che da marzo sino a giugno terrà impegnati 28.000 uomini (secondo le fonti russe 40.000 e 15.000 mezzi) e che geograficamente includerà anche il Baltico e il Mar Nero, hanno spinto la Russia a iniziare un posizionamento delle proprie forze lungo il confine occidentale, in risposta ai riposizionamenti ucraini.

La stessa dichiarazione dello «stato di emergenza nazionale» contro la Russia emesso dal presidente statunitense Biden, affiancata dall’espulsione dei diplomatici russi e dalle gravi sanzioni come quella del recente divieto di acquisto di titoli di stato russi da parte delle istituzioni finanziarie USA, sono un grave sgambetto nei confronti della Russia, la quale ha risposto con il ritiro dell’ambasciatore a Washington e con il divieto del passaggio delle navi ucraine – sia militari che civili – nello stretto di Kerch.

Anche il rallentamento del progetto “Nord Stream 2”, il gasdotto russo-tedesco completato al 96%, suona come un’aperta dichiarazione di guerra alla Russia. Washington lo definisce un progetto che darebbe a Mosca un enorme vantaggio finanziario e geopolitico.
Rispetto ai piani dell’ex presidente Donald Trump di ritirare dalla Germania circa 12.000 delle 36.000 truppe, Biden opta invece di rimpolparle di ben 500, a causa delle recenti tensioni sul territorio ucraino. Una minaccia non troppo velata alla Germania di abbandonare il progetto “Nord Stream 2”.

Gli Stati Uniti sanno che per mantenere il proprio ruolo egemone a livello globale è necessario indebolire Russia, Cina e Iran.

Ciò che fondamentalmente differenzia le recenti tensioni tra USA e Russia dalla guerra fredda è che oggi entrambi sono consapevoli di non essere più soli sulla scena mondiale e che la scacchiera geopolitica non è più simmetrica come allora.
Per ora la Russia è costretta a giocare in difesa e ogni forma di dialogo vietatole con l’Europa diviene un potenziale avvicinamento con la potenza asiatica per eccellenza, la Cina.

Fino a dove si spingeranno le tensioni mondiali?
A cosa porteranno le valutazioni di Joe Biden, presidente dalle vedute del secolo scorso?
Quali saranno le risposte del Cremlino sempre più esasperato?

Restiamo in aggiornamento.

Fonti:
https://politi.co/3dwrA53
https://bit.ly/3v4M3nu
https://reut.rs/3szyZEV
https://bit.ly/3aoiRQs
https://bit.ly/3aGoZUr
https://bit.ly/3dt2u6Z

Risposta a chi ha deciso che non si deve leggere


La risposta corale, forte e chiara, a chi ha deciso che questo libro non si deve leggere è questa:
3 ristampe in meno di 3 mesi, in forza dell’energico passaparola delle persone che lo hanno letto.
Se l’iniziale censura preventiva e il seguente silenziamento dei mass media nazionali allineati continua a volerlo occultare e imbavagliare, questo libro è invece uno dei saggi più letti in Italia dal 21 gennaio, al 1° posto Bestseller Ibs “Psicologia”.
Tanto che lo tsunami di richieste dei Lettori ha mandato in rottura di stock il libro in tutti i bookstore online, tranne su Ibs dove la disponibilità è per ora immediata: https://bit.ly/3x8tgtp

Nonostante ciò questo manuale di autodifesa dalle odierne strategie di addomesticamento e manipolazione continua a non essere né segnalato nelle classifiche stilate dai media mainstream né considerato nei loro articoli che dovrebbero essere lo specchio della verità.

Perché non vogliono che si conosca questo libro?
Perché non vogliono che entri nel dibattito pubblico? che è il fondamento della democrazia.
Cosa significa questo accanimento nell’osteggiarlo, nel nasconderne l’esistenza?

La risposta è al di là del caso specifico del libro in questione.
È necessario essere tutti consapevoli che oggi gli apparati dell’informazione sono blindati nella loro malata bolla autoreferenziale, che non ammette discussioni né al proprio interno, né all’esterno.
Non vogliono che le persone vedano la realtà, che si pongano salutari domande.
Vogliono solo, in modo subdolo e falsamente benevolo, che obbediamo a testa bassa alla loro narrazione e deportarci in massa in quella patologica bolla sconnessa dalla realtà.

