L’empatia obliata


Quando programmi, misure e azioni elaborate su tavoli tecnici in cui sono le lobby a stabilire cosa è sostenibile e cosa è green, tutto ciò che è digitalizzabile, cosa e come si può fare e cosa no e la cui attuazione ha un rapporto di dipendenza dai fondi dei mercati finanziari, viene di fatto richiesto di attenersi ad un’ideologia.
Dilaga l’ideologia attraverso il contagio psichico, VI principio tattico, nel suo ripetersi in ogni ambiente, perché la propaganda per ottenere i risultati voluti funziona esattamente così come descritta dallo stesso Goebbels, il diavolo zoppo: «Nel momento in cui io afferro una verità e comincio a parlarne con qualcuno in tram, in quel momento faccio della propaganda, cioè comincio a cercare altri che, come me, abbiano compreso quella verità».

Il concetto di rete, di collaborazione, di parternariato fondato sulle visioni di un’esperienza condivisa, di “cum panis”, è stato passo dopo passo in pochi anni smaterializzato in un sistema rigidamente ideologizzato volto ad accontentare, per il tramite di un’offerta limitata, una schiera di esecutori: gli stakeholder.
Chi riceve il finanziamento, lo riceve solo in apparenza poiché al contempo, con la propria fetta di cofinanziamento e di debito, materializza ciò che è inesorabilmente destinato a smaterializzarsi. Temporaneamente materializzato, quel tanto che basta ad ideologizzare.

Non c’è una messa in scena per il pubblico. È il pubblico stesso a recitare nella messa in scena.

Lo smarrimento dell’identità del soggetto beneficiario è una vera e propria forma di coesione per la folla. Un insieme di persone ammassate in uno spazio ristretto è privato della facoltà del pensiero critico. Il contesto in cui avviene il contagio psichico, nell’inconscio collettivo, è il grande gruppo senza cervello: contesto privo di possibilità di pensiero riflessivo da parte di un individuo progressivamente così istupiditosi.

Ciò che sul piano psico-massmediologico si coniuga come adesione acritica della folla all’ideologia dei programmi e al più dogmatico politicamente corretto, corrisponde sul piano della socializzazione ad una privazione di un contesto di natura altra. Sottrae la prospettiva della trama dei rapporti e dei legami in cui l’io individuale – attore del complessivo e variegato “io faccio” – agisce nella rete delle possibilità e dei limiti segnati dall’essere un’associazione di persone.
La messinscena psico-propagandistica sottrae quindi la capacità collaborativa tra individui. Quegli stessi individui che potrebbero sorreggere una scala sulla quale salire per accedere ad un punto di vista privilegiato, quello in cui l’io faccio si coglie come nucleo di possibilità (io posso) e di impossibilità (io patisco).

Scegliendo un approccio fenomenologico di matrice husserliana – dell’Einfühlung appunto – per indagare il contagio come situazione, come dinamica psichica e come modalità di comunicazione massmediale, si evidenzia come nella comunicazione simbolica e nella rappresentazione stiamo progressivamente dimenticando il livello fondamentale: il piano all’ interno del quale si sviluppa il rapporto empatico. Esperienza sospesa tra il piano dell’immedesimazione, in cui cerchiamo di comprendere l’altro a livello di vissuto ed il piano dell’introsentirsi, cioè il cogliere il sé nel cogliere l’altro, il sentire se stessi nell’ esperienza dell’altro. 
Empatia, immedesimazione, introsentirsi. Piani presenti nel concetto di Einfühlung formulato da Edmund Husserl e poi rielaborati in modo magistrale dalla monaca e mistica Edith Stein nella sua tesi di laurea proprio con il fondatore della fenomenologia.

E sul ricordo del rapporto empatico, nostro tesoro nascosto, occorre in finale allargare il campo prospettico sedendoci su un alto ramo. Per non cadere nel narcisismo o nella narcotizazzione ideologica:
«Confusi, gli uccelli guardarono più attentamente dentro la tenda, e si accorsero di avere di fronte uno specchio gigantesco. Compresero allora che il sovrano a lungo cercato non era altro che la loro immagine riflessa»
(dal racconto di Gianluca Magi, “Il discorso degli uccelli”, in: Il tesoro nascosto, Sperling & Kupfer, 2017, p. 81).

Fonti:
Edmund Husserl, Idee per una fenomenologia pura e per una filosofia fenomenologia, Einaudi, 1965.
Samuel Beckett, Senza e Lo Spopolatore, Einaudi, 1972.
“Il prestanome” (1976) regia di Martin Ritt. 
Gianluca Magi, Goebbels.11 tattiche di manipolazione oscura, Piano B, 2021
Gianluca Magi, Il tesoro nascosto, Sperling & Kupfer, 2017
Sito ufficiale dell’UE: Piano per la ripresa dell’Europa: https://ec.europa.eu/info/strategy/recovery-plan-europe_it

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