La giungla è in noi. Che proiettiamo nel mondo


Dear Sir Leo Holliday,
evidentemente Lei è molto impressionato dall’attuale situazione mondiale, dal punto di vista non politico, ma morale e psicologico.
Per quanto posso osservare, si tratta d’un problema squisitamente psicologico.
L’uomo è a confronto con forze, da lui stesso create, ma che gli è impossibile controllare.Si tratta in fondo della stessa situazione dei primitivi, con la sola differenza che il primitivo non immagina d’essere creatore dei suoi dèmoni.

Gli stessi oggetti e metodi che hanno condotto l’uomo dalla giungla alla civilizzazione, hanno ora acquistato un’autonomia che lo atterrisce, e tanto più profondamente, quanto più non vede alcun mezzo o via, per tenervi testa. Dato che è consapevole che i suoi orchi sono creazioni umane, egli vive nell’illusione di poterli e doverli dominare; come l’apprendista stregone goethiano che, dopo aver pronunciato la formula magica del maestro per animare la scopa, non riuscì poi più a fermarla.

Questa illusione aumenta naturalmente le difficoltà.
In un certo senso la situazione sarebbe più semplice se l’uomo intendesse i suoi mostri recalcitranti come facevano gli antichi, e cioè come dèmoni autonomi. In senso obiettivo essi non sono demoni, ma prodotti razionali che si sottraggono in modo inspiegabile al nostro controllo. E ci troviamo in realtà sempre nella stessa vecchia giungla, in cui l’individuo è minacciato da pericoli – macchine, metodi, organizzazioni e così via – più insidiosi delle bestie feroci.

Una cosa, in particolare, non è affatto cambiata: abbiamo portato con noi la vecchia giungla, ma nessuno sembra comprenderlo.
La giungla è in noi, nel nostro inconscio e noi siamo riusciti a proiettarla nel mondo esterno, dove i sauri, oggi sotto forma di automobili, aerei e razzi, continuano i loro giochi spensierati.

Ho già tentato per sessant’anni di mostrare ai colleghi delle altre discipline i loro punti ciechi, ma gli uomini disposti ad ascoltarmi sono, in proporzione, sempre troppo pochi.Lo spirito umano, che è pur sempre giovane, sacrifica tutto per una nuova conquista tecnica, ma evita accuratamente di guardare dentro di sé.

Lascio giudicare agli altri se la mia concezione è ottimista o pessimista, ma sono abbastanza certo che avverrà qualcosa di drastico, che desterà i sognatori già in cammino verso lo spazio.

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