Ma trascurano un punto capitale della resistenza: la Libertà di espressione, di conoscenza e di circolazione delle idee, motore di una sana azione nel mondo e del processo evolutivo in democrazia, pulsano ancora con gran potenza nel cuore di tantissimi di noi. Molti di più di quanto si pensi.

Questo punto capitale è più forte del loro accanimento a volere occultare o distorcere la realtà per creare un pensiero unico, allineato e uniformato a beneficio di pochi privilegiati e a discapito della massa (che un tempo si chiamava “cittadinanza”).

Non riusciranno a strangolare il pensiero di tutti, a trasformare i diritti inalienabili in concessioni dall’alto, a battezzarci alla disgraziata religione della “nuova normalità”, a trasformarci in sudditi del regime terapeutico, a far morire di stenti la salutare azione nel mondo delle persone.

Conoscere è difendersi ed evolversi.

Sempre in alto il cuore e la mente!
Incognita Quotidiana

Propaganda! Il triangolo velenoso


La capacità di Goebbels d’identificare i meccanismi di suggestione della mente umana, di creare efficaci tattiche di manipolazione per dare al regime l’idea di coesione popolare, è tale che nella Germania nazista i cittadini diventeranno parte di un progetto politico patologico, e si sentiranno portatori di verità universali.
Questo machiavellico genio del male, dalle ambizioni sfrenate, dalla sconfinata e morbosa vanità, dal sarcasmo violento e odioso che non risparmiava nessuno, dallo charme che nascondeva perfidia velenosa, dall’insolenza che oggi ha tanto appeal sull’elettore incerto, dall’intelligenza malvagia quanto fertile, che non lascia mai nulla al caso, è uno dei primi strateghi della comunicazione e delle pubbliche relazioni della storia, in compagnia dell’altrettanto cinico e spregiudicato Edward L. Bernays, uno dei padri statunitensi della scienza moderna della persuasione di massa, assolutamente convinto che qualsiasi idea possa essere “venduta” alle masse, purché ben confezionata e inserita in messaggi ripetuti centinaia di volte.

Il dottor Goebbels è un grande ammiratore del lavoro di Bernays, il quale negli Stati Uniti è già da più parti considerato un Goebbels americano, un avvelenatore professionale della coscienza pubblica, le cui tecniche propagandistiche sono paragonate a quelle dei nazisti.

Karl von Wiegand, corrispondente statunitense dei quotidiani del gruppo Hearst e analista della politica europea, nel settembre 1933 incontra Goebbels che gli mostra la sua biblioteca di propaganda, la migliore mai vista.
Goebbels dice a Wiegand di essere stato ispirato da Bernays, e che stava utilizzando il suo libro del 1932 Crystallizing Public Opinion come base per la sua campagna deliberata e pianificata di distruzione degli ebrei in Germania, avviata il 1° aprile […]

Piccola parentesi sulla portata delle tecniche di persuasione di massa e dell’ingegneria del consenso di Edward L. Bernays – personaggio che rincontreremo nel Principio tattico III, Volgarizzazione.
Saranno sufficienti due rapidi esempi per comprendere le modalità di condizionamento dell’opinione pubblica messe in pratica da Bernays.

Il suo primo importante incarico lo riceve dagli Stati Uniti: si tratta di convincere – anche obtorto collo – il popolo americano, isolazionista e recalcitrante, a un coinvolgimento diretto nella Prima guerra mondiale. Assieme al Creel Committee, un gigantesco laboratorio della moderna propaganda bellica, Bernays sfrutta tutti i media allora disponibili, tra i quali i poster, il più noto dei quali raffigura lo Zio Sam con il dito puntato: «I want you for US Army». Propala pseudoeventi, cioè produzioni mediali per catturare e dirigere l’attenzione dei media – quando non vere e proprie menzogne infamanti antigermaniche, anche cinematografiche – che accusano i soldati tedeschi di deliranti efferatezze. Diffonde una vera e propria isteria collettiva assetata di vendetta, che pretende di «rendere il mondo sicuro per la democrazia grazie agli USA».Bernays riesce perfettamente nell’intento: il 6 aprile 1917 vede l’ingresso USA nella Prima guerra mondiale.

