GOEBBELS: MANIPOLAZIONE COME CANCELLAZIONE DEL DISSENSO


Un articolo che analizza le strategie di propaganda, da Bernays a Goebbels, a quelle ora in atto: leggetelo per difendervi e verificate costantemente le notizie e le dichiarazioni.
Ringrazio la giornalista Livia Bidoli per aprire uno scorcio di luce sul mio libro: prima censurato e ora silenziato dai media mainstream.

GOEBBELS: MANIPOLAZIONE COME CANCELLAZIONE DEL DISSENSO.
gothicNetwork.org:https://bit.ly/3u5krPb

La matrice dell’appena conclusosi “annus horribilis” 2020 sostiene che all’epicentro della crisi vi sia la pandemia, e che tutto derivi da quest’ultima, ma non è così. In realtà al centro della crisi vi è la Paura, che sta distillandosi fortunatamente da inizio 2021, ma che ha giocato il ruolo della tigre in questo globale gioco al massacro. Istituzionale, economico, sanitario.

Partendo dalla prefazione dell’economista Jean-Paul Fitoussi, Professore emerito all’Institut d’Etudes Politiques de Paris (Istituto di Studi Politici di Parigi) e a la LUISS di Roma, attualmente direttore di ricerca all’Observatoire Français des Conjonctures Econoniques, collaboratore scientifico agli indirizzi macroeconimici della politica francese ed europea, analizziamo insieme quanto l’ultimo libro edito di Gianluca Magi, Goebbels. 11 tattiche di manipolazione oscura, (ed. Piano B, 2020), possa essere utile per la disanima di quanto accaduto ex post in quest’anno in cui la manipolazione dell’informazione su tutti i canali disponibili, dalla tv, ai giornali, ai social, è stata massiva e pervasiva.

Joseph Goebbels in questo ha molto da insegnare e va preso alla lettera per capire come si sono succedute svariate tecniche, strategiche e tattiche per obbligare ad un pensiero comune e non critico, partendo dalla lettura dei numeri. Il numero 11, arcano per antonomasia de La Forza – a suo simbolo una donna con un copricapo a 8 orizzontale, simbolo dell’infinito -, ci ha guidati attraverso un’esegesi del quarto potere che ha colpito per la prima volta nella storia l’occidente fingendosi democratico mentre serpeggiava inoculando stille di terrore allla sua audience, i cittadini.  

Paul Joseph Goebbels (Rheydt, 29 ottobre 1897 – Berlino, 1º maggio 1945) è celebre per le sue massime, una delle piu’ permeanti è la seguente, con cui parte il libro:

La propaganda è un’arte, non importa se questa racconti la verità.

Il controllo sociale dell’opinione pubblica è alle radici della nascita e della crescita elettorale del Partito Nazional Socialista, che trovò in Goebbels il suo massimo assertore con il suo Ministero dell’Educazione e della Propaganda, ma le sue origini sono americane, in particolare, provengono da Edward L. Bernays, nipote di Freud (nato a Vienna) che nell’aprile 1917 riuscì a convincere gli americani che c’era un nemico da abbatttere aldilà dell’Atlantico, che era la Germania, e dovevano quindi armarsi per una guerra, la prima mondiale. A Bernays, che nel 1928 pubblicò il libro capostipite per le scienze sociali e la manipolazione di massa, ovvero Propaganda, Della manipolazione dell’opinione pubblica in democrazia (tit. orig. Propaganda) si devono i concetti principali che hanno guidato il messianico creatore del culto del Führer ed il suo concetto di pubblico: Bernays lo descriveva infatti come “un gregge di pecore che ha bisogno di venir guidato”. Dopo Bernays venne Ivy Lee, assoldato dalla IG Farben (divenuta poi Monsanto Bayer) per occultare la consulenza diretta con il Ministro della Propaganda.

Alla base delle 11 tattiche di manipolazione oscura di Joseph Goebbels vi è una metafora per l’inganno globale, che lui trascrisse nei suoi diari in modo piu’ estensivo, uno dei fondamenti dello studio che ha fatto nascere questo libro:

Una menzogna ripetuta costantemente diventa la verità.

