Turchia: golpe fasullo


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Alcuni lettori mi hanno chiesto che idea mi sono fatto del golpe turco.

In breve: ritengo sia un golpe fasullo architettato da Erdogan stesso.

Cui bono? A che serve?
Serve a Erdogan stesso, per contenere ancor di più la democrazia in Turchia, per giustificare e legittimare il suo dispotismo assoluto e proseguire nel suo processo di rinascita islamica turca.

E le centinaia di morti?

Per noi cittadini, animati dai sentimenti, è incomprensibile e ci fa ghiacciare il sangue nelle vene l’idea che per conseguire un obiettivo si possano sacrificare esseri viventi.
La visione strategica e la geopolitica sono invece fredde come ghiaccioli o come un giocatore di scacchi.
Una tattica del gioco degli scacchi, in tal senso, afferma:
«Perdere un pedone per salvare una torre».
Nella strategia cinese, I 36 stratagemmi affermano:
«Far appassire il prugno al posto del pesco».


Che significa questo assunto?

Significa che in alcune circostanze le perdite sono inevitabili. Così si sceglie di perdere qualcosa di poco conto (centinaia di vite umane), d’interesse parziale per guadagnare qualcosa di più importante, d’interesse globale (legittimazione del pugno di ferro in Turchia, progressiva restrizione delle libertà e proseguimento nel processo di rinascita islamica in direzione contraria al progetto di laicizzazione avviato novant’anni fa dal neoilluminista Mustafa Kemal Atatürk).

False Flag?

La tattiche segrete della Falsa Bandiera non sono recenti. Sono state preconizzate nel Codice del Potere (Arthaśāstra), un testo di arte della guerra e della strategia scritto da Kauṭilya, un insidioso Machiavelli indiano del IV-III sec. a.C. e ne I 36 stratagemmi, un testo militare cinese redatto probabilmente in epoca Ming, ma i cui mezzi non ortodossi e ingannevoli affondano le radici in epoche antiche.
Entrambi i testi (il primo dal sanscrito, il secondo dal cinese classico) li ho tradotti e curati diversi anni fa.

Sono strategie ignote nel mondo islamico?
Non sono strategie ignote nel mondo islamico.
La parola araba taqîya, “dissimulazione”, non viene impiegata solo in ambito esoterico, ma anche in ambito strategico-politico per indicare le azioni camuffate, menzognere e le pseudo-operazioni per perseguire in modo simulato i propri obiettivi.
Non dimentichiamo – come mi pare abbiano fatto la maggior parte degli analisti – che Recep Tayyip Erdogan si formò nella raffinata scuola delle confraternite sufi.
Certi espedienti strategico-geopolitici li conosce.
E bene.

Un caro saluto,
Gianluca Magi

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