Alcuni anni dopo, per aumentare i profitti del suo cliente “American Tobacco Company”, s’impegna nella clamorosa impresa di convincere le donne a fumare anche in pubblico, allora vietato nonostante l’emancipazione femminile fosse già in atto.
A New York, per la tradizionale parata di Pasqua delle suffragette, organizza la “Fiaccolata della Brigata della Libertà”: a un segnale convenuto le donne estraggono il pacchetto di sigarette nascosto e iniziano a fumare, come accattivante simbolo di liberazione femminile.
Ne deriva una pubblicità clamorosa: le vendite di sigarette si triplicano e da allora le donne si sentono tranquille nel riempire di fumo i loro polmoni in pubblico, al pari degli uomini.

Bernays ha sempre preteso di svolgere un servizio morale per l’umanità. Nel suo libro Propaganda descrive il pubblico come un «gregge che ha bisogno di venir guidato» specie in un regime democratico:
«La manipolazione scientifica dell’opinione pubblica è necessaria per superare il caos e il conflitto».

Qui chiudiamo la parentesi Bernays e apriamo quella Ivy Lee. In un prossimo articolo.

– estratto da: Gianluca Magi, Goebbels. 11 tattiche di manipolazione oscura, Prefazione di Jean-Paul Fitoussi, Piano B, 2021, pp. 40-42: : https://bit.ly/3x8tgtp

Il libro – nonostante la censura prima e il silenziamento dei mass media dopo – è uno dei saggi più venduti in Italia in questi mesi, al 1° posto Bestseller ibs “Psicologia”:
3 ristampe in meno di 3 mesi grazie al tam-tam dei Lettori.
Una risposta chiara e forte a chi ha deciso che questo libro non dovete leggerlo. Una riprova che la Libertà pulsa nel cuore di tutti noi.
Conoscere è difendersi ed evolversi.



Intelligenza ecologica


Chi segue “Incognita Quotidiana” e ha già letto il libro: Goebbels: 11 tecniche di manipolazione oscura di Gianluca Magi, conosce benissimo l’effetto del “Flynn inverso”.
Questo fenomeno ci indica chiaramente di come stiamo barattando punti preziosi di Q.I. in nome di una rivoluzione digitale che sta rendendo i nostri bambini sempre più dipendenti dalle macchine. Ma questo trend di sottomissione digitale non riguarda soltanto le fasce d’età più basse, basta osservare le persone per strada o al parco col capo chino su uno schermo per meglio comprendere la portata del fenomeno. Genitori e nonni che si perdono lo spettacolo dei loro pargoli in fiore per scrollare il feed del loro social network: è intelligente tutto ciò?

L’intelligenza non è un parametro che rimane fisso nel tempo, essa può essere sviluppata se adeguatamente stimolata ma può anche atrofizzarsi se non ce ne prendiamo cura.
Da anni mi occupo di una forma specifica dell’intelligenza umana che è ancora sconosciuta alla stragrande maggioranza delle persone: l’intelligenza ecologica.

Il livello di questa particolare funzione cognitiva, inizialmente scoperta dal prof. Daniel Goleman, è molto basso nella popolazione occidentale e ciò è particolarmente preoccupante. L’intelligenza ecologica riguarda la conoscenza sia dell’impatto che noi individui abbiamo sul nostro ambiente che, al contempo, di come l’ambiente influenzi la psiche e l’organismo umano. La consapevolezza di questa influenza di tipo bidirezionale può portare a scardinare alcuni comportamenti automatici e abitudini disfunzionali consolidate nel corso degli anni e che talvolta hanno un effetto devastante per la nostra salute.

Sviluppare il proprio Q.I. ecologico significa instaurare un rapporto profondo con la propria natura interiore, riconoscerne i bisogni e cercare un modo efficace per soddisfarli. Prestando questo tipo di attenzione l’individuo si allineerà in modo naturale al ritmo delle stagioni, vivendo e ricercando sempre di più l’armonia con il suo ambiente esterno. La frenesia delle nostre vite accelerate con il loro ritmo innaturale ci toglie non solo percentuali sempre più rilevanti di Q.I., ma anche l’essenza stessa della vita.

Nella pratica si tratta, in primis, di porre la propria attenzione all’aria che si respira ogni giorno, ai cibi che si ingeriscono, alla quantità di stress che quotidianamente si sopporta, ai consumi, alle già citate abitudini e così via. Modificare i nostri comportamenti, avere più cura del proprio ambiente, contaminare i mercati divenendo dei consumatori responsabili, risulterebbe rivoluzionario in quest’epoca così caotica nella quale sembra che abbiamo perso il contatto con noi stessi e con il nostro ambiente naturale.