Andiamo per gradi ed esaminiamo la prima delle 11 tattiche: la Semplificazione e nemico unico, questa tattica riunisce e rende semplice ed afferrabile anche dai meno istruiti il concetto principale del nemico cui devolvere l’odio e la violenza, nonché la censura. Il nemico pubblico numero 1 da eliminare, una volta creato, (nel caso della Germania gli ebrei), assorbirà un bombardamento propagandistico ad ampio spettro perchè sarà supportato da una “falsa realtà” (Magi, Goebbels, p. 88) proveniente dal principio tattico numero 2: l’Unanimità. “Le dittature mantengono l’illusione della libertà e fanno in modo che il plebiscito sostituisca le libere elezioni producendo una falsa unanimità” (Ibid). Questo principio va di pari passo, nell’ingegneria del consenso, con quello della Volgarizzazione (numero 3) che ha a fondamento “lo sprezzo ideologico per l’umanità: il popolo è troppo stupido per capire” (Ibid, p. 97) per cui si utilizzano i mezzi dell’intrattenimento per condurlo dove si vuole. I due strumenti clou dell’epoca erano la radio ed il cinema: e Goebbels pensò bene di impossessarsene completamente, imponendo ai fabbricanti di radio di venderle ad un prezzo esiguo per farle comprare a tutti i tedeschi, ma solo di un tipo, quelle che ricevevano soltanto frequenze nazionali. Per quanto riguarda il cinema, è famosa la prima regia olimpica di Leni Riefenstahl che emancipò lo sport sul grande schermo nel 1936.

Radio e  cinema, modellando i desideri e gli impulsi, soprattutto inconsci, della società, parlando un linguaggio semplice e rivolgendosi come ai “bambini”, aboliva del tutto il pensiero critico e razionale, sostituendolo con gli slogan persuasivi che servivano a far accettare l’inaccettabile con la gradualità delle finestre di Overton(il principio della rana bollita): creando problemi ad hoc la cui soluzione è “pubblicizzata” da un personaggio pubblico e quindi farla passare dalla “finestra dell’inaccettabile” a quella del “possibile” attraverso vari passaggi fino a “legalizzare” di fatto provvedimenti immorali, incostituzionali e liberticidi e farli richiedere dalla stessa popolazione una volta divenuti popolari.

L’Orchestrazione si basa su tecniche ipnotiche: l’audacia e la ripetizione di una “falsa rappresentazione della realtà” che usa anche una neolingua di poche parole adoperata per distorcere la percezione e condurre ad una connotazione emotiva della stessa lingua, fino a tradurre i “campi di sterminio” in “campi di lavoro”, e la “deportazione” con “reintegrazione” (Ibid, p. 110).

La tattica numero 5, o del Continuo rinnovamento, è direttamente correlata con l’infodemia odierna, ovvero il bombardamento di informazioni che letteralmente “consegna il pubblico nelle mani dell’autorità” (Ibid, p. 118): replicato fino all’inverosimile, si nutre nondimeno di dati statistici non commentati e spiegati, in modo da dirigere l’opinione pubblica verso una interpretazione univoca, quella che viene propinata acriticamente dal mainstream. Ed è quindi direttamente connessa col principio tattico numero 10, quello della Verosimiglianza, producendo una eco impossibile da demistificare perchè alla minima critica si è aggrediti dall’accusa di essere dei sovversivi (Ibid, p. 167). La tecnica del ballon d’essai (per sondare prima il consenso) insieme alla Echo chamber hanno prodotto una “bolla nmediatica” che ha degli eco autoreplicantisi, “una trappola che ingabbia in un frame”, un fotogramma filmico e spinge all’autocensura per non essere violentati dalle critiche di chi è ormai preda inonsapevole dell’ipnosi di massa.

La Social Media Intelligence sfrutta quello che Goebbels ed Hitler propugnavano con il cinema di Leni Riefenstahl e la radio: il cosiddetto Contagio psichico. Si propone un’idea, un asset da propagandare e lo si presenta con “intenti civici e morali” (Ibid, p. 132), per esempio facendo circolare appositamente un post che diventa virale, questo genera dipendenza gregaria, tutti si vogliono conformare in assenza di una verifica cognitiva e razionale. E’ la cosiddetta Shadow Maniuplation studiata dalla NATO: una “guerra ibrida” preconizzata dagli antichi cinesi (cfr. Gianluca Magi, I 36 stratagemmi, BUR) “che può avere effetti sulla volatilità dei governi” (Ibid, p. 134).

