Grazia Marchianò: TERRE E CIELI PROFONDI


Grazia-7

Ringrazio GRAZIA MARCHANÒ per il testo TERRE E CIELI PROFONDI che offre come avvio del progetto cognitivo di INCOGNITA (Pesaro) con la SUMMER SCHOOL del 8-9 settembre 2018.

Colgo l’occasione per AVVISARE i gentili interessati che la Summer School è a numero chiuso, a posti limitati e che i posti al momento disponibili si stanno rapidamente esaurendo.
Per dire: chi indugia troppo rischierà di non trovare più posti liberi.
PROGRAMMA dettagliato: www.incognita.online
ISCRIZIONI: incognitasummer@gmail.com – 339.74.50.313 (Laura)
EVENTO FB: https://www.facebook.com/events/2053938014890971/

Buona lettura della prima parte di TERRE E CIELI PROFONDI di Grazia Marchianò.

Nel fascicolo dedicato a Bali della rivista «Conoscenza religiosa» fondata e diretta da Elémire Zolla (La Nuova Italia, Firenze 1969-1983), c’è l’illustrazione, a prima vista curiosa, della testa di un uomo a occhi chiusi, trasformata in una mappa geografica con valli, giogaie, laghi e corsi d’acqua.
Tra l’orografia dell’isola di Bali e la mappa cerebrale, esiste una corrispondenza fisica, come si nota osservandola con attenzione e leggendo i toponimi in lingua indonesiana.

Senonché la corrispondenza tra carta geografica e paesaggio mentale posta da questo disegno indigeno è un ottimo avvio a esplorare il tema “Terre e cieli profondi oltre il Novecento” nella prospettiva del progetto cognitivo di INCOGNITA al suo esordio a Pesaro nel settembre di quest’anno.

Quali soggetti che qualche analista già propende a definire post-umani, ci spetta però anzitutto di prendere coscienza dei lasciti che abbiamo ereditato dalle maggiori civiltà di Oriente, Occidente e dei mondi indigeni. Non è un’impresa facile perché il radicamento etnico e culturale di ciascuno, ovunque su questa terra, ha la stessa forza d’impronta del codice genetico, e per modificare i meccanismi mentali capaci di sostituire alla percezione ostile del ‘diverso’ un senso di appartenenza planetaria e cosmica, occorre lavorare su noi stessi senza aspettarci che gli altri lo facciano al nostro posto.

L’esempio al quale ricorro di solito per farmi capire meglio sul punto dell’appartenenza condivisa è quello della salita in montagna. Se a valle lo sguardo spazia su un orizzonte seppure ampio, circoscritto, via via che si sale, la vista si allarga, se voliamo a 10.000 metri si allarga ancor di più, e dai veicoli spaziali la terra coi suoi oceani e continenti si abbraccia in un solo sguardo. L’astronauta sovietico che al ritorno dal viaggio extra-terrestre, esclamò con soddisfazione: “Sono andato lassù ma non ho incontrato Dio”, ha detto una cosa puerile non perché negli spazi siderali ci si possa imbattere davvero nel presunto creatore universale ma perché l’universo coi suoi infiniti mondi è di per sé una realtà indecifrabile che sfida l’intelligenza e la comprensione umane spingendo la mente a volare dal noto all’ignoto.

Terre e cieli profondi” è dunque un’immagine poetica, una metafora, che ci introduce al cuore di un problema unico e triplice: la natura vivente, l’uomo e il cosmo, la cosiddetta Grande Triade nel pensiero cinese, simboleggiata nella croce cristiana dai bracci che s’incontrano nel punto di congiunzione di orizzontale e verticale.

Elémire Zolla nei suoi scritti ha esplorato questo problema unico e triplice dopo aver appreso a padroneggiare i più svariati distretti delle scienze umane, delle letterature e delle vie di conoscenza di Oriente e Occidente. E il risultato di questo scavo è stato l’affermazione di un primato che oggi si sente il bisogno di far nostro con ogni mezzo a disposizione, il primato di una spiritualità laica intesa come sviluppo della consapevolezza e della benevolenza per tutti gli esseri del mondo vivente, puntando sulla “fiducia” nella capacità di maturare interiormente, una “fiducia” che è alcunché di diverso dalla “fede” intesa solitamente in senso religioso.

Con una forza e una coerenza che ha pochi riscontri in altri pensatori del secondo Novecento, Zolla ha modellato un tipo di individuo consapevole dei condizionamenti imposti dalle circostanze ma emancipato grazie a un enorme e tenace lavoro su se stesso, nutrendosi delle passate vie di conoscenza e degli stupefacenti accertamenti della ricerca scientifica odierna, giacché sia le une che gli altri si devono alle risorse inesauribili della creatività della mente e del cuore.

[FINE PARTE I]

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