L’ignoranza, cioè l’assenza di conoscenza, è un male che dobbiamo tutti combattere se vogliamo rimanere vivi in questa vita.
Il monito nel Tempio di Apollo, «Conosci te stesso» per imparare a riconoscere anche i propri limiti, attraversa indenne i secoli per affermare la sua validità e attualità.

Marco Ferreri. El cochecito


L’opera di Marco Ferreri (Milano, 11 maggio1928 – Parigi, 9 maggio 1997), pericolosa ma necessaria, non ha avuto vita facile a causa dell’apparato censorio.
Ferreri era un ottimista, lucido, dissacrante e disincantato, talmente libero da sapere che liberi non siamo mai. Il suo “Humor negro” ci fa sorridere proprio quando ne avremmo ben pochi motivi.

La sua produzione vanta anche questo piccolo gioiello del 1960: “El cochecito – La carrozzella”. Basato sulla sceneggiatura dell’altrettanto caustico Rafael Azcona, ci mostra – senza i filtri del buonismo politicamente corretto – uno spaccato della società nella Spagna franchista degli anni ’60: una massoneria confessionale, non occulta, che controlla quasi tutti i posti chiave dell’università e della pubblica amministrazione.

La lotta al liberalismo miete le sue vittime e crea una media borghesia genuflessa, un coacervo di rimossi sociali, bisogni frustrati e snaturati veicolati anche dal boom economico, ma, soprattutto, una borghesia dimentica dell’etica che, in quanto patto tra simili, dovrebbe precedere la religione.
Il film narra l’ultima parte della vita di Don Anselmo, obsoleto ma ancora arzillo ottuagenario ex dipendente del ministero.Anche Don Anselmo è parte di quella media borghesia piena di buoni cattolici avvelenati da un grigio conformismo informativo e anchilosati dalla lunga pratica repressiva e censoria che li ha privati del senso critico e messi in balia di autocensura, contagio psichico e rigido moralismo.
Questo è appunto il dramma del vetusto Anselmo: non vuole sentirsi escluso.

Scomodiamo un solo istante James Hillman: «Forse i vecchi diventano disfunzionali perché non immaginiamo per loro alcuna funzione. La produttività è una misura troppo angusta dell’utilità».
In famiglia vige il disinteresse reciproco – frutto di vecchi rancori? – e una sudditanza, anche di natura economica, dettata dal figlio avvocato di successo.
Fortunatamente Don Anselmo ha un caro amico paralitico e tutto procede più o meno bene fino a quando nelle vita di questi non entra il progresso sotto forma di una carrozzella a motore.

La compagnia di amici si allarga e Don Anselmo viene presentato ad un gruppo eterogeneo di privilegiati disabili motorizzati. Ma i gruppi sono gruppi come le ideologie sono ideologie.
Insomma, il conformismo non risparmia neanche gli invalidi e il sanissimo Don Anselmo rischia di venir emarginato dai nuovi amici che, per un motivo o per l’altro, non possono trasportarlo.In breve, non sei del gruppo se non hai una carrozzella a motore pure tu.

L’epidemia da contagio psichico dilaga: la carrozzella diventa un’idea fissa, un modo per esorcizzare la morte.
Se è vero che solo l’altro mi fa esistere vedendomi, va da sé che entrare nel gruppo diventa essenziale.
Forse la vita non è fatta di minuzie logiche, ma di caos pungente e di un sotteso non-detto, così per trovare il suo posto in società Don Anselmo è disposto a fingersi infermo e magari, abituandosi alla carrozzella, a diventarlo davvero.

La sfilata di personaggi che ci viene incontro durante la visione, include delatori capricciosi, opportunisti, competitivi, altolocati benpensanti, pie strozzine, donne in cerca di espiazione e il rapace Don Ilario che vende carrozzelle per vocazione. Possiamo considerare Don Ilario un missionario o l’avanguardia dei negrieri.
Ogni società ha i suoi prodotti e sottoprodotti, e visto che questa produce disabilità (funzionali e non), gli affari di Don Ilario vanno a gonfie vele.
Con fare sibillino Don Ilario mostra l’ultima novità a Don Anselmo: un modello su brevetto americano usato “per i reduci dell’ultima guerra” e assai agognato pure dalla “Marchesa”. A conclusione dell’opera di persuasione, Don Ilario materializza pure una falsa diagnosi di necrosi alle gambe.