La tecnica della Trasposizione e contropropaganda è basata principalmente sulla “distrazione” dalle notizie centrali e l’indirizzamento verso quelle adoperate per creare nuovi valori sociali e screditare l’avversario (che, ricordo, è diventato “unico”). L’industria delle fake news serve soprattutto a questo: “il manipolatore maschera l’errore che ha commesso: il ladro chiama ladro il suo nemico” (Ibid, p. 140), e generando quindi dei dubbi nel pubblico, per questo motivo “Goebbels rispondeva  all’attacco con l’attacco frontale e incolpava costantemente l’avversario (Ibid, p.141). Naturalmente, per generare tutto questo “fuoco informativo” si ha bisogno di una “cava dei rettili”, il totale asservimento della stampa che non confuta direttamente la tesi, piuttosto la deride mettendola in ridicolo e delegittimandola. L’istinto gregario al conformismo farà il resto.

L’Esagerazione calcolata ed il travisamento sono il motore della tattica che provoca ansia e paura a livelli calcolati per inibire all’azione da una parte, e non condurre a rivolta (se sono eccessive) dall’altra. Titoli shock per far digerire provvedimenti inaccettabili e compensarli con future migliorie che non ci saranno mai, insieme al Silenziamento, ovvero alla cancellazione sistematica di tutte le notizie sfavorevoli alla “dittatura psicologica”. Delle direttive di Goebbels “un quarto erano operazioni di silenziamento” (Ibid, p. 156) tutte volte a “non disturbare il manovratore e la credibilità del regime” e a silenziare il dissenso.

Vale piu’ una menzogna che non può essere smentita, di una verità inverosimile” (Goebbels, ibid, p. 164): per attaccare la Polonia nel 1939, Hitler aveva bisogno di una scusa, e Goebbels la fabbricò letteralmente. Fece pubblicare notizie false di tedeschi uccisi da polacchi sul confine, adirittura ne quantificò il numero: 5437. A quel punto la “soluzione” voluta, ovvero l’invasione, fu richiesta dalla stessa popolazione germanica inferocita. Era tutto pianificato. Per quanto riguarda le “troike” odierne, si agisce allo stesso modo: “si produce una crisi economica per far accogliere come male necessario lo smantellamento dei servizi pubblici, del welfare state, l’imposizione di un regime di austerità e l’arretramento dei diritti sociali finchè non sarà la popolazione a richiedere leggi o decreti draconiani sulla sicurezza e le politiche liberticide” (Ibid, p.165).

L‘infotainment serve differentemente ad ognuna di queste tattiche, e spinge diritto all’astensione dalla visione critica della storia, ad un’analisi fredda e circostanziata dei fatti, in modo da generare un corto circuito emotivo tale da rendere le persone “totalmente” dipendenti dai meccanismi che si sono impadroniti del loro inconscio, divenuto collettivo con la propagazione virale attraverso i social media. Il gioco è fatto: come asseriva Goebbels, “Dobbiamo fare leva sugli istinti primitivi delle masse” (Ibid, p. 171). La narrazione allora si abbellirà di substrati mitologici per trascinare le masse e di una narrazione univoca in cui il Messia è il Capo di Stato, in una parola, il Salvatore. La Trasfusione, l’undicesimo principio di manipolazione oscura è giunto al termine: il controllo è completo, la massa è asservita al potere in modo permanente. Saranno loro stessi ora che ripeteranno, come marionette, il gergo, gli slogan, i protocolli totalitari del Gerarca di turno, convinti, ancora una volta, che siano loro scelte e che tutti i procedimenti sono democratici.
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Gianluca Magi, “Goebbels. 11 tattiche di manipolazione oscura”, Prefazione di Jean-Paul Fitoussi, Piano B, gennaio 2021.
< Il libro prima censurato e ora sabotato dai media mainstream >

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