Empatia. Piccolo esercizio pratico per coltivarla (verso gli altri e verso se stessi)


Uno dei flagelli dello psichismo umano è la tendenza a non volersi immedesimare nei panni degli altri.
Ne conseguono incomprensioni, sofferenze, accuse, torti.
In una parola: disagio.

Quando esprimo un giudizio su qualcuno, conoscono realmente la situazione in cui egli si trova?
Prima di giudicare, criticare o puntare il dito, potrei fare questo piccolo esercizio:

chiudo gli occhi per qualche istante, respiro ed espiro profondamente e, con l’immaginazione, cerco di calarmi nei suoi panni, nella sua situazione.

Se fossi nei suoi panni mi comporterei come questa persona?
Mi comporterei diversamente?
Direi così?
Direi un’altra cosa?…

Se l’esercizio di “immedesimarmi nei panni dell’altro” è rivolto verso una persona che mi è antipatica, uggiosa o insopportabile, l’esercizio vale il doppio (a volte, il triplo).

Svolgendo l’esercizio quotidianamente acquisirò grandi forze, tra le quali: pazienza, tranquillità, indulgenza, presenza mentale, tenerezza, capacità di osservazione e comunicazione, generosità.

Non sarò l’unico beneficiario di questi doni.
Ma anche le altre persone ne beneficeranno.
Posso starne certo.

Ma che fare se proprio non ce la faccio a svolgere questo esercizio?
Se proprio non riesco a cogliere la realtà dell’altro?
Se l’impulso del giudizio si fa irresistibile?

Me lo chiedo, poiché è bene non essere critico e biasimevole neppure verso me stesso per non essere subito riuscito a trattenermi dall’impulso della critica.

Sarà in mio potere allora fare quest’altro esercizio:
giudicare le azioni che la persona ha compiuto e non la persona per le sue azioni.

Dirò: «Hai commesso una sciocchezza» e non «Sei uno sciocco».
«Hai detto una bugia» e non «Sei un bugiardo».
«Sono stato vulnerabile alla tua azione, alle tue parole» e non «Mi hai ferito».
«Forse non mi sono spiegato bene» e non «Allora non capisci!».
«Credo di non aver compreso quello che mi hai detto» e non «Mi hai spiegato male»…

Se critico una persona per le sue azioni, non solo la limito separandola dal Tutto, ma la marchio a fuoco con il sigillo della maledizione.
E così facendo la inviterò, inconsapevolmente, a continuare a fare altrettanto:
se ti imprimo il marchio dello sciocco, non ti offro alternative e ti convinco, a forza di ripeterlo, che sei uno sciocco; quindi, paradossalmente, ti legittimo ad essere uno sciocco.
Se ti imprimo il marchio del bugiardo, ti legittimo ad essere un bugiardo…
Ma se giudico solo l’azione che hai compiuto,
ti lascio la strada aperta al perfezionamento e alla libertà, perché sai che sei aperto a una gamma infinita di azioni.

(Chi è genitore, please, ponderi adeguatamente tutto ciò nei riguardi del proprio figlio. Il figlio, e l’intera esistenza, gliene saranno eternamente grati).

GIANLUCA MAGI
Vis nulla :: Visio tota ::  Spiritus indicat
(Nessuno sforzo, ma chiara visione di ciò che si vuole ottenere secondo le indicazioni dello spirito)

Questo post è un approfondimento del mio libro/audio Cd


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11 Responses to “Empatia. Piccolo esercizio pratico per coltivarla (verso gli altri e verso se stessi)”


  1. 1 silvia 5 novembre 2012 alle 12:40

    molto bello….il problema sarà applicarlo alla vita di tutti i giorni sopratutto verso me stessa!!!!
    silvia

  2. 2 dani 5 novembre 2012 alle 12:56

    Qualche settimana fa ho letto questo consiglio in un libro di Gurdjieff che sto ancora leggendo…ho provato ad applicarlo, all’inizio con grande difficoltà …….ebbene, personalmente ho provato una grande compassione, profondissima, per me e l’altro.

    un carissimo saluto e come sempre…GRAZIE.

  3. 3 Elisa 5 novembre 2012 alle 13:07

    Mai come ora mi serve ascoltare queste parole. Il giudizio innalza barriere e indurisce la coscienza, ritorcendosi inevitabilmente contro chi lo esprime. Impariamo a osservare e a non puntare il dito per essere più compassionevoli anche verso noi stessi.
    Grazie di cuore.
    Elisa

    • 4 federica.mele@hotmail.com 5 novembre 2012 alle 13:25

      Molto spesso utilizzo anche, prima d’esprimermi, delle frasi base:
      …”e come se…”
      ….”sento che…”

      e sporattutto utilizzo:
      …”come mai…” anzichè ”perchè”

      Un’inizio di frase del genere mi ha sempre permesso di facilitare un dialogo.

      Ciao a tutti e come sempre GANDE GIANLUCA!

  4. 5 silvy 5 novembre 2012 alle 16:39

    e’ vero, quando riesco a fare cosi’- e sul lavoro ho spesso occasione di mettermi alla prova – pare che tutto riesca a procedere piu’ serenamente; penso che sia riconducibile ad un sorta d’atto d’umilta’ verso il prossimo che porta l’altro a percepirti non piu’ come erogatore di servizi, ma come essere umano…

  5. 6 Guanita 5 novembre 2012 alle 19:10

    confesso che l’empatia per me è innata, non solo verso le persone ma anche verso gli animali (che non si possono difendere). tuttavia è difficle verso le persone che mi stanno antripatiche o mi hanno fatto qualcosa….-mi applicherò di più verso costoro!!!!

  6. 7 Rocco 6 novembre 2012 alle 10:33

    Commovente: nel senso più letterale e meno metaforico del termine. Da dove viene, perlopiù, la conferma della bontà delle nostre parole quotidane se non dallo stupore di chi le comprende?

    Un allievo della scuola di Filosofia orientale e comparativa,

    Rocco

  7. 8 skedy 6 novembre 2012 alle 11:00

    mi sento spesso in difficoltà quando devo rispondere a qualcuno, per cui cerco spesso di non usare un tono di accusa, ma più diplomatico e compassionevole.
    tuttavia trovo alcune persone che mi innalzano un muro e alle volte diventa difficile usare questo metodo..

  8. 9 lisarodolfo 6 novembre 2012 alle 12:17

    Tanto bello quanto difficile.

  9. 10 daniele 4 dicembre 2012 alle 15:05

    Un utile modo per smorzare la durezza del giudizio altrui e verso noi stessi a mio parere è l’ironia e l’autoironia grazie un buon viaggio a tutti voi.


  1. 1 Il lamento dell’infelice « giocodelleroe Trackback su 8 novembre 2012 alle 10:15

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