Il falso bisogno è ora creato e la smania di possedere la carrozzella in Don Anselmo cresce a dismisura. La smania giungerà al parossismo durante la galvanizzante gara di velocità tra carrozzelle creata per dare visibilità ai “diversi”.
Ma l’inclusione motorizzata costa. E quanto costa!
Il poveretto le prova tutte e dopo l’ennesimo rifiuto del figlio, con tanto di minaccia di denuncia e interdizione, viene sopraffatto da rabbia e frustrazione. Perso il lume della ragione, Don Anselmo afferra una bottiglia di veleno per porre fine alla sua sofferenza.
Ma, come ricorda Buñuel, tra sordi e ciechi non corre buon sangue e quando anche il significante sostituisce il significato gli effetti collaterali non tardano ad arrivare.

Da lì all’avvelenamento – non senza una lacrima – di tutta la famiglia il passo è breve.
Il calvario senile tocca il suo apice nell’epilogo (non sottacciamo che il regime franchista censurò e sostituì questo finale con una compiacente quanto forzata riconciliazione familiare): Don Anselmo, motorizzato come tutti gli altri, si allontana scortato da due guardie lungo una strada deserta. Lo attende il carcere. Ma poco importa, ha il suo cochecito.
D’altronde le manie possono aiutare a sopravvivere, nonostante tutto.

Fonti:
• “El cochecito – La carrozzella” (1960) regia di Marco Ferreri.
• Gianluca Magi, “Goebbels. 11 tattiche di manipolazione oscura”, Prefazione di Jean-Paul Fitoussi, Piano B, 2021: https://bit.ly/3x8tgtp
• Luis Buñuel, “Sempre ateo, grazie a Dio”, E/O, 2020.
• James Hillman, “La forza del carattere. La vita che dura”, Adelphi, 2000.
• Gregory Bateson, “Verso un’ecologia della mente”, Adelphi, 1977.
• Paul Éluard, “Capitale de la Douleur”, Nouvelle Revue Française, 1926.

11 tattiche di manipolazione oscura


Il libro di Gianluca Magi è un testo prezioso. È costruito in modo pulito, essenziale. E proprio questa capacità di condensare (distillare, scrive l’autore) un contenuto possente e poderoso in un volume agile e sferzante è un grande punto di forza.

Il punto di partenza è Goebbels, naturalmente. Il braccio destro di Hitler, vero autore della costruzione del consenso (enigma del consenso, lo definì Ian Kershaw) al nazismo e al suo leader.

Magi scava nel mare di scritti di e su Goebbels e ne torna in superficie con 11 principi, formule, tattiche. Che spiega, dopo una prima parte del testo dedicata alla biografia del Ministro della propaganda e al suo ruolo nelle vicende tedesche dalla metà degli anni Venti alla fine della seconda guerra mondiale, con uno schema ripetuto, cadenzato.

Il principio viene introdotto, in ogni capitolo, con citazioni da Goebbels stesso. Viene poi spiegato nella pratica del regime, ma soprattutto se ne individua la applicazione, mutatis mutandis, nelle nostre democrazie (in crisi).

Capitolo dopo capitolo il parallelo si fa sempre più calzante, pressante, soffocante verrebbe da dire. Alla spiegazione segue, in ogni capitolo, un esperimento di psicologia sociale (alcuni molto noti, altri meno) in cui appare in filigrana la dinamica che i meccanismi di manipolazione sfruttano a vantaggio del potere (politico o economico). A conclusione, di nuovo di ogni capitolo, un elenco di consigli cinematografici.

La sensazione è di essere avvolti in una rete. Presi singolarmente, i diversi aspetti descritti in questo libro sono certo inquietanti, ma affrontabili.

La magia di Magi (pessimo gioco di parole, ma di questo si tratta) è la combinazione di questi elementi in una unica trama narrativa e argomentativa.

E tuttavia ciò che prima facie si presenta come soffocante, questa tela senza smagliature, è invece liberatorio. Perché costringe a pensare a una via di uscita ancora tutta da scrivere.

Come si esce da un sistema in cui ogni opzione è predeterminata?
Se l’opinione pubblica, invece che vivificata, è cristallizzata e piegata dall’alto da internet e dai social, come è pensabile che emerga un pensiero critico? Nella solitudine? Nell’abbandono degli strumenti tecnologici? Nel tradire il proprio schieramento creando ponti con quello avversario per far saltare la contrapposizione fasulla e strumentale?

La lettura di questo testo lascia con molte domande aperte. Ma non è proprio questo già un passo verso l’uscita dalla manipolazione oscura?

P.S. Un grazie speciale ad Anna Mazzone per il consiglio di lettura.

Gianluca Magi, Goebbels. 11 tattiche di manipolazione oscura, Prefazione di Jean-Paul Fitoussi, Piano B, 2021: https://amzn.to/3umkWUn
È uno dei saggi più venduti in Italia nonostante la censura preventiva iniziale subita e il successivo silenziamento da parte dei mass media nazionali.

Ramana Maharshi. La via del Sè


Il 14 aprile di settantuno anni fa, trasborda serenamente in un’altra dimensione dell’essere uno dei saggi più celebrati in India: Ramana Maharshi.
Tra dicembre 2019 e gennaio 2020 ne ho avuto conferma diretta nell’ultimo mio viaggio indiano: in Tamil Nadu, nell’India del Sud, torreggiano un po’ ovunque le immagini di questo insegnamento vivente, sous-entendu della vita spirituale indiana.

Sedicenne, Ramana sperimenta quello che oggi si chiama un violento “attacco di panico”.
Non di rado chi è predisposto al panico lo è anche all’estasi.
Ramana non si oppone alla sensazione di essere assai prossimo alla morte. La penetra invece sino alle radici. Ne riemergerà con la consapevolezza “Io Sono”, che precede la consapevolezza del mondo. La percezione di essere la vita stessa.
Oltre l’Io, il corpo e la mente.
È l’esperienza transpersonale diretta di ciò che l’Advaita Vedānta tesoreggia da secoli. L’essere oltre il dualismo e il non-dualismo. Il prendere dimora nella gioia del Sé.

Ramana si ritira a vita contemplativa in una grotta della montagna sacra Arunachala, nei pressi di Tiruvannamalai. Alle pendici di questa montagna, nel luogo che diverrà un ashram, vivrà poi il resto della sua esistenza. Egli è un Mahāṛṣi, un grande Ṛṣi, un reale portatore della saggezza perenne. Un Jivanmukta, un “liberato in vita”.

Nel susseguirsi degli anni, innumerevoli ricercatori spirituali gli faranno visita, per essere toccati dalla sua presenza. Tra le tante perle che regala:

«Aiuta te stesso e aiuterai il mondo, perché tu sei il mondo».

Che messaggio consegna a noi occidentali del XXI secolo?
Qualcosa di semplice e per questo difficile da trasferire nella realtà.
Possiamo fare qualcosa di utile nel luogo in cui viviamo e in cui conosciamo le persone e le loro condizioni di vita. Guardandoci attorno, l’occasione si mostrerà a questa nostra disposizione d’animo.
Ma l’inconscio, individuale o collettivo, può mettere il bastone tra le ruote, perché non vuole che le nostre energie vengano impegnate all’esterno. L’inconscio pone resistenza. E inganna in particolare chi ha bisogno d’aiuto, proprio di quell’aiuto che vorrebbe dispensare agli altri.
È necessario quindi, in primo luogo, portare ordine in se stessi, anziché addossare i propri difetti agli altri. Ma, la frequentazione dei social insegna che questo compito non è facile.A chi non è offerta alcuna reale possibilità di concedere il proprio aiuto, ciò significa che potrà prendersi cura del proprio giardino segreto. In un lago di collina non si può impedire all’acqua di tracimare. A valle, l’acqua che non scorre, stagna.
Non è impossibile porsi a un livello più elevato.

Il 14 aprile 1950 Ramana Maharshi trasborda serenamente in un’altra dimensione dell’essere.
Il celebre fotografo Henri Cartier-Bresson, che risiede nell’ashram, quella sera è testimone di un fenomeno paradigmatico. Una stella illumina il cielo con una scia simile a quella di una cometa. Solca lentamente il cielo. Si sofferma un po’ sulla cima del monte Arunachala. E vi scompare dietro.
Cartier-Bresson guarda l’orologio. Le 20:47.
Fa ritorno all’ashram. Qui apprende che Ramana Maharshi ha smesso di respirare. Alle 20:47.

Non di rado allorché una grande anima lascia il corpo, prendono vita fenomeni speciali.
Tracce dal corpo di arcobaleno. Per umani interiormente ridestati.


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